18
Ago

Dialoghi di Platone

Pubblicato martedì 18 Agosto 2026 alle 00:02 da Francesco

Ho riletto i Dialoghi di Platone nella tutt’altro che scorrevole versione di Francesco Acri: per me in alcuni passaggi l’uso di un registro aulico e desueto aggiunge fascino allo scritto, come nel Fedro, ma in altre parti, quali il Parmenide, mi sembra che complichi quanto già di per sé pecca d’immediatezza. Il mio dialogo prediletto resta il Fedone, al quale la cura dell’Acri rende un servigio stilistico, per il suo richiamo alla meditazione sulla morte e per il processo a Socrate: quest’ultimo, a sua volta, mi rimanda a un bel film del 1939 che vidi per la prima volta in una remota notte di tanti anni fa su Rete Quattro, con Ermete Zacconi nei panni (o nel chitone d’ordinanza) di Socrate.
“E a scioglierla molto adoperano a ogni ora, come detto è innanzi, quei soli che filosofeggiano dirittamente”.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

24
Giu

Il limite dell’utile di Georges Bataille

Pubblicato mercoledì 24 Giugno 2026 alle 03:20 da Francesco
Esauritane la rilettura un mese fa, alcuni giorni addietro sono tornato sulle pagine de “Il limite dell’utile” per appuntarne dei passaggi. Battaille è una frequentazione sì pericolosa, ma a sua volta scongiura il pericolo della banalità: uno a uno, uomo al centro. In questo libricino s’addensano idee che a mio parere possiedono grande sostanza e una forma adeguata alla loro evocazione.
Bataille sa come riportare in auge il buio che appartenne alla notte dei tempi, difatti attinge a piene mani dagli archetipi e ne ricolloca l’ineluttabile presenza nel suo tempo il quale, per estensione, è anche il mio.
Georges Bataille, Il limite dell'utile
Categorie: Immagini, Letture, Parole |

1
Mar

Trilogia della città di K. di Agota Cristof

Pubblicato domenica 1 Marzo 2026 alle 21:30 da Francesco

Qualche mese fa ho raccolto un consiglio letterario, accadimento quantomai raro in natura e del quale io stesso mi sono impressionato. Su impulso d’una donna molto acuta, di formazione junghiana, mi sono misurato con le pagine della “Trilogia della città di K.” di Agota Cristof, consumandole ad alta voce com’è mio costume: è stata l’ultima lettura dello scorso anno.
Di norma la narrativa non mi stimola giacché non riesco ad amarne gli stilemi e le ripetizioni (al netto di qualche illustra eccezione), ma in questo caso non ho avuto problemi di digestione né pentimenti di sorta. Forma secca (ironicamente mi ha ricordato le traduzioni dei testi di Jane Austen, cose in sostanza di tutt’altro tenore), essenziale ed efferata: per me la forza del romanzo risiede nei piani di senso e realtà che si sovrappongono fino a diluire la verità in qualcosa di indefinito e indefinibile, con una costante atmosfera di pesantezza che il mio immaginario ha associato a certi film di Bela Tarr (Il cavallo di Torino e Satantango). Ne conservo il senso di alienazione e l’apprezzamento per lo stile: è un libro che rientra in pieno nelle mie corde. Per ragioni di spazio cerco di riservare il formato cartaceo alla saggistica, ma in quest’occasione avrei potuto fare un’eccezione se avessi conosciuto prima la levatura del testo.

Trilogia della città di K.
Categorie: Immagini, Letture, Parole |

26
Set

La matrice spezzata di Bruce Sterling

Pubblicato venerdì 26 Settembre 2025 alle 23:52 da Francesco

Ho finito di leggere “La matrice spezzata” di Bruce Sterling e alcuni racconti che concludono una voluminosa antologia cyberpunk di oltre milletrecento pagine. L’opera di Sterling mi ha ricordato il ciclo di Dune, del quale non ho letto i libri ma di cui ho visto le trasposizioni cinematografiche realizzate da Lynch e Villeneuve: dei tre romanzi proposti è quello che mi ha coinvolto e convinto di meno. Non amo i gineprai di parentele, intrighi e macchinazioni, sequele di nomi e continui rimandi, ma immagino che dipenda da una mia idiosincrasia verso la struttura stessa del romanzo, però il dinamismo, l’estetica e il ritmo di “Snow Crash” e le atmosfere di “Neuromante” hanno saputo intrattenermi. Tra i racconti mi ha divertito la “metaucronia” (così io la definisco) di “Mozart con gli occhiali a specchio”, scritto a quattro mani da Sterling e Shiner. Alla fine è valsa la pena di approfondire sotto il profilo letterario una sottocultura che ho lambito e lambisco ancor oggi in altri ambiti, ma la mia predilezione per la saggistica si è solo che rafforzata e infatti conto di tornare presto ad assecondarla.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

23
Lug

Snow Crash di Neal Stephenson

Pubblicato mercoledì 23 Luglio 2025 alle 19:13 da Francesco

Ho finito per preferire il bel romanzo di Neal Stephenson, anch’esso contenuto nella gargantuesca silloge cyberpunk di Mondadori, al testo capostipite di William Gibson. Trovo che Snow Crash abbia un altro passo a paragone di Neuromante: secondo me rispetto a quest’ultimo è più immersivo, più avvincente, più violento ed è pervaso da un’ironia più caustica.
Mi ha fatto specie leggere di concetti quali metaverso e avatar in uno scritto che risale al 1992, quando certe idee e prospettive erano poco note persino agli addetti ai lavori nonché lontanissime dalle capacità computazionali del tempo. Mi pare che lo stile (almeno in base alla traduzione) non si distacchi troppo dalla penna di Gibson, però viene spalmato su un numero maggiore di pagine e dà vita a un immaginario grottesco, esagerato, a tratti surreale e comunque divertente (tanto nei personaggi quanto nelle ambientazioni), tuttavia dotato di una sua intrinseca coerenza, anche quando si avventura a più riprese nel parallelismo tra la cultura sumerica e la minaccia informatica orchestrata da L. Bob Rife (l’antagonista).
In ultima analisi per me è un’opera notevole, specialmente se contestualizzata al periodo della sua pubblicazione, dove il cliché dell’antieroe non risulta ancora stantio e ben si adatta alla figura di Hiro, il protagonista.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

26
Giu

Neuromante di William Gibson

Pubblicato giovedì 26 Giugno 2025 alle 01:15 da Francesco

Prediligo nettamente la saggistica alla narrativa, ma in passato ho apprezzato alcuni romanzi, in particolare certi capisaldi della letteratura del secolo decimonono e di quello successivo
Anni fa mi ero ripromesso di compulsare la sottocultura cyberpunk e finalmente, dopo una lunga attesa, ho iniziato a dare corso a quel vecchio proposito. Il mio primo approccio è stato con il libro che ha dato il via al genere e lo ha definito, ovvero Neuromante di William Gibson: è il primo di quattro romanzi contenuti in una bella antologia di circa milletrecento pagine nella quale, come prefazione alle opere, vi è una panoramica su questo movimento relativamente recente.
A mio parere Neuromante possiede un bel ritmo, ha come protagonista un antieroe nient’affatto banale e contiene descrizioni distopiche che considero paradigmatiche, difatti mi pare evidente come in seguito molti altri vi si siano ispirati in diverse forme artistiche.
Alcune idee e certe suggestioni sembrano oggi meno di nicchia, più accessibili, anche in ragione delle sdoganamento e della diffusione di termini che sono entrati nel linguaggio comune; per esempio il concetto d’intelligenza artificiale è ormai invalso benché non risulti sempre chiaro e quindi, chi oggi affronti il libro, non deve avere per forza un background informatico.
Io ho avuto gioco facile perché smanetto con i computer sin da bambino, ovvero da quando avevo cinque anni (ho iniziato un lustro dopo la pubblicazione del testo), perciò mi sono sentito a casa. Per me le innovazioni della corrente cyberpunk sono più stilistiche che sostanziali, con espedienti come la prosa sovraccarica e l’inventario di percezione di cui già Gibson offre ottimi esempi.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

10
Feb

Gli insegnamenti di don Juan di Carlos Castaneda

Pubblicato lunedì 10 Febbraio 2025 alle 07:17 da Francesco

A me viene da ridere immaginando qualcuno che, a seguito di certe letture, si sia intossicato con la datura in maldestre emulazioni. Dopo la pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” vi furono molti suicidi in Europa, ma di certo la colpa non fu di Goethe né della sua penna.
Ai resoconti di Castaneda non concedo alcuna fondatezza, per me sono degli sviluppi fantasiosi e speculativi che trassero ispirazione dagli studi antropologici in cui lo stesso Castaneda era coinvolto, nondimeno la loro fruizione per me non è stata vana e mi ha fornito un quadro più preciso su un personaggio controverso che non avevo compulsato a dovere.
Io non ho mai fatto uso di droghe (neppure di quelle legali, ovvero tabacco e alcol) perché le considero il rifugio dei coglioni, inoltre ho un disprezzo viscerale nei confronti dei tossici, perciò mi ripugna l’idea di allargare le percezioni e lo stato di coscienza tramite l’uso di sostanze improprie, ma Castaneda scrive proprio di questo ancorché egli lo articoli secondo le pratiche del suo maestro, don Juan, e sulla scorta di una presunta tradizione sapienziale.
Vi è un preciso assetto gerarchico alla base di tutto: nella preparazione dei rituali, nel ruolo dei cosiddetti alleati o poteri (la datura inoxia, il peyote e lo psylocibe) e nelle esperienze che ne derivano. A me hanno destato particolare interesse le regole di convalida per la realtà ordinaria e per quella non ordinaria, ma un approfondimento di questo aspetto immagino che richieda la lettura dei volumi successivi, ossia un investimento di tempo del quale non sono ancora certo.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

31
Dic

Narcisismo di vita, narcisismo di morte di André Green

Pubblicato martedì 31 Dicembre 2024 alle 13:26 da Francesco

Ultima lettura dell’anno, invero conclusasi settimane or sono con somma soddisfazione.
Di norma non accetto consigli perché temo che mi scompiglino la hybris, quindi parlare con me si rivela spesso inutile, ma il suggerimento per questo scritto è comparso durante una fortuita e proficua conversazione che ho avuto con una signora dotata di raro acume.
Io (già specificare il pronome personale dice molto) considero il narcisismo una vox media, tema ampio e dirimente sul quale molto di giusto credo che abbia scritto Heinz Kohut, ma in Green ravviso un maggiore accento su come questo, in determinati casi, si leghi anche alla pulsione di morte.
A un certo punto c’è una divertente citazione di Goethe con cui Green dà corpo a un suo excursus e che secondo me riassume molte mentite spoglie: “Io t’amo, ma questo ti riguarda?”.
I concetti di non-rimosso e di vuoto psichico sono interessanti sviluppi post-freudiani, quasi una naturale emanazione a cascata del senex, ma dal mio punto di vista sono anche e soprattutto ulteriori strumenti per l’introspezione giacché non devo analizzare altro all’infuori di quanto di me mi risulti accessibile: si fa quel che si può e sovente manco quello. Ovviamente le stesse astrazioni all’uopo si rivelano utili per certe e opportune demolizioni.
I moti dell’animo sono più quantizzati di quanto taluni vogliano ammettere (ci sono di mezzo le negazioni atte a salvaguardare la portata di slanci grotteschi), si ripetono in modelli coattivi e la loro decifrazione ne rende becere le manifestazioni più comuni.
Il logos non abbraccia tutto, ma cinge più di quanto serva ai servi.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

13
Set

Gioco e realtà di Donald Winnicott

Pubblicato venerdì 13 Settembre 2024 alle 15:40 da Francesco

Che bello non avere figli: si tratta di un grande sollievo esistenzialistico e di un esonero da tante, troppe beghe. Negli ultimi tre lustri mi sono avventurato più volte nella psicologia del profondo e non vi ho mai trovato impliciti i presupposti dell’antinatalismo, tuttavia la prima offre a quest’ultimo dei validissimi punti. Mi fa ridere il concetto di lignaggio, magari non mi ci sbellico fino a piegarmi però non posso negare che mi diverta perché lo trovo insignificante rispetto ai ritmi del cosmo, manco ci fosse da mandare avanti la dinastia dei Ming o la casata Atreides.
Poi per carità, ogni neonato in prospettiva è un’unità di forza lavoro, può concorrere alla sostenibilità del welfare state e conferisce un senso apparente all’orizzonte della morte, ma esistono altri egoismi oltre a quello della specie, per esempio il mio che non vuole essergli subalterno! Sono approdato allo scritto di Winnicott su impulso di una decana della psicoanalisi, perciò ho raccolto il suo suggerimento, iniziativa piuttosto rara da parte mia. Di Gioco e realtà mi sono rimasti due prospettive in particolare, ossia l’idea dell’oggetto transizionale e il modus operandi che tende a ritardare l’interpretazione nel setting affinché essa non precluda certi possibili sviluppi nel paziente.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

21
Giu

La morte e i sogni di Marie-Louise von Franz

Pubblicato venerdì 21 Giugno 2024 alle 23:16 da Francesco

Nella morte ravviso un momento capitale in ogni sua accezione, dalla più figurata a quella letterale, perciò nutro un “vivo” interesse verso questo orizzonte sul quale tutto si staglia. Defungere riesce a tutti e quindi viene da pensare (finché è dato farlo) che la vera inclusione si dia nella dissoluzione organica. Nel Fedone Platone considera la filosofia la via regia per imparare a morire e ne fa suo scopo precipuo, asserzioni queste che fanno il paio con altre tradizioni sapienziali di un Oriente plurimillenario: per mia parte ho visto le mie convinzioni salire di loro sponte su questo carrozzone metafisico.
Conoscevo la von Franz come allieva junghiana, ma quando mi sono imbattuto in questo suo scritto ne ho subìto l’immediata fascinazione. È suggestiva l’ipotesi secondo cui sul punto di morte vengano meno i limiti dello spaziotempo e si apra una realtà superluminale in cui la sincronicità assurga a nuova regola. Ne “La morte e i sogni” la von Franz descrive e analizza casi in cui il mondo onirico annuncia l’imminente fine della dimensione fisica, rendendo così possibile un accostamento del testo alle esperienze di premorte riportate altrove e agli studi di psicotanatologia della Kübler Ross, tra l’altro anch’essa citata nel libro.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |