Pubblicato mercoledì 23 Luglio 2025 alle 19:13 da
Francesco
Ho finito per preferire il bel romanzo di Neal Stephenson, anch’esso contenuto nella gargantuesca silloge cyberpunk di Mondadori, al testo capostipite di William Gibson. Trovo che Snow Crash abbia un altro passo a paragone di Neuromante: secondo me rispetto a quest’ultimo è più immersivo, più avvincente, più violento ed è pervaso da un’ironia più caustica.
Mi ha fatto specie leggere di concetti quali metaverso e avatar in uno scritto che risale al 1992, quando certe idee e prospettive erano poco note persino agli addetti ai lavori nonché lontanissime dalle capacità computazionali del tempo. Mi pare che lo stile (almeno in base alla traduzione) non si distacchi troppo dalla penna di Gibson, però viene spalmato su un numero maggiore di pagine e dà vita a un immaginario grottesco, esagerato, a tratti surreale e comunque divertente (tanto nei personaggi quanto nelle ambientazioni), tuttavia dotato di una sua intrinseca coerenza, anche quando si avventura a più riprese nel parallelismo tra la cultura sumerica e la minaccia informatica orchestrata da L. Bob Rife (l’antagonista).
In ultima analisi per me è un’opera notevole, specialmente se contestualizzata al periodo della sua pubblicazione, dove il cliché dell’antieroe non risulta ancora stantio e ben si adatta alla figura di Hiro, il protagonista.

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Pubblicato mercoledì 16 Luglio 2025 alle 23:19 da
Francesco
L’estate sta scivolando via come se non mi riguardasse, però non me ne dolgo. Mi faccio trasportare dalla debole corrente di questo periodo, in una calma pressoché piatta dove l’acqua è bassa sebbene tutt’attorno non si veda terra: almeno non tocco il fondo né coi piedi né con lo spirito. A volte l’abitudine smorza un po’ i miei entusiasmi solipsistici, come se qualcosa mi suggerisse, ancora una volta, di trovare nuovi stimoli al di fuori della mia stretta giurisdizione, tuttavia non ho proprio idea di come seguire questo antico e ripetuto consiglio.
Anche se è alta stagione in me non alberga la malinconia, ma solo un po’ di fisiologica svogliatezza verso i miei interessi di sempre. Non credo che sia un bene forzare le cose, anzi in quasi tutti gli à mbiti confido nella spontaneità come stella polare, perciò accetto l’attuale indolenza alla stregua di un atto dovuto, di una tappa necessaria, dell’anticamera di un futuro analogo ai pregiati tempi pregressi: come il foyer di un teatro nel quale siano previste nuove e sincere rappresentazioni della volontà . Il tempo chiede tempo a se stesso e io glielo concedo perché tanto non lo possiedo davvero né mi appartiene quella parte di sé che lui chiede a se stesso e di cui io fingo l’elargizione.
Esistono fasi statiche, prive d’impeto e di sussulti, momenti di transizione in cui tutto pare immoto e cristallizzato in un atto finale, ma per me sono i normali aspetti di una dialettica esistenziale che talora si sottrae a una visione d’insieme e sfugge alle miopi misure dell’immediatezza. Qui è capitale un concetto ritmico: andare a tempo. Nei miei anni meno evoluti avvertivo una certa insofferenza in momenti del genere, ma per fortuna ho fatto tesoro dell’esperienza e non l’ho investita in bond dello Zimbabwe. Mi pare che le cose si facciano più semplici quando non prevalga il brutto vizio di complicarle, ma ognuno sceglie da sé (o delega agli eventi) come arredare il campo minato su cui deve passeggiare.
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Pubblicato lunedì 7 Luglio 2025 alle 20:13 da
Francesco
Il campo di Higgs permea ogni cosa, ma talvolta ho la netta impressione che un simile dominio sia appannaggio dell’umidità . Non soffro troppo le temperature correnti e ricordo stagioni più afose, nondimeno vorrei che i cieli volgessero a tempesta per un paio di giorni. Mi piacciono molto le piogge estive e quelle autunnali perché alimentano ancor di più il mio buon umore. Devo ancora fare il primo bagno nelle acque cristalline dell’Argentario, tuttavia non è detto che questo evento salmastro debba avvenire per foza. Alcuni anni faccio il primo tuffo a maggio e l’ultimo a novembre, altri anni invece non ne faccio manco uno. Mi piacciono i mari e gli oceani, distese liquide nelle quali ho avuto la fortuna di sguazzare a più riprese e a diverse latitudini, però ho troppi interessi solipsistici da coltivare e ci sono dei periodi in cui non riesco a ripartire in modo equo il tempo a mia disposizione. In questo momento vorrei fare un bel tuffo a bomba da otto metri, ma sono in procinto di uscire di casa per allenarmi e nel primo pomeriggio ho avuto altre cose da fare: in parte doveri, in parte piaceri. Se un domani dovessi perdere tutti i miei entusiasmi, circostanza che potrebbe avvenire solo se si verificasse un’ecatombe interiore, mi resterebbe il piacere di nuotare e di stare a mollo: quasi quasi mi saboto da solo o magari lo faccio solo di sabato.
Ho più fronti aperti, ma nessuno di guerra o che comunque sia relazionale, perciò seguo il flusso di quanto si trova nel proprio divenire storico in relazione alla mia soggettività : mi pareva meno elegante rendere la stessa idea mettendo in evidenza come sia mio costume (non solo da scoglio) farmi i cazzi miei. Insomma, sono ancora al mondo, non me la passo male e per adesso di nulla posso dolermi. Ci sarà un tempo per le lagnanze e anche per le lasagne vegetariane.
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