26
Giu

Neuromante di William Gibson

Pubblicato giovedì 26 Giugno 2025 alle 01:15 da Francesco

Prediligo nettamente la saggistica alla narrativa, ma in passato ho apprezzato alcuni romanzi, in particolare certi capisaldi della letteratura del secolo decimonono e di quello successivo
Anni fa mi ero ripromesso di compulsare la sottocultura cyberpunk e finalmente, dopo una lunga attesa, ho iniziato a dare corso a quel vecchio proposito. Il mio primo approccio è stato con il libro che ha dato il via al genere e lo ha definito, ovvero Neuromante di William Gibson: è il primo di quattro romanzi contenuti in una bella antologia di circa milletrecento pagine nella quale, come prefazione alle opere, vi è una panoramica su questo movimento relativamente recente.
A mio parere Neuromante possiede un bel ritmo, ha come protagonista un antieroe nient’affatto banale e contiene descrizioni distopiche che considero paradigmatiche, difatti mi pare evidente come in seguito molti altri vi si siano ispirati in diverse forme artistiche.
Alcune idee e certe suggestioni sembrano oggi meno di nicchia, più accessibili, anche in ragione delle sdoganamento e della diffusione di termini che sono entrati nel linguaggio comune; per esempio il concetto d’intelligenza artificiale è ormai invalso benché non risulti sempre chiaro e quindi, chi oggi affronti il libro, non deve avere per forza un background informatico.
Io ho avuto gioco facile perché smanetto con i computer sin da bambino, ovvero da quando avevo cinque anni (ho iniziato un lustro dopo la pubblicazione del testo), perciò mi sono sentito a casa. Per me le innovazioni della corrente cyberpunk sono più stilistiche che sostanziali, con espedienti come la prosa sovraccarica e l’inventario di percezione di cui già Gibson offre ottimi esempi.

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17
Giu

Quante cose

Pubblicato martedì 17 Giugno 2025 alle 18:59 da Francesco

Vivo di digiuni intermittenti a favore di autofagia, ma sono sazio d’altro e, ancor oggi, vi sono gusti del tutto inediti per me. Non ho molto di cui scrivere perché al momento poche sono le intuizioni e le suggestioni che m’investono, o forse in questo periodo avverto meno l’esigenza d’incontrarmi nelle mie stesse parole.
Le temperature si alzano mentre per qualcuno le speranze si abbassano: ci sono usi, costumi e cicli che riveriscono la loro intrinseca stagionalità, dall’apertura degli ombrelloni alla chiusura dei cappotti di legno. C’è chi si tira gavettoni e c’è chi lancia missili. L’ingenua pretesa di concordia tra i popoli ignora volutamente come l’intera civiltà sia la somma di massacri inframezzati da tregue. Per quanto banale sia, e lo è, io credo che l’unica pace possibile sia quella individuale e interiore, ma anch’essa soggetta ai limiti intrinseci della specie: tutto il resto è un’illusione più o meno pia. A Pascal è attribuita una citazione secondo la quale il “cuore ha ragioni che la ragione non conosce”, ma secondo me anche la ragione ha ragioni che di lei non sanno nulla: l’irrazionalità è uno dei tanti motori dell’agire umano o forse è un mascheramento che finge di violare quei confini di cui il suo nome è presupposto. Io alla fine cosa possa mai saperne? Passo di qui, mi viene un’idea, la esprimo e la saluto, ma spesso è più un addio che un arrivederci. Non frequento nessuno e sovente neanche i pensieri a cui chiedo di pagare il pedaggio. Sono un doganiere apolide o almeno mi sento tale. Rispondo per me stesso a me stesso e di terzi non so cosa dire. Non amo la coazione a ripetere, quella riverita da certuni e che mi suggerisce come costoro amino la stessa spiaggia, lo stesso male: l’autodistruzione non è quindi prerogativa dell’automotive europeo. Mi piacciono gli umori umbratili, forse perché il mio non lo è: trovo che aggiungano e tolgano molto alla dimensione femminile. Vado a ricaricare le parole.

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6
Giu

Quarantuno giri intorno al Sole e quarantamila chilometri

Pubblicato venerdì 6 Giugno 2025 alle 18:37 da Francesco

Sono passati quarantuno anni da quando sono venuto al mondo e negli ultimi dodici ho corso quarantamila chilometri, ma non sono arrivato da nessuna parte e non so neanche se vi sia una destinazione: v’è davvero una fermata escatologica presso cui scendere? Non ho meta e vagabondo nel ristretto tempo dell’attuale incarnazione. Cerco di fare in modo che il mio organismo secerna poco cortisolo e tutto sommato sono contento. Non ho radici né punti fermi, però ho un preciso senso estetico e mi pervade una certa sicurezza interiore full optional: sono proprio in una botte di ferro che spero non arrugginisca.
Con il proverbiale senno di poi si può fare qualunque cosa nel regno della fantasia, ma a discapito di quanto accade e viene interiorizzato nel dominio della realtà. Io sono tra le cose del mondo, cosa del mondo io stesso.
Per il mio genetliaco non ho regali da farmi né da ricevere, non v’è quest’oggi nulla che mi cagioni un picco glicemico, non ho nostalgie da riverire con incensi e ricordi né effusioni da scambiare. Non ho fiori del male da innaffiare, non isso la bandiera del pessimismo e, nella misura del possibile ma soprattutto della mia pigrizia, provo a levigare il tempo corrente. Non so cosa accadrà in futuro, ma se millantassi doti di chiaroveggenza di sicuro aprirei una trasmissione televisiva su qualche rete locale, con un modus operandi un po’ anacronistico, di fatto vintage, ma comunque valido per imbonire gli spettatori più âgé.

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