Diserto sempre i funerali e contemplo la morte fin dalla più tenera età giacché altro non vi è di inesorabile: il resto è tutto superfluo ed oscilla tra l’antitesi del piacere e il piacere stesso.
I miei slanci metafisici volgono verso l’antico Oriente e al cuore pulsante dell’Attica d’antan, ma in ragione di una consonanza con idee che io già possedevo in nuce, forse retaggio di altre vite, e di cui solo in seguito ho trovato illustri progenitori. Nelle ore più proficue della mia esistenza ho raccolto ciò che il Tristo Mietitore non ha ancora falciato, perciò vivo come se la Fortuna mi avesse baciato. Apprezzo in sommo grado il tempo che mi è concesso e saluto con affetto quei pochi individui con cui ne ho condiviso una parte prima che giungesse la loro ultima ora.
Sono estroverso e solitario in virtù di una delle molteplici contraddizioni che mi animano, ma anche l’ottimo rapporto con me stesso concorre alla pigrizia sociale. Ho i miei momenti d’empatia, ma non so mai quanto siano reali né in quale misura mostrino invece un’apparenza transeunte: può darsi che a volte questi due stati si sovrappongano con la spinta delle migliori intenzioni. Per me forse non è poi così importante vivere le cose quanto comprenderle, ma a ciò io stesso potrei obiettare che talora per capirle, le cose, occorre viverle: obiezione lecita che rispedisco al mittente, cioè a me medesimo; risparmierei sulle affrancature se vivessi ancora sotto l’egemonia delle lettere cartacee.
Storco il naso quando percepisco il tanfo dell’enfasi e il puzzo della pomposità da cui certe uscite sono gravate, però apprezzo la forma grottesca che conferiscono in modo involontario a ciò di cui invece vorrebbero alterare la sostanza. In fondo cosa devo scrivere? Non intendo solo in fondo a queste righe, ma proprio in fondo. In fondo, cosa cambia? Secondo me non cambia nulla, però scrivo lo stesso per il fatto stesso di scrivere. Anche le ripetizioni mi fanno storcere un po’ il naso, però a volte ci stanno, nel senso che le piazzo da qualche parte e non le muovo: quindi sì, ci stanno.
