Pubblicato sabato 23 Maggio 2026 alle 17:02 da
Francesco
Non possiedo una conoscenza profonda della storia dell’arte sebbene ne abbia sviluppato un’ampia panoramica e ne conosca le maggiori correnti, perciò in alcuni ambiti, come quello pittorico, lascio guidare il mio gusto dalle eventuali e subitanee sensazioni che l’opera sa suscitare in me.
In questo senso trovo nei dipinti di John Atkinson Grimshaw delle evocazioni potenti che risuonano in me a prima vista e in un modo unico. Credo che il connubio tra l’uso della luce e l’indefinitezza delle forme provochi quell’unicum sulla cui base, in una certa misura, la mia attenzione tende a soffermarsi più del solito. Sotto “A street at night”, datato 1883.
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Pubblicato mercoledì 6 Maggio 2026 alle 16:57 da
Francesco
Sto terminando la stesura di un libro che avevo lasciato in sospeso per molteplici ragioni, prime a pari merito l’esigenza di scrivere e la spontanea disponibilità di concetti da riversare tra le righe. Per me l’attesa è, banalmente, parte stessa di una creazione, anche quando decreti la precoce fine di quest’ultima: v’è molto d’incompiuto nelle vite degli esseri umani e, di riflesso, nel mondo tout court. Avanzo nel tempo a guisa dei miei ritmi e delle mie inclinazioni. Cerco sempre di eludere tutte le forzature che non siano endogene, consapevole di come pure quello puzzino di coercizione. Ho riletto alcune mie cose e mi sono accorto di come il mio stile si sia arricchito e presenti slanci inediti rispetto al passato, perciò nutro l’infantile volontà di dare forma a questo cambiamento.
Anche il mio approccio alla corsa sta subendo delle modifiche, difatti ho iniziato a fare dei lavori per il reclutamento delle fibre veloci, un qualcosa d’inedito nella mia storia atletica da autodidatta.
Lo spunto è sorto in me dopo il responso di un’intelligenza artificiale a cui avevo sottoposto e contestualizzato i miei dati storici, responso secondo il quale io mi sono sempre allenato per non fare fatica e non per andare forte: sintesi perfetta. Negli anni una certa predisposizione psicofisica mi ha permesso di correre buoni tempi senza troppo dispendio organico e mentale, ma non ho mai sfruttato a pieno (o quanto meno in maniera apprezzabile) le possibilità del mio “motore”. V’è un luogo molto inflazionato e affollato che ricorre in discorsi di vario tipo, ovvero “la zona di comfort”, ma nel mio caso l’espressione è adeguata e icastica. Non so se riuscirò nel mio intento podistico, ma ci sto provando seguendo con disciplina un protocollo di mia fattura: tra qualche mese avrò più indizi per delineare una risposta sull’orizzonte dell’avvenire.
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