Pubblicato venerdì 26 Settembre 2025 alle 23:52 da
Francesco
Ho finito di leggere “La matrice spezzata” di Bruce Sterling e alcuni racconti che concludono una voluminosa antologia cyberpunk di oltre milletrecento pagine. L’opera di Sterling mi ha ricordato il ciclo di Dune, del quale non ho letto i libri ma di cui ho visto le trasposizioni cinematografiche realizzate da Lynch e Villeneuve: dei tre romanzi proposti è quello che mi ha coinvolto e convinto di meno. Non amo i gineprai di parentele, intrighi e macchinazioni, sequele di nomi e continui rimandi, ma immagino che dipenda da una mia idiosincrasia verso la struttura stessa del romanzo, però il dinamismo, l’estetica e il ritmo di “Snow Crash” e le atmosfere di “Neuromante” hanno saputo intrattenermi. Tra i racconti mi ha divertito la “metaucronia” (così io la definisco) di “Mozart con gli occhiali a specchio”, scritto a quattro mani da Sterling e Shiner. Alla fine è valsa la pena di approfondire sotto il profilo letterario una sottocultura che ho lambito e lambisco ancor oggi in altri ambiti, ma la mia predilezione per la saggistica si è solo che rafforzata e infatti conto di tornare presto ad assecondarla.

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Pubblicato domenica 21 Settembre 2025 alle 19:02 da
Francesco
L’estate rimane aggrappata ai termometri e ai capillari, come certe vedove ai ricordi o qualche fanatico al proprio ideale, tuttavia pare che la sua insistenza sia inutile: vi sono ruoli e turni da rispettare in osservanza di un’inveterata ciclicità . Io non conosco la mia età reale, ma solo quella anagrafica e ho la vaga impressione che si tratti di una stima per eccesso. Forse mi mancano molte cose e tra queste di sicuro v’è anche la fretta a cui talora preferisco la resa o il rinvio. Ho la testa montata sul collo e quindi, per estensione, posso dire di portarla sulle spalle (privilegio negato a chi viene ghigliottinato), però non mi considero testardo: l’insistenza, da me ritenuta una vox media, non rientra tra i miei pregi né tra i miei difetti. Riesco a essere costante con le cose che mi piacciono o mi riescono facilmente, verso le quali scopro una naturale inclinazione, però non mi avventuro troppo dove l’avanzata mia sia concessa solo per inciampi.
Anche se amo il vintage non mi reputo un antifascista, bensì un antieroe per il quale le resistenze sono importanti nei circuiti elettrici. Le categorie novecentesche mi piacciono quando convergono verso lo stile liberty. Alla morale e alle ideologie preferisco l’architettura perché mi restituisce un maggior senso di solidità rispetto a quelle astrazioni. Non riesco a vedere il tempo che mi scorre addosso, perciò mi chiedo se scivoli via con tutto il resto: secondo me è probabile. Non sono in grado d’indicare i miei punti di riferimento, ma immagino che si trovino da qualche parte come i loro omologhi della geometria euclidea: v’è solo da decidere dove in base al problema da risolvere.
Chissà nel passato remoto cosa pensavo che sarebbe accaduto in quell’avvenire che, un tempo futuro anteriore, oggi va coniugato come passato prossimo: boh? Potrei chiamare in causa le sliding doors, ma preferisco evocarle come porte scorrevoli perché una rogatoria internazionale è piuttosto impegnativa. Cosa mi resta della stagione che volge al termine e cosa mi aspetto da quella che sta per subentrarle? Non ne ho alcuna idea e quindi non posso inventariare nulla, tutt’al più posso inventare ipotesi in un esercizio mentale che non ho voglia di sostenere.
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Pubblicato giovedì 18 Settembre 2025 alle 10:28 da
Francesco
La storia dimostra come per molti sia difficile capire quale sia il suo lato giusto, ammesso poi che questo esista davvero e non sia invece un effetto postumo su cui i vincitori fanno calare le rispettive retoriche. Secondo un esperto di geopolitica, ex generale italiano, pecca di ottimismo chiunque creda che la Russia prima o poi non attacchi l’Italia. Non ho titoli per oppormi a siffatte analisi, però ho tutta la facoltà di riderne e la esercito (qui verbo, non sostantivo) pienamente. Per me gli eroi della patria possono pure adunarsi e lanciare una nuova carica di Isbuscenskij, ma di sicuro io non sparerò mai a qualcuno su ordine di qualcun altro. Sono un potenziale disertore e come me ce ne sono molti. Se fossi costretto a rischiare la vita, allora preferirei rischiarla contro chi vorrebbe che la rischiassi per lui.
Non creperò mai a difesa di una bandiera o di un nome temporaneo su una cartina geografica. Esiste un contratto sociale tra lo Stato (il Leviatano) e il cittadino, per altro già disatteso dal primo in molti suoi punti, ma la coscrizione per me lo renderebbe del tutto nullo e quindi, senza più deterrenti e freni inibitori, farei ritorno allo stato di natura: omnes contra omnes.
Qualcuno caldeggia un rapido riarmo e nasconde dietro una presunta difesa delle chiare intenzioni belliciste (ovviamente col culo degli altri), a me invece piace immaginare un’Italia che abolisca le forze armate come fece il Costa Rica a suo tempo, con annesso ritiro dalla NATO e dal G7 (dove si ritrova perché avanza una sedia). Nella mia fantasia preferisco un paese votato alla neutralità , capace con la propria diplomazia di usare nel migliore dei modi l’opportunismo e la nobile arte dell’estorsione, con tutte le sfumature che ci sono in mezzo: queste son pur sempre le terre di Niccolò Machiavelli.
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Pubblicato mercoledì 10 Settembre 2025 alle 14:37 da
Francesco
L’estate va congedandosi con piogge improvvise che io odo come un piacevole sottofondo alle mie attività ricreative. Mi sento bene e vivo nel mio innocuo egoismo. Non ho battaglie da combattere e per definirmi non ho bisogno di prendere in appalto delle cause perse. La mia è una relazione di comodo con la comodità stessa. I gatti castrati per me sono apatici e indolenti maestri che cerco di imitare nei limiti intrinseci della mia specie. Non devo intestarmi quello che ho in testa perché, di fatto, già lo possiedo. La condivisione è un’eventualità , un’opzione, una facoltà raramente esercitata giacché richiede moti spontanei che sono piuttosto rari.
Nell’agosto ormai sparito, ma in realtà anche nei primi vagiti del suo successore, ho passato serate molto piacevoli e interessanti con una distinta famiglia delle terre iperboree: care persone, gente d’altri tempi che vive anche il tempo presente, forse per amor di completezza o per abitudine, un po’ come tutti. Ogni tanto sembra che le molte, fin troppe parole portino qualcosa, foss’anche l’effimero piacere del loro corso. Per me una buona compagnia è una compagnia buona: non so come definire altrimenti questo concetto dal basso o dall’alto del mio individualismo. Non ho il pollice verde e non coltivo i rapporti umani, ma alcuni crescono e resistono di loro sponte, con l’ostinazione del glicine e la grazie delle rose. Gradevoli ricordi si ramificano fin dove la memoria lo consente, però non sto ad aspettare che sboccino (o appassiscano) in nostalgie. Scrivo di queste cose personali mentre i droni militari volano rapidi e qualche governo è sull’orlo del precipizio, ma io ho non ho soluzioni giacché, come molti altri, sono in dissoluzione per opera del tempo. Si alzano delle bandiere e se ne abbassano delle altre, ma l’importante è che ci sia un po’ di riscontro affinché l’aria si rinfreschi.
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