Pubblicato mercoledĂŹ 30 Novembre 2011 alle 16:37 da
Francesco
Se cercassi dâemulare la voce fuori campo di un filmato dellâIstituto Luce probabilmente esordirei cosĂŹ in queste prime righe: âIntrepide e consce dellâarduo compito a cui sono state chiamate, le copie del mio terzo libro sono decollate alla volta delle case editrici. Pronte allâestremo sacrificio, esse non si mostreranno pavide dinanzi ai crolli verticali nei cestini qualora non dovessero riuscire a conquistare un contratto editorialeâ. In effetti da ogni stampa si possono ricavare ottantacinque aeroplanini di carta a cui imprimere lâesuberanza che contraddistinse DâAnnunzio sopra Trieste. Forse, piĂš realisticamente, le copie del mio terzo libro sono partite per fare un buco nellâacqua come alcuni kamikaze che durante il conflitto nel Pacifico partivano dal suolo nipponico e finivano per mancare le portaerei del generale MacArthur. Comunque lâeditoria sta affondando da sĂŠ, perciò non occorre che io colpisca chicchessia.
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Pubblicato sabato 26 Novembre 2011 alle 05:35 da
Francesco
Non ho una famiglia e mia madre è lâunica persona che ho al mondo. Alcuni dei miei parenti (che io considero soltanto apparenti) vorrebbero tornare in contatto con me. Forse mi sono scordato di comunicare a questi figuri che hanno perso tutti i gradi di parentela da molto tempo, difatti ho strappato i galloni dalle loro spalle e ho spaccato in due le sciabole dâordinanza: condannati con disonore per alto tradimento.
Non firmo i trattati di Westfalia e sono poco incline al perdono. Non rovisto nel dimenticatoio nĂŠ ho la necessitĂ di raccattare pezzi di passato. Non riconosco valore alcuno ai legami di sangue. Sono in grado di amare profondamente benchĂŠ io non lâabbia ancora fatto e in egual misura ho capacitĂ sufficienti per coltivare lâindifferenza dovuta lungo tutto il tempo che mi resta da vivere. Lâamicizia per me è un fattore trascurabile, una piacevole eventualitĂ che tuttavia non presenta nulla dâinsostituibile o indispensabile. Ognuno fa scelte di cui poi volente o nolente si assume gli oneri. Spero che taluni si dimentichino di me e non cerchino ulteriori contatti poichĂŠ io non voglio accollarmi certe rotture di coglioni. Nella sciagurata ipotesi in cui qualcuno mi recasse fastidio, ebbene, proprio in quel momento io comincerei ad attendere la prima occasione buona per fargliela pagare con tutti gli interessi. Dâaltronde, come torno a ripetere, sono davvero capace di amare senza riserve, ma riesco pure a fare progetti di lungo termine per vendette esemplari. Finora soltanto due volte sono giunto al punto di dovermi rifare su qualcuno e in entrambi i casi è trascorso molto tempo prima che potessi rivalermi, difatti chi poi è stato destinatario di questi atti ha faticato un poâ a spiegarsi lâaccaduto poichĂŠ il tempo aveva insabbiato le cause, tuttavia ne era valsa la pena. Per ora non ho vendette in cantiere e non vorrei allestirne di nuove, ma preferirei di gran lunga profondere tutti i miei sforzi verso sentimenti positivi. Non sono piĂš un adolescente inquieto e per me la negatività è soltanto una delle tante sfaccettature con le quali la realtĂ cogente talvolta mi costringe a confrontarmi: io ne farei volentieri a meno.
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Pubblicato martedĂŹ 15 Novembre 2011 alle 23:33 da
Francesco
Alle mie spalle alti cipressi indicano il cielo; lo sguardo mio verticalizza meno, però supera i tetti spioventi e non ha motivo dâabbassarsi. In unâimmagine in bianco e nero raccolgo i frutti del mio narcisismo châio soltanto ho modo di coltivare.
Stretti nelle convinzioni e nei discorsi banali, non invidio coloro che hanno rinunciato a sĂŠ stessi per piegarsi alla paura del tempo. Non ho intesa alcuna con chicchessia e nulla mi ostacola nella visione dâun orizzonte immutabile al quale non conferisco valore alcuno.
Sono troppo romantico per fare presa su un cuore femmineo anche se dalla grottesca fierezza del mio portamento, a metĂ tra boria e calma, angolo con lâindifferenza, pare scaturire tuttâaltro.
Qualcuno ruba con gli occhi da queste pagine: nientâaltro che curiositĂ voyeuristica degna dello spettatore medio di un reality show. Qualcun altro forse attende di trovare vocaboli difficili per annotarseli oppure dei giochi di parole da replicare allâuopo.
Soltanto chi capiti qua per caso è innocente a patto che poi non ritorni piĂš. Col verbo io faccio elemosina. Non mâinteresso ad altri, ma altri sâinteressano a me. Dâaltronde quando muovo un passo che mâè stato sollecitato io vengo redarguito dalla schizofrenia di chi lo ha chiesto e ciò si verifica perchĂŠ certuni temono di assistere allâesaudimento dei loro desideri; vâè comunque un modo per uscirne e non escludo che un giorno riesca a trovare la quadratura del cerchio.

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Pubblicato domenica 13 Novembre 2011 alle 23:43 da
Francesco
LĂ , sui monti con Annette, dove i talebani sparano sempre verso sud. Sabato mi sono recato in un centro commerciale alle porte di Roma per fare alcune compere. Ho acquistato diverse cose a basso prezzo e ho fatto anche un salto allâIKEA per farmene unâopinione. Non mâha mai ispirato questâazienda svedese e finalmente mi sono levato ogni dubbio: i prodotti che offre non fanno per me. Avevo bisogno di una scansia per fornire piĂš spazio ai miei libri e cosĂŹ ne ho trovata una da montare per pochi talleri.
Quando sono tornato a casa ho provato ad assemblare la struttura lignea e ci sono riuscito, ma verso la fine dellâopera qualcosa è andato storto: due tavole non sâincastravano come invece avrebbero dovuto. Non mi sono perso dâanimo, infatti sono andato nella mia stanza con passo svelto e due dei miei gatti al mio primo transito si sono messi subito in allerta, pronti a fuggire dai rispettivi scranni. Una volta allâinterno della mia camera ho messo i Cannibal Corpse a palla e sono tornato con il martello in mano davanti allâopera incompiuta. Ho fatto un lungo sospiro e poi ho cominciato a demolire tutto con colpi violenti, emettendo rumori gutturali che ogni tanto riuscivano a sovrastare il volume del disco brutal death metal, inoltre ho avuto cura di rivolgere dei simpatici epiteti alla Vergine Maria: âPuttana la Madonna! Troia!â. GiĂ alle prime martellate i due gatti che erano in casa (Eisenhower e Cadorna) si sono dati alla macchia, ognuno per sĂŠ e il porco di dio per tutti, impauriti quanto due ebrei nella Bassa Sassonia attorno al quarantadue. Alla fine ho provato sommo sollievo e ho cominciato a ridere come un invasato, tanto che tra me e me ho pensato che se qualcuno mâavesse visto forse avrei potuto partecipare allâestrazione per un trattamento sanitario obbligatorio.
Tutto questo cosa mi ha insegnato? Anzitutto che non sarò mai il testimonial ideale per lâIKEA. La lezione maggiore invece è stata unâaltra. Quando si seguono le istruzioni (in questo caso si può leggere anche âistituzioniâ) e le cose non vanno come devono, allora si può optare per la distruzione dellâordine costituito. Questo vale in quellâagglomerato precario di leggi, regolamenti vari e paletti che è la societĂ cosĂŹ come per i mobili da montare. Se un domani dovessi avere un figlio, e qualora i servizi sociali non fossero abbastanza accorti da sottrarmelo, ebbene io come cameretta gli darei un ripostiglio da arredare con la fantasia, però non gli imporrei mai nessuna regola con unâeducazione punitiva perchĂŠ nella migliore delle ipotesi non servirebbe a nulla e nella peggiore produrrebbe un politico.
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Pubblicato venerdĂŹ 11 Novembre 2011 alle 17:58 da
Francesco
Non ho proprietĂ calamitiche nĂŠ camaleontiche, difatti non esercito attrazione alcuna nĂŠ cambio dâumore in base alle fasi lunari. Ravviso in me una certa linearitĂ che forse reputerei noiosa se la osservassi in qualcun altro. Talvolta ho considerato pregevoli certi tratti della mia personalitĂ che in seguito ho riscontrato con disappunto in altri individui e in casi del genere ho sempre trovato comica una tale divergenza dâopinioni sui medesimi elementi, ma ho anche provveduto puntualmente a correggere simili incongruenze tramite lâintrospezione.
La follia e la brutalitĂ che imperano su questo pianeta non mi contagiano, tuttavia non posso ignorarle altrimenti finirei per chiudermi in un mondo tutto mio e non ho la minima intenzione di acquisire lâeleganza del riccio. Mi ritaglio angoli di paradiso senza pretendere che siano siti al di lĂ della materia con vista eternitĂ ; perenne monolocale il mio, ma vasto come lâimpero macedone. Le contraddizioni, gli ossimori e tutto ciò che si oppone a qualcosâaltro danza facilmente presso la fantasia. Quanto ricorre in me il tema delle labbra mancanti! Quattro dovrebbero essere, due superiori e due inferiori su un piano soggetto a inclinazioni, ma in questi frangenti autunnali mi compiaccio di non averne mai esperito lâobliquitĂ . Lieta e stramba è la disposizione dâanimo che mi caratterizza mentre lâanno volge al termine: contemplo contingenze che spero non accadano presto e non so spiegarmi bene per quale ragione.
Le interpretazioni si moltiplicano facilmente, però non voglio farne incetta. Per ora non mi pongo domande e sorpasso i giorni senza curarmi dellâimmobilismo a cui sembrano soggetti. Credo che ci sia un tempo per ogni cosa, ma non ho certezza alcuna che ogni tempo debba avere il suo momento, il suo principio, la sua genesi⌠Alcune dinamiche restano potenzialitĂ per intere vite.
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Pubblicato domenica 6 Novembre 2011 alle 18:28 da
Francesco
Sono molte le domande che potrebbero vorticare in questi giorni, ma io non intendo dare asilo a nessuna di loro nĂŠ agli assilli che ne costituiscono gli arti prensili. Talvolta, per orientarmi, i punti cardinali mi sembrano del tutto inutili, però io non pretendo di conoscere sempre la direzione giusta. Mi perdo nel vuoto, ma questâultimo è il mio eremo dâoro; un rifugio desertico, il piano da inclinare per osservarne altri, lâoasi ove accendere fuochi fatui dei quali non restano mai tracce neppure nelle notti che si avvicendano senza posa, ignare lâuna dellâaltra.
Non ho meriti particolari e lâunico degno di nota consiste nella facoltĂ di sottolinearne lâassenza con calma olimpica. A differenza di chi ne fa vanto o croce, io non posseggo ferite lacerocontuse sul cuore, ma solo un poâ di polvere che mâauguro non venga spazzata via da un soffio cardiaco. Ai bivi non bivacco e saluto chiunque sâaffretti a imboccare una via mentre parte del sĂŠ muore di inedia. Assecondo la mia buona stella benchĂŠ io non creda affatto nellâastrologia e la consideri adatta come oggetto di scherno. Cosâaltro ha da offrirmi il tempo che non presenti quelle forme di cui nessuna malattia neurodegenerativa ha ancora privato la mia memoria? Fossâanche una continua ripetizione, io accolgo a braccia aperte lâesperienza di questâesistenza e mi rammarico un poâ se non riesco a sfuggire alla retorica per declamare la mia disponibilitĂ a fruire della vita.
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Pubblicato sabato 5 Novembre 2011 alle 10:33 da
Francesco
In questi giorni i venti spirano con forza e anche dei poveri disgraziati fanno altrettanto. Vivo in accordo con me stesso, però vorrei che un poâ della mia serenitĂ fosse in grado di contaminare i mercati finanziari. Non ho nulla di cui temere e sono pronto ad andarmene dallâItalia qualora la situazione socioeconomica dovesse collassare definitivamente, tuttavia non scommetterei sulla possibilitĂ che uno scenario del genere si verifichi e la mia inclinazione a ritenerlo inverosimile è del tutto avulsa da qualsivoglia ottimismo.
I miei giorni sono scanditi da buone abitudini. Adoro lâautunno, come le altre stagioni dâaltronde. Mi auguro di restare solo per i prossimi mesi e non ho ragione di temere che qualcuno sâinsidi o sâinsedi nella mia esistenza: è buffo come due verbi cosĂŹ simili profilino situazioni tanto diverse. Se mi leggessi con gli occhi di un estraneo potrebbe sembrarmi anomalo il desiderio di restare ancora solo e forse io valuterei le mie parole come quelle della volpe che non riesce ad arrivare allâuva, ma ci sono dei momenti nei quali mi sento davvero fortunato a non aver mai avuto dei legami carnali o sentimentali. In questâepoca mesta mi premuro dâamarmi senza nuocere al mio prossimo, perlomeno direttamente, e continuo indefesso su questa strada forse priva dâinizio e dâuna fine, o quantomeno di un fine.
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Pubblicato martedĂŹ 1 Novembre 2011 alle 17:40 da
Francesco
Non mi sorprende il declino dellâOccidente e purtroppo devo riconoscere che alcuni dei passaggi di Storia e utopia di Cioran sono stati profetici. Anche CĂŠline in un suo romanzo aveva paventato la caduta europea. Credo che una parte del genere umano rischi di essere divorata dal mostro finanziario che ha creato, ma se questâeventualitĂ dovesse verificarsi io la considererei soltanto come la resa dei conti al cospetto di quelle che oggi sono chiamate economie emergenti. Tutto è ciclico e nulla mi pare mai definitivo. Giocando dâanticipo con la fantasia si può giĂ dipingere un tempo in cui lâEuropa e gli Stati Uniti torneranno gli egemoni del pianeta. Nel frattempo la teoria di Malthus sulla sovrappopolazione trova appigli inquietanti ed è per questa ragione che io non invidio affatto le generazioni future. Dâora in poi quandunque mi trovassi a proferir parola con uno stuolo di bambinetti non potrei esimermi dal pronunciar quanto segue: âEbbene signori, voi siete proprio nella merda! I mie rispettiâ.
I campanelli dâallarme suonano una marcia funebre primâancora che la catastrofe si sia compiuta e suscitano inquietudini presso le personalitĂ piĂš suggestionabili. Il bombardamento mediatico ha anche un costo emotivo che grava tutto sulle spalle di coloro che non ne hanno altre su cui piangere. Non considero questo mondo come la massima espressione delle capacitĂ umane e lo reputo ancora primitivo benchĂŠ testimoni un progresso inconfutabile. Penso che la realtĂ superi la fantasia e credo che la tecnica (nellâaccezione che tale termine può avere in ambito filosofico) porrĂ limiti nuovi dopo averne abbattuti alcuni apparentemente inamovibili. Io levito su quanto accade al mondo perchĂŠ in un modo o nellâaltro me la caverò. Non ho persone a cui pensare, ma se avessi questo tipo di responsabilitĂ non mi tirerei indietro. Qualora dovessi restare solo per sempre incontrerei poche difficoltĂ a vivere poichĂŠ dovrei pensare a me stesso, se invece io mi trovassi a passare la vita con qualcuno allora potrei trarre la forza emotiva dal rapporto al fine di superare le difficoltĂ eventualmente accresciute. Ă una partita truccata perchĂŠ in ogni caso io vincerò, ma non è questo che importa poichĂŠ tale vittoria è solo la conseguenza trascurabile di una ricerca della felicitĂ che ha forza nella ricerca stessa e nientâaffatto nel suo conseguimento.
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