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Trilogia della città di K. di Agota Cristof

Pubblicato domenica 1 Marzo 2026 alle 21:30 da Francesco

Qualche mese fa ho raccolto un consiglio letterario, accadimento quantomai raro in natura e del quale io stesso mi sono impressionato. Su impulso d’una donna molto acuta, di formazione junghiana, mi sono misurato con le pagine della “Trilogia della città di K.” di Agota Cristof, consumandole ad alta voce com’è mio costume: è stata l’ultima lettura dello scorso anno.
Di norma la narrativa non mi stimola giacché non riesco ad amarne gli stilemi e le ripetizioni (al netto di qualche illustra eccezione), ma in questo caso non ho avuto problemi di digestione né pentimenti di sorta. Forma secca (ironicamente mi ha ricordato le traduzioni dei testi di Jane Austen, cose in sostanza di tutt’altro tenore), essenziale ed efferata: per me la forza del romanzo risiede nei piani di senso e realtà che si sovrappongono fino a diluire la verità in qualcosa di indefinito e indefinibile, con una costante atmosfera di pesantezza che il mio immaginario ha associato a certi film di Bela Tarr (Il cavallo di Torino e Satantango). Ne conservo il senso di alienazione e l’apprezzamento per lo stile: è un libro che rientra in pieno nelle mie corde. Per ragioni di spazio cerco di riservare il formato cartaceo alla saggistica, ma in quest’occasione avrei potuto fare un’eccezione se avessi conosciuto prima la levatura del testo.

Trilogia della città di K.

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