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Apr

Nei limiti dei limiti

Pubblicato domenica 19 Aprile 2026 alle 02:39 da Francesco

Latito da queste pagine dove la desolazione fa già valere la propria egemonia, ma questo stato di abbandono promana da uno stato di grazia. Non raccolgo appelli né olive, bensì parole che negli ultimi tempi mi ritrovo a travasare in un nuovo libro dove, a Dio piacendo, potranno poi essere travisate. Non so cosa resti del giorno né cosa disponga la notte per me e per tutti gli altri. Vi sono ambienti protetti che sono più insicuri delle terre selvagge e gli stessi paradossi valgono per i recessi interiori.
Sono popolato da assenze ignote, da vuoti di circostanza, da flussi di coscienza e da archetipi di antica semenza: le cose sono sempre le medesime sebbene cambino d’abito. Non ho obiettivi da abbattere e per rimanere in forma mi limito a correre piuttosto che a muovere guerra o ad agitarmi in egual modo per una pace di facciata. Preferisco il moto aerobico all’esercizio democratico.
Il mondo si decompone perché anch’egli è soggetto alle regole del tempo, tuttavia non credo che la sua eventuale e prematura estinzione possa suscitare un grande sconcerto nel vicinato cosmico o in quel poco che gli somiglia. Per me l’unica forma di clandestinità accettabile è quella implicita nella trasmigrazione dell’anima, ma non so quanto interesse possa suscitare la metempsicosi davanti ai cancelli di una questura o sulle spiagge di primo approdo. Si muovono le genti, i succhi gastrici e talora gli organi interni: orbite inscritte in orbite. Una gerarchia non si nega neanche alla gerarchia stessa. Le abbuffate metafisiche rischiano di lasciare l’amaro in bocca, ma la cosa si fa paradossale quando ciò avvenga con la pratica del digiuno per fini spirituali. Insomma, cosa avevo da scrivere e cosa sto scrivendo? Se lo sapessi, lo scriverei, ma posso solo chiedermelo perché non lo sapevo all’inizio e non me lo sono domando in seguito: questo è.

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Apr

In anteprima dal passato

Pubblicato sabato 4 Aprile 2026 alle 23:32 da Francesco

Mi piacciono i rigogli della primavera e tutto quello che implicano. C’è chi vede i figli crescere, ma io preferisco assistere all’allungamento delle giornate: le soddisfazioni mi sembrano maggiori e più immediate. In questa stagione anch’io avverto gli slanci mai sopiti d’un cuore intonso, ma non v’è nulla nel mio agire che ne aiuti la reificazione: tutto appartiene e resta a pluridecennali fantasie di reciprocità, ancor oggi inespresse e sempre più improbabili. Ho un punto di osservazione sul mondo che reputo privilegiato, perciò non posso lamentarmi di nulla. Quello che mi manca almeno non è compensato da forme inautentiche di compromesso, deleterie e dannose per la mia economia interiore. Se non fossi lucido come sono forse sarei il triste interprete di un rapporto farlocco. Anche se volessi non potrei sottrarmi a quello che è il mio attuale grado di consapevolezza, il quale già nelle sue forme e intensità pregresse mi ha guidato sull’ecumene e nei miei recessi. L’assenza non è né dev’essere un peso, ma è semplicemente sé: assenza, a sé. La diretta chiarezza di simili ragionamenti risponde a ogni possibile domanda su ciò che fa rilucere.
Gli archetipi dell’umanità si esplicano da millenni nei loro aspetti più truci e sublimi, quindi non vedo nell’attuale tempo nulla che già non abbia trovato espressioni analoghe in passato. L’idea che il mondo sia impazzito è, giustappunto, un’idea, ma sbagliata, erronea, infondata. Non so quando mai sia esista un’età dell’oro e tendo a escludere che mai abbia visto un’alba, ma di certo qualcosa del genere ha trovato asilo ed espansione nelle vite di individui più o meno illuminati. Tra le immani tragedie e i piccoli atti di bontà, o tra le minuscole cattiverie e le grandi iniziative di altruismo, ognuno può ricavarsi e ricamarsi angoli di luce propria, come se fosse un’utenza autonoma con l’allaccio al di fuori dell’universo. Nel divenire vi sono inoltre necessarie e benedette sedute sullo scranno più equo di tutti, ovvero quelle sulla tazza dal cesso, quantomeno per chi ne disponga o non preferisca fare alla turca.

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