1
Mar

Trilogia della città di K. di Agota Cristof

Pubblicato domenica 1 Marzo 2026 alle 21:30 da Francesco

Qualche mese fa ho raccolto un consiglio letterario, accadimento quantomai raro in natura e del quale io stesso mi sono impressionato. Su impulso d’una donna molto acuta, di formazione junghiana, mi sono misurato con le pagine della “Trilogia della città di K.” di Agota Cristof, consumandole ad alta voce com’è mio costume: è stata l’ultima lettura dello scorso anno.
Di norma la narrativa non mi stimola giacché non riesco ad amarne gli stilemi e le ripetizioni (al netto di qualche illustra eccezione), ma in questo caso non ho avuto problemi di digestione né pentimenti di sorta. Forma secca (ironicamente mi ha ricordato le traduzioni dei testi di Jane Austen, cose in sostanza di tutt’altro tenore), essenziale ed efferata: per me la forza del romanzo risiede nei piani di senso e realtà che si sovrappongono fino a diluire la verità in qualcosa di indefinito e indefinibile, con una costante atmosfera di pesantezza che il mio immaginario ha associato a certi film di Bela Tarr (Il cavallo di Torino e Satantango). Ne conservo il senso di alienazione e l’apprezzamento per lo stile: è un libro che rientra in pieno nelle mie corde. Per ragioni di spazio cerco di riservare il formato cartaceo alla saggistica, ma in quest’occasione avrei potuto fare un’eccezione se avessi conosciuto prima la levatura del testo.

Trilogia della città di K.
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26
Gen

Requiescat in pace

Pubblicato lunedì 26 Gennaio 2026 alle 22:28 da Francesco

Ieri ha lasciato il corpo una persona che ho conosciuto per un quarto di secolo, ovvero da quando eravamo entrambi ragazzini. Ogni tanto parlavamo di morte e lo facevamo nel più divertente dei modi, in orari insoliti e senza quelle ipocrisie a cui di certo non lascio campo adesso. Serbo ricordi piacevoli e ilari delle nostre conversazioni, anch’essi destinati all’estinzione. “Marcisce anche il pensiero” titolava Sgalambro.
Gli piacevano i Joy Division che io ho rivalutato in seguito: non è che oggi mi facciano impazzire, però lo rammenterò a ogni ascolto di “Unknown Pleasures” e anche di “Pornography” dei Cure.
A seconda delle convinzioni metafisiche si può dire molto o si può anche tacere, cosa quest’ultima che risulta naturale ai defunti. Se ci fossimo beccati un’ultima volta gli avrei augurato buon viaggio, però un abbraccio non glielo avrei dato perché il puzzo di fumo proprio non lo reggo. Mi rivolgo a te Emanuele: facciamo come se la cosa fosse avvenuta, dai.
C’è poi la questioncina sempiterna del ciclo delle rinascite: sai che palle, ancora qua, come per altro è già accaduto? Gli auguro una reincarnazione altrove, giusto per cambiare aria, intendendola proprio come composizione chimica. Mi torna in mente una strofa di Caffè De La Paix di Battiato: “Quando fui donna o prete di campagna, un mercenario o un padre di famiglia”.
Hoka hey, Manu.

(In questa foto del 2010 eravamo impegnati come comparse ne Il commissario Manara: lui come poliziotto, io come uomo della scientifica).

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31
Dic

Il vincitore è…

Pubblicato mercoledì 31 Dicembre 2025 alle 20:38 da Francesco

L’anno volge al termine e non me ne fotte nulla, però come mia consuetudine spendo due parole sull’album che ho gradito maggiormente nel corso degli ultimi dodici mesi: ebbene, si tratta di “Shells” degli Everon, a mio parere un piccolo gioiello di neoprogressive da parte di una band che è attiva da oltre trent’anni.
Non c’è un pezzo debole, all killer no filler come si suol dire, sebbene quello d’apertura, “No Embrace”, sia davvero grandioso; su “Monster”, il quinto brano, alcuni passaggi della linea vocale sono un chiaro tributo a “Piano Man” di Billy Joel (magari l’originale avesse avuto lo stesso muro di suono). Nient’affatto prolisso benché occupi due vinili, “Shells” già al primo ascolto scavalcò l’altro candidato dell’anno, ossia “V: Lamentations” dei Wytch Hazel, comunque un gran disco anch’esso. Secondo me ogni anno c’è sempre nuova ed eccelsa musica da ascoltare in parallelo a vecchie e conosciute predilezioni: è sufficiente cercarsela, sforzo che a me riesce spontaneo giacché mi diverte farlo. Lo celebro così l’ultimo giorno dell’anno: con qualche bell’album in rotazione e un paio di cedrate Tassoni. Buon anno caro Frank!

Everon - Shells
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29
Dic

La grazia di Paolo Sorrentino

Pubblicato lunedì 29 Dicembre 2025 alle 08:32 da Francesco

Ieri ho visto “La grazia” al primo matinée utile, circostanza piuttosto inusuale per me, ma ne è valsa la pena: auguro lunga vita a Toni Servillo come attore protagonista perché riesce sempre a catturare la mia attenzione.
Per i miei gusti Sorrentino non ha mai sbagliato un film e difatti sono un estimatore della sua opera omnia, inoltre è l’unico regista vivente che mi ricordi i fasti del cinema italiano (intendendo con ciò il Novecento fino agli anni Settanta). Di norma non mi interessa poi tanto una cosa in sé, bensì il modo in cui la stessa viene raccontata: è sempre e soltanto (e non solo nel cinema) una questione d’estetica.
Nel racconto il presidente della Repubblica assume contorni umani e contraddittori (perciò lontano dall’immagine asettica e impalpabile a cui io associo la figura istituzionale), in un’alternanza di registri stilistici che secondo me caratterizza ogni lungometraggio di Sorrentino, perciò anche il risultato a sua volta lo vedo oscillare tra la crudezza della verosimiglianza e la leggerezza d’un surrealismo accennato. Per me l’estetica prevale sull’etica giacché trovo che la seconda sia un’altra forma della prima, però le questioni etiche di cui il film si fa latore (forse un po’ a latere rispetto ai meccanismi interiori del protagonista), ovvero la legge sull’eutanasia e la concessione della grazia a due condannati, a mio parere s’offrono allo spettatore in un modo così netto a cui nessun dibattito ordinario ha mai saputo dare una forma altrettanto diretta. Parafrasando alcuni passaggi mi viene da concludere che quando la verità si palesi da vicino forse si abbia modo d’intuire quanto il diritto, non di rado, la guardi da lontano, ma al contempo può darsi che alla verità stessa venga data  troppa importanza, così come a un certo punto suggerisce una voce amica al personaggio di Servillo. La domanda di fondo, nient’affatto retorica, rimane la stessa: a chi appartengono i nostri giorni? Anzi, i miei, poiché nutro una certa idiosincrasia verso il plurale maiestatis.

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26
Set

La matrice spezzata di Bruce Sterling

Pubblicato venerdì 26 Settembre 2025 alle 23:52 da Francesco

Ho finito di leggere “La matrice spezzata” di Bruce Sterling e alcuni racconti che concludono una voluminosa antologia cyberpunk di oltre milletrecento pagine. L’opera di Sterling mi ha ricordato il ciclo di Dune, del quale non ho letto i libri ma di cui ho visto le trasposizioni cinematografiche realizzate da Lynch e Villeneuve: dei tre romanzi proposti è quello che mi ha coinvolto e convinto di meno. Non amo i gineprai di parentele, intrighi e macchinazioni, sequele di nomi e continui rimandi, ma immagino che dipenda da una mia idiosincrasia verso la struttura stessa del romanzo, però il dinamismo, l’estetica e il ritmo di “Snow Crash” e le atmosfere di “Neuromante” hanno saputo intrattenermi. Tra i racconti mi ha divertito la “metaucronia” (così io la definisco) di “Mozart con gli occhiali a specchio”, scritto a quattro mani da Sterling e Shiner. Alla fine è valsa la pena di approfondire sotto il profilo letterario una sottocultura che ho lambito e lambisco ancor oggi in altri ambiti, ma la mia predilezione per la saggistica si è solo che rafforzata e infatti conto di tornare presto ad assecondarla.

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11
Ago

A volte ritornano

Pubblicato lunedì 11 Agosto 2025 alle 00:13 da Francesco

Sabato, dopo quindici mesi, ho indossato di nuovo un pettorale per correre una modesta garetta nell’entroterra toscano. Non ho forzato l’andatura e ho eseguito una progressione che alla fine mi ha fatto giungere sesto su ottantanove partenti. Non ho esagerato e ho eseguito solo sorpassi senza subirne. Volevo fare un test nient’affatto impegnativo per provare di nuovo qualche vaga sensazione agonistica, sebbene la mia forma migliore debba ancora venire. Malgrado la mia veneranda età (reale o ipotetica) credo che io abbia ancora parecchie frecce nella faretra per attentare ai miei record personali, ma solo il tempo saprà pronunciarsi sui miei tempi, suoi epifenomeni: è una loro questione interna.

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23
Lug

Snow Crash di Neal Stephenson

Pubblicato mercoledì 23 Luglio 2025 alle 19:13 da Francesco

Ho finito per preferire il bel romanzo di Neal Stephenson, anch’esso contenuto nella gargantuesca silloge cyberpunk di Mondadori, al testo capostipite di William Gibson. Trovo che Snow Crash abbia un altro passo a paragone di Neuromante: secondo me rispetto a quest’ultimo è più immersivo, più avvincente, più violento ed è pervaso da un’ironia più caustica.
Mi ha fatto specie leggere di concetti quali metaverso e avatar in uno scritto che risale al 1992, quando certe idee e prospettive erano poco note persino agli addetti ai lavori nonché lontanissime dalle capacità computazionali del tempo. Mi pare che lo stile (almeno in base alla traduzione) non si distacchi troppo dalla penna di Gibson, però viene spalmato su un numero maggiore di pagine e dà vita a un immaginario grottesco, esagerato, a tratti surreale e comunque divertente (tanto nei personaggi quanto nelle ambientazioni), tuttavia dotato di una sua intrinseca coerenza, anche quando si avventura a più riprese nel parallelismo tra la cultura sumerica e la minaccia informatica orchestrata da L. Bob Rife (l’antagonista).
In ultima analisi per me è un’opera notevole, specialmente se contestualizzata al periodo della sua pubblicazione, dove il cliché dell’antieroe non risulta ancora stantio e ben si adatta alla figura di Hiro, il protagonista.

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26
Giu

Neuromante di William Gibson

Pubblicato giovedì 26 Giugno 2025 alle 01:15 da Francesco

Prediligo nettamente la saggistica alla narrativa, ma in passato ho apprezzato alcuni romanzi, in particolare certi capisaldi della letteratura del secolo decimonono e di quello successivo
Anni fa mi ero ripromesso di compulsare la sottocultura cyberpunk e finalmente, dopo una lunga attesa, ho iniziato a dare corso a quel vecchio proposito. Il mio primo approccio è stato con il libro che ha dato il via al genere e lo ha definito, ovvero Neuromante di William Gibson: è il primo di quattro romanzi contenuti in una bella antologia di circa milletrecento pagine nella quale, come prefazione alle opere, vi è una panoramica su questo movimento relativamente recente.
A mio parere Neuromante possiede un bel ritmo, ha come protagonista un antieroe nient’affatto banale e contiene descrizioni distopiche che considero paradigmatiche, difatti mi pare evidente come in seguito molti altri vi si siano ispirati in diverse forme artistiche.
Alcune idee e certe suggestioni sembrano oggi meno di nicchia, più accessibili, anche in ragione delle sdoganamento e della diffusione di termini che sono entrati nel linguaggio comune; per esempio il concetto d’intelligenza artificiale è ormai invalso benché non risulti sempre chiaro e quindi, chi oggi affronti il libro, non deve avere per forza un background informatico.
Io ho avuto gioco facile perché smanetto con i computer sin da bambino, ovvero da quando avevo cinque anni (ho iniziato un lustro dopo la pubblicazione del testo), perciò mi sono sentito a casa. Per me le innovazioni della corrente cyberpunk sono più stilistiche che sostanziali, con espedienti come la prosa sovraccarica e l’inventario di percezione di cui già Gibson offre ottimi esempi.

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13
Apr

Un bellissimo miraggio

Pubblicato domenica 13 Aprile 2025 alle 18:17 da Francesco

Mi ha sempre disgustato il puzzo di fumo e per evitarlo mi sono precluso occasioni di vario tipo, alcune forse irripetibili.
Per me il tabagismo è vomitevole in ogni sua forma, infatti urta il mio senso estetico anche quando riguardo qualche film della nouvelle vague.
Non chiedo mai agli altri di smettere quando mio malgrado ne incontro le coltri, ma prendo e me ne vado, tanto cosa può mai capire chi deve ficcarsi qualcosa in bocca per stare tranquillo? ?
Ecco perché mi fa ridere che i Camel siano il mio gruppo preferito e che la copertina del loro album migliore (per me) faccia il verso ai pacchetti delle omonime sigarette.
Sono molto affezionato a questo disco e lo ascolto quando ho bisogno che qualcosa mi parli in un certo modo.
Ne ho la prima stampa in vinile, una remaster in CD di qualche anno fa e un’edizione giapponese in SHM-CD.

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10
Feb

Gli insegnamenti di don Juan di Carlos Castaneda

Pubblicato lunedì 10 Febbraio 2025 alle 07:17 da Francesco

A me viene da ridere immaginando qualcuno che, a seguito di certe letture, si sia intossicato con la datura in maldestre emulazioni. Dopo la pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” vi furono molti suicidi in Europa, ma di certo la colpa non fu di Goethe né della sua penna.
Ai resoconti di Castaneda non concedo alcuna fondatezza, per me sono degli sviluppi fantasiosi e speculativi che trassero ispirazione dagli studi antropologici in cui lo stesso Castaneda era coinvolto, nondimeno la loro fruizione per me non è stata vana e mi ha fornito un quadro più preciso su un personaggio controverso che non avevo compulsato a dovere.
Io non ho mai fatto uso di droghe (neppure di quelle legali, ovvero tabacco e alcol) perché le considero il rifugio dei coglioni, inoltre ho un disprezzo viscerale nei confronti dei tossici, perciò mi ripugna l’idea di allargare le percezioni e lo stato di coscienza tramite l’uso di sostanze improprie, ma Castaneda scrive proprio di questo ancorché egli lo articoli secondo le pratiche del suo maestro, don Juan, e sulla scorta di una presunta tradizione sapienziale.
Vi è un preciso assetto gerarchico alla base di tutto: nella preparazione dei rituali, nel ruolo dei cosiddetti alleati o poteri (la datura inoxia, il peyote e lo psylocibe) e nelle esperienze che ne derivano. A me hanno destato particolare interesse le regole di convalida per la realtà ordinaria e per quella non ordinaria, ma un approfondimento di questo aspetto immagino che richieda la lettura dei volumi successivi, ossia un investimento di tempo del quale non sono ancora certo.

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