31
Dic

Il vincitore è…

Pubblicato mercoledì 31 Dicembre 2025 alle 20:38 da Francesco

L’anno volge al termine e non me ne fotte nulla, però come mia consuetudine spendo due parole sull’album che ho gradito maggiormente nel corso degli ultimi dodici mesi: ebbene, si tratta di “Shells” degli Everon, a mio parere un piccolo gioiello di neoprogressive da parte di una band che è attiva da oltre trent’anni.
Non c’è un pezzo debole, all killer no filler come si suol dire, sebbene quello d’apertura, “No Embrace”, sia davvero grandioso; su “Monster”, il quinto brano, alcuni passaggi della linea vocale sono un chiaro tributo a “Piano Man” di Billy Joel (magari l’originale avesse avuto lo stesso muro di suono). Nient’affatto prolisso benché occupi due vinili, “Shells” già al primo ascolto scavalcò l’altro candidato dell’anno, ossia “V: Lamentations” dei Wytch Hazel, comunque un gran disco anch’esso. Secondo me ogni anno c’è sempre nuova ed eccelsa musica da ascoltare in parallelo a vecchie e conosciute predilezioni: è sufficiente cercarsela, sforzo che a me riesce spontaneo giacché mi diverte farlo. Lo celebro così l’ultimo giorno dell’anno: con qualche bell’album in rotazione e un paio di cedrate Tassoni. Buon anno caro Frank!

Everon - Shells
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29
Dic

La grazia di Paolo Sorrentino

Pubblicato lunedì 29 Dicembre 2025 alle 08:32 da Francesco

Ieri ho visto “La grazia” al primo matinée utile, circostanza piuttosto inusuale per me, ma ne è valsa la pena: auguro lunga vita a Toni Servillo come attore protagonista perché riesce sempre a catturare la mia attenzione.
Per i miei gusti Sorrentino non ha mai sbagliato un film e difatti sono un estimatore della sua opera omnia, inoltre è l’unico regista vivente che mi ricordi i fasti del cinema italiano (intendendo con ciò il Novecento fino agli anni Settanta). Di norma non mi interessa poi tanto una cosa in sé, bensì il modo in cui la stessa viene raccontata: è sempre e soltanto (e non solo nel cinema) una questione d’estetica.
Nel racconto il presidente della Repubblica assume contorni umani e contraddittori (perciò lontano dall’immagine asettica e impalpabile a cui io associo la figura istituzionale), in un’alternanza di registri stilistici che secondo me caratterizza ogni lungometraggio di Sorrentino, perciò anche il risultato a sua volta lo vedo oscillare tra la crudezza della verosimiglianza e la leggerezza d’un surrealismo accennato. Per me l’estetica prevale sull’etica giacché trovo che la seconda sia un’altra forma della prima, però le questioni etiche di cui il film si fa latore (forse un po’ a latere rispetto ai meccanismi interiori del protagonista), ovvero la legge sull’eutanasia e la concessione della grazia a due condannati, a mio parere s’offrono allo spettatore in un modo così netto a cui nessun dibattito ordinario ha mai saputo dare una forma altrettanto diretta. Parafrasando alcuni passaggi mi viene da concludere che quando la verità si palesi da vicino forse si abbia modo d’intuire quanto il diritto, non di rado, la guardi da lontano, ma al contempo può darsi che alla verità stessa venga data  troppa importanza, così come a un certo punto suggerisce una voce amica al personaggio di Servillo. La domanda di fondo, nient’affatto retorica, rimane la stessa: a chi appartengono i nostri giorni? Anzi, i miei, poiché nutro una certa idiosincrasia verso il plurale maiestatis.

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21
Dic

Le regole del gioco

Pubblicato domenica 21 Dicembre 2025 alle 06:10 da Francesco

Talora, a posteriori, riesco a dare una rappresentazione sinusoidale degli eventi che mi consegna il loro senso intrinseco. Simili constatazioni sono d’utile presa sugli eventi futuri giacché lo stesso andamento suole ripetersi seppur con intervalli di lunghezza diversa. Non uso presunti paroloni per il solo gusto di farlo sebbene questa sia la ragione precipua: descrizioni diverse non mi sorgono spontanee. In buona sostanza cosa voglio affermare a futura memoria per mio uso e consumo? Il mio intendimento è quello di ricordare a me stesso, una volta ancora, come gli eventi più disparati abbiano sovente un andamento comune che prescinde dalle loro implicazioni e dagli aggettivi che a queste si possono applicare.
A margine di righe così pretenziose non colgo solo lo scopo didattico, bensì lo stupore di come una siffatta banalità non sia scontata malgrado così appaia di primo acchito. Per me la contemplazione degli eventi in differita talvolta desta un interesse maggiore e rivela una maggiore pregnanza di quanto riesca a suscitare l’attiva e diretta partecipazione alle vicende riassunte in un secondo tempo, ovvero un tempo che sa ritardare se stesso come se fuggisse dalla propria ombra. Immagino che queste cose non siano chiare per chi non le scriva, ma solo l’autore ne è l’autentico destinatario e quindi il circuito si chiude in un fulgido esempio di corrente continua. Da una certa prospettiva così prospettata, volontaria come l’accostamento sì assonante, credo che la forma conservi e superi la sostanza mentre quest’ultima si limiti a sbraitare un suo fuorviante e infondato primato. Gli effetti del pensiero sulla realtà giudicano il rapporto tra il primo e la seconda, anche quando taluni assumono che la gerarchia tra l’uno e l’altra sia in un modo o nel modo opposto: il resto sono ciarle di cui io do conto con scritte così trascurabili e tascabili.

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13
Dic

Il lusso che posso permettermi

Pubblicato sabato 13 Dicembre 2025 alle 01:20 da Francesco

Le persone continuano a nascere e a crepare, o viceversa. Non si ferma mai l’andirivieni biologico. Del doman non v’è certezza, però anche oggi si naviga a vista, o meglio, a cazzo di cane. Mi piace l’atmosfera natalizia, la trovo piacevole, ma non elargisco né ricevo doni, perciò chiudo sempre le festività con un pareggio di bilancio. In seno al solipsismo riesco a dare forme stupende al mio tempo, però non padroneggio altre tecniche al di fuori di quelle autoreferenziali. Non ho legami che mi liberino né che mi imprigionino, tuttavia non so dire se questa circostanza sia un bene o un male. Non conosco altro alfabeto al di fuori del mio, inoltre l’abitudine è un forte collante tra me e me stesso.
Preferisco guardare il bicchiere mezzo pieno, specialmente quando lo sia di cedrata, quindi mi reputo fortunato per tanti motivi che non sto qui a enucleare. Sono al di fuori dei giochi di seduzione e sopraffazione, non concorro per un posto al Sole e non conto le lune in attesa di qualcosa che non mi aspetto e verso cui non avanzo pretesa alcuna. Vago per il tempo nell’unica direzione in cui quest’ultimo scorre, in un moto unitario che è forse uno dei pochi tratti comuni all’umanità tutta. Nei miei diletti introspettivi ritrovo le cose di sempre, quelle che in passato furono inedite e poi, a un certo punto, si consolidarono come certezze adamantine. A cos’altro devo riferirmi quando lo faccio nei miei confronti? Sono il richiamo, l’oggetto di quest’ultimo e la voce che se ne fa strumento. Mando l’invito al mio indirizzo sebbene io sia già invitato; forse è un eccesso di zelo o il vezzo del soliloquio: chi può dirlo? Di sicuro solo io, sempre che la voglia venga a trovarmi senza una richiesta formale quanto quella inoltrata a me da me. Ho delle cose da fare che non reclamano alcuna urgenza, dunque procedo con calma e vivo questa condizione come se fosse un grande lusso giacché io credo che lo sia.

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4
Dic

Senza troppo entusiasmo

Pubblicato giovedì 4 Dicembre 2025 alle 01:53 da Francesco

Il clima natalizio non mi appartiene perché non ho regali da fare né da ricevere, ma credo che l’avvenire abbia ancora qualche sorpresa in serbo per me. Gli ultimi mesi mi hanno lasciato la netta sensazione di una grossa somiglianza tra loro, come se da una matrice originale vi fossero state delle copie carbone in sequenza, tuttavia non posso lamentarmi di nulla e forse è proprio questa la mancanza che avverto, ovvero quella di un oggetto o di un’idea contro cui reclamare qualcosa.
Per me le proteste interiori sono sterili, ma al contempo costituiscono un indizio: al momento io non ho neanche un movente e quindi non ho nulla da indagare perché, oltre al fatto, forse anch’io non sussisto. Mi prendo in giro con un po’ di tenerezza come farei se fossi altro da me, però i limiti della natura m’impediscono lo sdoppiamento fisico e la mia lucidità mentale mi preclude quello di personalità: posso essere uno o nessuno, non centomila.
Quando volgo lo sguardo all’esterno vedo me stesso e quando faccio l’esatto contrario, ovvero quando dall’esterno osservo la mia residenza, scorgo sempre la mia figura: una volta là, una volta qua, a seconda del punto di vista, anch’esso di mia pertinenza. Me la cavo a correre, ma non riesco ugualmente a inseguire il tempo che fugge e quindi ne raccato qualche brandello per i miei risvolti solipsistici. Tra altre sabbie, all’orizzonte, sparisce quella della clessidra: e anche se la raggiungessi come la riconoscerei?
Secondo me ovunque aleggiano forze sopite da cui chiunque può attingere quanto gli necessiti, me compreso, ma spero che su questi rifornimenti metafisici non gravino mai delle accise. Non ho bisogno di chiedere prestiti di fiducia sulla fiducia né che la stessa sia ipotecata. Ho tutto e non ho niente, quindi il conto è pari e chi si è visto si è visto, ipovedenti compresi. È solo un altro giorno, è solo un’altra notte, tra i molti e le molte che possono dirsi miriadi fino all’ultimo degli ultimi respiri.

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