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Molteplici centri decisionali

Pubblicato martedì 21 Luglio 2026 alle 00:12 da Francesco

Quando il Leviatano non si dimostra tale, è come se dispensasse se stesso dalle proprie carenze, in violazione del tacito contratto sociale che ciascun individuo stipula al momento della nascita, ossia quello in cui alla rinuncia dello stato di natura corrisponde la garanzia della sicurezza. La forza dello Stato manca in un primo momento, quando v’è da arginare e prevenire un disegno criminoso, ma quella medesima forza viene poi esercitata in seguito, con colpevole ritardo, contro il singolo cittadino, quando quest’ultimo è costretto a compensare le mancanze dello Stato in un modo che porta l’agire individuale al di fuori delle leggi vigenti.
La mancanza di deterrenti permette ai criminali di avere un certo agio e un’ampia possibilità di manovra, perciò una persona comune rischia di trovarsi in fuoco incrociato, in parte composto dalla delinquenza, e in parte dalle preteste dello Stato che prevede maglie molto strette per la legittima difesa. In un certo senso è come se si moltiplicassero i centri decisionali con tutta l’instabilità che ne deriva: è il caos, l’incertezza e la fiera del paradosso.
Un quarto di secolo fa vi furono i fatti del G8 di Genova, dei quali esiste un lungo video amatoriale, quello che in inglese si chiama “raw footage”, forse ancora scaricabile da eMule: ogni tanto me lo riguardo a mo’ di “Una poltrona per due” a Natale. Fino a quel tardo luglio sapevo che non era una buona idea mettere una forchetta in una presa elettrica, ma da quelle immagini appresi come fosse altrettanto pericoloso indossare un passamontagna nel tentativo di lanciare un estintore contro una persona armata. In tutta onestà alcune istanze di quella marmaglia, intendo quella pacifica, non erano completamente sbagliate, infatti il tempo ha dato loro un po’ di ragione. C’è anche tutta la parte comica in cui le forze dell’ordine non riuscirono a evitare che i black bloc passassero per la città come Tamerlano, con il gran finale alla scuola Diaz dove furono legnati manifestanti che nulla c’entravano con le violenze. Insomma, un gran bel casino dadaista da ogni prospettiva.

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