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Limiti informatici

Pubblicato martedì 26 Luglio 2011 alle 15:36 da Francesco

Circa due mesi addietro ho ripreso un manuale del C che solevo consultare attorno ai sedici anni e ho finito di studiarlo una settimana fa. Sono riuscito ad assimilare più nozioni di quante ne abbia apprese oltre due lustri or sono. Le prime righe di codice della mia vita le ho digitate in Pascal, imparandone le basi da un testo scolastico che mi aveva incuriosito in quanto non veniva adoperato durante le lezioni di matematica benché mi fosse stato richiesto d’acquistarlo. Poco dopo, sempre nel corso dell’adolescenza, ho studiato un po’ di PHP e le sue interazioni con i database MySQL, ma ho abbandonato ambedue abbastanza presto. Mi sono dilettato anche a farmi qualche script in Bash al fine di automatizzare determinati processi su Linux (all’epoca adoperavo Mandrake, molto user friendly e adatta ad un neofita), però non ho mai approfondito nulla di tutto questo e di conseguenza non ne ho tratto vantaggio alcuno.
Al tempo della minore età, l’interesse adolescenziale per l’informatica mi consegnò una nomea esagerata, infatti qualche idiota pensava che sapessi compiere chissà quali grandi prodigi, quali arcani artifizi al cospetto di una tastiera, ma io non ho mai lanciato nemmeno un exploit per eseguire un deface al più insicuro dei server o al più bacato dei CMS: insomma, non sono mai stato nemmeno uno script kiddie, però non so se questo sia stato necessariamente un male. Proprio il C mi ha permesso di capire i miei limiti in codesto ambito ed anche per questa ragione (infatti non è la sola né la più grande) in seguito non ho intrapreso la carriera universitaria.
Ancor oggi, dopo aver ripreso in mano il manuale del C suddetto e averlo studiato a fronte di un’elasticità mentale decisamente migliore rispetto al passato, non sono riuscito a comprendere come manipolare le liste attraverso l’uso di puntatori che ne richiamino altri: questo è soltanto un esempio. Questo ne è un altro: la gestione delle finestre (in Windows, con le API Win32) è un delirio a cui la mia pazzia non può certo assurgere. Comunque la programmazione, benché non riesca ad approfondirla, la reputo ottima per mantenere in allenamento il cerebro ed è questo l’unico uso che mi sento di farne. D’altronde con le mie nozioni posso solamente reinventare la ruota senza trarne alcuna utilità. Ci sono ragazzini o post adolescenti che creano applicazioni, eseguono intrusioni o risolvono problemi con un’abilità sconcertante e il mondo dell’informatica ne offre vari esempi, di cui l’ultimo a me noto tra i più celebri è quello di GeoHot. Talentuosi e imberbi individui riescono a fare quanto certi laureati forse manco immaginano. Se avessi avuto un talento da coltivare in questo campo, lo avrei fatto, ma la mia capacità di apprendimento non è mai stata grande e di predisposizione non ne ho mai avuta.
A tempo perso ho intenzione di approfondire un po’ il Python sul quale la mia attenzione ha planato già diverse volte. In particolare m’interessa una libreria di questo linguaggio per fare una certa cosa, ma non voglio mettere il carro davanti ai buoi e non so neanche se avrò la costanza di proseguire. L’ultima soddisfazione che mi sono levato è stata quella di creare una cosa semplice (ma per me difficile!) con la libreria Winsock in C, ovvero un server che attende la connessione di un client per mandarlo a fare in culo.

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