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Sophrosyne

La mia serenità perdura in questi giorni di maggio come nel corso degli inverni più rigidi ed è immune da qualsiasi tipo di influenza esterna. Adoro la costanza positiva della mia condizione psicofisica. Non ho problemi, ma non avrei problemi ad averne. A me la vita piace molto e trovo che il mio vuoto esistenziale assomigli a uno specchio d’acqua cristallino in cui posso nuotare liberamente. Il vuoto a cui mi riferisco non è quello che ogni giorno produce drammi e disastri a mo’ di catena di montaggio, ma è qualcosa di completamente diverso che come al solito non sono in grado di schematizzare. In me certi bisogni sono assenti e altri sono ancora assopiti dato che non si sono mai destati del tutto. Non posso avere il controllo su ogni cosa e neanche pretendo di ottenerlo, ma provo una gratificazione enorme e silenziosa di fronte a ogni manifestazione della mia volontà. Non mi sono incanalato in nessuna delle tre vie di Kierkegaard né in quella di coloro che vorrebbero ridurle come l’esercito tedesco voleva ridurre il ponte di Remagen. Sono uno spettatore che gareggia con sé stesso. Ormai a livello interiore per me è tutto molto semplice e la facilità con cui orchestro me stesso non mi sorprende più. Sono vicino al compimento del mio primo quarto di secolo e ne sono felice perché apprezzo la mia età. Io navigo a vele spiegate benché possa sembrare che la mia rotta sia destinata a condurmi al largo. Ogni tanto esamino le vicende altrui per avere il polso dell’umore generale e spesso trovo ridicoli molti problemi personali, ma non cerco soluzioni per faccende che non mi riguardano ed evito di commentarle a meno che non mi venga richiesto. Sono poche le evenienze che reputo serie, ma non ce n’è una che possa sottrarsi al mio approccio ironico. Snobbo qualche discorso: un po’ per spocchia e un po’ per non annoiarmi. Mi piace la stanchezza salutare e il riposo che la segue. Sono vivo anche quando non emetto suoni per lunghi periodi.

Francesco

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Francesco
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