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Le ragioni dell’introspezione

L’istinto di conservazione mi ha spinto a praticare l’introspezione e mi ha permesso di migliorare la qualità della mia vita. Talvolta intravedo un po’ di morbosità nel mio atteggiamento intimistico, ma suppongo che quest’ultima in realtà sia la conseguenza dell’isolamento volontario nel quale trascorro buona parte del mio tempo. Mi piace la comunicazione, ma prediligo le conversazioni surreali che nascono spontaneamente. Non amo le grandi compagnie, ma adoro il caos urbano delle megalopoli perché produce in me un’alienazione particolare. Mi piace trovarmi da solo in mezzo a un melting pot. Certe persone scambiano l’introspezione per qualcos’altro e la usano come scusante per dispensare lezioni di vita senza che nessuno ne abbia mai sollecitato la declamazione. Non ho nulla da insegnare e ciò che devo apprendere ha una radice endogena, perciò non mi concedo neanche l’illusione di imparare da qualcun altro ciò che mi riguarda. Apprezzo i monologhi e parlo spesso con me stesso. Trovo imbarazzanti i discorsi filosofeggianti che abbiano come fine precipuo la soddisfazione egoistica dei partecipanti. Non gradisco le contese verbali perché spesso sono patrocinate dalla vanità intellettuale. Ognuno creda ciò che vuole e affermi qualunque cosa o il suo contrario. Verba volant; e per fortuna abito in una zona che è soggetta ai venti. La mia introspezione non è costituita dall’ammasso chilometrico di appunti che ho prodotto in questi anni né dai pensieri che accentuano la costanza delle mie sensazioni piacevoli. La mia introspezione non è tangibile, ma è qualcosa che mi tange perché al di là di ogni frase criptica io sono un individuo pragmatico. Non mi lascio contaminare dai facili entusiasmi né dai condizionamenti negativi delle delusioni estranee. Misuro il mio operato interiore durante l’attività fisica e non conosco un modo migliore per farlo. A mio avviso il rapporto tra mente e corpo è più stretto di quanto lascino intendere certi dotti impigriti. Forse sono limitato, ma per me è fondamentale che la resistenza fisica vada di pari passo con la coerenza delle idee.

Francesco

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