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Verso un nuovo equinozio

Pubblicato venerdì 9 Marzo 2018 alle 01:00 da Francesco

Assisto senza stupore all'ascesa e alla caduta di molteplici enti che si avvicendano lungo un certo divenire di cui io sono un caduco testimone. Talora formulo persino qualche trascurabile opinione in merito a questioni d'apparente importanza, ma esse in realtà non contano nulla da una prospettiva cosmologica. Il tempo passa con tutti i suoi carichi di novità e sfocia puntualmente nell'obsolescenza affinché un altro corso delle cose si snodi tra le stesse anse.
Non v'è nessuno che mi attenda sull'uscio del futuro e io non aspetto Godot, perciò non corro il pericolo di perdere una coincidenza e quest'ultima non rischia di mancarmi. L'assenza di un appuntamento comporta l'impossibilità di un ritardo. Ripeto da anni le stesse cose mentre da anni le stesse cose si ripetono, ma questo è l'eterno ritorno di tutto e non posso negare quanto sia comodo avere un cerchio che si chiuda da sé. L'inutilità di una lingua madre è rumorosa e soltanto nel braille ravviso una granitica creanza. Mi chiedo cosa manchi in modo tale che tutto manchi: nel gioco delle coppie è insito quello degli opposti. Mi trovo al di fuori di sfide alle quali non ho mai preso parte, perciò non ho alcuna ansia da prestazione e non ho una tifoseria a cui rendere conto. Non mi basta puntare in alto poiché tendo a una realtà che non sia relegata alla miseria di tre dimensioni, anche al costo di precipitare laddove non ne esistano proprio. Intanto aumenta la già siderale distanza dai miei consimili e navigo in regioni così remote dell'esistenza da dove mi godo una grande visione d'insieme. I fotoni riescono a raggiungermi, ma l'interesse altrui si disperde nello spazio interstellare durante il suo vano viaggio: il mio, invece, neanche parte poiché mi precede e forma la mia coda come se fossi una cometa.
È davvero esile il filo logico a cui sono appese tutte queste frasi, perciò anche se qualcuno dovesse inciamparci sono certo che neanche se ne accorgerebbe. Continuano a risuonare in me alcune parole che ho sentito di recente, ma sospetto che esse già albergassero al mio interno nell'informe presenza del loro significato: "Il tempo non ci definisce e lo spazio non ci colloca".

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Enso, un cerchio come tanti…

Pubblicato lunedì 11 Giugno 2012 alle 10:54 da Francesco

Il ciclo di morte e nascita delle stelle pare destinato a concludersi tra migliaia di miliardi di anni. Mi piacerebbe restare nel cosmo fino allo spegnimento delle luci per farmi rimboccare le coperte prima d’udire l’ultima storia, ma sono una forma di vita che non può ambire a tanto: la natura mi vuole addormentato prima di quel momento e purtroppo non ho modo di disobbedirle, altrimenti non mi farei scrupoli a violare tutte le leggi fisiche del caso.
Una frase presente in un enso giapponese afferma che tutte le creature sono legate, ma certe volte mi domando quali siano i fili e le catene. Qualcosa mi sfugge prim’ancora che sia io stesso ad evadere, però non mi lancio all’inseguimento della mia ombra né delle sue colleghe. Avverto ancora mancanze che travalicano il mio individualismo e dalle quali traggo la conferma della mia umanità. Goccia a goccia, riempio i fiumi di parole in cui mi perdo più di quanto preveda un sano smarrimento, ma entrambe le sponde sono alla mia portata e non mi disturbano le birichinate che di tanto in tanto le inducono a scambiarsi il posto. Quel poco che io conosco del pensiero di Schopenhauer mi basta e mi avanza per non farmi correre il rischio di annoiarmi con ulteriori approfondimenti. Rovisto laddove credo che si annidino sforzi oggettivi e non tra i rifiuti, dati o ricevuti da quanti abbiano assaporato gusti amari per meritare un cantuccio nella storia umana.

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