14
feb

La strage spermicida di San Valentino

Inviato sabato 14 febbraio 2009 alle 08:41 da Francesco

Oggi è San Valentino, una ricorrenza amara per i diabetici e per chiunque si trovi a disagio nello status di single. Per l’occasione voglio rispolverare il mio record personale: alla veneranda età di ventiquattro anni non ho mai avuto una ragazza e devo ancora dare il mio primo bacio. Insomma, ho i titoli per dare lezioni di castità a qualche prete del cazzo. La mancanza di amore mi ha educato, ma io non l’ho mai vissuta come una condanna del fato e ne ho tratto beneficio. Non credo che ci sia molta differenza tra un ragazzo vergine come me e il più licenzioso dei playboy; i sentimenti vanno al di là delle semplici scopate e chi ha avuto tante avventure non significa che abbia provato o ricevuto amore. Non ho nulla contro il sesso occasionale, ma a me non interessa perché riesco a sostituirlo con la masturbazione senza complicarmi la vita. Alcuni visitatori casuali di questo blog raggiungono le mie pagine attraverso chiavi di ricerca inequivocabili che indicano un disagio emotivo e fisico. Non c’è nulla di cui vergognarsi a essere vergini sebbene agli occhi di qualcuno possa essere più disdicevole del crimine di uno stupratore. Io vivo bene la mia condizione perché quest’ultima nel mio caso non è dettata dalla timidezza, dalla scarsità di autostima o da qualsiasi altro complesso che possa intrappolare la vita di una persona, ma è la conseguenza di una scelta consapevole. Ho un cazzo piccolo, è vero, ma non è questo che mi frena. Come ho scritto in altre occasioni e come avuto modo dire in altre sedi a me fanno ribrezzo i rapporti esclusivamente platonici o unicamente carnali, perciò è normale che io sia ancora vergine poiché nel cuore lo sono molte persone e questo viene dimostrato quotidianamente dal lato meno affascinante della solitudine che spinge molti individui a cercare la cosiddetta anima gemella attraverso i mezzi più disparati. Conosco i meccanismi che regolano i desideri sentimentali e di conseguenza non sono più un loro schiavo. Io credo che quando un sentimento derivi dal bisogno sia nocivo e per questa ragione affido tutto al caso senza temere una vita priva di affetto. In queste parole sta tutta la mia forza interiore, la gioia che osanno spesso e da cui non potrei separarmi neanche se lo volessi, ma la scrittura non è in grado di rendere intelligibile una cosa del genere e penso che soltanto l’esperienza diretta e profondamente personale di questo stato possa essere esplicativa. Non si tratta di un’autoconvinzione, altrimenti avrebbe una durata effimera e questo metro di giudizio credo che valga per molte altre cose. Per quanto mi concerne la mia consapevolezza è stata una conquista involontaria che mi è costata molta fatica. Io sono libero di parlare in modo diretto mentre altri sono costretti a censurarsi per non compromettere gli equilibri dei loro legami apparentemente sani. In altre parole la solitudine mi ha dato le basi per edificare una relazione imponente e sincera perché ho avuto il tempo di conoscermi mentre qualcun altro è stato risucchiato precocemente nella spirale di rapporti squisitamente passionali senza avere la possibilità di approfondire i propri desideri. Io sono fortunato e la stessa fortuna appartiene a chiunque sia abbia avuto un iter simile al mio, ma d’altronde la buona sorte aiuta gli audaci e non tutti riescono a comprendere il potenziale della loro esistenza apparentemente insignificante. Rido quando noto come qualcuno non riesca tollerare la solitudine e di conseguenza trovo molto ridicoli anche i miei scritti passati. Il mondo non è sempre cattivo, ma a taluni fa comodo pensare il contrario e allora che si fottano la loro pigrizia invece di agognare una vulva. Non voglio dare giudizi su terzi, ma in questo caso sono costretto a prendere in esame altri soggetti per chiarire il mio concetto. Io non ho sex appeal e il mio pene ha dimensioni ridotte, eppure sono sereno e non avrei problemi a dare il via alla mia vita sessuale con una ragazza qualora quest’ultima mi coinvolgesse anche sotto l’aspetto sentimentale. Da quanto ho avuto modo di capire in questi anni certi disadattati sono gli artefici delle proprie frustrazioni perché si ostinano a misurare la virilità in centimetri nonostante la natura non abbia riservato a loro (e tanto meno a me) una carriera da attori porno. In queste parole non c’è tristezza e chiunque la scorga non capisce un emerito cazzo (tanto per restare in tema). Quanto ho scritto finora, ovvero questa sborrata di considerazioni non è altro che l’esaltazione di chiunque sia consapevole di sé.

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21
mar

Il primo equinozio dell’anno

Inviato venerdì 21 marzo 2008 alle 03:44 da Francesco

Accolgo la primavera con piacere e mi auguro che la sua permanenza si protragga più del necessario. Questa stagione evoca fantasie appassionate e flette i desideri verso l’amore erotico, perciò non influenza la mia vita. La mia verginità perdura e continua a rappresentare una delle araldiche che popolano la roccaforte della mia personalità. Sulle alture dei miei giorni solitari rivendico la volontà d’amare completamente e respingo ogni agguato aleatorio che provenga dalla mercificazione dei sentimenti. Oggi come ieri non so cosa sia un bacio, ma la mia inconsapevolezza lo rende un gesto memorabile nei limiti della mia sfera individuale. Difendo l’autenticità dei miei sentimenti a spada tratta perché non voglio diventare uno schiavo del malessere. Sono il dignitario della mia capacità d’amare e irrido le elemosina della mera carnalità. Gioco a carte scoperte e sono pronto a perdere le occasioni della giovinezza qualora un legame artefatto sia l’unica alternativa. Sono libero perché non temo il tempo e la mia condizione mi consente di provare dei sentimenti veridici. La mia tenacia non tende alla misantropia come presumono taluni, ma spiana una strada tortuosa che potrebbe restare deserta per sempre: non temo questa evenienza perché l’ho già messa in conto ed è questa consapevolezza che alimenta il mio vigore sentimentale. Sarei un vile e diventerei un servo della superbia se confinassi la mia felicità nelle dimensioni del mio equilibrio solitario.

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7
lug

L’analisi delle mie relazioni platoniche

Inviato sabato 7 luglio 2007 alle 11:19 da Francesco

Ogni tanto conosco una ragazza per caso e puntualmente incomincio a dialogare intensamente con lei. Per me l’aspetto fisico è fondamentale, ma prima di valutarlo con attenzione mi interesso precipuamente al carattere della persona con cui mi relaziono. Amo parlare e conoscere ogni cosa della mia interlocutrice. Per me il dialogo è fondamentale e ritengo che sia l’unico strumento di precisione che possa aiutarmi a capire cosa provo per l’altra persona. Mi piacciono le chiacchierate senza inibizioni, le passeggiate interminabili e le telefonate a notturne. Finora ogni mia relazione platonica ha seguito lo stesso iter e ho deciso di illustrarlo con l’aiuto di qualche immagine didattica per guadagnarmi con centodieci e lode il titolo di sfigato.

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Conosco una ragazza casualmente e lei prende l’iniziativa dato che io sono il figlio di due lesbiche che si chiamano “diffidenza” e “timidezza”. Dopo una presentazione disinibita ci scambiamo i numeri di telefono e qualche giorno dopo ci sentiamo sotto l’egida di Telecom Italia (o di chi per lei).

Nelle settimane seguenti lei mi osanna e io faccio altrettanto, ma il suo entusiasmo mi incute un po’ di timore e forse questo è il presagio funesto che ricorre più spesso nelle mie relazioni platoniche. In questo arco di tempo in cui ci lodiamo a vicenda sembra che lei abbia trovato in me l’uomo della sua vita, ma la nostra relazione embrionale è destinata a scadere entro trenta giorni come la più economica busta di latte a lunga conservazione.

Lei continua a dirmi che mi desidera e tra battute, confessioni, ricordi e splendide discussioni senza inibizioni d’un tratto mi dice che recentemente ha incontrato altri ragazzi, ha limonato con loro e si è fatta persino scopare da certi uomini senza nome, però mi assicura che in nessuna gang bang a cui ha partecipato ha messo i suoi sentimenti. Lei ama me, ma si fa fottere dagli altri: sembra una legge della fisica. Insomma, è chiaro che dopo un po’ annoio colei che si rapporta a me ed è inevitabile che costei cerchi un po’ di sesso mercenario. D’altronde non posso chiedere a una ragazza di rinunciare ai piaceri della carne per un mese per conoscerla meglio: non sia mai! Comunque dato che non è la mia fidanzata non posso fare altro che prendere atto della situazione e allontanarmi dalle sue grazie.

Così si è svolta ogni mia relazione platonica. Le ragazze si stufano presto di me, ma pare che io riesca ugualmente ad avere un certo ascendente su di loro, infatti vogliono parlarmi e desiderarmi quando non sono occupate a svuotare le palle dei maschi maggiorenni della loro provincia. Forse dovrei aprire una linea telefonica per supportare psicologicamente le ninfomani e in questo modo avrei un lavoro e almeno riuscirei a fare contenta una donna: mia madre. Non ho mai dato un bacio, non ho mai dato un abbraccio, ma ho rimediato alle mancanze comunicative di certe ragazze espansive e non ho chiesto nulla in cambio. Cazzo, vado a vedere se qualche emittente trasmette ancora le puntate di “Happy Days”.

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21
giu

L’etica dell’eiaculazione

Inviato giovedì 21 giugno 2007 alle 04:13 da Francesco

Qualche giorno fa ho parlato con un padre di famiglia che, per sua stessa ammissione, conduce una vita piuttosto oziosa. Costui mi ha raccontato che ha convolato a nozze attorno ai venticinque anni dopo una prima giovinezza abbastanza libertina trascorsa in giro per il mondo. Senza che io gli chiedessi nulla ha iniziato a dirmi che sua moglie e suo figlio per lui rappresentano degli ostacoli morali che gli impediscono di condurre nuovamente la vita da donnaiolo dissoluto. Ho avuto uno scambio di opinioni con questo tizio e sono rimasto un po’ annoiato dalla sue parole intrise di sessismo e banalità. Se una persona si sposa, concepisce un figlio e poi va in giro a ostentare il suo pentimento per queste scelte ai miei occhi non è altro che un essere pusillanime che violenta i sentimenti dei suoi cari per sentirsi meno frustrato. Credo che nessuno abbia obbligato il tizio in questione a mettere su famiglia ed è proprio la libertà delle sue azioni che rende aberrante il suo comportamento sprezzante nei confronti dei suoi congiunti. Non sono un moralista né soffro di quella malattia che prende il nome di “religione”, ma sono un fautore del buon senso. A tutti i finti edonisti con cui parlo prospetto sempre la possibilità di soddisfare la loro concupiscenza con le prostitute, ma pare che per costoro sia più degradante andare a mignotte che deridere la propria famiglia con gli estranei e il coglione con cui ho parlato non fa eccezione. Nessuno dovrebbe sorprendersi se un figlio che nasce a seguito di una sborrata aleatoria e di un desiderio materno intriso di egoismo da grande non diventi un fisico nucleare. Purtroppo i culti religiosi si sono appropriati indebitamente di qualità che appartengono al genere umano al di là di qualsiasi sua interpretazione mitologica e mi riferisco precisamente alla fedeltà, alla carità, al rispetto che ormai sembrano impropriamente utopie o l’incipit per un discorso demagogico. Per me la masturbazione è anche un modo per dire no alle debolezze trascurabili della carne che talvolta producono drammi pesanti e relativo merchandising. Preferisco crepare vergine e godermi la pace dell’andropausa piuttosto che ingannare una ragazza per scoparci solo per diletto. Parecchi uomini che conosco vogliono fottere donne comuni perché amano ingannarle e anche se le trattano come puttane rifiutano di sfogare i loro impulsi con coloro che sono puttane di professione perché amano crogiolarsi in deliri di onnipotenza abbastanza comici. Certe volte l’orgasmo degli omuncoli non è nell’atto sessuale, ma nel vanto di quest’ultimo che avviene ai tavoli di un bar di merda o nelle discussioni becere sotto qualche lampione disinteressato. Io vengo deriso perché a ventitré anni sono vergine per rispetto verso la mia visione dell’amore e del mio prossimo, ma preferisco suscitare una risata in una ragazza un po’ ignorante che strappare lacrime dalla sua ingenuità. L’ho scritto in altre occasioni e lo ripeto per l’ennesima volta: non mi toccano molto i giudizi positivi né quelli negativi ed è per questo che posso permettermi un’indipendenza morale che trova il suo caposaldo nella concretezza delle mie scelte. Anche se una donna volesse essere trattata come una troia io non la tratterei mai come tale, ma applaudirei alla sua sincerità, qualora la sua scelta avesse radici sincere e non fosse una ripicca libertina a seguito di qualche inevitabile delusione. Il machismo vuole sottomettere la donna, ma spesso non si stacca mai dal grembo materno ed è ridicolo. Da mia madre accetto solo denaro e prendo in prestito le sue foto per masturbarmici sopra. L’ultima affermazione, a metà tra realtà e leggenda, è un modo per prendere le distanze in modo completo e grottesco dai poveri coglioni che ragionano sulla falsa riga dell’idiota che ho preso in esame all’inizio.

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15
giu

Loro due e una combustione ancestrale

Inviato venerdì 15 giugno 2007 alle 01:23 da Francesco

Lei rinuncia un po’ a se stessa per assicurasi che lui non contempli piani fedifraghi. Il silenzio avvicina gli intenti dei loro sguardi e un po’ di violenza animale guida i loro movimenti erotici. Certi sussurri tolgono il respiro, ma non bloccano l’ossigenazione. Un’intesa inalienabile sostiene il desiderio di attenzioni reciproche. Un gesto sfiora la cute di lei e passa il testimone alla sua reazione facciale. La complicità procede a turni, ma la bellezza del suo dinamismo non suscita interesse nei confronti dei suoi ingranaggi. Ambedue si fondono nella più sublime forma di solitudine per la quale non esiste nome né consapevolezza. L’amore è bistrattato dai significati spirituali che gli uomini attribuiscono alla sua esistenza e spesso è messo all’angolo da chi ne nega aprioristicamente la consistenza per interesse o su consiglio dell’istinto di autoconservazione, ma per loro due l’amore è un vuoto enorme che irradia i sensi e le facoltà più recondite. La passione passa attraverso gli orifizi, irriga le zone più aride dell’intimità e buca la carne senza lasciare tracce per scavalcare l’esosfera e tacere in assenza di gravità fino alla morte dell’universo. La voluttà di entrambi combacia con la volontà della loro gioia. Una luce distante illumina a sufficienza i loro volti e un abbraccio sudato intrappola la coincidenza di un sentimento uniforme che non appartiene all’iconografia della liaison deputata al parto precoce di un amarcord superficiale. Ciò che sarebbe potuto accadere è un sofisma prefabbricato che può solo attentare al valore di ciò che è già accaduto. Loro due si amano e non c’è biasimo cinico né connotazione fallace che possa scalfire il vuoto tangibile che arroventa i loro corpi.

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21
mar

Escamotage onanistico

Inviato mercoledì 21 marzo 2007 alle 07:07 da Francesco

Stanotte mi sono masturbato tre volte. Che fatica! Era da molto tempo che non orchestravo un terzetto di seghe e per fortuna non ho perso il mio tocco magistrale. A parte le stronzate, ho sborrato allegramente tre volte per divellere una depressione incipiente. Odio gli stati d’animo malinconici e spesso la masturbazione per me è l’arma più veloce ed efficace con cui fronteggiarli. Adesso mi sento molto meglio fisicamente e il mio umore è tornato sui binari della consuetudine. Mi piacerebbe trovare un’alternativa alla masturbazione per sedare le tristezze passeggere, ma finora né la meditazione né il conteggio delle note suonate da Eddie Van Halen si sono rivelati dei buoni espedienti. Le mie seghe sono brevissime e meccaniche, assomigliano molto di più a uno starnuto che ad un atto di piacere. Parlo e scrivo continuamente di masturbazione perché essa rappresenta il migliore strumento di sollievo che io conosca. Evito accuratamente che la mia masturbazione assuma una forma cronica e ossessiva poiché suppongo che praticarla morbosamente sia deleterio. Mi rendo conto di apparire ridicolo, idiota e, gergalmente, piuttosto sfigato, ma non posso ritrarmi dall’esposizione della verità e non mi curo degli insulti che io stesso formulo e con i quali, io per primo, mi derido violentemente. L’unica cosa che mi infastidisce è la mia tendenza a ripetere gli stessi concetti. Mi dispiace essere un po’ monocorde e mi annoia tornare puntualmente su questo argomento che ormai non è più nemmeno caro, ma per adesso non posso farne a meno. Per usare un francesismo: c’est la vie, che cazzo.

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17
mar

Si spengono le luci rosse

Inviato sabato 17 marzo 2007 alle 06:12 da Francesco

Qualcuno ha avuto la brillante idea di bandire le immagini porno dalla televisione. I ragazzi soli come me non potranno più trascorrere le ore piccole a masturbarsi di fronte alle nudità televisive di qualche ragazza dell’Est. Ho perso qualsiasi motivo per sintonizzarmi su Tele Maremma alle tre di notte. Mi sono masturbato per la prima volta a tredici anni e l’ho fatto di fronte a una vecchia replica di “Colpo Grosso”, ma le pubblicità delle linee erotiche hanno contribuito sensibilmente alla mia crescita sessuale e mi hanno tenuto compagnia durante alcune notti adolescenziali. Lo so, tutto ciò può sembrare grottesco, ma è la verità e non me ne vergogno. Oggi con Internet è facile trovare materiale pornografico e informazioni sulla sessualità, ma quando avevo tredici anni e passavo le giornate da solo le pubblicità delle linee erotiche erano l’unica fonte dalle quali potessi attingere qualche nozione sessuale. Mi dispiace che qualche mente bigotta e retrograda abbia deciso di oscurare la pornografia da ogni emittente: non ne capisco la ragione né l’utilità. Oggi che ho ventidue anni mi masturbo principalmente per assecondare i bisogni del mio corpo e rimpiango un po’ il piacere onanista della mia adolescenza. Non penso che la pubblicità di qualche linea erotica rappresenti una mercificazione della donna e ritengo che quotidianamente il genere femminile venga avvilito in maniere che purtroppo non fanno scalpore. L’Agcom consentirà l’utilizzo di immagini pornografiche solo in ”un contesto culturale o di valore artistico” e mi chiedo se il contesto culturale di ‘sto cazzo sia adeguato per l’uso di qualche frame a luci rosse.

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1
mar

Trattazione dilatata sulla masturbazione

Inviato giovedì 1 marzo 2007 alle 12:39 da Francesco

Nell’immaginario collettivo il periodo della giovinezza è rappresentato da una serie incessante di infatuazioni e di pulsioni, ma talvolta queste esperienze fisiche ed emotive, che appaiono dogmatiche per i più giovani, non riescono a manifestarsi nella vita di ogni individuo: io ne sono un esempio. Ho ventidue anni, sono vergine e non ho mai dato un bacio in vita mia. Per le persone nelle mie stesse condizioni la masturbazione è il succedaneo e il surrogato della passione. L’onanismo può essere vissuto come un atto peccaminoso per coloro che più o meno consciamente subiscono l’influenza dal retaggio cattolico e in questo caso la loro unica valvola di sfogo rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio che elargisce piacere in cambio dei sensi di colpa: delitto e castigo. Taluni mettono in atto processi machiavellici di sublimazione per sopperire alle mancanze affettive, ma credo che non basti una conversione utilitaristica delle proprie pulsioni per affrancarsi dal bisogno ancestrale di amare ed essere amati. Una sensibilità calibrata appropriatamente dalla consapevolezza può affrontare la latitanza della passione, ma questa combinazione di sentimento e ragione non è alla portata di tutti. La negazione dell’amore può sollevare le inibizioni che trattengono i comportamenti violenti o può incatenare l’individuo a un profondo stato di passività che porta con sé sfiducia e avversione aprioristica per il prossimo. Non voglio sconfinare nei territori della psicologia, che tra l’altro non si addicono al mio modesto background culturale, ed è per questa ragione che mi limito a riportare e ad analizzare ciò che (non) ho vissuto. L’antica arte della prostituzione può sembrare una manna per le persone che non riescono ad avere una vita sessuale, ma penso che la fruizione dei servizi di una mignotta non possa compensare minimamente i bisogni più intimi di un individuo, anzi, credo che un coito a pagamento corra il rischio di sottolineare dolorosamente l’assenza apparentemente imperitura dei sentimenti. Molti dei miei coetanei celebrano costantemente la vagina con riti risibili dalle velleità virili che sottintendono insicurezze e goffi tentativi di celare i loro aneliti più profondi. Ritengo che l’inclinazione maschilista della società sia più deleteria per i maschi che per le femmine. Le ragazze sono l’oggetto del desiderio degli uomini di ogni età ed è innegabile che l’intraprendenza maschile permetta loro di avere più possibilità di conoscere e farsi conoscere, tuttavia anch’esse si trovano di fronte a dei problemi di discernimento, ovvero devono capire se le intenzioni maschili sono consone ai loro bisogni: una sveltina, un rapporto platonico, una relazione seria e duratura, un gioco di tradimento o quant’altro possa partorire la mente umana. Le mie ultime righe peccano un po’ di generalizzazione, ma spero che riescano ugualmente a mettere in mostra la mia esperienza di osservatore provinciale. Non è sempre facile approcciarsi a una persona senza destare sospetti ingiustificati, inoltre la paura che il proprio orgoglio inciampi sopra un rifiuto costituisce un ulteriore ostacolo alle relazioni interpersonali. Il problema dell’asocialità è invisibile e spesso è difficile ricondurre i suoi effetti distruttivi a disagi di carattere sociopatico. L’incapacità di inserirsi nella collettività può essere confusa con la misantropia, ma quest’ultima non è altro che una delle possibili conseguenze di una mancata integrazione con il proprio humus. Talvolta chi si sente escluso a sua volta esclude il mondo che lo circonda, blocca l’ingresso della sua personalità a qualunque evento che non sia un’impellenza burocratica e si compiace di negare la propria presenza a chi agisce in maniera propositiva nei suoi confronti. Il comportamento di queste persone è una forma di ripicca masochista che aspira vanamente allo stoicismo, ma in realtà si tratta di una difesa autolesionista. La crisi d’astinenza emotiva può portare un individuo a tentare di negare le sue necessità affettive tramite azioni violente o elucubrazioni particolarmente ciniche. In questi casi la ricerca dei litigi con i quali sfogare le proprie frustrazioni viene anteposta alla ricerca del tepore sentimentale e l’avvento di un rapporto profondo durante questa fase rischia di diventare solamente una buona occasione per un alterco. Anche nei sentimenti conta il tempismo.

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11
gen

Dammi tre parole: webcam, cinquantenne, Ratzinger

Inviato giovedì 11 gennaio 2007 alle 07:31 da Francesco

Qualche ora fa ho visitato il mio sito porno preferito per masturbarmi. Su questo sito, di cui non fornisco il link, alcune donne (e altre tipologie di bipedi che, ahimè, non rientrano nella sfera del mio interesse) si mostrano gratuitamente in webcam e cercano di convincere gli utenti a pagare somme irrisorie in cambio di un tête-à-tête virtuale. Ho aperto la finestra di una cinquantenne rumena e mi sono aggregato alla sua chat gratuita. Prima di iniziare a scrivere mi sono masturbato e poi, in mezzo alla valanga di richieste erotiche degli altri utenti, ho tentato di instaurare un dialogo serio con questa signora per capire i meccanismi che si celano dietro il business degli spogliarelli via etere. Per darmi un tono consono alla situazione ho utilizzato il nome di un celebre prestigiatore.

Le ho posto alcune domande in inglese e lei mi ha risposto in un buon italiano. In questa breve e innocente registrazione è possibile ascoltare uno stralcio delle risposte in italiano che ha dato alle mie domande anglofone. Mi ha detto che si mostra in webcam per denaro. Parole testuali: “Of course for money!”. Conosco solo una cinquantenne che potrebbe mostrarsi nuda per diletto ed è colei che mi ha generato. Scherzo mamma, nel caso tu legga queste righe non offenderti e ricordati sempre di comprarmi un po’ di liquirizia. Mentre gli altri utenti anonimi chiedevano a questa simpatica signora posizioni degne di una versione apocrifa del Kamastura, io le ponevo interrogativi esistenziali e ammiravo la sua capacità di rispondere in quattro lingue a tutti gli utenti della sua stanza virtuale. Possibile che una donna di una certa età, ironica e colta sia costretta a fare due lavori per campare e che uno di questi consista nell’intrattenere persone che lambiscono i confini della gerontofilia? È una domanda retorica e la risposta è affermativa.

Chi pensa di conoscermi sa che non sono un maschilista. Mi masturbo ironicamente per appagare un bisogno fisiologico e non ho problemi a protrarre la mia verginità a oltranza. Non mi piacciono le ragazze che si fanno trattare come oggetti e io stesso aborro l’idea di limitare il mio rapporto con una ragazza a una semplice chiavata. Ho espresso questi concetti molte volte e non perdo mai l’occasione di sottolinearli per evitare che qualcuno mi additi come un ventiduenne perverso e sociopatico. Beh, forse sono affetto da una lieve forma di sociopatia che mi porta a scrivere cose simili alle sette e mezzo di mattina invece di farmi condividere le lenzuola con una persona importante e complice.

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12
dic

Nel ventre di un’altra notte

Inviato martedì 12 dicembre 2006 alle 04:31 da Francesco

Mi trovo nel ventre di un’altra notte senza sonno. I miei desideri hanno assunto un’identità segreta e si sono dati alla fuga, ma non ho paura perché so che presto ritroverò quei fuggiaschi bastardi. Una delle mie riflessioni cupe riavvolge una bobina macabra mentre le tre teste di un gatto anomalo mi sbeffeggiano all’unisono. Ho le idee confuse e le mani un po’ fredde. Ho voglia di sborrare sopra le incertezze transitorie di questi giorni malevoli e per ispirare la mia masturbazione osservo con lascivia l’erotismo distaccato di un’immagine digitale che ritrae una modella sconosciuta. Mi piacerebbe stampare le immagini pornografiche a cui sono più affezionato per invitarle a cena e ringraziarle per tutti i momenti felici che mi hanno regalato. La mia sessualità è un regno autarchico che nasconde alcuni segreti della mia personalità. Nel mio stomaco giace un cofanetto nel quale, prima della mia nascita, sono stati riposti dei papiri che custodiscono le spiegazioni di alcuni parti del mio carattere e una stronza speciale, che forse non ho ancora conosciuto, porta al collo la chiave per aprirlo. Non ho battaglie epiche da combattere e non vivo in funzione del mito dell’immortalità. Non ho impegni urgenti, non ci sono telefonate perse sul mio cellulare e non occupo abusivamente i pensieri di qualche pin-up. I miei ormoni indossano squallide magliette rosse sulle quali campeggia la faccia stilizzata di Che Guevara e inneggiano alla rivoluzione per spodestare la mia mano sinistra dal trono della mia sessualità, ma le loro pulsioni adolescenziali hanno poco efficacia e, tra una manganellata e l’altra, ricordo a questi sanculotti organici che la mia mano sinistra abdicherà solo in favore dell’amore.

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