Quando fuori piove e sono costretto a rimanere da solo nel tepore casalingo, visito eBay e trascorro dozzine di minuti a leggere le imprecazioni degli utenti truffati. Molti raggiri sono made in China, ma ho notato che anche gli italiani si adoperano per tenere alto il cattivo nome del tricolore. Penso che non sia simpatico sollazzarsi con le disgrazie altrui, ma di fronte a certe vicissitudini non posso fare a meno di ridere sguaiatamente. Forse un internauta prima di iscriversi a eBay dovrebbe iscriversi a giurisprudenza. Ho fatto qualche acquisto sul sito di aste succitato e, tranne una volta, non ho mai incontrato grossi problemi. Che bello il boom di Internet. Ognuno ha il suo spazio e le sue icone del cazzo tutte colorate. Ogni volta che penso a tutto il tempo che ho trascorso online provo un retrogusto amaro. Mi sono connesso per la prima volta circa nove anni fa e non mi immaginavo che in meno di due lustri il TCP/IP sarebbe diventato un protocollo esistenziale per alcuni esseri umani. Ricordo gli inutili allarmismi per il Millenium Bug e l’ignoranza di chi stigmatizzava Internet perché credeva che qualche 486 collegato al nodo di Ascoli Piceno potesse veicolare Satana! Credo che Internet abbia dato un senso all’esistenza di alcune persone e in particolare mi riferisco a quei fanatici che ogni giorno stappano lattine di Fanta per festeggiare l’aggiornamento del kernel del loro sistema operativo preferito e poi si spostano come gitani tra Usenet e vari forum per sostenere la propria fede a codice aperto. Ho scritto queste righe per farmi una risata da ex nerd e non ce l’ho affatto con chi ha trovato il nirvana tra i pacchetti dell’installazione personalizzata di Debian.
Qualche giorno fa, dalle mie parti, è stato fatto un blitz antidroga nel quale sono state coinvolte alcune persone che conosco di vista. L’operazione dei carabinieri è stata chiamata “Woodstock” e mi chiedo se durante i sette mesi di indagine i militari abbiano ascoltato Janis Joplin e Joe Cocker. Mi ha sempre fatto ridere la figura del pusher di provincia che si illude di trasformarsi in Re Mida con l’aiuto di un po’ di alchimia stupefacente. Ragazzini tanto boriosi quanto stupidi puntano a vivere la metà di Albert Hoffman. Mi fa piacere che qualche spacciatore della domenica sia finito in carcere. A questo link è possibile sapere qualcosa in più riguardo all’operazione “Woodstock”. Comprendo i bambini del terzo mondo che sniffano la colla per placare la fame, ma non posso fare a meno di deridere chi giustifica l’uso di droga con la noia o con il malessere esistenziale. Provo una forte avversione nei confronti di tutti gli stupefacenti, compresi quelli che fanno tanto bene alle casse dello Stato. I pezzi di merda che acquistano droga spesso finanziano la criminalità organizzata e talvolta finiscono per gravare sul bilancio della sanità. Sono un garantista e credo che ognuno abbia il diritto di farsi del male, ma le tossicodipendenze rappresentano un bel costo sociale. Un po’ di tempo fa credevo che per combattere il mercato della droga che finanzia la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia, occorresse un mercato della droga parallelo gestito dallo Stato, ma poi ho realizzato che sarebbe inutile a causa dei legami tra criminalità organizzata e politica. Le mie affermazioni sono parzialmente qualunquiste e mostrano un po’ di saccenteria. Penso che determinate realtà non si possano conoscere dall’esterno ed è per questo che considero futili tutte le parole che ho disseminato finora. Per il titolo di questo breve scritto ho preso in prestito il nome di un vecchio film italiano che ogni bravo eroinomane dovrebbe conoscere.
Qualche giorno fa ho letto un breve articolo sulla relazione tra stato d’animo e abilità cognitive. A seguito di alcuni esperimenti di neuroscienza certi cervelloni statunitensi hanno affermato che per avere la migliore prestazione mentale e la più efficiente attività cerebrale, occorre un connubio tra il proprio stato d’animo e il compito che ci si appresta a svolgere. Durante gli esperimenti che hanno portato a questa conclusione è stata registrata l’attività cerebrale di alcune persone alle quali sono stati mostrati dei video emozionanti. I risultati di questo studio hanno dimostrato che un’ansia moderata può davvero incrementare la prestazione di alcuni compiti, ma può complicare l’adempimento di altri. La stessa affermazione vale per uno stato d’animo piacevole. Questi dati confutano quell’idea diffusa secondo la quale uno stato d’animo negativo è sempre dannoso per la cognizione e (di)mostra che le attività e le prestazioni cerebrali sono il prodotto di una partecipazione in parti uguali degli stati emozionali e delle cognizioni. Mi è piaciuta molto una frase di Jeremy Gray: “I nostri risultati indicano che l’emozione non è un cittadino di seconda classe nel mondo del cervello”. Un’affermazione di Todd Braver mi ha fatto riflettere: “Crediamo che questo primo studio mostri le regioni del cervello che mediano le interazioni tra gli stati emozionali e le cognizioni”. Se una persona fosse in grado di comprendere ed equilibrare l’influenza delle sue emozioni su ogni attività quotidiana disporrebbe di un’arma in più per aumentare la qualità della propria vita. Su http://nootropics.com/mood/ si trova l’articolo in inglese con qualche dettaglio in più.
Sono un fan della DEA, ovvero l’ente statunitense che lotta contro la droga. Spesso visito il sito ufficiale e mi diverto a guardare le schede dei fuggitivi. Manuel Felipe Salazar-Espinosa, soprannominato “Hoover”, è stato estradato recentemente dalla Colombia ed è finito nelle mani della DEA a causa del suo traffico internazionale di droga il cui valore è stato quantificato in più di cento milioni di dollari. Tra i fuggitivi figurano per lo più persone ispaniche e questo particolare mi ha colpito un po’ perché ho sempre creduto che il legame tra una parte della comunità ispanica e il traffico di droga fosse solo un luogo comune enfatizzato dai film, dai libri e dai videogiochi. Mi ha colpito la storia di Richard Fass, un agente speciale della DEA che è stato ucciso mentre agiva sotto copertura per acquistare una grande quantità di droga con cui incastrare i trafficanti di turno. Vasquez-Mendoza, coinvolto nella morte dell’agente Fass, è stato arrestato a luglio dalle autorità messicane e trascorrerà il resto della sua vita (o buona parte di esso) in una prigione statunitense. Per me Marysol Zapata è la femme fatale più avvenente tra quelle esposte dalla DEA e le conferisco lo scettro di reginetta dei narcotici. Mi piacerebbe smantellare un traffico di droga da solo. No, non sono un cittadino modello, ho semplicemente visto troppe puntate di Miami Vice (e non vedo l’ora di guardare nuovamente le repliche di tutte le stagioni).
Kofi Annan ha chiesto una condanna durissima per la strage di Cana. Tra una sega e un Estathé ho provato a immaginare i provvedimenti che le Nazioni Uniti prenderanno nei confronti dei bombaroli israeliani capeggiati da Ehud Olmert.

Ieri notte “Fuori Orario” ha trasmesso “Elephant”, un film del 2003 che ripercorre con riprese asettiche la strage del liceo di Columbine. Durante la mattina del 20 aprile del 1999 due ragazzi statunitensi sono entrati nella loro scuola con delle armi e dell’esplosivo: hanno ucciso dodici persone, ne hanno ferite più di venti e prima di suicidarsi hanno sparato contro la polizia. Mi hanno esaltato le scene nelle quali avviene la ricostruzione dei due ragazzi armati che camminano per i corridoi del loro liceo e fanno fuoco contro gli studenti e i docenti che fino a qualche ora prima erano i loro compagni e i loro insegnanti. Mi rendo perfettamente conto di come il disagio e la frustrazione possano portare a gesti efferati come questo. Durante i primi anni delle superiori anch’io ho covato un forte rancore nei confronti del sistema scolastico e ho immaginato più volte di entrare in classe e gambizzare qualche professore arrogante. Non avrei mai avuto le palle per farlo veramente e ne sono contento, ma credo che il solo pensiero di un atto simile sia già molto aberrante. Ultimamente è uscito un gioco di ruolo gratuito sulla strage di Columbine e ovviamente non sono mancate le critiche. Quella qua sotto è una famosa immagine ricavata da una telecamera a circuito chiuso che mostra i due autori della strage.

Navigando nel mare di merda del web mi sono imbattuto in alcuni siti, o parti di essi, che ho deciso di annotare su queste pagine. Il primo link mostra alcune opere realizzate da un uomo in grado di disegnare sulla polvere che di tanto in tanto avvolge le automobili. I risultati sono stupefacenti e trovo che sia incredibile l’accuratezza con la quale sono stati realizzati certi disegni polverosi. Il secondo link è più terra terra, ma penso che anch’esso mostri una piccola forma d’arte: si tratta di una guida che illustra i passaggi necessari per creare un’eccellente arma da fuoco con i Tampax. Dalla homepage si possono notare altre creazioni realizzate con gli assorbenti. Sono incappato anche in Dumpster World, ovvero un forum nel quale si ritrovano persone con la passione per la ricerca di oggetti utili in mezzo ai rifiuti. Nelle varie discussioni gli utenti condividono i consigli, i trucchi e i ritrovamenti legati a questo hobby bizzarro e maleodorante. Leggendo alcuni messaggi del forum suddetto mi sono accorto di quanta roba utile si possa trovare tra l’immondizia. Infine annoto http://www.sub-urban.com e http://www.urbanex.kilovolt.co.uk, due siti in correlazione con l’argomento di questo post che ho pubblicato due settimane fa. Il web è in perenne mutamento e probabilmente tra qualche anno, o addirrittura tra qualche mese, questi collegamenti non saranno più funzionanti. Merde, c’est la vie.
Repubblica.it ha invitato i suoi lettori a raccontare il primo ricordo della loro vita e io non mi sono sottratto a questa simpatica iniziativa con cui ieri sera sono riuscito a ingannare un po’ di tempo. Ho deciso di annotare anche su queste pagine virtuali il racconto del mio primo ricordo che si trova già in questa pagina al numero 384. “Non ho idea di quale sia il primo ricordo della mia vita, ma sul fondo delle mie memorie intravedo una reminiscenza un po’ oscura legata alla presa di coscienza della finitezza dell’uomo. Avevo cinque anni: mi ricordo le scenografie rudimentali delle trasmissioni televisive, la grande macchia sulla testa di Gorbaciov, certe merendine ormai scomparse dai peggiori scaffali dei discount di provincia e, in particolare, ricordo i primi timori legati alla morte. Ogni tanto osservavo mia madre e pensavo al giorno in cui avrei indossato una cravatta e un completo nero per regalarle un ultimo crisantemo; tutto questo mi spaventava e iniettava inquietudine e malessere nel primo lustro della mia vita. L’ansia del futuro e l’ombra della morte impregnavano di lacrime le mie notti e la consolazione religiosa propinata dagli adulti non riusciva ad attenuare le mie paure. Ricordo le mie manine sul cuscino, la mia testa sulle manine e un groppo alla gola che puntualmente premeva sul mio fragile Io”.
Quando ero piccolo entravo spesso nelle case diroccate, quei luoghi un tempo abitati esercitavano una forte attrazione sulla mia fantasia infantile; mi piaceva immaginare i volti delle persone che avevano vissuto nei posti che visitavo di nascosto. Tavolini polverosi, intonaco sul pavimento, cornici rotte, libri illeggibili, forchette arrugginite e crepe pericolose. Su alcuni siti web è possibile guardare del materiale fotografico che riguarda luoghi domestici e lavorativi completamente abbandonati. Ho una visione un po’ contraddittoria della fatiscenza: essa per me è un ricordo malinconico che non provoca tristezza. Forse un giorno la mia casa sarà sommersa dalle acque, oppure diventerà la meta occasionale della curiosità di ragazzini che devono ancora nascere. Credo che non basti un bulldozer o una carica di esplosivo per annientare il contenuto mnemonico di una costruzione eretta per uso abitativo. Vorrei mettere una mano sulla parete della mia stanza, chiudere gli occhi e osservare tutte le persone che si sono avvicendate nel tempo all’interno della mia casa. http://www.urbanized.us è un sito web minimalista che mi ha colpito molto grazie alla sua raccolta fotografica di abbandono architettonico. Anche http://www.urbexforum.com offre molte immagini dello stesso tipo.
È possibile essere coscienti durante la propria attività onirica. Questo incipit sembra un controsenso, ma non lo è. Anch’io, come molte altre persone, ho avuto esperienze casuali di lucid dreaming, ovvero sono stato cosciente durante alcuni dei miei sogni. Ci sono tecniche particolari per aumentare le probabilità di essere coscienti durante la fase REM, ma finora non le ho mai provate. Su Wikipedia sono presenti degli articoli in italiano e in inglese che, a mio avviso, descrivono esaurientemente il fenomeno del sogno lucido. Penso che sia stupefacente la capacità di essere coscienti durante uno stato d’incoscienza. Non ricordo molto dei miei sogni lucidi poiché sono stati pochi e abbastanza brevi, tuttavia conservo una piacevole sensazione di leggerezza che credo derivi dal ricordo entusiasmante della capacità di muoversi nell’ambiente onirico. La scrittura di queste righe sul sogno lucido mi ha riportato alla mente alcune cose che lessi tempo fa al riguardo dell’OBE (out of body experience), ovvero l’esperienza extracorporea. Durante l’esperienza di premorte, la NDE (near death experience), alcune persone hanno affermato di essere uscite dal proprio corpo fisico e di averlo osservato da una prospettiva extracorporea. In base a queste affermazioni è possibile ipotizzare che esista un corpo etereo scindibile dal corpo fisico: mi affascina questa ipotesi, ma non ci credo. Rifiuto le connotazioni religiose che vengono date a questi eventi, ma ne apprezzo il lato ludico.

