31
ott

Guardie e ladri

Inviato martedì 31 ottobre 2006 alle 15:07 da Francesco

Ultimamente i corpi partenopei grondano più sangue del solito e provocano emorragie profonde negli organi di stampa. Bang e un altro nome si avvia nel dimenticatoio della cronaca nera. L’ondata di violenza di questi giorni mi ricorda quel genere cinematografico cosiddetto “poliziottesco” che ha avuto il suo momento di gloria negli anni settanta e la pioggia di piombo che è caduta recentemente sul napoletano mi ha invogliato a guardare alcuni film del genere succitato. Un po’ di tempo fa ho rivisto “Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare” e mi è piaciuto moltissimo nonostante fosse la quarta volta che assistevo all’ottima recitazione di Tomas Milian e al doppiaggio impeccabile di Ferruccio Amendola. Ho sempre nutrito una forte attrazione nei confronti della criminalità romanzata dal cinema, ma non ho mai pensato di emulare le gesta di Vallanzasca. Vorrei usufruire del ponte ologrammi dell’Enterprise per simulare una rapina e sentire cosa si prova a puntare un’arma contro i propri simili. Non covo desideri di sopraffazione, ma solo una forte curiosità verso le meccaniche interiori che portano l’uomo a camminare lungo sentieri noir. Non sono così ingenuo come credo e mi rendo conto che la mia attenzione per il mondo del crimine occupa temporaneamente delle parti della mia personalità che sono deputate ad accogliere altri interessi.

Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare

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29
ott

I Guerrieri della Palude Silenziosa

Inviato domenica 29 ottobre 2006 alle 14:40 da Francesco

Ieri sera ho visto questo film del 1981 e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Durante un’operazione di addestramento un’unità della Guardia Nazionale della Louisiana si perde nelle paludi e finisce per imbattersi in un gruppo di cacciatori cajun con i quali ingaggia una lotta per la sopravvivenza. Ci sono parecchie scene colme di tensione e di dialoghi molto aspri. Ritengo che durante il susseguirsi dei minuti venga definito ottimamente il profilo psicologico di ogni personaggio e credo che la mancanza di un vero protagonista sia uno dei punti di forza del film. I soldati dispongono di pochissime pallottole vere, infatti i loro fucili sono caricati a salve per via dell’esercitazione che avrebbero dovuto sostenere e credo che questa particolarità possa dare adito a una chiave di lettura antimilitaristica, anche se non escludo che possa trattarsi di una “semplice” scelta stilistica. Trovo che la fotografia contribuisca molto a creare un’atmosfera claustrofobica e allo stesso tempo agorafobica. A mio avviso la suspense è calibrata perfettamente e credo che questo permetta al film, il cui titolo originale è “Southern Comfort”, di non risultare pesante né dispersivo per tutta la sua durata. Un’ultima cosa: non sono un cinefilo e all’inizio della visione sono rimasto un po’ sorpreso perché non mi aspettavo che un film dei primi anni ottanta potesse avere una fattura tecnica così pulita.

I Guerrieri della Palude Silenziosa

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19
set

I Figli della Violenza

Inviato martedì 19 settembre 2006 alle 15:29 da Francesco

Questo film in bianco e nero del 1950, ambientato a Città del Messico, narra le vicende di alcuni ragazzi di strada. Non è un film ottimista, come precisa una voce fuori campo all’inizio. Le prime sequenze mettono l’accento sopra il degrado sociale e sul folclore della società messicana. Lo sfondo sul quale si svolge la storia è formato da strade sporche, zone rurali e case fatiscenti dove gli abusi e l’indifferenza si attestano con facilità. I protagonisti sono Pedro e Jaibo: il primo è un ragazzino nato da uno stupro e il secondo è un ragazzo alto ed esile abituato a fare il capogruppo. Tutto ha inizio quando Jaibo fugge dal riformatorio e decide di vendicarsi di un ragazzo di nome Julian con l’aiuto del piccolo Pedro. Jaibo consuma la sua vendetta con ferocia, ma finisce per uccidere involontariamente Julian. L’omicidio preterintenzionale dà il via a una lunga spirale di eventi negativi che accompagnano Pedro. Durante questo vortice di eventi tragici compaiono più volte personaggi marginali che a mio avviso hanno una forte caratterizzazione. Il film mi è piaciuto a fasi alterne, ma non escludo che qualche lacuna interpretativa abbia condizionato le mie impressioni su questa opera di Luis Buñuel. Come al solito non rivelo il finale perché non voglio rovinare la visione di un eventuale internauta che arrivi su queste pagine tramite un motore di ricerca.

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9
set

Un Sogno Per Domani

Inviato sabato 9 settembre 2006 alle 07:59 da Francesco

Qualche ora fa ho visto questo bel film del 2000. Il protagonista è un bambino di nome Trevor, un alunno di seconda media che elabora un’idea solidale a seguito di un compito assegnato dal suo insegnante. Trevor pensa che sia possibile cambiare il mondo a patto che ognuno faccia tre buone azioni per qualcuno e che questo qualcuno a sua volta ne faccia altre tre per qualcun altro. Le difficoltà di questo progetto utopistico emergono spesso e lasciano spazio a scene drammatiche di degrado. Nel film ci sono altre due figure importanti: Arlene, la madre di Trevor, con problemi di alcol, e Eugene, un insegnante delle medie che porta su di sé le ustioni provocate dalla violenza del padre. Ci sono molti personaggi che orbitano attorno all’iniziativa del piccolo protagonista e tra essi figura anche un giornalista che indaga sull’origine della catena creata da Trevor. All’inizio della visione ho temuto che il film fosse pieno di buonismo, ma per fortuna non è stato così. Il filnale mi ha sorpreso positivamente e non mi aspettavo affatto una conclusione simile. Credo che “Pay It Forward” abbia il pregio di trattare l’ingenuità di un bambino senza cadere nella banalità. L’unica cosa che mi ha lasciato un po’ perplesso è il cameo di Bon Jovi. Mi è piaciuta molto l’interpretazione di Helen Hunt (la madre di Trevor) che ho già apprezzato in “Mad About You”, un telefilm leggero di alcuni anni fa.

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28
ago

The documentary

Inviato lunedì 28 agosto 2006 alle 15:30 da Francesco

In questi ultimi giorni le mie orecchie sono state intrattenute da Same Cooke, Otis Redding, Michael McDonald, The Drifters, Pete Rock e da alcuni pezzi doo-wop, in particolare “I’m So Young” dei Students. Qualche notte fa ho visto “Welfare”, un documentario agrodolce in bianco e nero del 1975 sul sistema di assistenza e previdenza sociale statunitense. Il film mette in evidenza le contraddizioni del welfare state e documenta la disillusione degli indigenti, le parole irrazionali di persone affette da problemi psichici, la frustrazione delle istituzioni e di chi alle istituzioni si rivolge, il caos degli uffici e le traversie burocratiche. “Welfare” è un film di Frederick Wiseman, già regista di un documentario analogo, ovvero “Near Death”, anch’esso trasmesso da Fuori Orario all’inizio di agosto e di cui ho accennato qualcosa in passato. Non mi intendo di regia, ma al mio gusto naif sono piaciute le inquadrature asettiche di Wiseman. Ho alcune pellicole che mi attendono, ma in questo periodo mi limito a guardare le puntate delle ultime tre stagioni di South Park. Ho scoperto di apprezzare i documentari incentrati sulle problematiche sociali e penso che inizierò a cercarne di nuovi. Per adesso ho visto “Near Death” e “Welfare” di Wiseman, “Super Size Me” di Morgan Spurlock, “Bowling For Columbine” di Michael Moore e “Anam Il Senzanome” (l’ultima intervista a Tiziano Terzani) di Mario Zanot.

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1
ago

Tokyo Fist

Inviato martedì 1 agosto 2006 alle 19:52 da Francesco

Oggi ho visto di nuovo “Tokyo Fist” in lingua originale e con i sottotitoli in italiano, e sono riuscito a comprenderlo un po’ di più. I protagonisti di questa storia sono Tsuda e Kojima, due vecchi compagni di scuola che si ritrovano per caso. Tsuda è fidanzato con Hizuru, la terza protagonista del film. Kojima è un pugile e vuole strappare l’indifferenza che si trova sul volto del suo vecchio compagno di scuola. L’indifferenza a cui si riferisce Kojima è legata a un evento accaduto alcuni anni prima che egli incontrasse di nuovo Tsuda. Una notte alcuni ragazzi infastidirono una ragazza e la uccisero involontariamente: da quel giorno Kojima e Tsuda (che non aveva assistito ai fatti) decisero di imparare a combattere per uccidere gli assassini, ma con il tempo Tsuda abbandonò questa causa e trovò un impiego. Hizuru tradirà Tsuda con Kojima, inizierà a decorare il suo corpo con piercing e tatuaggi e diventerà il motivo di contesa tra i due protagonisti. Ho trovato le riprese molto claustrofobiche e perfette per la virulenza che viene rappresentata in “Tokyo Fist”. Il dualismo tra Kojima e Tsuda porterà quest’ultimo a frequentare la stessa palestra del primo. Per me alcuni passaggi di questa pellicola sono ancora criptici e penso che mi occorrerà ancora del tempo per comprenderli. Il film è pieno di sangue che zampilla e di momenti cruenti che si diramano lungo uno scenario urbano angusto. Sono frequenti le sequenze aggressive e gli attimi di silenzio. Per me “Tokyo Fist” è uno stupendo groppo alla gola che dura quasi novanta minuti.

Tokyo Fist

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1
ago

Riepilogo cinematografico

Inviato martedì 1 agosto 2006 alle 14:24 da Francesco

Ho deciso di annotare i film che ho (ri)visto e apprezzato negli ultimi mesi per farmi un’idea più precisa dei miei gusti. Ho visto più volte “L’Impero del Sole” e “The Breakfast Club”, perciò ritengo che queste due pellicole siano le mie preferite. Mi sento obbligato a citare anche “Hong Kong Express” con il quale mi sono ripromesso più volte di sezionare il cinema orientale. Ieri notte ho visto “Tokyo Fist”, ma lo riguarderò tra pochi minuti perché sento il bisogno di una seconda visione per interiorizzarlo.

  • A Better Tomorrow
  • Amores Perros
  • Barfly
  • Before Sunset
  • C’era Una Volta In America
  • Explorers
  • Hong Kong Express
  • In The Mood For Love
  • L’Impero del Sole
  • La Ville Est Tranquille
  • Prima dell’Alba
  • Salò o Le 120 Giornate di Sodoma
  • South Park – Il Film
  • The Breakfast Club
  • Una Storia Vera
  • Una Tomba per le Lucciole
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    30
    lug

    L’ultimo giorno di scuola

    Inviato domenica 30 luglio 2006 alle 14:11 da Francesco

    Ieri notte “Fuori Orario” ha trasmesso “Elephant”, un film del 2003 che ripercorre con riprese asettiche la strage del liceo di Columbine. Durante la mattina del 20 aprile del 1999 due ragazzi statunitensi sono entrati nella loro scuola con delle armi e dell’esplosivo: hanno ucciso dodici persone, ne hanno ferite più di venti e prima di suicidarsi hanno sparato contro la polizia. Mi hanno esaltato le scene nelle quali avviene la ricostruzione dei due ragazzi armati che camminano per i corridoi del loro liceo e fanno fuoco contro gli studenti e i docenti che fino a qualche ora prima erano i loro compagni e i loro insegnanti. Mi rendo perfettamente conto di come il disagio e la frustrazione possano portare a gesti efferati come questo. Durante i primi anni delle superiori anch’io ho covato un forte rancore nei confronti del sistema scolastico e ho immaginato più volte di entrare in classe e gambizzare qualche professore arrogante. Non avrei mai avuto le palle per farlo veramente e ne sono contento, ma credo che il solo pensiero di un atto simile sia già molto aberrante. Ultimamente è uscito un gioco di ruolo gratuito sulla strage di Columbine e ovviamente non sono mancate le critiche. Quella qua sotto è una famosa immagine ricavata da una telecamera a circuito chiuso che mostra i due autori della strage.

    La mensa del liceo di Columbine

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    17
    lug

    Prima Che Sia Notte

    Inviato lunedì 17 luglio 2006 alle 20:27 da Francesco

    Ieri ho visto “Prima Che Sia Notte”, un film biografico che ripercorre la vita dello scrittore cubano Reinaldo Arenas. Le vicende si svolgono in una Cuba molto diversa da quella idolatrata dai castristi di tutto il mondo, dove la rivoluzione di Fidel mostra le sue contraddizioni e la sua ferocia. Le prime inquadrature descrivono l’infanzia rurale di Arenas: “La mia fu un’infanzia di singolare splendore, nell’assoluta povertà, nell’assoluta libertà, fuori all’aperto, circondato da alberi, animali e persone a cui ero indifferente”. Torture, accuse infamanti e vessazioni di vario genere hanno accompagnato veramente buona parte delle vicissitudini cubane di Arenas e mi sembra che Julian Schnabel, il regista, non abbia edulcorato la realtà, infatti le scene di sesso e di violenza fanno più volte la loro comparsa, ma esse non sono mai fini a sé stesse. A volte il film è inframmezzato dalla voce fuori campo del protagonista che a mio avviso aiuta il ritmo della storia. Non mi è piaciuto molto il finale newyorkese, dove Arenas, apolide, esule e malato, trova la sua fine. Ho apprezzato molto questo breve passaggio: “La differenza tra prendere un calcio in culo a Cuba e prenderlo in America è che a Cuba ti devi inginocchiare e applaudire, mentre in America puoi urlare”. Credo che scorrano bene le due ore di questo compendio biografico e penso che non siano adatte agli amanti dell’omofobia né ai fautori del castrismo. Una nota: il titolo del film è stato preso in prestito dal libro autobiografico di Arenas.

    Prima Che Sia Notte
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    7
    lug

    Cielo d’Ottobre

    Inviato venerdì 7 luglio 2006 alle 17:32 da Francesco

    Ieri sera ho visto “Cielo d’Ottobre”, un film del 1999 ambientato negli anni cinquanta, durante l’inizio della conquista spaziale. Il protagonista del film è un ragazzo di nome Homer Hickam che si appassiona alla progettazione di razzi dopo l’annuncio del lancio dello Sputnik. Homer Hickam non è un personaggio di fantasia, infatti il film è basato su una storia vera raccontata in un libro dello stesso Hickman intitolato “Rocket Boys”. Assieme a Homer ci sono altri tre ragazzi che prendono parte alla costruzione dei primi razzi tra gli sberleffi dei compagni, l’opposizione dei genitori e le difficoltà di assemblaggio. I fatti si svolgono sullo sfondo cupo di Coalwood, un piccolo paese del West Virginia la cui economia è basata sulla miniera di carbone gestita dal padre di Homer. Durante i centocinquanta minuti del fllm compaiono più volte due figure antitetiche: quella del padre di Homer, il quale desidera che il figlio segua i suoi passi nella miniera, e quella dell’insegnante che sprona i suoi quattro alunni affiché partecipino al concorso di scienze che alla fine sottrarrà le loro vite al lavoro in miniera. Attorno alla passione del giovane Homer e dei suoi amici gravitano conflitti familiari, amori adolescenziali, equazioni e piccoli drammi di paese. Ho trovato un po’ di sana banalità in “October Sky”, ma credo che essa sia giustificata dato che il film non è altro che la trasposizione cinematografica di una vicenda accudata realmente. Una pellicola piacevole, coinvolgente, a tratti emozionante e senza momenti bassi: queste sono le mie impressioni.

    Cielo d'Ottobre - October Sky

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