6
Set

Qualche vinile da un vecchio amico

Pubblicato lunedì 6 Settembre 2021 alle 02:15 da Francesco

Ieri sera, dopo oltre un anno, ho rivisto il banchetto del mio amico Angelo al mercatino dell’antiquariato, un piccolo evento a cadenza mensile che è ricominciato anche dalle mie parti benché in misura ridotta. Sono anni che preferisco le chiacchiere con lui e il cosiddetto diggin’ nei suoi scaffali agli asettici acquisti online, inoltre ha dei buoni prezzi e un’ottima selezione di vinili per i miei gusti. Ero curioso di vedere cosa si fosse portato dietro dopo così tanto tempo, quali nuovi dischi avessero trovato spazio nella sua esposizione e poi volevo sapere come aveva affrontato la lunga chiusura di cui anche la sua attività itinerante è stata oggetto.
Abbiamo parlato per due ore degli argomenti più disparati con un’ironia caustica e tipicamente toscana mentre io scartabellavo le copertine e così alla fine, tra una battuta e l’altra, ho trovato ben tre dischi di mio gradimento, ovvero “Marching Out” e “Trilogy” di Yngwie Malmsteen e “Pilgrimage” dei Wishbone Ash! Mi piace tanto contemplare i vinili, ragionare a lungo sul loro eventuale acquisto, riporne uno e prenderne un altro solo per poi rimetterlo a posto e riprendere quello scartato prima in virtù di un’intuizione imprevedibile. Non ho dischi costosi perché la musica preferisco ascoltarla piuttosto che collezionarla in pregiate edizioni e quindi trovo giusto pagarla in misura accettabile per darle valore, ma se avessi la disponibilità economica probabilmente mi procurerei una raccolta strepitosa di vinili per unire i due intenti.
Io reputo Malmsteen un chitarrista imprescindibile e un personaggio divisivo, ma amo il cosiddetto shredding di cui lui è un paradigma. Purtroppo non ho mai avuto la fortuna di assistere a un suo concerto, però mi esalto sempre quando ascolto “Live In Leningrad“. Mi manca il primo album, “Rising Force” del 1984, per avere in vinile i dischi che prediligo della sua discografia e non mi ci vorrebbe nulla a comprarne una copia economica su Internet, magari su Discogs.com et similia da cui di tanto in tanto mi regalo qualcosa a prezzi popolari, ma aspetto di trovare un’occasione simile dal vivo per instillare un ricordo personale nella cosa in sé, ossia un valore ulteriore che non è monetizzabile.

Categorie: Immagini, Musica, Parole |

29
Ago

Inquietanti azioni a distanza

Pubblicato domenica 29 Agosto 2021 alle 17:26 da Francesco

Questo saggio divulgativo di George Musser mi ha attratto per la sua questione centrale, quella della località, un’astrazione scontata a livello macroscopico ma tutt’altro che ovvia nel mondo subatomico e a velocità relativistiche. Il testo si apre e indugia un po’ in un parziale riassunto della storia della fisica, un passaggio obbligatorio per una corretta introduzione al tema benché io abbia affrontato già altre volte preludi analoghi in scritti simili.
La località e la non-località implicano molteplici approcci allo spazio-tempo e difatti anche a quest’ultimo è riservato il giusto… spazio! Secondo me nel testo una delle suggestioni più importanti e feconde verte attorno alla diversa concezione dei buchi neri, rispettivamente dalla prospettiva della teoria della gravità e da quella dei quanti, le grandi protagoniste in cerca di una terza teoria che si presenti come loro unificatrice: per la prima l’ingresso in un buco nero è irreversibile, la seconda invece ne contempla l’irreversibilità. Inoltre, allo stato attuale, in virtù del fatto che la velocità e la posizione di una particella non sono indipendenti l’una dall’altra, le teorie anzidette vìolano il principio di località qualora si provi a combinarle, giacché così una particella può essere al contempo in due punti diversi o essa può trovarsi in punto e la sua energia in un altro.
Nella seconda metà del libro vi è l’esposizione di plurime ipotesi che hanno come paradigma d’elezione proprio i buchi neri e la possibile rivisitazione dell’idea di spazio-tempo, ma qua e là vi sono anche brevissimi sussulti in punta di filosofia, come quando, tramite una citazione del primo Novcento di Mach, Musser suggerisce come l’uomo debba le sue rappresentazioni temporali alla mutUa dipendenza delle cose.
Si è trattato del mio ultimo saggio con questo tipo di taglio “potabile”, difatti, come mi ero riproposto un po’ di tempo fa, ho cominciato a colmare le mie lacune matematiche nella speranza che un domani io possa avere i mezzi per affrontare un testo più tecnico su tali argomenti. Anche in ragione di questo modus operandi, e con lo scopo di dare varietà al mio (lento) studio da autodidatta, ho reintrodotto delle letture umanistiche al vaglio dei miei investimenti di tempo.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

25
Ago

Il vizio di votare

Pubblicato mercoledì 25 Agosto 2021 alle 16:08 da Francesco

Si avvicina la sagra elettorale con ricchi appalti e cotillons, animatori e talora ballottaggi di gruppo: il dado è tratto ed è finito nel brodo. Statisti in erba da ambo le parti prospettano rivoluzioni copernicane, ma a me interessano molto i giardini pensili che sorgeranno a seguito della loro palingenetica elezione: tanta voglia di Babilonia.Personaggi di grande levatura corrono sulle orme di Solone, convinti delle proprie convinzioni in ragione degli stessi pleonasmi e tautologie per cui l’acqua è bagnata, forti del grande merito di essere simpaticissimi, inseriti nel tessuto necrotico sociale e, soprattutto, assidui banditori di aperitivi et apericene.
Talora reduci da una potestà genitoriale fallimentare o da una stagione a Candy Crush inferiore alle attese, avranno modo di entrare nell’humus politico per risorgere a nuova vita e irradiare la res publica. Costoro mi appaiono sotto forma di post sponsorizzati su Facebook che io, qualunquista d’accatto, blocco sempre illico et immediate insieme ai loro autori, e ciò a prescindere dalla squadra di calcetto politico a cui fanno capo. Me misero! Me tapino!
Forse se avessi meno pudore persino io potrei candidarmi, d’altro canto non ho né arte né parte e mi mancano competenze specifiche benché abbia sempre cura di abbassare la tavoletta dopo ogni pisciata. Non so cosa sia la democrazia, è un’astrazione di cui non colgo la quintessenza; d’acchito mi ricorda molto la Corrida della buonanima di Corrado, ma forse a un’analisi più accurata, almeno nella sua concezione moderna, essa può essere definita come l’incontro dello Hobbes con le giovani marmotte.
Non so quale sia l’alternativa e neanche confido nella sua esistenza, tuttavia vedo una buona candidata (questa sì) nella quinta fase del lutto, ossia l’accettazione.

Categorie: Immagini, Parole |

9
Ago

Interstellar

Pubblicato lunedì 9 Agosto 2021 alle 00:56 da Francesco

Quasi mai guardo un film al momento della sua uscita e anche per Interstellar di Christopher Nolan ho atteso oltre sei anni. Dopo averlo visto, e prima di scriverne le mie impressioni, ho provato a leggere qualche recensione per capire altri punti di vista che potessero allargare il mio, tuttavia non ho trovato un commento all’opera che mi abbia agevolato in questo senso.
Per me Interstellar è un capolavoro e l’ho apprezzato sotto molteplici aspetti: fotografia, sceneggiatura, colonna sonora, recitazione. Era da molto tempo che una pellicola non mi coinvolgeva così tanto benché all’inizio io abbia esperito delle incipienti perplessità per qualche buco nella trama, ma esse sono svanite nel prosieguo della storia. Non posso pretendere che in poco più di due ore la coerenza e il dettaglio narrativo siano profondi come in una serie televisiva dai plurimi episodi.
Alcune inquadrature mi hanno fatto pensare all’imprescindibile capolavoro di Kubrick, quel 2001: Odissea nello spazio di cui lo stesso Christopher Nolan ha ammesso l’inevitabile influenza, ma ciò che io ravviso in entrambe le opere, e con la seconda debitrice alla prima solo per un fattore cronologico, è una sorta di tensione spirituale e gnoseologica, come se fosse una radiazione di fondo, per impiegare un termine adatto alla tematica. Forse meno criptico e cervellotico, il finale di Interstellar mi ha colpito più delle ultime scene girate da Kubrick.
Siccome provo una profonda fascinazione per l’universo (ma sono di parte perché… gli appartengo), mi è piaciuto molto l’espediente del wormhole (fenomeno ammesso in via teorica) e lo sfruttamento della relatività einsteiniana per creare l’angosciosa sensazione del tempo perduto, la quale secondo me raggiunge il climax quando il protagonista incontra di nuovo la figlia ormai molto più anziana di lui. Da umile spettatore, privo di competenze per recensire alcunché, non posso che inchinarmi alle sensazioni viscerali di cui l’esposizione a un’opera mi rende il modesto interprete, perciò considero Interstellar una pietra miliare e non provo a divagarci sopra più del dovuto.

Categorie: Immagini, Parole |

8
Ago

Una garetta al crepuscolo amiatino

Pubblicato domenica 8 Agosto 2021 alle 23:39 da Francesco

Oltre che su strada, continuo a correre sulla sottile linea che separa Lino Banfi da Che Guevara. Il suono della rivoluzione passa dalle orecchiette. Ieri ho corso una piccola gara a Castel Del Piano e l’ho chiusa al quarto posto con un approccio tattico: il podio era fuori dalla mia portata così come il nous anassagoreo lo è dalla mia comprensione. Per la prima volta ho dovuto rimediare il salvacondotto verde, perciò mi sono fatto mettere un tampone nel naso (a mio avviso sempre meglio di altro, altrove) e poi ho interagito con un sito governativo che è stato chiaramente programmato con FrontPage. Ovviamente parteciperò a meno gare del previsto, giacché l’esborso di quindici euro per volta mi sembra un obolo assonante con gabola.
Non sento minata la mia libertà, anche perché la forma più autentica di quest’ultima la considero espressa dall’incoraggiante ottimismo di Emil Cioran:

“Mi piacerebbe essere libero, perdutamente libero. Libero come un nato morto”


Categorie: Correre, Immagini, Parole |

27
Giu

La fisica dei perplessi di Jim Al-Khalili

Pubblicato domenica 27 Giugno 2021 alle 13:03 da Francesco

La lettura de “La fisica dei perplessi” di Jim Al-Khalili mi ha fatto capire che i volumi di semplice divulgazione non riescono più ad avvincermi come solevano fare, ma l’approfondimento della meccanica quantistica nei suoi formalismi richiede delle basi matematiche che al momento non possiedo. Purtroppo i testi accessibili tendono inevitabilmente a ripetersi: la storia della fisica classica, i pionieri del primo Novecento, l’esperimento della doppia fenditura, il concetto di funzione d’onda e quello del suo collasso, il principio di esclusione di Pauli, l’interpretazione di Copenaghen, la cantonata di Einstein sulle implicazioni della meccanica quantistica in concorso con Podolski e Rosen, i concetti di non località e decoerenza, gli stati di sovrapposizione, le quattro forze e, ovviamente, l’astrazione più pop di tutta la fisica, ossia quella del gatto di Schrödinger. Tutte cose che ho letto molteplici volte in saggi piuttosto chiari, piacevoli e simili tra loro, ma di cui comincio ad avvertire le inevitabili semplificazioni. Il testo di Al-Khalili è ottimo, ironico e dettagliato per quanto lo può essere un volume del genere, ma per me non contiene nulla che non abbia già incontrato e soppesato in letture analoghe. Ho comunque preso appunti amanuensi in doppia copia benché il senso di déjà-vu sia stato costante: si tratta di una buona abitudine che non voglio abbandonare. Ho ancora un libro divulgativo di George Musser da leggere, ma quando l’avrò completato eviterò scritti con questo tipo di approccio, perlomeno su tali argomenti.
O mi metterò d’impegno a colmare le mie lacune matematiche, per un primo avvicinamento alla fisica classica da cui poi tentare, a tempo debito, di capire matematicamente almeno qualche concetto di meccanica quantistica, o rivolgerò il mio interesse ad altri campi dello scibile umano. La mia capacità di apprendimento ha chiari limiti, ma siccome cerco una conoscenza fine a se stessa non ho ansie da prestazione. In ogni caso sul punto di morte (e forse anche prima, magari a fronte di una patologia neurodegenerativa) dovrò abbandonare tutte le nozioni incamerate. Fico.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

23
Giu

Matteo Mancuso Trio a Terni

Pubblicato mercoledì 23 Giugno 2021 alle 12:42 da Francesco

Se ne avessi la possibilità vivrei tra la Nuova Caledonia e il Giappone, ma finché risiedo in Italia, la quale lotta con il Ruanda nell’indice di percezione della corruzione, cerco di trarne il meglio. È in ragione di questo pragmatismo che ieri sera mi sono recato a Terni per vedere uno dei primi concerti del nuovo trio di Matteo Mancuso, un giovane chitarrista che ha già rivoluzionato l’approccio allo strumento e di cui attualmente non so se esista un parigrado nel resto del mondo. Lo seguo da vari anni, da quando caricava sul suo canale YouTube le cover di pezzi complicatissimi e faceva sembrare tutto facile. Per scattare quest’immagine ho dovuto levare un vecchio biglietto da una cornice economica dell’IKEA, un’incombenza di cui non mi sarei mai fatto carico se non l’avessi ritenuto doveroso.
Oltre ad alcuni suoi inediti (mi è piaciuto molto “Drop D”, un pezzo dal titolo provvisorio), questi tre fenomeni hanno suonato Jeff Beck, Weather Report, Wayne Shorter e soprattutto “Fred” di Allan Holdsworth, del quale Mancuso ha ricordato l’importanza e la recente scomparsa in sordina (io lo vidi nel 2007). Ecco, ieri sera, davanti a quel trio poco più che efebico, mi sono reso conto che per la fusion (e non solo) si sta aprendo un nuovo capito, un salto di qualità. Anni fa pensavo che Guthrie Govan avesse alzato l’asticella al massimo, ora non ne sono più così sicuro.

Categorie: Immagini, Musica, Parole |

11
Giu

Culture dimenticate di Harald Haarmann

Pubblicato venerdì 11 Giugno 2021 alle 15:46 da Francesco

Con l’eccezione dei mirabili scritti di Hopkirk, negli ultimi anni ho prestato poco interesse ai saggi storici poiché in passato (e quando, sennò?), a fronte di letture plurime e costanti (tra cui circa cinquemila pagine di Storica, un mensile di National Geographic), il mio interesse per la materia ha raggiunto un punto di saturazione, tuttavia questo volume di Harald Haarmann mi ha incuriosito per il suo riguardo verso episodi meno gettonati dell’antichità.
È un testo nel quale la descrizione di culture dimenticate implica l’ipotesi che vi siano ancora scoperte da compiere e altre da rivedere, come la suggestione iniziale per cui, sulla base di elementi linguistici peculiari (quelli delle lingue algonchine) in relazione con le espressioni della cultura Clovis e con certe particolarità genetiche, possa esservi stata una migrazione dall’Europa al Nord America già da parte dei cacciatori dell’era glaciale.
Altre scoperte in Asia Minore (i siti di Gobleki Tepe e Catalhoyuk) lasciano intendere che un insediamento urbano non fosse per forza la premessa per un’architettura monumentale e potesse sorgere senza una differenziazione tra edifici pubblici e privati, con una società priva di gerarchie: anche l’analisi della cosiddetta civiltà danubiana depone a favore di quest’ultima ipotesi.
Ho poi incontrato di nuovo la questione etimologica del termine “amazzone”, il quale pare che non indicasse l’assenza di un seno per agevolare l’uso dell’arco da parte di queste guerriere, bensì una congettura più plausibile in merito si annida nel nome di Ameza, una regina delle amazzoni di cui parlavano alcune storie circolanti nel Caucaso tra i circassi.
Infine, tra gli appunti vergati a mano (e, come prassi, riversati poi in un file di testo per godere dei benefici della ripetizione) ho segnato un passaggio inerente gli antichi abitanti dell’isola di Pasqua: rammentavo costoro tanto per le celebri statue ivi erette quanto per il film Rapa Nui (nome dell’isola nella lingua autoctona). A un certo punto pare che la comunità di quest’insediamento nell’Oceano Pacifico sia stata coinvolta da guerre intestine tra fazioni e, spinta dal bisogno di sanare i conflitti, abbia istituito delle competizioni sportive i cui vincitori facevano guadagnare ai rispettivi gruppi la guida della comunità per un anno.
Un’ulteriore e breve menzione è riservata all’importanza degli etruschi per il mondo romano, dal cui nome deriva Tirreno giacché gli storiografi greci si riferivano a loro come tyrrhenoi o tyrsenoi, termini le cui origini invece risultano ancora sconosciute.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

16
Mag

Mezza maratona del lago di Vico 2021

Pubblicato domenica 16 Maggio 2021 alle 05:59 da Francesco

Quel ramo del lago di… Vico.
Domenica 9 maggio, a Ronciglione, ho corso la mia prima gara del 2021, ma non vi avrei partecipato se trentasei anni fa non avessi aderito mio malgrado al consorzio umano, quest’associazione a delinquere di stampo ontologico: è eterogenesi dei fini.
Sono riuscito a chiudere al quinto posto in 1 ora, 17 minuti e 29 secondi, quindi a un ritmo di 3’40″/km su un percorso piuttosto ostico, ma con la testa e le gambe già orientate a quel bagno di sangue che sarà la cento chilometri.
Dall’inizio dell’anno ho incamerato 2025 chilometri in 142 ore e 12 minuti, ossia a una media di 4’13″/km, tuttavia mi chiedo quanti ne manchino ancora fino all’ultima apoptosi.

Classifica: https://www.nextrace.net/timing/schedaclassifica.php

Categorie: Correre, Immagini, Parole |

21
Mar

Questione di stile

Pubblicato domenica 21 Marzo 2021 alle 22:59 da Francesco

El pueblo unido jamás será vencido.
A causa del Covid mi è saltata la fashion week nel primo outlet a conduzione sino-italiana che sia raggiungibile in riserva, perciò ho dovuto cercare sul web qualcosa per rinnovare il mio guardaroba.
Questo è un pezzo della collezione primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera, alla Kim Ki-duk.

Categorie: Immagini, Parole |