28
Giu

Un sabato italiano

Pubblicato domenica 28 Giugno 2020 alle 22:50 da Francesco

Ieri mi sono recato nella culla del Rinascimento per fare un giro nella mia amata Toscana e così ho portato un bacione a Firenze, però l’ho lasciata con un paio di vinili che ho acquistato in un negozio di dischi a cui mi sono affezionato e dal quale in quest’occasione sono uscito con Lord of the rings di Bo Hansson del 1970 e una compilation dei Casiopea (una band nipponica di fusion) intitolata The soundgraphy, uscita nel 1984. Il primo è un album di progressive rock che ruota molto attorno alle atmosfere e scorre lentamente sull’immaginario della più celebre opera di Tolkien, della quale per altro sono di fresca lettura in inglese, il secondo invece l’ho acquistato nonostante io non ami le raccolte perché di rado m’imbatto in dischi di fusion giapponese e quindi ho deciso di accaparrarmelo anche a fronte del prezzo esiguo.
All’imbrunire invece di rincasare mi sono recato a Prato per cenare con un vecchio amico e altra gente simpatica in una bettola cinese dall’igiene discutibile, ma dove ho mangiato bene e in cui ho anche avuto un’ampia scelta di piatti vegetariani. È stata una giornata davvero piacevole e nel viaggio di ritorno ho ascoltato un paio di repliche di Totem, un programma radiofonico un po’ datato e molto interessante, tra il visibile e l’invisibile, per usare un’espressione cara alla trasmissione, la cui conduzione era affidata a Giorgio Medail e che per svariati anni è andata in onda sulle frequenze di RTL 102.5. Talora guidare di notte mi rilassa molto, specialmente l’estate e ogni tanto mi piace mettermi al volante senza una meta precisa in testa, ma preferirei farlo con un’auto elettrica se ne avessi la possibilità.

Categorie: Immagini, Musica, Parole |

22
Giu

Archeologia della mente di Jaak Panksepp e Lucy Biven

Pubblicato lunedì 22 Giugno 2020 alle 22:53 da Francesco

Il ritorno alla saggistica l’ho compiuto con un corposo scritto di Jaak Panksepp e Lucy Biven intitolato Archeologia della mente: origini neuroevolutive delle emozioni umane. In me alberga da tempo immemore il naturale e vano bisogno di capire cosa muova gli esseri umani, quali siano le cause prime di sua maestà la coscienza e del cosiddetto libero arbitrio, perciò a intervalli più o meno regolari investo del tempo su letture che indaghino tali questioni dalle prospettive dei rispettivi campi. La visione di Panksepp poggia anzitutto sulla suddivisione delle regioni sottocorticali in sette sistemi affettivi: ricerca, paura, collera, desiderio sessuale, cura, panico e sofferenza (accomunati), gioco. In ragione di questa ripartizione l’accento è posto sui processi primari, ossia quelli della cui espressione dà conto l’attività neuronale di base che sorge dalle strutture cerebrali più antiche e profonde; i processi secondari invece ruotano attorno all’apprendimento e quindi alle interazioni del soggetto con l’ambiente. I processi terziari sono i più sofisticati della triade e secondo l’approccio del testo occupano una posizione di eccessivo rilievo nella comunità scientifica, quantomeno per ciò che concerne l’esatta localizzazione dei sentimenti emotivi. A sostegno delle proprie posizioni Panksepp espone una mappatura dei sistemi suddetti e ricorda al lettore che la coscienza affettiva è indipendente dal linguaggio come dimostrano pazienti afasici o colpiti da ictus, ma fa anche notare quanto si dimostrino emotivi quegli esseri umani e quegli animali ai quali manchi o venga rimossa la neocorteccia. Sono molteplici e doverose le digressioni sui ruoli dei vari neurotrasmettitori, anche e soprattutto per chi come me ha bisogno di un costante ripasso poiché non è un addetto ai lavori. Lungo queste cinquecento pagine ho scoperto con un po’ di sorpresa l’importanza del grigio periacqueduttale per quelle funzioni che io invece attribuivo primariamente all’amigdala e infatti in merito a quest’ultima il testo ne chiarisce l’esatta posizione gerarchica.L’esposizione di Panksepp non è risolutiva poiché nessuna trattazione di questo genere può esserlo, ma risulta molto interessante anche per un profano quale io sono ed è arricchita da alcuni drammatici aneddoti dello stesso Panksepp (la prematura morte della figlia in un incidente stradale e la sua neoplasia) che egli riesce a impiegare a favore della propria indagine. Nonostante ne fossi già edotto, ho riletto con piacere la spiegazione degli oppiacei endogeni poiché con l’attività fisica ne faccio esperienza da molti anni e ancor oggi non mi capacito della stoltezza con cui taluni ricerchino quegli stessi effetti tramite mezzi venefici. Altri due punti che ho apprezzato molto sono le cosiddette omologie sulla scorta di cui anche agli altri animali (in particolare al resto dei mammiferi) viene riconosciuta una vita affettiva, ma oltre a ciò pure la possibilità di rendere malleabili i ricordi a scopi terapeutici tramite quel processo che risponde al nome di riconsolidamento, e quest’ultimo punto a dispetto delle pregresse convinzioni che in passato andavano per la maggiore in tale ambito.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

26
Mag

Spazi e distanze

Pubblicato martedì 26 Maggio 2020 alle 08:04 da Francesco

L’altra sera ho passato in rassegna le foto dei miei viaggi e ne ho trovata una che ho deciso di mettere in calce a queste righe. L’immagine risale a circa tredici mesi fa, quando sono mi sono recato in Giappone per correre la maratona di Tokyo. Appena l’ho rivista mi è venuto subito in mente il tema del distanziamento sociale, il quale ha preso piede con la quarantena e sempre nella medesima ha iniziato a sfuggire di mano: forse il Leviatano ha un problema ai motoneuroni.
Mi piacciono gli spazi aperti, le superfici estese e vuote, il risalto di cui può godere l’orizzonte e la sensazione della distanza: sono elementi suggestivi che si prestano a meravigliose contemplazioni. Ho visto molti giardini zen nelle mie camminate solitarie in Estremo Oriente e mi piacerebbe frequentarne uno assiduamente o addirittura possederlo se un domani decidessi di trasferirmi per sempre in Asia.

Categorie: Immagini, Parole |

23
Mar

Talk Radio di Oliver Stone

Pubblicato lunedì 23 Marzo 2020 alle 14:52 da Francesco

L’altro ieri mi sono riguardato un bel film della fine degli anni ottanta, ossia Talk Radio. Ne ricordavo i dialoghi caustici e il ritmo incalzante che a distanza di tempo mi hanno intrattenuto come la prima volta. Mi piace molto Oliver Stone come regista e anche in questa pellicola secondo me non smentisce la propria bravura. Nella storia trovo un po’ di tutto: le ipocrisie e le perversioni degli ascoltatori,  il cinismo e la violenza verbale, la crescente misantropia di Barry, il conduttore radiofonico, ossia il protagonista interpretato da Eric Bogosian che a mio avviso sfoggia una prestazione magistrale, davvero coinvolgente. Inquadrature stupende e c’è persino lo spazio per un po’ di tensione.
Il momento che mi diverte di più è quello in cui Barry fa entrare nello studio un suo ascoltatore, Kent, uno sciroccato dall’aspetto glam rock con cui dà vita a un siparietto grottesco. Mi piace molto l’atmosfera raccolta del film, quasi intimista, e in certi passaggi mi sembra di ascoltare davvero un programma radiofonico. Al di là delle risate, trovo che vi sia qualcosa su cui riflettere negli amari discorsi di Barry e nelle sue conversazioni con chi lo chiama, non ultimo proprio il concetto di dialogo.

Categorie: Immagini, Parole |

20
Mar

Salvador di Oliver Stone

Pubblicato venerdì 20 Marzo 2020 alle 06:45 da Francesco

Ieri, per trascorrere il primo pomeriggio, ho riguardato Salvador di Oliver Stone, un film di cui serbavo un bel ricordo. Si tratta di una pellicola cruda, in cui mi pare chiara l’accusa verso quelle che al tempo erano le molteplici ingerenze statunitensi nel Sudamerica in virtù della cosiddetta Operazione Condor. Correva l’anno 1986, una vita fa.
Mi piace il protagonista interpretato da James Woods, un giornalista debosciato che ha degli ideali e il cui edonismo si trova a fare i conti con la miseria altrui, ma apprezzo anche il personaggio di completamento da cui è accompagnato, anch’esso un viveur del cui ruolo si occupa James Belushi. Mi pare che le scene violente non siano fini a loro stesse e ricorrano nel giusto numero per conferire un ritmo adeguato al messaggio di denuncia, ma al contempo il film non si esaurisce in quest’ultimo e secondo me gode di un’estetica straordinaria in cui l’impronta di Stone è riconoscibile già dalle prime inquadrature. Perfetto.

Categorie: Immagini, Parole |

27
Dic

Dischi per il Sol Invictus

Pubblicato venerdì 27 Dicembre 2019 alle 14:31 da Francesco

Per celebrare il Sol Invictus ho donato a me stesso qualche album di cui ho agognato per molto tempo una copia originale.
La priorità l’ho data a "Perpetual Burn" di Jason Becker, uno dei miei dischi strumentali preferiti, e alla fine sono riuscito a rimediarne a prezzo scontato il vinile rosa che è uscito nel 2018 in occasione del trentesimo anniversario.
Ho trovato poi il digipack di "The Great Cold Distance" dei Katatonia, album che considero un classico benché sia relativamente recente. Sempre nel progressive metal, o almeno in uno dei tanti modi d’intenderlo, ho preso per meno di dieci euro una copia di "Still Life" degli Opeth, altra pietra miliare; con meno di venti invece ho rimediato la discografia rimasterizzata (bene) dei Police. Last but not least, la collaborazione di Steve Hackett e Djabe in un doppio album dal vivo che ho scoperto per caso: un grandissimo live!

Categorie: Immagini, Musica, Parole |

25
Dic

Il grande gioco di Peter Hopkirk

Pubblicato mercoledì 25 Dicembre 2019 alle 15:21 da Francesco

Per me l’ultima lettura dell’anno è stata quella de “Il grande gioco”, un saggio storico di Peter Hopkirk sulle cui pagine ho approfondito la rivalità tra la Russia zarista e l’impero britannico nello scenario centroasiatico che ne è stato lo scacchiere dal diciannovesimo secolo fino agli albori del secolo breve.
Ho trovato il pregio di questa trattazione nel taglio quasi romanzesco di certi passaggi, ma d’altro canto, anche e soprattutto in forza della loro natura avvincente ed epica, non credo che certi eventi fossero passibili di un’esposizione molto diversa. Oltre alle nozioni storiche ho colto i profili caratteriali dei grandi e talora sventurati protagonisti di entrambe le parti, a riprova di come l’ambizione, la temerarietà, la codardia, l’idealismo, l’astuzia, l’arroganza, la paura, il freddo calcolo e molto altro innervino l’animo umano oggi come ieri.
Da letture simili e pregresse ho maturato la convinzione che la vera uguaglianza dei popoli si annidi nella reciproca tendenza alla sopraffazione sebbene l’ultima fase dell’età contemporanea, quantomeno a certe latitudini, ne abbia attenuato l’intensità e mutato la forme.
Ho ritrovato ne “Il grande gioco” alcuni luoghi dei quali Hopkirk già mi aveva reso edotto con maestria nelle stupende pagine di “Diavoli stranieri sulla Via della Seta”, primo fra tutti il deserto del Karakorum. È un peccato che questi angoli del mondo siano un po’ pericolosi per gli occidentali, paradossalmente più oggi che ai tempi in cui persino i cartografi ne sapevano poco, e spesso in ragione di cause analoghe a quelle descritte nel libro.
Piccoli e spietati sovrani di qualche khanato, burocrati, ufficiali eroici, propaganda russofoba e anglofoba, dissidi interni alla stessa fazione come nel caso della politica estera britannica con le sue oscillazioni tra laburisti e conservatori: insomma, una sequela di dinamiche e soggetti archetipici che la storia porta in seno da prima che diventasse tale con l’invenzione della scrittura.
Un’ultima nota la riservo all’attacco proditorio che i giapponesi sferrarono nel 1904 a Port Arthur e con cui diedero avvio alla guerra contro la Russia da cui poi uscirono vincitori. Quest’episodio è esposto nelle pagine finali dello scritto e quando l’ho appreso mi è venuto subito in mente lo stesso modus operandi dei nipponici a Pearl Harbor: un precedente che depone a sfavore di chi, vittima del complottismo e di un sentimento antiamericano, ha sempre creduto che gli Stati Uniti fossero a conoscenza del piano giapponese.

Categorie: Immagini, Letture, Parole |

22
Dic

Maratona Gran Premio di Vallelunga 2019

Pubblicato domenica 22 Dicembre 2019 alle 19:06 da Francesco

Stamani, sotto un cielo plumbeo, mi sono recato all’autodromo di Vallelunga e ho preso parte alla mia trentunesima maratona.
Per quasi quaranta chilometri (circa nove giri e mezzo della pista) sono stato insieme a un ottimo atleta, Alessio, e in questo modo ci siamo aiutati a vicenda.
A duemila metri dalla fine ho allungato il passo e così ho ottenuto la mia prima, molto modesta, ma comunque gratificante vittoria sulla distanza regina in 2 ore e 49 minuti.
Alla lunga il percorso si è rivelato più muscolare di quanto mi aspettassi, inoltre il forte vento (alcune folate sono state davvero intense) ha frenato un po’ tutti, ma ho gradito la pioggia intermittente perché mi ha permesso di non assumere liquidi. Oltre a non bere niente non ho mangiato nulla.
Attorno al venticinquesimo chilometro ho pensato al ritiro poiché ho cominciato ad avvertire qualche noia intestinale, ma una volta superata la soglia psicologica del trentesimo invece di stringere i denti ho stretto le chiappe e alla fine è andata bene.
È stata un’esperienza particolare!
Mancavano solo le "ombrelline" maggiorate come quelle che si vedono in MotoGP.
Questa gara la dedico a tutti coloro con cui ho condiviso un’uscita alle andature più disparate, ai tanti compagni di strada con i quali spesso improvviso allenamenti altrettanto estemporanei, e poi all’Atletica Costa d’Argento con cui sono tornato a correre dalla maratona di Latina: c’eravamo lasciati bene e ci siamo ritrovati meglio.

Categorie: Correre, Immagini, Parole |

1
Dic

Maratona di Latina 2019

Pubblicato domenica 1 Dicembre 2019 alle 21:50 da Francesco

Oggi ho reificato il mio ripensamento e sono tornato a gareggiare in Italia. Questa scelta mi ha procurato un’esposizione debitoria nei confronti della mia coerenza che cercherò di ripagare a tempo debito. Se le indovinassi tutte mi trasferirei a tempo pieno da Gerry Scotti invece di vivere.
Mi sono iscritto alla maratona di Latina per correrla come allenamento e questa mattina mi sono presentato alla partenza con 87 chilometri sulle gambe corsi tra il 24 e il 29 novembre, quindi con la gara odierna ho chiuso la settimana a 129 chilometri.
Il mio obiettivo era quello di stare sotto le 2 ore e 50 minuti, e ci sono riuscito perché ho chiuso in 2 ore 47 minuti e 50 secondi (real time).
Al ventunesimo chilometro ho raggiunto l’immenso Giorgio Calcaterra, l’atleta italiano che stimo di più, e insieme abbiamo corso una decina di chilometri controvento scambiando battute e aneddoti, poi lui è riuscito ad aumentare l’andatura e ci siamo rivisti all’arrivo: lui quinto, io sesto. Per me già solo questa condivisione della fatica è valsa la trasferta! Ottima l’organizzazione. Oltre al forte vento ho accusato un po’ il caldo, ma alla fine è andato tutto bene.

Qui la traccia Strava: https://www.strava.com/activities/2904688772
Qui la classifica: https://tds.sport/it/race/10700

Categorie: Correre, Immagini, Parole |

27
Nov

Tra black metal e progressive rock italiano

Pubblicato mercoledì 27 Novembre 2019 alle 16:12 da Francesco

Amo molto gli Immortal, sono tra i miei preferiti nel black metal, ma alla luce dell’ultima brutta figura dal vivo di Abbath con il suo progetto solista, e mi riferisco al demenziale “concerto” in Argentina, sono contento che Demonaz abbia preso le redini del gruppo, inoltre di quest’ultimo apprezzo molto anche l’album a suo nome che possiedo in vinile, ossia March Of The Norse.
Non so scegliere il mio disco preferito, ma il pezzo che amo di più è In My Kingdom Cold contenuto in Sons Of The Northern Darkness. Nell’immagine non compare poiché mi sono dimenticato di posizionarlo insieme agli altri, ma possiedo anche l’ottimo All Shall Fall in digipack e quindi ho a mia disposizione tutta la discografia originale del gruppo in CD.

Ieri ho preso in edicola il cinquantasettesimo numero della collana Prog Rock Italiano della De Agostini, una bella raccolta di vinili che sto per completare, ma aspettavo con particolare gioia quest’uscita poiché mi ha permesso di concludere il trittico dantesco in vinile dei Metamorfosi, difatti Paradiso era stato pubblicato soltanto in CD nel 2004 e risultava ancora inedita la versione in trentatré giri. Circa quattro anni fa ho anche avuto la fortuna di vedere la band dal vivo, poco prima che facesse uscire Purgatorio.
Per me Inferno del 1973 resta uno dei migliori dischi di progressive italiano e quella di Jimmy Spitaleri è una delle mie voci preferite nel genere, infatti mi è piaciuta molto anche su Uomo Irregolare che a suo tempo egli pubblicò come Davide Spitaleri.

Categorie: Immagini, Musica, Parole |