7
set

Una conoscenza picaresca e una visione d’insieme

Inviato martedì 7 settembre 2010 alle 09:34 da Francesco

B. è tornato in Romania, però sono certo che lo incontrerò ancora da qualche parte in Europa. Alcun giorni fa pensava di recarsi al confine tra la Spagna e il Portogallo per fare qualcosa che potrebbe interessare all’Interpol in mancanza di casi migliori. Prima del suo ritorno a casa gli ho proposto di andare insieme fino alla frontiera lusitana e separare le nostre strade nel momento in cui egli avesse deciso di occuparsi dell’affare che aveva in mente.
Penso che B. finirà di nuovo in carcere o in qualcosa più grande di lui. Gli piacciono i crimini che non nuocciono alle persone comuni e in parte lo rispetto per questo. Forse se io fossi nei suoi panni agirei in modo analogo e se invece facessi parte delle Forze dell’Ordine mi augurerei di arrestarlo per dargli una pena esemplare. B. non necessita di delinquere per vivere e le frodi così come i furti con scasso per lui rappresentano una droga. Vuole tutto e ogni tanto, per brevi periodi, riesce ad avere ciò che desidera, però puntualmente, dopo un po’ di tempo, si ritrova sempre in qualche casino. È un tipo abbastanza sveglio e parla quattro lingue, ma è cresciuto con il culto del guadagno facile ed escludo che sia intenzionato a compiere un atto di apostasia.
Mi mancano le sue storie del periodo carcerario e le nostre discussioni in inglese. B. è proprio un figlio di puttana, nel senso buono. Farà una brutta fine, ma ne è consapevole e forse gli andrò a fare una visita quando finirà al camposanto, sempre che io non sia così incauto da precederlo.
“Wie gehts bruder?” gli domandavo spesso per farmi raccontare le storie più o meno plausibili dei suoi trascorsi dietro le sbarre e lui mi rispondeva sempre “Alles klar” prima di lanciarsi nei suoi racconti. Potrei scrivere molto di più, ma alcune cose ho promesso di non rivelarle a nessuno e dunque non possono occupare le righe di questo spazio ad accesso pubblico, ma c’è un fatto che invece m’è concesso annotare e ricordare con più di un sorriso.
Una notte d’agosto, durante un giro in auto, notammo una vettura scura nel centro del mio comune. Il mezzo era fermo, il motore accesso e le portiere anteriori erano entrambe aperte. Il guidatore si trovava sul sedile del passeggero, visibilmente ubriaco, ma forse anche sotto l’effetto di stupefacenti. A questo punto B. mi suggerì di fermarmi accanto all’auto per andare a controllare se il tipo fosse ancora vivo, ma io lo guardai e gli dissi: “Man, no way. You go and I wait you here with the engine on”. Andò e tornò presto. Mi disse che il tizio sembrava fatto, ma stava bene. Appena ripartimmo B.  accennò ad un “wallet full of money” e si rammaricò di non averlo potuto prendere per timore che qualcuno avesse visto la scena e la targa della mia auto.
Io sono un individuo pragmatico e non mi riparo sempre dietro le leggi dello Stato benché in una certa misura le ritenga importanti. Non credo che la società possa essere sempre regolata dal codice penale o da quello civile, perlomeno non in questa epoca.
Se B. si fosse appropriato di quel denaro ne avrei accettato candidamente un po’, in quanto appartenente ad un individuo di mia conoscenza che è dedito all’uso di droga.  Insomma, quei soldi avrebbero fatto meno danni nelle nostre manine che in quelle di qualche pusher al quale prima o poi sarebbero inevitabilmente giunti. 
Qualcuno potrebbe dirmi che tutto ciò non è giusto, però non me ne frega proprio un cazzo. Insomma, io vedo nella droga uno strumento del potere per controllare le masse e mi sento in diritto di trattare i tossici e gli spacciatori come subumani. Praticamente ogni acquisto di droga è un contributo alla criminalità organizzata, perciò mi farebbe piacere se ai consumatori venisse contestato anche il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Recentemente ho letto un’intervista di Felice Maniero in cui egli stesso afferma che la sua pena non è stata adeguata ai crimini che ha commesso. Nelle stesse righe fa notare come oggi egli conduca una vita soddisfacente, nella quale figura una famiglia e un lavoro che svolge per passione, mica per necessità. Fantastico: un incentivo all’onestà.
Maniero in quella stessa intervista asserisce: “”La mafia si batte spedendo i boss al confino. Ricordo che quando la proposta la fece Andreotti in cella tutti tremavano a quell’idea”. Parole plausibili in quanto anche in regime di 41 bis c’è qualcuno che dà ordini e gestisce il proprio potere senza problemi. Dato che si respira il profumo di elezioni imminenti, io da bravo cittadino dovrei pensare a chi votare, ma in mancanza della possibilità di scelta prevedo ancora una volta di optare per l’astensione. La politica fa troppo poco per contrastare la criminalità organizzata che rappresenta il vero cancro dell’Italia assieme al Vaticano. Io attribuisco qualunque successo contro le mafie solo ed esclusivamente alle Forze dell’Ordine. Troppa gente trova riparo dietro il garantismo per rimpinzare i propri ideali autoreferenziali, perdendo così il contatto con la realtà e con ogni possibilità di assumere delle posizioni pragmatiche per risolvere problemi concreti. Per quanto mi riguarda qualcuno potrebbe pure istituire una nuova Gestapo se questa fosse in grado di annientare le organizzazioni criminali e non mi scandalizzerei affatto per la violazione dei principi democratici. D’altronde la costituzione italiana è già macchiata di sangue e poi credo che servano ancora diversi secoli per attuare la democrazia in termini che non risultino risibili.
Da un confronto tra la prima parte di questo appunto e la parte restante potrebbero emergere delle contraddizioni forti nella mia persona, ma in realtà tutto ciò mi conferma una certa capacità di inquadrare le cose al di là  del bisogno (tipico dell’insicurezza, a mio avviso) di avere sempre una posizione precisa che tragga la sua forza da un’entità superiore come lo Stato, la coscienza civica o il proprio interesse, insomma qualunque cosa che la legittimi al livello dell’Io.
Un excursus sociale per un passaggio introspettivo: un procedimento macchinoso. L’autoanalisi la pago con opinioni del tutto trascurabili: ah, dannata recessione!

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13
lug

Quasi demagogia

Inviato martedì 13 luglio 2010 alle 19:54 da Francesco

Sospetto che l’Italia potrebbe essere una nazione migliore se le forze dell’ordine avessero a disposizione più mezzi e un potere maggiore. Se fossi un politico punterei molto sul tema della giustizia. L’eccesso di garantismo, il lassismo, la mancanza di pene adeguate e la lentezza dei processi decrementano notevolmente il numero dei deterrenti che dovrebbero perlomeno indurre i criminali a riflettere due volte prima di delinquere. L’ultima operazione contro la ‘ndrangheta dovrebbe essere salutata dagli italiani quasi come una vittoria ai mondiali di calcio. Malgrado le talpe e le accortezze della criminalità organizzata, in Italia la lotta alle mafie prosegue bene e credo che questi successi non siano neanche parzialmente attribuibili ai vari governi. Questa vittoria contro la ‘ndrangheta si assomma alla preoccupazione dell’ONU per quanto concerne la cosiddetta “legge bavaglio” e mi auguro che possa costituire un peso politico per minare quella sconcezza legislativa. Io non mi rivedo in nessuno dei partiti italiani, ma confido nelle capacità di quella parte sana dello Stato che amministra la giustizia. In larga parte i politici sono incompetenti, ignoranti, retrogradi, vili e saccenti, ma se almeno nei ruoli chiave vi fossero individui preparati, allora non avrei nulla in contrario ad accordare loro i privilegi di cui già godono indebitamente. Tranne rare eccezioni, il giornalismo italiano mi pare che vada di pari passo con la mediocrità della politica e dunque anche verso quest’ultimo nutro una forte diffidenza. Mi fa sorridere chiunque pensi che ogni criminale possa essere reintegrato nella società e grazie a tesi così assolutiste, forse retaggio indiretto e distorto di personaggi come Cesare Beccaria, oggi si possono enumerare gravi casi di recidività che hanno portato omicidi evitabili e sofferenze altrettanto scongiurabili. Fino all’estate scorsa i casi di violenza sessuale andavano molto sulla carta stampata e nei telegiornali, ma quest’anno pare che i media preferiscano gli epiloghi tragici dei casi di stalking: ah, la moda!

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25
apr

Autostrada Tirrenica

Inviato domenica 25 aprile 2010 alle 01:27 da Francesco

Nel mio comune c’è stata una tappa fondamentale per l’unificazione d’Italia e tra qualche anno una parte del suo territorio ospiterà una tappa altrettanto indispensabile per la rete autostradale. I costi del progetto saranno a carico dell’ambiente circostante e probabilmente assieme al valore delle case cadranno parecchi vincoli paesaggistici. A seguito di questo scempio qualcuno sarà costretto a cessare la propria attività e alcuni tra i residenti si vedrano costretti a vendere i loro immobili deprezzati. L’impatto ambientale stuprerà uno dei posti più belli d’Italia e un numero ristretto di persone trarrà un vantaggio economico da tutto questo. Il sindaco di Orbetello ricopre anche il ruolo di ministro delle infrastrutture e questo doppio incarico è un conflitto d’interessi che un emendamento di cinque anni fa ha reso legittimo. Il colore politico della dirigenza regionale è diverso da quello del primo cittadino di Orbetello, ma pare che in questa occasione le parti siano disposte a raggiungere un’intesa inconsueta. Non sono un egoista e non penso soltanto al mio orticello. I cantieri per l’autostrada devono essere aperti anche in Maremma, ma la costruzione dell’opera dovrebbe avvenire nel rispetto dell’ambiente e della popolazione locale invece di rendere conto esclusivamente alla ragioneria di Stato. Io sono super partes perché non ho mai votato e non ho intenzione di farlo. D’altronde non credo che con altri amministratori la vicenda avrebbe assunto un altro corso. Io so che nella politica italiana figurano anche persone oneste e immuni agli interessi privati, ma sospetto che queste siano una minoranza e di conseguenza dubito che possano ottenere abbastanza potere in un sistema democratico nel quale il garantismo finisce spesso per essere la scusa e lo scudo per macchinazioni ignobili invece di costituire l’esaltazione della partecipazione collettiva alla cosa pubblica. Oggi ricorre la liberazione d’Italia; ma quando la mia patria si affrancherà dalle mele marce che la vessano senza ritegno alcuno? Mi astengo perché la preferenza elettorale prevede una scelta, ma io quest’ultima non la vedo e nelle azioni dei politici quasi sempre scorgo un’uniformità sgradevole. In Italia vige ancora un sistema feudale e ogni vaniloquio sulla democrazia è destinato a restare tale per molto tempo ancora. In sintesi: vaffanculo, dio cane.

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15
mar

Impressioni letterarie

Inviato lunedì 15 marzo 2010 alle 22:26 da Francesco

A me risulta difficile riassumere con accuratezza ciò che ogni libro mi lascia in dote dopo il raggiungimento e la lettura della sua ultima pagina. Approfitto di questo appunto per annotare le sensazioni diametralmente opposte che ho ricavato da due scritti piuttosto celebri. Il primo è “Morte a credito”. Il romanzo di Céline è crudo, violento, dissoluto e si snoda attraverso una narrazione diretta. Le disavventure del giovane Ferdinand non si prestano ai giri di parole. Trovo grandiosa la caratterizzazione dei personaggi secondari e altrettanto sublime considero il ritmo serrato con il quale emerge la pusillanimità delle figure miserabili che ruotano attorno al protagonista. Nella mia classifica personale “Morte a credito” si colloca tra “Delitto e castigo” (ancor oggi il mio romanzo preferito) e “I fratelli Karamazov”. Ricordo vagamente il Céline di “Viaggio al termine della notte” poiché l’ho letto diversi anni fa, ma tanto in quest’ultimo quanto in “Morte a credito” ravviso un’inquietudine profonda e in certi tratti persino quell’esistenzialismo soffocante che ho imparato a conoscere attraverso le opere pionieristiche di Dostoevskij, tuttavia in Céline c’è anche una forte vena ironica che a mio avviso s’esalta quando viene tracciato il profilo psicologico di Courtial des Pereires. Credo che per un buon libro se ne possa trovare sempre un altro al quale affibbiare un’opinione completamente diversa. “Anime morte” di Gogol’: ecco la nota dolente delle ultime letture. I romanzieri russi prima d’ora non mi avevano mai deluso: oltre a Dostoevskij ho letto anche Tolstoj e Lermontov. Trovo che lo stile di Gogol’ sia impeccabile, tuttavia mi ha annoiato dall’inizio alla fine. Per me la lettura di “Anime morte” è stata una rottura di coglioni, ma con questa espressione popolare non punto a formulare un giudizio oggettivo e sono consapevole dell’importanza letteraria che appartiene all’autore suddetto. Lo scritto non mi è piaciuto affatto: prolisso nella forma e statico nel contenuto, per i miei gusti. Credo che i romanzi figureranno sempre meno tra le mie letture.

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15
giu

Persia

Inviato lunedì 15 giugno 2009 alle 07:32 da Francesco

Non mi sorprende che la rielezione di Ahmadinejad in Iran abbia suscitato forti dubbi negli osservatori occidentali, ma trovo strano che tali riserve sulla regolarità delle elezioni continuino a ricevere una forte risonanza dai media internazionali. Sembra quasi che gli organi di informazione stiano preparando il campo a qualcuno, ma probabilmente la mia è mera dietrologia. Per gli sconfitti non è raro invocare lo spettro dei brogli e dichiarazioni del genere sono state fatte anche nel passato recente in Italia e negli Stati Uniti. In assenza di prove i dubbi possono comunque diventare certezze qualora lo scacchiere planetario lo esiga. All’Iran è già stata fatta una guerra di otto anni per interposta dittatura che la buon anima di Saddam Hussein non è riuscito a vincere. L’Italia è una teocrazia come l’Iran, ma a differenza di quest’ultimo il suo status non è esplicito. Talvolta penso ironicamente che qualcuno voglia negare ad Ahmadinejad la sua convinzione negazionista oltre alla possibilità di affrancare il suo paese dall’uso del petrolio. Mi chiedo quanti giornalisti si domandino se le vicende degli ultimi giorni siano il preambolo di una nuova Operazione Ajax. Tra le rivoluzioni discutibili della storia contemporanea, quella attuata da Khomeini è l’unica che ai miei occhi risulti affascinante. Sono favorevole alla parità dei sessi, ma in linea di massima non credo che le donne occidentali subiscano un trattamento molto diverso da quello che possono ricevere le donne iraniane. Le prime spesso devono fare i conti con l’impraticabilità di conseguire l’indipendenza economica ed essere madri in società che le tutelano soltanto sulla carta, mentre le seconde sono soggette alla sharia: ne consegue che entrambi i modelli forse sono fallimentari per l’emancipazione femminile. Oggigiorno, alla luce dei costumi moderni, qualche vecchia femminista si rimprovera di aver combattuto troppo. Io vivo bene nella mia nazione opulenta e corrotta poiché non mi lascio contagiare da chiunque la infetti; che sieda su una scranna o davanti al bancone di un mercato.

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13
giu

Qualunquismo a oltranza

Inviato sabato 13 giugno 2009 alle 23:13 da Francesco

In Italia non c’è una vera destra ed esistono soltanto dei piccoli partiti che non possiedono alcun peso politico, tuttavia questi movimenti svolgono una funzione sociale e permettono ai loro sostenitori di aggregarsi in stuoli ridicoli. Io non riesco mai a votare perché parecchi politicanti mi sembrano dissociati dalla realtà. Nutro qualche simpatia per l’Italia dei Valori e sosterrei questa formazione con la mia preferenza se avesse i numeri per staccarsi del tutto da quell’amalgama di cattolici e mezzi comunisti che è il Partito Democratico. Seguo le vicende politiche benché io non le commenti spesso e allo stesso tempo mi reputo un qualunquista coriaceo: ottimi risultati per l’astensionismo, almeno in Europa. Credo che i politici siano soltanto il riflesso di una buona parte dei cittadini che rappresentano e dunque i loro abusi di potere non mi stupiscono né mi scandalizzano più di tanto. Chiunque abbia una funzione pubblica dovrebbe essere al servizio della collettività invece di sentirsi unto da un’entità divina, ma la spocchia e l’arroganza di certi politici è ravvisabile anche a livelli più bassi nelle figure di certi dipendenti pubblici. Le raccomandazioni non esistono soltanto nelle alte sfere, ma riguardano finanche eventi, concorsi e fatti analoghi la cui scarsa importanza le fa apparire ancor più anomale di quanto lo siano comunemente. Un esempio di quanto ho scritto finora l’ho ricevuto stamane da mia madre. Come ho appuntato ieri, io dovrei ripetere le analisi del sangue per avere dei referti che siano conformi a quanto è richiesto dal concorso per l’arruolamento nell’Esercito Italiano a cui mi accingo a partecipare, ma ormai a causa dell’insufficienza di tempo non ho più la possibilità di rifarle. Alla luce di questa situazione, mia madre mi ha detto che grazie a una sua conoscenza in un ospedale pubblico avrebbe potuto provare a ottenere le analisi che mi occorrono entro un tempo utile per il mio concorso. Ho rigettato questa possibilità e ho apostrofato mia madre in malo modo e questa volta, a differenza di altre occasioni, a buon diritto. Il mio comportamento credo che possa essere visto almeno in due modi. Dal punto di vista di qualcuno la mia scelta può apparire ingenua o inutilmente onesta e da un’altra ottica il modo in cui ho agito può essere definito con aggettivi esageratamente positivi: io trovo deprecabili entrambi i casi. Ho commesso un errore nell’affidarmi a un centro privato per ottenere la documentazione di cui necessitavo e non posso mascherare questo sbaglio con termini come “urgenza”, “caso particolare” o “eccezione” per tollerare un vantaggio ingiusto. Ovviamente non riesco a essere sempre ligio alla selva legislativa che vige in Italia, tuttavia cerco di non farmi contagiare da usi e costumi che detesto.
Oggi ho visto le ronde nere del Movimento Sociale Italiano e mi domando se siano più ridicole della rifondazione del partito a cui sono legate. Qualcuno ha detto che le divise della “Guardia Nazionale Italiana” ricordano le Schutzstaffel, ma secondo me, per ciò che rappresentano più che per il loro aspetto, sembrano tratte da “Fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti. Io non so se qualcuno voglia giocare a fare lo squadrista della domenica e sinceramente non me ne preoccupo. Non condanno certe ideologie, ma dubito fortemente che oggi vi siano individui in grado di sostenerle senza risultare buffi.

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15
feb

Please visit Vatikanistan

Inviato domenica 15 febbraio 2009 alle 18:32 da Francesco

Per il titolo di questo appunto ho adattato un passaggio di un celebre spot di Francesco Rutelli che in un inglese degno di Alberto Sordi in “Un Americano A Roma” invitava gli stranieri a visitare l’Italia. Non mi hanno sorpreso gli avvenimenti degli ultimi giorni né la velocità con cui la loro bolla mediatica si è un po’ sgonfiata. Mi pare evidente che la vicenda di Eluana Englaro e tutti i casi recenti di violenza sessuale (come se accadessero soltanto all’uopo) siano stati strumentalizzati per distogliere l’attenzione da certi argomenti e per delegittimare alcune istituzioni, ma credo che questa pratica non sia un’invenzione italiana, altrimenti nel suo squallore avrebbe perlomeno dell’originalità. Penso che l’informazione sia più vittima dell’incapacità giornalistica che di qualche grande manipolazione, altrimenti dubito che sarebbe così semplice evincere le strategie di comunicazione attraverso una lettura poco impegnativa delle omissioni  e delle insistenze mediatiche. Per me è buffo sentire qualche italiano che puntualmente si scaglia contro determinate forme di governo in cui la religione ha un ruolo forte all’interno dello stato, ma forse se si trattasse della loro religione invece che di un’altra allora le critiche verso determinate nazioni sarebbero nettamente inferiori. L’Iran è una teocrazia, ma almeno il suo status è ufficiale in quanto si dichiara una repubblica islamica mentre l’Italia (anche conosciuta come Vatikanistan) finge di essere un paese laico e viene vituperata quotidianamente dalle ingerenze vaticane. A me Silvio Berlusconi sta simpatico sotto il profilo umano e lo ascolterei per ore poiché trovo che abbia un eloquio brillante, migliore di tutto il suo entourage messo insieme, ma come politico mi pare che si discosti poco dalla media dei suoi colleghi e non riesco ad averlo in orrore perché i suoi predecessori hanno mostrato il medesimo servilismo nei confronti della Santa Sede. Vorrei che un giorno un futuro premier della mia nazione si alzasse dal letto, indossasse una tuta dell’Adidas, si recasse al Vaticano in sella a un Booster, prendesse il pontefice di turno per il bavero e lo riportasse ad Avignone a forza di calci in culo nel corso di una diretta televisiva a reti unificate. Se oggi ci fossero nuove elezioni io voterei ancora per l’astensionismo. Potrei votare per l’Italia dei Valori se avesse posizioni più nette sulle questioni etiche, almeno come un tempo avevano i Radicali che adesso mi sembrano soffocati dal rumore dei cilici di qualche teodem. Il mio partito ideale dovrebbe essere una destra anticlericale, ma in Italia questa definizione suona quasi come una contraddizione in termini. Infine il ritorno sulla scena politica di Clemente Mastella lascia perplesso anche un qualunquista come me. In un tale clima penso che il comportamento del presidente della Repubblica nel caso di Eluana Englaro si possa aggettivare in due modi: eroico e responsabile. Faccio un grande sforzo ad appuntare queste cose perché dovrei cercare di non essere partecipe neanche con il pensiero all’abominio politico della mia nazione, tuttavia alcune volte non riesco a sottrarmi a tutto ciò e avverto il bisogno di appuntare quanto mi passi per la mente su questo tipo di questioni. Voglio lasciare a piè di pagina un vecchio video di Aldo Busi che risulta ancora attuale, così magari mi becco qualche accusa di omofobia in meno; a proposito, sono a favore del riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali, tra cui il diritto all’adozione.

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14
feb

La strage spermicida di San Valentino

Inviato sabato 14 febbraio 2009 alle 08:41 da Francesco

Oggi è San Valentino, una ricorrenza amara per i diabetici e per chiunque si trovi a disagio nello status di single. Per l’occasione voglio rispolverare il mio record personale: alla veneranda età di ventiquattro anni non ho mai avuto una ragazza e devo ancora dare il mio primo bacio. Insomma, ho i titoli per dare lezioni di castità a qualche prete del cazzo. La mancanza di amore mi ha educato, ma io non l’ho mai vissuta come una condanna del fato e ne ho tratto beneficio. Non credo che ci sia molta differenza tra un ragazzo vergine come me e il più licenzioso dei playboy; i sentimenti vanno al di là delle semplici scopate e chi ha avuto tante avventure non significa che abbia provato o ricevuto amore. Non ho nulla contro il sesso occasionale, ma a me non interessa perché riesco a sostituirlo con la masturbazione senza complicarmi la vita. Alcuni visitatori casuali di questo blog raggiungono le mie pagine attraverso chiavi di ricerca inequivocabili che indicano un disagio emotivo e fisico. Non c’è nulla di cui vergognarsi a essere vergini sebbene agli occhi di qualcuno possa essere più disdicevole del crimine di uno stupratore. Io vivo bene la mia condizione perché quest’ultima nel mio caso non è dettata dalla timidezza, dalla scarsità di autostima o da qualsiasi altro complesso che possa intrappolare la vita di una persona, ma è la conseguenza di una scelta consapevole. Ho un cazzo piccolo, è vero, ma non è questo che mi frena. Come ho scritto in altre occasioni e come avuto modo dire in altre sedi a me fanno ribrezzo i rapporti esclusivamente platonici o unicamente carnali, perciò è normale che io sia ancora vergine poiché nel cuore lo sono molte persone e questo viene dimostrato quotidianamente dal lato meno affascinante della solitudine che spinge molti individui a cercare la cosiddetta anima gemella attraverso i mezzi più disparati. Conosco i meccanismi che regolano i desideri sentimentali e di conseguenza non sono più un loro schiavo. Io credo che quando un sentimento derivi dal bisogno sia nocivo e per questa ragione affido tutto al caso senza temere una vita priva di affetto. In queste parole sta tutta la mia forza interiore, la gioia che osanno spesso e da cui non potrei separarmi neanche se lo volessi, ma la scrittura non è in grado di rendere intelligibile una cosa del genere e penso che soltanto l’esperienza diretta e profondamente personale di questo stato possa essere esplicativa. Non si tratta di un’autoconvinzione, altrimenti avrebbe una durata effimera e questo metro di giudizio credo che valga per molte altre cose. Per quanto mi concerne la mia consapevolezza è stata una conquista involontaria che mi è costata molta fatica. Io sono libero di parlare in modo diretto mentre altri sono costretti a censurarsi per non compromettere gli equilibri dei loro legami apparentemente sani. In altre parole la solitudine mi ha dato le basi per edificare una relazione imponente e sincera perché ho avuto il tempo di conoscermi mentre qualcun altro è stato risucchiato precocemente nella spirale di rapporti squisitamente passionali senza avere la possibilità di approfondire i propri desideri. Io sono fortunato e la stessa fortuna appartiene a chiunque sia abbia avuto un iter simile al mio, ma d’altronde la buona sorte aiuta gli audaci e non tutti riescono a comprendere il potenziale della loro esistenza apparentemente insignificante. Rido quando noto come qualcuno non riesca tollerare la solitudine e di conseguenza trovo molto ridicoli anche i miei scritti passati. Il mondo non è sempre cattivo, ma a taluni fa comodo pensare il contrario e allora che si fottano la loro pigrizia invece di agognare una vulva. Non voglio dare giudizi su terzi, ma in questo caso sono costretto a prendere in esame altri soggetti per chiarire il mio concetto. Io non ho sex appeal e il mio pene ha dimensioni ridotte, eppure sono sereno e non avrei problemi a dare il via alla mia vita sessuale con una ragazza qualora quest’ultima mi coinvolgesse anche sotto l’aspetto sentimentale. Da quanto ho avuto modo di capire in questi anni certi disadattati sono gli artefici delle proprie frustrazioni perché si ostinano a misurare la virilità in centimetri nonostante la natura non abbia riservato a loro (e tanto meno a me) una carriera da attori porno. In queste parole non c’è tristezza e chiunque la scorga non capisce un emerito cazzo (tanto per restare in tema). Quanto ho scritto finora, ovvero questa sborrata di considerazioni non è altro che l’esaltazione di chiunque sia consapevole di sé.

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2
feb

Biometria, intercettazioni e cazzi vari

Inviato lunedì 2 febbraio 2009 alle 23:37 da Francesco

Tra meno di due mesi tornerò in Giappone e questa volta le autorità nipponiche prenderanno le mie impronte digitali e mi scatteranno una foto; cheese! Questi controlli non mi infastidiscono e non mi fanno temere alcuna cospirazione. Credo che non vi siano ragioni di preoccuparsi per certe misure di sicurezza a meno che non si abbia qualcosa da nascondere e anche per questo motivo sono a favore delle intercettazioni telefoniche che nella mia nazione assurgono puntualmente agli onori della cronaca. Ci sono dei politici per cui provo una simpatia a livello umano nonostante io non abbia mai espresso alcuna preferenza elettorale e tra questi figurano anche Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Il capo dell’attuale maggioranza di governo e il leader dell’Italia dei Valori hanno due modi di comunicare che sono agli antipodi, tuttavia apprezzo entrambi come oratori poiché trovo che siano intrisi di un carisma casareccio, a mio avviso tipicamente italiano. Questo breve excursus mi occorre per sottolineare la totale estraneità dei miei appunti da qualsiasi inclinazione politica; capisco che i colori siano attraenti e per questo motivo non mi intrometto nei discorsi di tutti quei bimbi che passano il tempo a giocare con i pastelli. Sono sereno quando parlo al telefono e non temo nulla, inoltre confido nelle forze dell’ordine (anche se non nutro la stessa fiducia per le aule dei tribunali) e di conseguenza apprezzo la posizione di Antonio Di Pietro su questo argomento. Penso che la privacy sia importante, ma talvolta ho l’impressione che la sua tutela sia una scusa per mettere il bastone tra le ruote a chi cerca di far girare le cose nel modo giusto. Vorrei vedere maggiore controllo e trasparenza un po’ ovunque per debellare il senso di impunità che aleggia a ogni livello della società italiana. Non credo che certe misure di sicurezza siano liberticide, ma capisco che possano essere considerate tali da chiunque tema un’evasione degli scheletri dagli armadi.

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5
dic

Gerontocrazia di basso livello

Inviato venerdì 5 dicembre 2008 alle 12:51 da Francesco

Il maltempo continua a imperversare sulla mia zona, ma non mi disturba affatto. Ormai il mio stato d’animo è immutato da molto tempo ed è completamente estraneo alle condizioni atmosferiche che continuano a flagellare l’Italia in questi primi giorni di dicembre. Credo che il benessere psicofisico sia uno dei più grandi obiettivi a cui si possa ambire e di conseguenza sono soddisfatto per averlo ottenuto nel corso del mio primo ventennio. Una volta ho letto un’affermazione che mi è piaciuta molto e più o meno recitava in questo modo: “Essere minorenni e avere un cervello che funzioni è come essere milionari”. Questa frase assomiglia a un ventaglio che ho tentato di aprire con la mia interpretazione. La minore età combacia con fasi evolutive piuttosto tumultuose, tuttavia i problemi di questo arco di tempo sono apparenti e consumano molte energie che potrebbero essere spese in modo più produttivo o semplicemente risparmiate. A mio avviso un cervello funzionante alleggerisce enormemente la vita e ne incrementa il vigore poiché non deve più occuparsi degli sprechi emotivi che spesso vengono imposti dalla debolezza, dall’ignoranza e dalla pigrizia. Le droghe, le religioni, Bacco, tabacco e venere sono semplicemente riserve di energia dalle quali attingono le fasce più deboli dell’umanità, ma in questo contesto gli appartenenti a queste fasce non sono classificabili come tali per estrazione sociale o culturale: il male sa essere anche meritocratico. In altre parole un diciassettenne è capace di ottenere quello che alcuni adulti non saranno mai in grado possedere: la serenità. Io aborro la gerontocrazia e penso che il rispetto per le persone più anziane non sia dovuto in maniera maggiore rispetto a quello che ognuno deve al suo prossimo per mantenere il quieto vivere. Un vecchio coglione rimane un vecchio coglione malgrado gli onori che vengano tributati alla sua persona e la forte personalità di un ragazzo imberbe non potrà mai essere decurtata malgrado l’opinione di chi lo circonda. Ovviamente anche un vecchio coglione per essere ancora tale deve essere stato un giovane coglione e di conseguenza non è detto che i ragazzi siano sempre migliori degli anziani, ma a mio avviso è fondamentale sottolineare quanto ciò sia possibile e si verifichi poiché qualche matusa o qualcuno che si appropria precocemente di questo titolo si illude che il nonnismo possa imperare al di fuori delle caserme. Queste parole assumeranno un valore ulteriore quando sarò canuto, ammesso che riesca a raggiungere l’età per diventarlo. Da una parte e dall’altra taluni sprofondano nel gap generazionale e ogni tanto è divertente assistere alle loro cadute. L’età conta poco.

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