Ogni anno il giorno di san Valentino viene deriso e vituperato con impropri d’ogni genere, ma io trovo che sia una ricorrenza simpatica e allo stesso tempo non nego le implicazioni commerciali che puntualmente porta con sé. Se avessi mai avuto una ragazza non credo che le avrei regalato cioccolatini o cuscini cuoriformi, però le avrei impacchettato qualche presente ironico per evitare un atteggiamento troppo mieloso e stucchevole. Immagino che io per festeggiare questo giorno dovrei immergere la mano sinistra in un barattolo di Nutella e spararmi una sega, ma oggi non ho proprio intenzione d’imbrattarmi le dita. Questa festa scanzonata concede a molte persone celibi e nubili di rivangare l’amarezza e il risentimento per il loro stato civile, ma non riesco ad accodarmi neanche a costoro e tutt’al più mi fanno sorridere in modo genuino gli atteggiamenti da bambini capricciosi che scaturiscono dalla frustrazione sentimentale. Ho trascorso la domenica a correre e scrivere, ma ho anche sistemato un po’ la casa e ho centrifugato le mie magliette nere. Da un paio d’anni a questa parte mi sono rivelato all’altezza di una massaia e la gestione delle faccende domestiche ne ha tratto beneficio. Ho creato una nuova playlist per le mie sessioni di running e l’appunterò qua sopra nei prossimi giorni per dare uno spunto a tutti coloro che cercano continuamente un po’ di musica con cui agevolare i propri sforzi fisici. Ultimamente ho visto qualche film che mi è piaciuto e ne ho rivisto qualcheduno altrettanto piacevole che mi accompagnava nottetempo quando ancora avevo l’età per infrangere il divieto di visione ai minori. Ogni sera ho una sfida con i fornelli per riuscire a cucinare qualcosa che non risulti freddo dentro e bruciato fuori. Tutto sommato non mi lamento dei pasti che mi preparo, anche se ogni tanto vorrei cimentarmi in qualcosa di più complesso. Mi manca il cibo giapponese e mi rendo conto come sia bizzarro questo fatto per un italiano, ma non ho mai mangiato qualcosa di più appagante del nikuman e mio malgrado non sono ancora capace di farne uno: a Tokyo mi bastavano centocinque yen per deliziarmi palato.
Per il titolo di questo appunto ho adattato un passaggio di un celebre spot di Francesco Rutelli che in un inglese degno di Alberto Sordi in “Un Americano A Roma” invitava gli stranieri a visitare l’Italia. Non mi hanno sorpreso gli avvenimenti degli ultimi giorni né la velocità con cui la loro bolla mediatica si è un po’ sgonfiata. Mi pare evidente che la vicenda di Eluana Englaro e tutti i casi recenti di violenza sessuale (come se accadessero soltanto all’uopo) siano stati strumentalizzati per distogliere l’attenzione da certi argomenti e per delegittimare alcune istituzioni, ma credo che questa pratica non sia un’invenzione italiana, altrimenti nel suo squallore avrebbe perlomeno dell’originalità. Penso che l’informazione sia più vittima dell’incapacità giornalistica che di qualche grande manipolazione, altrimenti dubito che sarebbe così semplice evincere le strategie di comunicazione attraverso una lettura poco impegnativa delle omissioni e delle insistenze mediatiche. Per me è buffo sentire qualche italiano che puntualmente si scaglia contro determinate forme di governo in cui la religione ha un ruolo forte all’interno dello stato, ma forse se si trattasse della loro religione invece che di un’altra allora le critiche verso determinate nazioni sarebbero nettamente inferiori. L’Iran è una teocrazia, ma almeno il suo status è ufficiale in quanto si dichiara una repubblica islamica mentre l’Italia (anche conosciuta come Vatikanistan) finge di essere un paese laico e viene vituperata quotidianamente dalle ingerenze vaticane. A me Silvio Berlusconi sta simpatico sotto il profilo umano e lo ascolterei per ore poiché trovo che abbia un eloquio brillante, migliore di tutto il suo entourage messo insieme, ma come politico mi pare che si discosti poco dalla media dei suoi colleghi e non riesco ad averlo in orrore perché i suoi predecessori hanno mostrato il medesimo servilismo nei confronti della Santa Sede. Vorrei che un giorno un futuro premier della mia nazione si alzasse dal letto, indossasse una tuta dell’Adidas, si recasse al Vaticano in sella a un Booster, prendesse il pontefice di turno per il bavero e lo riportasse ad Avignone a forza di calci in culo nel corso di una diretta televisiva a reti unificate. Se oggi ci fossero nuove elezioni io voterei ancora per l’astensionismo. Potrei votare per l’Italia dei Valori se avesse posizioni più nette sulle questioni etiche, almeno come un tempo avevano i Radicali che adesso mi sembrano soffocati dal rumore dei cilici di qualche teodem. Il mio partito ideale dovrebbe essere una destra anticlericale, ma in Italia questa definizione suona quasi come una contraddizione in termini. Infine il ritorno sulla scena politica di Clemente Mastella lascia perplesso anche un qualunquista come me. In un tale clima penso che il comportamento del presidente della Repubblica nel caso di Eluana Englaro si possa aggettivare in due modi: eroico e responsabile. Faccio un grande sforzo ad appuntare queste cose perché dovrei cercare di non essere partecipe neanche con il pensiero all’abominio politico della mia nazione, tuttavia alcune volte non riesco a sottrarmi a tutto ciò e avverto il bisogno di appuntare quanto mi passi per la mente su questo tipo di questioni. Voglio lasciare a piè di pagina un vecchio video di Aldo Busi che risulta ancora attuale, così magari mi becco qualche accusa di omofobia in meno; a proposito, sono a favore del riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali, tra cui il diritto all’adozione.
I giovani estremisti della sinistra orbetellana
Inviato martedì 5 agosto 2008 alle 10:58 da FrancescoNon ho una posizione politica, ma spesso mi trovo a litigare con dei poveri stronzi che hanno un denominatore comune: la loro passione per i dettami di estrema sinistra. Da un po’ di tempo a questa parte ho dei problemi con il mio nuovo vicinato e di tanto in tanto scambio qualche frase minatoria con dei tipi che hanno dieci anni più di me e ne dimostrano almeno il quadruplo grazie alla cirrosi epatica. Questi individui hanno la stessa personalità di un pezzo del Lego e fingono di battersi per dei grandi ideali dato che non sono all’altezza di sostenere la vita di ogni giorno senza l’ausilio delle loro utopie. Una volta uno dei pupazzi di cui sopra mi ha detto che mi sono salvato per miracolo dalle percosse dei suoi amici, ma io gli ho chiesto come mai non me le abbiano date la sera in cui avrebbero potuto farlo e in seguito mi sono domandato per quale motivo non bastasse soltanto uno di loro per pestarmi. Ho formulato varie ipotesi su quest’ultimo punto e sono giunto alla conclusione che queste cecche isteriche da sole non valgono un cazzo e si sentono forti solo nel branco, tuttavia non alzano un dito neanche quando ne fanno parte e si limitano a sollevare vicendevolmente le loro sacche scrotali. Finora non ho preso neanche un buffetto dai buffoni succitati, ma ho ricevuto solo qualche insulto banale a cui ho replicato con una maggiore violenza verbale. So che alcuni di questi ragazzuoli con la prostatite sbirciano salutariamente le pagine del mio blog, perciò ne approfitto per deridere ulteriormente la loro incoerenza: this is dedicated to you my friends! Lungo il web sono incappato in uno schema piuttosto esauriente che illustra il modo in cui vorrei risolvere le controversie che mi riguardano. Il ricorso al metodo in questione non è consentito dalla legge italiana, tuttavia lo appunto ugualmente tra queste righe e spero di poterlo applicare qualora la legislazione della mia nazione cambi in materia di cannibalismo.
Non provo rispetto per questi “ragazzi” di quasi quarant’anni o, se vogliamo usare una definizione più adeguata, i candidati perfetti per i servizi del SerT. Il rispetto di cui parlo e che non concedo a costoro è lo stesso che obbliga la mia coscienza a non calpestare i formicai. Voglio lanciare un messaggio ai pezzenti che mi ammorbano. Voi non farete mai una rivoluzione e al massimo combatterete l’imperialismo a Red Alert 2. Siete delle macchiette in una pozza di sperma e il liquido seminale nel quale navigate beatamente proviene dalle ideologie con cui vi masturbate per sentirvi parte di qualcosa. Vorrei dirvi che sapete soltanto parlare, ma anche il vostro italiano è discutibile. Siete dei burattini politicizzati e paradossalmente chi muove i vostri fili è più stupido di voi. Non avete carattere e tanto singolarmente quanto in gruppo il vostro valore si esprime sempre con un numero negativo. Sono più giovane di voi e vi caco in testa. Pretendete rispetto, ma da me riceverete soltanto ciò che più vi offende: la verità sulla vostra pochezza. Voi siete in tensione e la vostra dieta si basa sulla dietrologia, io invece conosco la pacatezza e non perdo la mia serenità di fronte alla vostra idiozia. Le vostre illusioni non vi salveranno dai complessi di inferiorità che non sapete affrontare. Non siete individui costruttivi e per questo motivo vi eccitate davanti alle vostre fantasie sovversive allo stesso modo in cui le adolescenti degli anni novanta si infoiavano per la boy band di turno. Tra me e voi c’è un gap così grande che potreste infilarci dentro tutta la vostra stupidità per andare a fare in culo senza rinunciare ai vostri effetti personali. In ogni occasione cercate di fare propaganda e vi sentite i depositari della verità, ma l’unica cosa che vi appartiene è il vostro senso di appartenenza. Contestate chi detiene il potere, ma lo fate perché in loro rivedete una parte di voi che non sapete accettare. Siete vecchi e superati come dei grammofoni guasti. Usate due pesi e due misure, ma venite schiacciati sempre dalla forma più bieca dell’ignoranza che contraddistingue i vostri vaneggiamenti. Cosa c’entrano le dittature con le questioni condominiali? Quale nesso vige tra un reclamo e una dichiarazione di guerra? Non ho bisogno che la vostra faziosità mi dia lezioni di storia, tuttavia mi avvalgo di un’altra immagine per dimostrarvi quanto io prenda seriamente le vostre parole.
Abbandono il tono precedente e ricordo a me stesso che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma a certuni somministrerei volentieri una cura dimagrante a base di olio di ricino e manganellate nello sterno. Ovviamente ci sono molte persone che coltivano le loro opinioni in un modo serio e sincero, ma questo scritto riguarda soltanto quei soggetti che vivono per essere le caricature di loro stessi. I miei “giovani” compaesani di sinistra (mi riferisco a certi cerebrolesi che sono nati negli anni settanta), non hanno nulla a che fare con le idee di cui si ritengono dei fautori e i primi a incazzarsi con questi tizi dovrebbero essere coloro che si adoperano realmente per quelle stesse idee. Questa sorta di pamphlet non ha uno scopo politico, altrimenti sarebbe ridicolo quanto la feccia a cui si riferisce, ma è dedicato con tanto amore ai figli di puttana con i quali ho a che fare regolarmente per questioni totalmente estranee alle scemenze anacronistiche di cui costoro si riempiono la bocca. Questi signori citano grandi personaggi del passato e pensano di essere i loro eredi, ma io prenderò sempre a pesci in faccia questo esercito di mentecatti ed eleggerò Capitan Findus come mio condottiero.
La scorsa mattina sono uscito di casa attorno alle cinque e per l’ennesima volta nella mia vita ho raggiunto in mountain bike la croce che si trova sul Monte Argentario. Ho usato varie volte un incipit simile per descrivere alcune delle mie escursioni ciclistiche e allo stesso modo l’entusiasmo per la mia attività fisica è stato sempre caratterizzato da una linearità piacevole. In salita noto sempre la netta differenza tra la mia bicicletta attuale e la precedente, infatti la prima risponde molto meglio ai miei sforzi rispetto alla seconda e mi consente di utilizzare le mie energie in un modo più proficuo. Sono soddisfatto della mia forma psicofisica e ormai il mio stato di benessere dura da parecchio tempo, ma, come ho già scritto in passato, ho intenzione di alterarlo con qualche scossone per non assopirmi sugli allori. Oltre alle mie condizioni correnti c’è qualcos’altro che voglio annotare tra queste righe, perciò mi concedo la licenza di saltare di palo in frasca. Nel corso degli ultimi giorni ho sudato più del solito e spero che dalla mia fatica non sfoci una febbre estiva dato che mancano tre giorni alla mia partenza per Helsinki. Non amo i viaggi programmati, perciò non ho progetti particolari per la mia settimana finlandese e la mia unica certezza è il Tuska Festival al parco Kaisaniemi. Vedrò la crème del metal estremo in una cornice stupenda, ma spero anche di trovare un club in cui assistere a un’esibizione jazz o blues. La mia estemporaneità mi ha fatto sublimare in Giappone e in Corea del Sud, perciò affiderò nuovamente a lei la gestione del mio viaggio e sono certo che non ne rimarrò deluso. Prima di passare al prossimo tema voglio citare le parole di un cinquantenne che rispetto molto: “Sai Sisco, tutti dicono che partire è un po’ morire, ma per me partire è rinascere!”. Dedico la chiusa di questo appunto al mio primo libro. Verso la fine di maggio ho terminato la correzione de “La Masturbazione Salvifica: Diario Agiografico Di Un Onanista” e mi sono limitato a stamparne un paio di copie su dei volgari fogli A4 che ho consegnato a due persone. Sono soddisfatto del mio manoscritto, ma per il momento non ho intenzione di promuoverlo nel pressapochismo dispendioso dell’editoria né attraverso i canali dispersivi che offre l’informatica, inoltre ho già ottenuto il risultato migliore che potessi immaginare.
Ieri sera ho guardato la débâcle italiana e ho esultato per la vittoria dell’Olanda. Dopo la partita ho deciso di fare un giro in auto, ma prima di mettermi alla guida ho incontrato un povero cristo che ogni tanto mi fa visita e l’ho portato con me. Sono arrivato a Grosseto attorno a mezzanotte e ho parcheggiato davanti alla stazione ferroviaria. La città era deserta e la sua illuminazione sembrava superflua. Io e il mio compaesano ci siamo incamminati verso il centro e vicino a un sottopassaggio abbiamo scorto qualche writer alle prime armi, ma non ci siamo intrattenuti dinanzi alla loro arte dozzinale. Lungo la strada abbiamo incontrato un ragazzo straniero e quest’ultimo ci ha chiesto in un italiano stentato dove potesse comprare qualcosa da mangiare, ma ho saputo soltanto suggerirgli di recarsi ai distributori automatici della stazione mentre il mio compare non ha proferito parola. Ho iniziato a imbastire qualche discorso in inglese con il forestiero e poco dopo ci siamo spostati vicino a una sala giochi che in più occasioni ha ospitato le mie assenze scolastiche. Nelle due ore successive il mio interlocutore mi ha raccontato qualcosa di sé e mentre dialogavo con lui mi sono ripromesso di annotare su queste pagine virtuali ciò che sarei riuscito a ricordare in seguito. Costui si chiama Marius, è lituano, ha ventisette anni ed è originario di Klaip?da. È stato per sei mesi nell’esercito a causa della leva militare e ha avuto la fortuna di sparare con un AK-47, ma è riuscito a ottenere il congedo grazie a una presunta allergia. Ha un cattivo rapporto con il fratello maggiore perché quest’ultimo lo ha accusato di provare qualcosa per la sua consorte. Una volta si è recato in Russia per comprare delle piccole tartarughe da rivendere in Lituania e pare che abbia compiuto altri piccoli atti di contrabbando. È un estimatore del metal, ma mi ero già accorto di questo particolare dalla t-shirt logora di “…And Justice For All” che aveva addosso. Ci sono altri aneddoti divertenti che ho raccolto ieri sera, ma penso che questo resoconto mi possa bastare per rammentare in futuro l’incontro surreale della scorsa notte. Ho provato una profonda ammirazione per Marius e nonostante le sue finanze fossero ristrette egli ha elargito alcune patatine e qualche sigaretta al mio compaesano silenzioso mentre io mi sono limitato a ringraziarlo per l’offerta. Ogni volta che mi imbatto in personaggi del calibro del succitato lituano penso ironicamente a un libro di Gurdjieff: “Incontri Con Uomini Straordinari”. In conclusione credo che Marius non sia uno dei tanti pezzenti che alimentano il lavoro della Caritas, ma trovo che sia un dritto e ritengo che sappia il fatto suo, perciò non lo reputo un vagabondo in balia degli eventi e lo considero un grande cinico (nell’accezione filosofica del termine). Ho salutato Marius con una stretta di mano e alla fine gli ho detto: “I wish you the best luck and I hope you can have great times from here to eternity”. Il video che si trova a piè di pagina è un pezzo dei Manowar che a mio avviso si adatta bene al tenore di questo scritto: “Brothers of Metal”.
And we will die for metal, metal heals, my son”
Oggi ho ricevuto i biglietti per il Tuska Open Air Metal Festival che si terrà nel parco Kaisaniemi di Helsinki agli sgoccioli di giugno. Ho già prenotato il mio volo per la Finlandia e questa volta usufruirò dei servizi aerei della Lufthansa. Il Tuska Open Air Metal Festival dura tre giorni e il programma di quest’anno prevede anche la presenza dei Morbid Angel, una leggendaria band statunitense di death metal della quale posseggo la discografia originale, ma attendo con trepidazione di vedere dal vivo anche i Carcass, i Kreator, gli Entombed, i Behemoth, gli Amon Amarth e nutro una forte curiosità per le formazioni che non conosco. Alcuni gruppi che suoneranno al Tuska Open Air Metal Festival presenzieranno a un evento italiano molto simile, ovvero il Gods of Metal di Bologna, ma ho preferito partecipare al primo per vivere da solo l’atmosfera di Helsinki e delle zone limitrofe. La Finlandia per me non è totalmente sconosciuta e mi è stata descritta verbalmente in più occasioni dai ragazzi finlandesi che facevano parte della squadra europea nella quale militavo quando giocavo tramite Internet a Operation Flashpoint. Il mio soggiorno nordeuropeo durerà otto giorni e come al solito sarà un’esperienza solitaria, ma non ho ancora prenotato un alloggio e ne cercherò uno quando tornerò da un altro viaggio che sto per compiere. Oggi partirò per la Francia e resterò oltralpe per alcuni giorni. Sono stato diverse volte a Parigi, ma questa volta mi troverò in Camargue e ne approfitterò per assistere a una festa gitana.

Ieri pomeriggio ho visto una volante vicino a casa mia e ho sentito il bisogno di fotografarla. Qualche anno fa i carabinieri di tanto in tanto mi fermavano per dei brevi controlli perché deambulavo di notte per le strade del mio comune con un aspetto inquietante, infatti avevo i capelli lunghi e una barba molto folta. Ogni volta che vedo una vettura delle forze dell’ordine mi viene in mente la banda dell’Uno Bianca che era composta prevalentemente da poliziotti: credo che in me abbia luogo questa associazione perché da bambino ho sentito parlare molto delle azioni efferate dei fratelli Savi e dei loro compari. Quando avevo tredici anni trascorrevo le notti estive a guardare New York Police Department e Hill Street Blues, inoltre impugnavo spesso delle pistole di plastica e mi immedesimavo nel ruolo del poliziotto cattivo e in particolare in quello di Andy Sipowicz (interpretato da Dennis Frenz) che è stato un mio teen idol. Non ho mai pensato seriamente di indossare una divisa e, come ho già scritto in passato, sarei disposto soltanto a diventare un legionario se la ferma minima della Legione Straniera non fosse quinquennale, ma questa è un’altra storia senza inizio e probabilmente resterà tale.

Due ore fa ho terminato la registrazione di “Prima Di Partire Per Il Giappone”, un demo di tre tracce che ho realizzato per diletto e per schernire un po’ me stesso. Credo che le registrazioni siano al livello dei primi lavori di Robert Johnson. Premetto che non conosco le regole metriche e ciò che ho fatto non ha nulla a che vedere con l’hip hop. Mi piace l’allitterazione, l’assonanza e la rima baciata. Cliccando qui è possibile scaricare il file che contiene le tre tracce, la copertina realizzata in un quarto d’ora e i testi. Qua sotto invece è possibile scaricare una traccia alla volta.
Quando fuori piove e sono costretto a rimanere da solo nel tepore casalingo, visito eBay e trascorro dozzine di minuti a leggere le imprecazioni degli utenti truffati. Molti raggiri sono made in China, ma ho notato che anche gli italiani si adoperano per tenere alto il cattivo nome del tricolore. Penso che non sia simpatico sollazzarsi con le disgrazie altrui, ma di fronte a certe vicissitudini non posso fare a meno di ridere sguaiatamente. Forse un internauta prima di iscriversi a eBay dovrebbe iscriversi a giurisprudenza. Ho fatto qualche acquisto sul sito di aste succitato e, tranne una volta, non ho mai incontrato grossi problemi. Che bello il boom di Internet. Ognuno ha il suo spazio e le sue icone del cazzo tutte colorate. Ogni volta che penso a tutto il tempo che ho trascorso online provo un retrogusto amaro. Mi sono connesso per la prima volta circa nove anni fa e non mi immaginavo che in meno di due lustri il TCP/IP sarebbe diventato un protocollo esistenziale per alcuni esseri umani. Ricordo gli inutili allarmismi per il Millenium Bug e l’ignoranza di chi stigmatizzava Internet perché credeva che qualche 486 collegato al nodo di Ascoli Piceno potesse veicolare Satana! Credo che Internet abbia dato un senso all’esistenza di alcune persone e in particolare mi riferisco a quei fanatici che ogni giorno stappano lattine di Fanta per festeggiare l’aggiornamento del kernel del loro sistema operativo preferito e poi si spostano come gitani tra Usenet e vari forum per sostenere la propria fede a codice aperto. Ho scritto queste righe per farmi una risata da ex nerd e non ce l’ho affatto con chi ha trovato il nirvana tra i pacchetti dell’installazione personalizzata di Debian.
Qualche giorno fa, dalle mie parti, è stato fatto un blitz antidroga nel quale sono state coinvolte alcune persone che conosco di vista. L’operazione dei carabinieri è stata chiamata “Woodstock” e mi chiedo se durante i sette mesi di indagine i militari abbiano ascoltato Janis Joplin e Joe Cocker. Mi ha sempre fatto ridere la figura del pusher di provincia che si illude di trasformarsi in Re Mida con l’aiuto di un po’ di alchimia stupefacente. Ragazzini tanto boriosi quanto stupidi puntano a vivere la metà di Albert Hoffman. Mi fa piacere che qualche spacciatore della domenica sia finito in carcere. A questo link è possibile sapere qualcosa in più riguardo all’operazione “Woodstock”. Comprendo i bambini del terzo mondo che sniffano la colla per placare la fame, ma non posso fare a meno di deridere chi giustifica l’uso di droga con la noia o con il malessere esistenziale. Provo una forte avversione nei confronti di tutti gli stupefacenti, compresi quelli che fanno tanto bene alle casse dello Stato. I pezzi di merda che acquistano droga spesso finanziano la criminalità organizzata e talvolta finiscono per gravare sul bilancio della sanità. Sono un garantista e credo che ognuno abbia il diritto di farsi del male, ma le tossicodipendenze rappresentano un bel costo sociale. Un po’ di tempo fa credevo che per combattere il mercato della droga che finanzia la camorra, la ‘ndrangheta e la mafia, occorresse un mercato della droga parallelo gestito dallo Stato, ma poi ho realizzato che sarebbe inutile a causa dei legami tra criminalità organizzata e politica. Le mie affermazioni sono parzialmente qualunquiste e mostrano un po’ di saccenteria. Penso che determinate realtà non si possano conoscere dall’esterno ed è per questo che considero futili tutte le parole che ho disseminato finora. Per il titolo di questo breve scritto ho preso in prestito il nome di un vecchio film italiano che ogni bravo eroinomane dovrebbe conoscere.



