28
Gen

Prolegomeni ai paralogismi di puerpere e morituri

Pubblicato lunedì 28 Gennaio 2019 alle 21:16 da Francesco

"Prolegomeni ai paralogismi di puerpere e morituri" è il mio quinto libro, ma anche il primo saggio: lo considero un vertice solipsistico e di conseguenza non potrebbe avere lettori neanche se potesse averne davvero. Se dovessi o volessi spiegarmi meglio prenderei in prestito il concetto di aseità dalla scolastica medievale, ma non intendo ritrovarmi con un’esposizione debitoria verso il passato.
Non posso cercare l’attenzione di chi si pulirebbe il culo coi rotoli del Mar Morto se solo fossero più economici della concorrenza, ma neanche quella di chi pensa a Shiva e Parvati come antesignani di Sandra e Raimondo.
Il logos ha limiti evidenti e sovente la reciprocità o anche la sola ricerca di una lieve risonanza ne causano un ulteriore restringimento. Est modus in rebus.
Secondo me un confronto autentico lo si può trarre dal parziale retaggio di alcuni pensatori che ebbero un cognome da Bundesliga: defunti e persuasivi.
C’è chi elude l’idea della morte con la fabbricazione di prole in un mondo sovrappopolato, con buona pace di Robert Malthus, e trovo questo espediente legittimo come il doppione di una figurina, ma dubito della sua efficacia: preferisco il "Si impersonale" di Heidegger alla paternità.
L’eros può risolversi in una fruizione eidetica qualora non abbia la velocità di fuga necessaria per uscire dall’orbita pulsionale, ovvero quando il gioco non valga la candela né l’emulazione di un missionario: una regolare masturbazione agevola l’esistenza più di quanto possano fare le pretese venefiche di un certo imprinting. La sublimazione è roba da ricchi di spirito e non ha tasse di proprietà.
È vero, talora la volpe non arriva all’uva, ma nulla le vieta di riprovare con la mela adamitica.
C’è un po’ tutto qui, compreso il flusso di coscienza e l’assenza di un vero interesse per Joyce. Le mie sono parole al vento come quelle che pronunciò Ulisse al cospetto di Eolo.

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14
Gen

Entro i limiti dei limiti

Pubblicato lunedì 14 Gennaio 2019 alle 22:30 da Francesco

La congiura della parole conduce sovente all’infanticidio di ogni significato, ma non di rado cotale figliolanza nasce già inferma e dunque la sua morte prematura rassomiglia a un atto di clemenza. Le conversazioni si ramificano in una subdola reciprocità e nella loro ostentazione sembrano le vene pronunciate d’un anziano malato. Oralità e scrittura si dimostrano nemiche di loro stesse, condannate dai particolari delle singole lingue così come qualunque tossicomane lo è dalle sue predilezioni narcotiche o etiliche.
I bassifondi del logos sono lastricati di libri e pervasi dai fonemi, ultime satrapie della perduta Babele dove i tombini esalano miasmi e sofismi verso nembi altrettanto malsani. Ed è sulle strade sconnesse e senza uscita del verbo che transitano e si scontrano fatalmente i vettori dell’interlocuzione. Passibili di pene esistenziali ed espropriazioni emotive, nonché primi attuatori di misure così draconiane nei loro stessi confronti, plurimi individui vagano raminghi e si cercano tra di loro per conseguire una mutua risonanza che regolarizzi le rispettive posizioni sulle terre emerse. Non timbri di ceralacca o inchiostro, né marche da bollo o firme digitali, bensì l’adesione al consesso civile richiede la vidimazione di orecchie da mercante e di sguardi inebetiti da abitudini ciarliere. L’esistenza di un senso si espone spesso a un comprensibile negazionismo, ma i grandi ricami sul corso degli eventi possono concedere il legittimo dubbio che vi sia davvero qualcuno o qualcosa a indossare il tempo.

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5
Gen

Il calcolo del cosmo

Pubblicato sabato 5 Gennaio 2019 alle 21:03 da Francesco

“Il calcolo del cosmo” è stata la mia lettura dicembrina, l’ultima dello scorso anno e ancora nel segno di una divulgazione accessibile per chi come me non sia un addetto ai lavori. Non di rado testi di questo genere presentano introduzioni piuttosto simili, specialmente sotto l’aspetto storico, ma almeno la loro ripetitività ne favorisce la cristallizzazione mnemonica. Questa volta non ho apposto molti adesivi gialli sulle pagine di mio interesse, ma ho comunque tratto delle nozioni inedite da alcune parti dello scritto.
Ad esempio non conoscevo il cosiddetto “tempo di Lyapunov”, ossia un orizzonte temporale oltre cui un sistema dinamico diventa caotico e finisce per sottrarsi a ogni previsione. Può darsi invece che avessi già letto qualcosa in merito al limite di Roche, ma non ricordavo cosa indicasse, ovvero una distanza superata la quale le forze di marea soverchiano la resistenza di un corpo minore. Ho incontrato nuovamente l’ipotesi secondo cui la Luna si sia originata dallo scontro tra la Terra e un altro pianeta delle dimensioni di Marte, tale Theia. Immancabili le nozioni sui buchi neri e la loro formazione, sulla materia e sull’energia oscura, sulla natura delle galassie nonché sulle diverse proposte di multiverso. Tutto molto affascinante e plausibile, ma una buona parte di queste idee galleggia sul mare magnum della speculazione e rinnova il mio senso di appartenenza a un’epoca ancora lontana dal pieno compimento delle possibilità umane. Ho la vaga sensazione che un domani alcune delle mie letture risulteranno obsolete e bislacche così come lo è già da molto tempo il concetto di flogisto.

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