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Compiacimento autoreferenziale

Pubblicato giovedì 1 Marzo 2018 alle 01:26 da Francesco

Mi viene da ridere nei momenti meno indicati e per i motivi più inopportuni, ma d’altro canto non provo mai a trattenermi di fronte a certe pretese di serietà e quindi mi domando se ci riuscirei davvero qualora mi applicassi: mistero, come ripeteva Enrico Ruggeri negli anni novanta.
Posso vantare un alto grado di libertà perché sono abituato a stare bene da solo, perciò non temo che qualcuno si allontani da me, mi eviti o mi conceda così tanta importanza da farmi oggetto della sue antipatie. Non ho alcuna giurisdizione sulle opinioni altrui e anche se l’avessi non saprei quale vantaggio trarne. Non conosco la pressione di terzi, ma la mia è buona, tanto la minima quanto la massima. A volte nutro il dubbio che in questa mia tarda gioventù io mi stia perdendo qualcosa, ma puntualmente mi viene in mente la fila per l’ingresso di un cinema chiuso; e comunque non voglio vedere il film di qualcun altro, ma preferisco essere il regista di quello in cui recito. Lascio passare il tempo perché mi considero piuttosto educato, però non mi abbasso a riverirlo e neanche lo prego di portare i miei saluti a qualche conoscente comune.
Conduco una vita anomala a cui manca qualcosa, però mi chiedo quale esistenza possa dirsi completa fino a quando non chiuda i propri conti col divenire. Non mi preoccupo troppo di farmi comprendere quando scrivo o parlo, inoltre mi piace portare le mie rare conversazioni a un punto morto per non discriminarle da quelle che le hanno precedute. Gli interessi e le passioni individuali mi permettono di coltivare piante rigogliose da cui traggo frutti nutrienti per il mio spirito, perciò sto attento alle spine e tolgo le erbacce.
Non avverso i rapporti umani e di tanto in tanto m’intrattengo a parlare con taluni, ma non ho mai ragioni valide per allungare il brodo. Non ho granché in comune con i miei conoscenti e vivo in una realtà troppo piccola per attendermi che qualcuno o qualcosa mi folgori sulla via del supermercato, ma al contempo le dimensioni ridotte del mio contesto mi risparmiano la lotta con una certa alienazione contro cui mi troverei di certo a combattere se vivessi in una metropoli.
Rivendico la mia individualità perché ne sono affascinato e non la riduco a mero narcisismo, bensì la incenso quale appagante certezza secondo cui nessuno possa volermi più bene di quanto io ne voglia a me stesso. L’amor proprio è la mia opera maggiore e negli ultimi tempi le ho apportato ulteriori migliorie, difatti non mi sono mai sentito tanto in sintonia con me stesso quanto lo sono da alcuni mesi a questa parte. Seggo da solo sul trono, ma può darsi che un domani me ne faccia fare uno a due posti per stare ancora più largo.

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