26
Lug

Quella timida compaesana (o del pettegolezzo enigmatico)

Inviato giovedì 26 Luglio 2012 alle 04:34 da Francesco

Mi piace giocare con la curiosità altrui, ma questa volta ne approfitto per scavalcare dei limiti che mi vengono attribuiti. Per mia madre non ho mai avuto una ragazza perché non l’ho mai voluta davvero, ma un’idea simile in gergo tecnico si etichetta come stronzata sesquipedale: succede. Puntualmente le faccio notare che forse lei non riesce ad accettare la mia incapacità seduttiva, come se in me riscontrasse una propaggine della sua parte maschile e non potesse tollerarne i limiti; alla luce di ciò ella potrebbe ricorrere alla spiegazione sopraesposta per inquadrare la mia bizzarra condizione nella cornice di una libera scelta, decisamente più sostenibile da parte di quella che io definisco la sua virilità per interposto segaiolo. Forse ho frequentato troppo le pagine di Freud e di tutta la raggiera di quest’ultimo? In realtà un’interpretazione plausibile non si trova nelle parole di mia madre né in quelle arzigogolate a cui ricorro per dileggiare le sue. Considero la mia verginità come il frutto di una joint venture tra una scelta e una cogenza, però quest’ultima scaturisce dal bisogno di soddisfare determinate precondizioni affinché io mi senta in grado di donarmi ad un’altra persona. Ho bisogno d’amore, il solo sesso manco m’incuriosisce e il rapporto platonico lo trovo altrettanto incompleto, perciò non posso prescindere dall’unione di corpo e psiche. Trovare una tale sintesi che mi sia compatibile non è semplice, infatti questa è la ragione precipua per cui mi massaggio il pisello dai tempi pionieristici della seconda media. Non credo al colpo di fulmine né all’astrologia, ma lascio che la ragione subappalti all’istinto tali questioni. In altre parole, di grazia meno astruse, io non sono il tipo che può innamorarsi di una che attraversa la strada: non ne so nulla! Tutt’al più può colpirmi la bellezza estetica, che per me è ha un’importanza pari a quella caratteriale, ma di signorine avvenenti è pieno il mondo e ogni anno ve ne sono altre che tagliano il traguardo della maggiore età: questo parametro non è sufficiente per farmi gridare al miracolo! Io, miscredente del maschilismo! Ah! Devo comunque precisare che secondo me non c’è nulla di male nei rapporti occasionali, e questo lo scrivo per tutelarmi dalle associazioni degli sventrapassere: ho solo bisogno d’altro, sennò andrei a troie. Ripeto una sottolineatura prima di procedere: non avverto neanche la necessità di un rapporto platonico e infatti non ho nemmeno un’amica, fatta eccezione per la mano sinistra.
Nella mia cittadina v’è una ragazza timida (almeno io presumo che lo sia), più giovane di me di cinque anni. La rimembro perché l’ho incrociata più volte a debita distanza: all’epoca era acerba e fidanzata. In seguito è sbocciata, come se da un giorno all’altro avesse trovato la femminilità. Costei non è bionda: le prime due lettere del suo nome si ripetono all’inizio del suo cognome. Secondo un’informativa dei servizi deviati lei dovrebbe avere una certa dimestichezza con le lingue straniere, però sulla velina (intendo quella cartacea e non un’aspirazione mediatica da parte della ragazza in questione) non è riportato se ella abbia altrettanta confidenza con il cunnilingio. Parto sempre bene, ma perché poi mi devo perdere in una volgarità da osteria? Probabilmente perché le frequenterei nottetempo se ne conoscessi qualcuna particolarmente prodiga di bestemmie e trivialità. Per quanto m’è dato sapere, l’ex fidanzato di questa donzella era un coglione, infatti qualche volta mi domandavo cosa cazzo avessero in comune: no, non giustificavo quell’unione con quella traslazione impropria della fisica classica secondo cui gli opposti si attraggono.
Cosa trovo in lei? Un’intuizione da confermare. Non ne sono innamorato dato che non ne so nulla. Il suo aspetto è gradevole, ma nulla di trascendentale: sì, ci so proprio fare con le donne. In realtà io sospetto che in lei vi sia una personalità molto interessante che, sommata alla sua corporeità, la rende attraente ai miei occhi. Se la conoscessi potrei innamorarmene o ricredermi sul suo conto: eh, dal momento che lei non leggerà mai queste righe (e anche se lo facesse saprebbe riconoscercisi?) presumo che non lo sapremo mai, cari sguardi indiscreti: accettatelo! Non mi farei problemi a ripeterle con calma il concetto che qui ho espresso in maniera cotanto prolissa per mera birichineria, ma non mi sorprenderei se alla fine le sembrassi troppo freddo e mi rimandasse a settembre o direttamente a fare in culo. Non temo il rifiuto, anzi, quest’ultimo ha sempre un posto dentro di me: mi casa es tu casa! Nulla mi vieta di fare ipotesi, manco il disfattismo al quale per altro non concedo asilo. Se quella timida compaesana mi conoscesse bene forse troverebbe in me ciò che non può rinvenire in quanti nutrano tutt’al più l’ambizione di sodomizzarla. Come mai non posso fare a meno di un linguaggio inappropriato? Se costei un giorno diventasse la mia ragazza io le scriverei lettere d’amore con il sangue del suo mestruo. Quest’ultima frase non rispecchia un’intenzione reale, bensì è un piccolo omaggio alla scurrilità…

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23
Lug

Serata leggendaria di progressive rock italiano

Inviato lunedì 23 Luglio 2012 alle 04:13 da Francesco

Sabato mi sono recato nel viterbese per assistere ad una manifestazione di progressive rock italiano che è durata quasi sei ore. Sul palco si sono alternati nomi importanti per il genere, ma ci è salito anche Paul Whitehead, un disegnatore che ha creato copertine storiche per gruppi come Genesis e Le Orme. La serata è stata un crescendo continuo e diverse formazioni hanno celebrato il quarantennale di qualche caposaldo delle loro discografie. Io mi sono esaltato molto più di quanto mi potessi aspettare e per qualche ora ho avuto la sensazione di trovarmi in una successione di momenti che s’è già cristallizzata nella mia memoria. Forse in queste righe rischio di non riportare l’ordine corretto delle apparizioni, però sono certo di tutto quello che mi hanno lasciato. Gli Analogy sono stati i primi a suonare, tuttavia non avevo mai ascoltato nulla di loro. Da quanto ho capito hanno proposto i pezzi del loro album omonimo del settantadue, dato che i membri, in parte italiani e in parte tedeschi, dopo l’esordio hanno preso strade diverse e dalle ceneri della band sono nati gli Earthbound in Inghilterra. A me sono piaciuti sebbene non mi abbiano fatto gridare al miracolo e provvederò a recuperare il loro debutto discografico.
Ho accolto con moltissima curiosità l’esibizione della Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, storico gruppo di Roma che conserva soltanto un membro della formazione originale, ovvero il vocalist. Se qualche appassionato mi leggesse potrebbe tacciarmi di blasfemia, però in qualche acuto di Luciano Regoli io ho risentito Ian Gillan! Mi sono piaciuti gli inserimenti del soprano e in generale non c’è nulla che mi abbia fatto storcere il naso: ottima prestazione.
Sono poi giunti gli UT, l’anima prog dei New Trolls, e hanno ricevuto una grande risposta da parte del pubblico, me compreso. Lo stile di Claudio Cinquegrana alla chitarra mi ha davvero esaltato, ma anche le parti vocali eseguite da Alessandro Del Vecchio hanno contribuito molto a farmi apprezzare lo spettacolo e, ovviamente, le fughe del leggendario Maurizio Salvi.
Da un mostro sacro all’altro: dopo Salvi le tastiere sono state protagoniste sotto le mani altresì mitologiche di Joe Vescovi, leader dei Trip, con i quali è risalito sul palco Fabrizio Chiarelli (questa volta alla chitarra e alla voce) che aveva suonato poco prima con gli UT (ma al basso e alla voce): insomma, doppio turno per questo giovane esponente del prog italiano: complimenti. La serata ha dato anche modo di salutare Jon Lord ed è stato proprio Joe Vescovi a ricordarlo. Uno dei miei momenti preferiti è stato quando agli Osanna (che hanno preso posto dopo i Trip) si è aggiunto il grandissimo Gianni Leone de Il Balletto di Bronzo la cui sola esibizione sarebbe valsa il costo del biglietto: io l’ho filmata e me la sono goduta! Devo anche sottolineare la prova straordinaria del giovane chitarrista degli Osanna che ha citato alla grande l’assolo di Stairway To Heaven, un’idea davvero riuscita: spettacolare!
Questa fantastica maratona ha avuto il gran finale con il Banco del Mutuo Soccorso. Prima di prendere posto, all’entrata, ho incontrato Francesco Di Giacomo, però non gli sono andato a rompere le palle e gli ho semplicemente rivolto un cenno di apprezzamento. Comunque non c’è molto da dire sulla performance del Banco perché ogni parola è scontata. Ho sentito i pezzi che mi attendevo dai miei album preferiti, in particolare da quel Darwin! che porta benissimo i suoi quarant’anni. Udire dal vivo pezzi come L’evoluzione, E 750.000 anni fa… l’amore, Io sono nato libero e Cento Mani, Cento Occhi mi ha fatto un certo effetto…
Per me è stato un viaggio onirico e solitario nel tempo, in quegli anni settanta che hanno visto il concepimento di dischi ai quali io mi affido tanto nei momenti migliori quanto nei periodi funesti. Quando sento i pezzi della Locanda delle Fate, de Le Orme, del Banco del Mutuo Soccorso, dei Metamorfosi o del Museo Rosenbach, mi sembra quasi che si rivolgano a me, come se più che un ascoltatore io diventassi un interlocutore. L’elenco dei gruppi sarebbe biblico: in ogni caso ho un grande debito nei confronti del progressive rock italiano. Ci sono generi che ascolto nella stessa misura o anche maggiormente, alcuni mi aiutano addirittura a correre più di quanto potrei fare con le mie sole forze, tuttavia il rapporto d’intimità che ho con il progressive rock è unico. Alla fine del concerto, prima di rincasare ho passato un po’ di tempo ai banchetti e finalmente ho trovato il vinile de Il Tempio delle Clessidre, una giovane band di Genova (con un “ragazzo” della vecchia guardia alla voce) a cui auguro tutto il bene possibile e della quale ho scoperto il talento in un altro grande concerto alla Casa del Jazz di Roma, quando ho avuto l’occasione di vedere dal vivo anche la Locanda delle Fate.

Sono rincasato tardi e felicissimo, con le orecchie affaticate ma ancora pronte ad ascoltare altra roba lungo il tragitto. Mi sono addormentato benissimo, ma forse devo ancora svegliarmi, o no?

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21
Lug

Notifiche di breve termine

Inviato sabato 21 Luglio 2012 alle 02:58 da Francesco

Le stragi non mi sorprendono più da molto tempo, ma non voglio instillare del cinismo nelle mie considerazioni. Negli anni passati ho fatto incetta di cronaca nera e ho imparato che l’omicidio è un’eventualità tutt’altro che remota. Negli Stati Uniti la polemica sulla libera circolazione delle armi è vecchia e stantia, ma ogni tanto subisce una rinfrescata da qualche bagno di sangue che si consuma secondo dinamiche tali da farlo assurgere alle cronache di tutto il mondo.
È difficile strappare un fucile dalle mani d’un redneck, ma è facile dotare un giovane universitario di un arsenale e di motivi per adoperarlo. È sempre questione di tempo: forse da qualche parte c’è una clessidra che detta i turni per quelle stragi in grado di turbare l’opinione pubblica delle cosiddette democrazie occidentali. In Messico i delitti, gli attentati e le torture hanno numeri da guerra civile, tra l’altro in seno a storie che qualcheduno immagina ancora appannaggio della cinematografia. Potrei roteare il mappamondo e fermarlo all’improvviso con un dito per portare qualche altro esempio, tuttavia preferisco fermarmi alla frontiera meridionale: diamine, c’è crisi. Sono altre le notizie che mi conturbano. Anzitutto il bollettino di guerra che quotidianamente giunge dalle borse, con la sola requie del weekend. Sulle banconote da un trilione delle nuove lire io propongo di mettere la faccia della morte: drastico? Chissà. Ne “L’odio“ di Kassovitz c’è una frase ricorrente, “il problema non è nella caduta, ma nell’atterraggio”, perciò mi chiedo che cazzo ci sarà dopo il crollo verticale dell’economia. Un’ultima parola la voglio spendere per quella capa pelata di Napolitano: Giorgio, facci ascoltare che voce hai al telefono!

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19
Lug

Deposizioni irrilevanti

Inviato giovedì 19 Luglio 2012 alle 04:47 da Francesco

Il primo luglio ho iniziato il mio quinto libro: quel saggio che ho posticipato più volte in passato. Finora ho scritto una ventina pagine e punto a terminare la stesura attorno alle idi di novembre. A differenza di quanto non ho fatto per Nuovo nichilismo solidale, invierò il testo alle case editrici. Non sono un romanziere, me ne rendo perfettamente conto, ma posso tentare la strada del saggista e, qualora anch’essa risultasse fallimentare, potrei sempre riprendere quella sicura del masturbatore a tempo pieno. Con quest’ultimo libro mi appresto a prosciugare il serbatoio delle riflessioni, almeno di quelle compatibili con un’esposizione articolata per un centinaio di pagine. Il tempo è come il mare: porta alla deriva qualcosa e fa spiaggiare qualcos’altro, ma già da una similitudine così banale si evince quanto sia acuta per me la crisi dei contenuti. Eh, porco di dio. In altre parole, forse più ligie al loro dovere esplicativo, intendo che il futuro potrebbe regalarmi altri temi con cui imbellettare vanità (o velleità che dir si voglia) cartacee. Secondo Emil Cioran il romanzo moderno si riduce ad una sfilata di oggetti: è vero! I miei forse sono liste della spesa in cui manca il cianuro per la nonna.
Alla luce dell’allegria di mia proprietà, quella che m’illumina su un proscenio vuoto come la cavea su cui si affaccia, ho intenzione di combinare delle nozze tra sincerità e provocazione. Nulla di eclatante, giusto qualcosa per pochi intimi, più o meno come l’incesto. Io non ho dei sassolini da levarmi né massi con cui giocare sopra un cavalcavia, però voglio mettere per iscritto delle cose che stuzzicheranno la curiosità di qualche sguardo indiscreto di mia conoscenza: piccoli enigmi di facile soluzione e rivelazioni così povere che non provocheranno certo sazietà. Non sono così borioso da credere che a taluni interessino i cazzi miei, bensì mi limito a constatare ciò di cui ho avuto prova: comunque non ci trovo nulla di male! D’altronde la mediocrità di un reality show si addice all’altrettanta pochezza che talora serpeggia in queste pagine.

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17
Lug

Pantoclastia platonica

Inviato martedì 17 Luglio 2012 alle 02:09 da Francesco

Mi diverto ad accartocciare le mie convinzioni, così scongiuro il pericolo di identificarmici e non ho l’obbligo di sottoscriverle in una calce acritica. Non m’interessa la peculiarità della mia persona e non sono talmente sciocco da volerne conseguire una per spiccare nel ballo in maschera, bensì a me preme di non farmi traviare da idee assonanti con le mie inclinazioni naturali.
Non devo diventare ciò che trovo inviso, compreso lo sguardo con cui lo fulmino… Siano ben più plastiche le castronerie che mi s’intrufolano nell’anticamera del cervello con lo scopo precipuo di pisciare nell’androne. In questo periodo io mi sento tremendamente bene e d’altro canto come potrebbe essere il contrario? Se dipendesse da me offrirei all’estate un bel contratto a tempo indeterminato benché le altre stagioni non mi dispiacciano. Le temperature alte mi permettono di godere del mare che bagna l’Argentario ed è solo per questa ragione che ne gradirei molto il prolungamento. Immagino che soltanto in un quadro così favorevole potevo liberarmi dei troppi sedimenti che s’erano venuti a creare in me con talune opinioni, prima maturate e poi marcite. L’introspezione mi concede ancora scoperte a cui, con somma arroganza, manco immaginavo di pervenire. Insomma, ho sempre da imparare, da me. Ci sono stati dei momenti in cui mi sentivo così pago dell’autoanalisi che non riuscivo davvero a scorgere ulteriori sviluppi in quest’ultima e di conseguenza per un po’ di tempo mi sono adagiato sugli allori. Penso di saperla sempre più lunga di me, però sono ancora in grado di cogliere l’occasione per redarguirmi: ah, sono così autoreferenziale per ragioni di forza maggiore.

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16
Lug

Conseguenze introspettive da considerazioni politiche

Inviato lunedì 16 Luglio 2012 alle 02:52 da Francesco

Il mio qualunquismo si alimenta con gli avanzi di galera della politica, contornati da miracolati e incapaci. L’Italia oltre a fronteggiare la crisi economica deve anche fare i conti con l’arretratezza della propria morale, ancora troppo sporca di cattolicesimo.
Il ritorno di Forza Italia è un po’ come la ricomparsa del colera a Cuba, tuttavia voglio illudermi che la maggioranza dei miei connazionali sia riuscita a superare bene la sindrome di Stoccolma. Il Partito Democratico mette in evidenza i propri limiti a causa della presenza al suo interno di qualche leccaculo del Vaticano. A mio avviso nel programma d’ogni formazione seria dovrebbero esserci dei punti di svolta sulle questioni etiche: sì all’eutanasia, sì ai matrimoni tra omosessuali e alla possibilità di adozione per le coppie gay, sì alla legalizzazione e alla liberalizzazione delle droghe leggere, sì alla legalizzazione della prostituzione. Questi punti, di pari passo con delle misure economiche per l’abbattimento del debito pubblico che non siano recessive, potrebbero indurmi a credere ancora nell’Italia, ma non può certo essere la destra a rappresentare idee del genere e manco la sinistra perché, per quanto questa dicotomia sia obsoleta, entrambe hanno al loro interno quel male oscuro (porporato più che altro) che è il cattolicesimo ingerente.
Sostengo le cause suddette, sebbene nessuna mi riguardi direttamente (fatta eccezione per l’eutanasia), perché solo attraverso il loro coronamento io intravedo un vero affrancamento da un modello di pensiero che tocca i punti nevralgici della società italiana. Non sono omosessuale e nel mio turpiloquio “frocio” è un termine assiduo nonostante sia privo di una connotazione omofobica, però farei un torto alla verità se non riscontrassi la discriminazione a cui sono sottoposti uomini e donne che provano attrazione per gli appartenenti allo stesso sesso. Non ho mai fatto uso di sostanze stupefacenti né delle droghe di Stato quali tabacchi e alcolici, ma le organizzazioni criminali ricorrono al narcotraffico per poi concorrere nell’economia legale e di conseguenza minano il benessere comune. Non sono mai andato a troie (e non escludo che un domani possa recarmici con sommo brio), però se le peripatetiche pagassero le tasse forse le mie vedrebbero una diminuzione e le praticanti avrebbero più tutele. Il ragionamento è ben più ampio, ma non mi pare affatto difficile comprenderlo. Tutto ciò dovrebbe essere così scontato che l’unico problema dovrebbe essere quello di concretizzare tali intenti nei tempi più brevi.
Sono rincuorato dal fatto che esistono i mezzi per risollevare le sorti della nazione e che questi passano anche attraverso un allargamento delle libertà individuali (con doveri e responsabilità che in alcuni settori permetterebbero di effettuare tagli non lineari e consentirebbero più gettito fiscale), ma al contempo sono atterrito dalla scarsa determinazione con cui certe forze politiche ne parlano, perlomeno quelle che non le esecrano per strizzare l’occhio ai loro amici immaginari. Sono ancora convinto di dare il mio voto al Movimento Cinque Stelle dato che l’offerta politica è quella che è, tuttavia potrei dirottarlo verso un’eventuale formazione in cui sia forte l’impronta di Oscar Giannino (pur dissentendo dalle sue convinzioni nucleariste) oppure ai Radicali Italiani qualora si presentassero da soli o in una coalizione con forze (mi chiedo quali) affini.
Mi sono reso conto che sul tema della giustizia ho una convinzione troppo decisa in un sistema fortemente punitivo, tra l’altro con un largo uso della pena capitale, però nell’ultimo periodo ho notato come in me quest’idea si sia cristallizzata in una misura che di solito contesto a chiunque la sfoggi per idee d’altro genere. Per fare opera d’introspezione dovrei dare meno perentorietà alla mia preferenza sul tema suddetto, perciò, date le posizioni dei Radicali, potrei risolvermi a votarne il partito per fare un favore a me stesso, ma al contempo troverei dei rappresentanti su certe questioni. Non m’aspetto di vedere grandi cambiamenti dalla prossima legislatura alla mia vecchiaia, ma spero di essere smentito su questo punto e su quanto anima il mio giustizialismo. Non voglio avere ragione, bensì devo mantenere l’attenzione verso quanto abbia le potenzialità per essere positivo, al di là delle idee che devono asservire quest’obbiettivo ed essere perciò malleabili: quest’ultimo punto, per quanto qui combaci con la politica, le è avulso.

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12
Lug

Del delitto

Inviato giovedì 12 Luglio 2012 alle 05:32 da Francesco

Ultimamente ho deciso di rallentare il passatempo della lettura con tre libri. Non sono abituato a mantenere contemporaneamente l’attenzione su argomenti diversi e immagino di non esserne neanche in grado senza ridurre l’assimilazione dei contenuti in una frammentazione dispersiva. Tra le parole di cui mi circondo in questo periodo ci sono quelle di Manlio Sgalambro. È la prima volta che leggo qualcosa del filosofo siciliano e ho deciso di avventurarmi tra le sue riflessioni perché ho sempre apprezzato la sua impronta nei testi di Franco Battiato.
Nel piccolo libro pubblicato da Adelphi, “Del delitto”, ho rinvenuto delle considerazioni che hanno ricevuto una buona accoglienza al mio interno. Già sulla quarta di copertina si può trovare una bella sciabolata che mi ha strappato più di un sorriso: «”L’uomo è mortale” non significa che “l’uomo muore” – insigne banalità concettuale –, ma che l’uomo è datore di morte». Sottoscrivo! C’è un passaggio che mi ha davvero impressionato per la potenza evocativa benché non suoni come qualcosa di straordinario: «Per quanto siano lontani tra loro, i nostri pensieri si accordano così come in un mucchio di macerie si accordano le cose più disparate». Senza eccedere troppo  con le citazioni me ne consento altre due che riciclerò all’uopo come arma d’offesa: «La volgarità del cattolicesimo ci ricorda che è una religione incarnata. […] Ciò che si può chiamare l’acme del suo glorioso materialismo è l’ansia di resurrezione». Ancora: «Quanto al cattolicesimo, non redime né salva: semplicemente l’individuo vi si conserva come le monetine in un salvadanaio». Non sempre lo stile di Sgalambro mi risulta potabile, inoltre egli si avvale di citazioni e rimandi che richiedono poliglottismo e un bel bagaglio filosofico, ma io colgo fino a dove posso e il resto lo lascio germogliare nel tempo: chissà che un domani non riesca a farlo mio con poco, come un fiore di campo. Ho notato diverse assonanze con Emil Cioran, ma forse sarebbe meglio definirle dissonanze, senza curarsi troppo delle parole, del loro significato e tanto meno del loro peso.

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11
Lug

Legittima difesa

Inviato mercoledì 11 Luglio 2012 alle 21:34 da Francesco

Quest’oggi ho letto un’opinione interessante su un fatto di cronaca. Nel casertano un uomo ha scoperto dei ladri nella camera dei figli e ne ha ucciso con un fucile da caccia per poi gettarne il cadavere in un fiume. Ammesso che la dinamica dei fatti sia stata questa, per me quell’uomo ha fatto benissimo e meriterebbe un encomio. Tra i commentatori della notizia un lettore ha scritto che in Italia vigono due culture, quella cattolica e quella marxista, per le quali il ladro è migliore del derubato e la colpa è della società: non avrei saputo trovare parole migliori per descrivere l’eccesso di garantismo e di buonismo che pervade la mia nazione.
In Italia c’è la corsa a difendere il delinquente e vi partecipano due categorie: una è quella che lo fa per interessi personali e si cela dietro delle espressioni altisonanti come “lo stato di diritto” o la “democrazia”, l’altra invece è composta dagli idealisti che si fanno le seghe sulla pelle altrui, sempre pronti a dare una seconda, terza o ennesima possibilità a qualcuno che non permette ad altri di averne manco una. La legge non è necessariamente giusta e io sono dalla parte di chiunque si difenda, anche nel caso in cui debba scavalcare lo Stato.
Quel padre di famiglia probabilmente subirà un processo e avrà dei problemi per essersi difeso. Gli italiani sono migliori dei politici, anche di quelli che millantano di battersi per i diritti civili, e infatti sono molti i commenti a favore dell’uomo. Anch’io avrei fatto fuoco in una situazione del genere senza alcuna esitazione e poi avrei fatto a pezzi il corpo per scioglierne i pezzi dentro soluzioni adatte allo scopo. Se poi le autorità mi avessero scoperto allora non avrei potuto che meditare una vendetta trasversale contro la famiglia del ladro. Forse sono esagerato, ma certe situazioni sono kafkiane ed è intollerabile che lo Stato nonché i suoi cazzo di rappresentanti siano talmente lontani dal sentire comune. Se in Italia venisse proposto un referendum per la reintroduzione della pena di morte io credo che passerebbe con una larga maggioranza, ma si sa che certuni, anche coloro che si ritengono più “illuminati”, ascoltano la vox populi soltanto quand’essa è all’unisono con le loro ideologie, ovvero le versioni volgari delle idee pragmatiche.

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10
Lug

Da una prospettiva prolissa

Inviato martedì 10 Luglio 2012 alle 03:50 da Francesco

Non voglio puntare il dito verso qualcuno per sentirmi migliore e mi basterebbe poterlo spostare un po’ per guardare la Luna. Il sonno latita, ma non è ricercato. Qualche volta resto sveglio per ventiquattro ore di seguito e lascio proliferare in me la sensazione di gabbare il tempo.
Sono riposato perché non devo spostare troppe aspettative nel futuro: io non ho intenzione né modo di traslocare dal presente. Sono una persona limitata, ma cosciente di questa condizione. Intendo aumentare la quantità di cose che mi faccio scivolare addosso, ma voglio riuscirci senza dovermi ungere. Non ho quasi nulla in cui identificarmi né comportamenti da interpretare, perciò potrebbe giovarmi una traduzione in galera o una gita di piacere in un commissariato. In queste righe c’è qualcos’altro oltre ai giochi di parole? Io me lo domando per fare volume, però non me ne frega nulla d’ottenere una risposta da me medesimo. Mi prendo in giro perché mi amo, perciò sono mio complice. Dovrei davvero smetterla di sdoppiarmi e sarebbe opportuno che mi trovassi una ragazza: Pirandello non mi è mai piaciuto e un bacio non l’ho mai dato. Forza, che il tempo si faccia avanti, alacre terrore della vanità e della sopravvivenza. Di cosa dovrei discorrere e con chi? Se potessi nuoterei con le balene per illudermi di poterne imparare il linguaggio. Chissà se anche gli ultrasuoni si prestano al cazzeggio.

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8
Lug

Tanto per scrivere

Inviato domenica 8 Luglio 2012 alle 01:07 da Francesco

Qualche volta mi avventuro nell’incauta ricerca di un senso per agghindare la mia esistenza, ma torno sempre a mani vuote davanti allo specchio. Ospito in cuor mio un circolo di mancanze da cui però non mi faccio traviare: si ricreino da sole. Ne è passato di tempo, ammesso che questo sia mai cominciato. Sulla mia strada non ho mai fatto brutti incontri e qualche volta mi sembra di non averne proprio avuti, però sopravvaluterei me stesso se mi ritenessi un padre del deserto. Non so cosa significhi donarsi, tuttavia, qualora servisse, oltre al consenso per l’espianto degli organi non avrei problemi a concedere anche quello per il prelievo del curaro.
Mi barcameno nella mia epoca senza mettere all’ingrasso le aspettative per il futuro, ma non ho le credenziali per lamentarmi di qualcosa. Se volessi un po’ di più dovrei fare di più, però lo stesso sforzo mi sarebbe richiesto se io ambissi a diventare qualcosa di meno. Ho dei pregi che non splendono di luce propria perché ottenebrati dai miei limiti, di conseguenza sono neutrale e anonimo come una banca elvetica. Non ho nulla da ricucire né da strappare, ma sia chiaro che non è mia intenzione offendere l’operato della Penelope omerica.

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