28
Giu

L’atea verginità, la beata verginità

Inviato lunedì 28 Giugno 2010 alle 18:33 da Francesco

Sono in lieve ritardo con la stesura del mio secondo libro. Non ho il privilegio di dovermi attenere a una scadenza rimunerativa, perciò mi prendo volentieri altri trenta giorni per completare lo scritto, ampliarlo e correggerlo. Questa volta non ho critiche da muovere al mio testo perché ogni suo aspetto mi soddisfa. “La masturbazione salvifica: diario agiografico di un onanista” uscì già obsoleto rispetto al mio percorso introspettivo e ancor oggi lo reputo un po’ scadente benché contenga dei frammenti interessanti. Il mio stile è rimasto pressappoco lo stesso, ma si è rinforzato abbastanza da consentirmi di redigere un centinaio di pagine senza mai farmi storcere il naso. Durante la scrittura de “L’atea verginità, le beata verginità” ho avvertito il potere di controllare pienamente il peso di ogni parola e sono riuscito a macchiare le pagine bianche secondo le mie intenzioni. A tempo debito stamperò una decina di copie del libro e le spedirò ad alcune case editrici, tuttavia già da adesso non mi aspetto la pubblicazione né confido nell’ottenimento di un contratto. Conosco il valore del mio scritto e credo che superi i requisiti minimi per entrare nel catalogo di un editore, ma per conseguire qualcosa del genere dovrei farlo arrivare nelle mani giuste e di rado, molto di rado, io sono disposto a frequentare la speranza. Non sogno di diventare uno scrittore, ma cerco soltanto d’attivare e di esercitare la mia imparzialità per ridurre il suo margine d’errore. La mia opinione non scaturisce da un eccesso di autostima, sennò avrei tributato le stesse parole al mio primo libro e probabilmente non ne avrei redatto un secondo. In futuro mi piacerebbe scrivere qualcosa a quattro mani, ma non conosco nessuno disposto a farlo e neanche mi preme la ricerca di una collaborazione. Postilla: quest’oggi su Il Tirreno, a pagina quattordici, nella sezione di Grosseto, è apparsa una mia lettera in cui riporto la mia esperienza personale con i rumori molesti.

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26
Giu

Prontuario per i cessi occupati dai ratti

Inviato sabato 26 Giugno 2010 alle 01:39 da Francesco

Non ho la certezza che il protagonista di questo appunto sia stato un ratto poiché non sono in grado di distinguerlo dal topo. Le dimensioni dell’animale in questione erano maggiori di quelle che ho ravvisato nei roditori precedenti, spesso riconducibili al mus musculus, perciò l’ho considerato e continuo a considerarlo un ratto.

Un paio d’ore fa ero sul punto d’eseguire una pisciata prodigiosa nel mio water, ma ho dovuto urinare altrove a causa di un roditore che ha scelto il mio bagno per le sue esplorazioni marine. Immagino che sia piuttosto consueto trovarsi dinanzi a un ratto che cerchi d’emulare Magelanno o Jacques Cousteau, tuttavia ho dovuto frappormi ai suoi aneliti e ho deciso di annotare i passaggi attraverso i quali sono stato in grado di bonificare il mio fottuto cesso che al momento della scoperta si presentava come nell’immagine sottostante.

Ordunque, in casi del genere il topo non riuscirà ad evadere dal cesso in cui è capitato, un po’ come buona parte degli afroamericani nei ghetti statunitensi e la quasi totalità di coloro che abitano nel terzo e nel quarto mondo. Ovviamente non si può calare il proprio collaboratore felino nel cesso poiché costui incontrerebbe troppe difficoltà e subirebbe un trauma inutile. In ragione di questo dettaglio il ratto deve essere rimosso dal water e per compiere tale operazione vi sono modi molteplici, ma io ne proporrò soltanto due. Ad esempio è possibile contattare un occultista per farsi impossessare dallo spirito di Steve Irwin e ridere in faccia all’evenienza della leptospirosi o, in alternativa, si può utilizzare una pinza da camino per rimuovere il roditore dal cesso e metterlo nelle grinfie del gatto: io ho optato per quest’ultima soluzione poiché non ho agganci o grandi conoscenze nell’aldilà. Neanche nell’aldiquà, invero. La trascuratezza della propria capigliatura è facoltativa, però me ne sono avvalso ugualmente.

Si tratta di un lavoro di squadra, a meno che uno non si stia applicando per diventare il frontman di una cover band dei Black Sabbath. La presenza del gatto a mio avviso è importante per lasciare che la natura faccia il suo corso. Nel mio caso avrei potuto chiudere la tazza del cesso e lasciare il ratto in un’agonia lenta che si sarebbe conclusa con l’affogamento o l’asfissia, ma disprezzo qualsiasi forma di crudeltà contro gli esseri viventi pur apprezzando quella virtuale di Carmageddon 2. Insomma, l’intesa e la comunicazione con il collega felino sono imprescindibili per la buona riuscita dell’operazione, perciò è fondamentale stabilire un piano prima di procedere affinché le azioni di entrambi risultino coordinate ed efficienti. Nella foto sottostante si può notare un momento del briefing che v’è stato tra me e Hirohito; quest’ultimo è stato il primo gatto a rispondere alla chiamata e quindi l’ho scelto per stanare l’ennesimo figlio di puttana.

Infine, l’esecuzione capitale spetta al gatto. Se fosse stato possibile avrei rimesso il roditore in libertà e gli avrei aperto una via di fuga sicura per impedire qualsiasi azione ostile nei suoi confronti da parte dei miei collaboratori felini, ma non potevo correre il rischio di ritrovarmelo di nuovo tra le mura domestiche. Purtroppo i ratti sono recidivi, proprio come certi dirigenti che infestano la pubblica amministrazione. Nell’immagine sottostante si può notare il boia che si mette a favore di camera prima d’assecondare la sua indole.

Cazzo, proprio un bel modo di concludere la giornata. Comunque Hirohito si è dimostrato magnanimo e non ha ucciso il ratto, ma lo ha indebolito e in questo modo, volontariamente o meno, mi ha permesso di raccattare il roditore in una cassetta e di liberarlo in aperta campagna. Avremmo dovuto ucciderlo, ma noi, gatti ed esseri umani, conosciamo anche la clemenza. Colpirne uno per educarne cento, come suggeriva Mao; citazione perfetta per l’assonanza con il verso gattesco, tra l’altro.

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24
Giu

Ripresa

Inviato giovedì 24 Giugno 2010 alle 16:56 da Francesco

Ieri sono tornato a correre dopo quasi venti giorni di stop. Ho affrontato il solito percorso da ventuno chilometri e l’ho completato in un’ora e quarantatré minuti, con oltre sei minuti di ritardo sul mio tempo migliore, tuttavia ne sono rimasto soddisfatto poiché mi aspettavo una prestazione peggiore. Non pratico l’agonismo e non sono un podista, però tengo d’occhio i miei tempi. Oggi mi sento in forma e stanotte ho dormito benissimo. Le coincidenze le considero tali, non le impreziosisco indebitamente con significati che non meritano, ma talvolta a me risultano comode per segnare il termine di una fase e l’inizio di un’altra. L’episodio di ematuria potrebbe modificare il mio allenamento e gli obiettivi di quest’ultimo. Invece di mantenere la prevalenza dell’allenamento aerobico potrei iniziare a concentrarmi sull’aumento di massa muscolare. Non mi attira il body building benché io rispetti molto chiunque lo pratichi in maniera salutare, tuttavia una diminuzione delle sessioni di corsa e un aumento dell’allenamento pesistico dovrebbero essere sufficienti per i miei scopi. Sono alto soltanto un metro e sessantotto e voglio mantenere una certa armonia nella mia figura, perciò non intendo compiere sacrifici inutili per accentuare la scarsa benevolenza che la natura ha avuto nei miei confronti. A me interessano la qualità della vita e la salute, ma l’attività fisica garantisce soltanto la prima e non sempre riesce a preservare la seconda. Un atleta può trasformarsi in un malato terminale senza l’approssimarsi del periodo carnevalesco. Forse è venuto il momento che io mi irrobustisca un po’ di più, anche se in ogni caso a braccio di ferro non riuscirò mai ad avere la meglio sulla mia coscienza. Questi primi giorni d’estate mi fanno apprezzare il mio autocontrollo. Se fossi stato un individuo impulsivo probabilmente sarei già finito in galera o al cimitero, ma è difficile vedere il sole da una tomba interrata e immagino che non sia gradevole osservarlo a scacchi dopo essersi comportati come un pedone sovversivo.

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23
Giu

Le grondaie hanno gli occhi

Inviato mercoledì 23 Giugno 2010 alle 19:04 da Francesco
Come da titolo.
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20
Giu

Optimum

Inviato domenica 20 Giugno 2010 alle 14:02 da Francesco

Una volta, in terza media, la professoressa d’italiano mi punì con una nota di demerito quando le dissi che non avevo svolto il compito a casa nel quale avrei dovuto illustrare i miei progetti per il futuro. Già allora, difatti, non albergava in me il desiderio di diventare qualcuno e per fortuna neanche in seguito quest’ultimo è mai venuto a bussare alla mia inferriata, o forse si è presentato a mia insaputa ed è stato spaventato dai cani da guardia. Non ho mai avuto ambizioni particolari, sogni, carote o altri ortaggi da mettere davanti al mio carattere per trainare la volontà come una bestia da soma. Non mi sono mai interessate le qualifiche né i riconoscimenti, ma se avessi ricevuto qualcosa del genere, il giorno successivo al conferimento di tali addobbi avrei portato tutto a un rigattiere per poterne ricavare qualche tallero. Se l’anno scorso l’Esercito Italiano non avesse scartato il mio profilo psicologico forse oggi, con nove mesi di servizio alle spalle, mi sarei già potuto fregiare del grado di caporale e quest’ultimo sono certo che non lo avrei svenduto. Mi considero nel fiore degli anni e sboccio ogni giorno in un deserto emotivo che almeno io non trovo inospitale come invece accade a qualcun altro che tra quelle stesse sabbie sconfinate appassisce a ogni sospiro. Non penso che si possa ottenere una buona fioritura innaffiandosi soltanto di lacrime e sborra, ma io sono il giardiniere di me stesso, non mi occupo di altre radici che non siano le mie, e a titolo informativo: il mio pollice verde non ha mai lambito le pendici del monte di Venere. Adoro le cose che non vanno in porto, quelle che hanno un attracco lontano, ma a cui sta comunque a cuore il raziocinio e di sicuro né le previsioni catastrofistiche né l’isteria che le veicola ne fanno parte. La fine dell’umanità è un prodotto da supermercato che si trova in confezioni diverse. C’è quella attribuita alle profezie dei Maya, adatta per l’esoterismo domenicale e indicata per i bambini dai tre ai sei anni. Ne esiste una versione cospirativa, adatta per trascorrere le serate con folte schiere di dietrologi, complottisti e altri nani da giardino che hanno in orrore il CICAP. V’è anche un tipo più prossimo alla realtà, per coloro che hanno lo stomaco debole, e in questa veste la fine del mondo si presenta attraverso le parole di qualche studioso canuto che oltre a riproporre il pensiero di Thomas Robert Malthus, ne prevede la concretizzazione in tempi stretti.

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15
Giu

Impasse altrui

Inviato martedì 15 Giugno 2010 alle 18:55 da Francesco

Immagino che il malumore in una mente chiusa si propaghi come il monossido di carbonio. Non ho motivi particolari per gioire né per rattristarmi, ma questa neutralità imperfetta non mi infastidisce. Mediamente sono tranquillo e talvolta ho dei picchi d’entusiasmo che compensano oltremodo i rari scivoloni del mio umore. Esistono eventi di grande portata emotiva che per adesso mi sono ignoti quanto gli orizzonti di cui può godere un astronauta, ma non sento l’urgenza di scoprire nuove sensazioni e non escludo che tali moti interiori per me possano restare avvolti nel mistero. In me non si trova una malinconia latente, altrimenti scriverei poesie dozzinali. Ogni malattia ha le sue caratteristiche: la diarrea porta con sé colate di merda e la malinconia concatena idiozie altrettanto maleodoranti di cui la poesia è spesso la sintesi stercoracea. Troppo spesso la sensibilità viene associata alla tristezza, ma io credo che un accostamento simile non sia sempre corretto.  Qualche giorno fa ho visto e immortalato un roditore che avrebbe avuto dei buoni motivi per intonare il de profundis, ma per fortuna i suoi squittii non si sono trasformarti in un plagio di Pablo Neruda. L’immagine sottostante mostra la bravura dei miei piccoli gatti e fa parte delle fotografie che aggiorno di tanto in tanto nelle gallerie di questo angolo virtuale. Quel fottuto topo mi ha svegliato nel cuore della notte, un errore madornale, e la mattina seguente ho adunato tre dei miei migliori felini che ancora una volta non mi hanno deluso. Miao.


Da sinistra a destra: De Gaulle, Hirohito e Maginot.
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12
Giu

Tranquillità e turpiloquio

Inviato sabato 12 Giugno 2010 alle 09:20 da Francesco

Ieri ho ritirato i risultati dell’esame delle urine e quasi tutti i valori sono in regola, ma dovrò eseguire un secondo controllo e un esame del sangue oltre a una nuova ecografia. Il mio dottore ha escluso ogni evenienza neoplastica e qualsiasi patologia grave, perciò manco dei requisiti per assurgere al ruolo di malato terminale. Secondo il parere medico potrei riprendere già l’attività fisica, ma io preferisco attendere i risultati dei prossimi esami prima di cominciare nuovamente a giocare a calcio, a correre o ad andare in mountain bike. Ieri, giorno incantevole invero, ho ricevuto anche un omaggio da parte della polizia stradale in forma di atto giudiziario. Il presente in questione è una multa per eccesso di velocità che alleggerirà la mia patente di cinque punti e le mie tasche miserande di centocinquanta euro, tuttavia non ho motivo di contestare questa sanzione perché la considero giusta e doverosa. Malgrado la mia accettazione, ieri sera, sulla strada di casa, durante il viaggio in auto ho gridato bestemmie potentissime per espellere la frustrazione e oggi sono quasi afono. Avrei dovuto riprendermi di nascosto mentre chiamavo in causa varie figure dell’Antico e del Nuovo Testamento per accostarle ad alcuni mammiferi, agli escrementi di fogge e colori diversissimi, agli strumenti di tortura e alle fantasticherie di un macellaio sadico. In questo periodo le cose non girano molto bene per me, ma io non sono un fatalista e ritengo che ogni individuo sia artefice della propria sorte, dunque è meglio che rimetta il culo in carreggiata per evitare altri grattacapi. Mi attende un’estate lunga, calda e solitaria, ma le prospettive di questa stagione non le reputo grigie e anzi, le inquadro celesti come il cielo terso di questa mattina luccicante.

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7
Giu

L’attesa

Inviato lunedì 7 Giugno 2010 alle 13:47 da Francesco

Stamane sono andato dal mio dottore per mostrargli le analisi che ho fatto al pronto soccorso ed egli mi ha prescritto un farmaco e un esame completo delle urine, inoltre mi ha prospettato un altro controllo per accertare l’eventuale presenza di cellule tumorali nella vescica. Io non escludo nulla, perciò mi aspetto anche un esito infausto benché le analisi in mio possesso facciano presumere che l’episodio di ematuria sia scaturito da una scarsa idratazione. Se dopo tutti gli accertamenti la diagnosi dovesse tradursi in un cancro alla vescica potrei considerare la faccenda come un bel problema del cazzo, in senso quasi letterale. L’ipotesi peggiore potrebbe portarmi alla morte nel giro di qualche anno, però l’unica cosa che mi spaventa è il dolore fisico e in particolare la sua durata. Se ci fosse un dio mi ci rivolgerei come a un cameriere: “Scusi, se fosse possibile vorrei vivere ancora un po’, grazie”. Sono abituato a non aspettarmi nulla di buono anche se questa consuetudine non intacca la serenità di cui godo spesso e pienamente. Forse la storia finirà con una risata da parte mia e il ludibrio di queste parole pompose sempre per mano del sottoscritto, tuttavia se il finale dovesse rivelarsi un altro, lo accetterò senza drammi. Mi piace molto un passaggio di “Fisiognomica” di Franco Battiato a cui è volata la mia mente in questi giorni: ” Vivere venti o quarant’anni in più è uguale, difficile è capire ciò che è giusto e che l’Eterno non ha mai avuto inizio, perché la nostra mente è temporale e il corpo vive giustamente solo questa vita”. In ogni caso, al mio funerale, che sia nell’immediato futuro o in futuro remoto, vorrei che qualcuno suonasse un celebre pezzo di Zakk Wylde, “Farewell Ballad”, che da solo vale più di tante discografie messe assieme e dimostra quanto talento possa essere compresso in un minuto e mezzo.

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4
Giu

Il giorno in cui pisciai sangue

Inviato venerdì 4 Giugno 2010 alle 18:12 da Francesco

Due giorni fa, dopo una partita di calcio a cinque, ho scoperto cos’è l’ematuria macroscopica. Una volta in bagno, a seguito dello sforzo fisico, ho pisciato un po’ di sangue, ma ho ripreso subito a urinare normalmente e dopo una doccia calda mi sono recato al pronto soccorso in via precauzionale. Mi è stato fatto qualche esame del sangue, un esame delle urine e un’ecografia ai reni e alla vescica da cui non è emerso nulla di grave. L’attesa per eseguire gli esami elencati è stata piuttosto lunga, tuttavia non mi ha disturbato e ho approfittato dei tempi morti per contemplare gli aspiranti defunti che si trovavano nelle vicinanze. Mi sono state somministrate tre flebo prima d’eseguire l’ecografia e ho trovato piuttosto comoda la barella sulla quale mi sono dovuto distendere, tuttavia ho avvertito la mancanza dei mariachi, di un poster di Tijuana e di un sole artificiale con cui completare l’atmosfera da siesta. Non ho nulla di grave, ma devo riposarmi e idratarmi di più, perciò sono costretto a rimandare la prima sessione di snorkeling solitario che avevo in programma per questa settimana. Dopodomani sarà il mio ventiseiesimo compleanno e considero l’evento succitato come un regalo del caso, una colletta delle coincidenze che mi ha permesso di trascorrere qualche ora in un ambiente verso cui non nutro timore alcuno. Gli ospedali mi rasserenano benché spesso le storie di malasanità dipingano questi luoghi come l’anticamera dell’inferno. Tra un esame e l’altro ho parlato con il personale medico e con alcuni malati, inoltre ho udito con piacere una collezione di bestemmie prolungate che un infermiere rivolgeva con veemenza verso un monitor di cui, forse, egli non apprezzava l’output. È stata una nottata istruttiva e al ritorno verso casa ho subito un altro controllo, ma questa volta da parte della polizia: ordinaria amministrazione. Un giorno, spero lontano, probabilmente dovrò entrare in una struttura ospedaliera per concludere il ciclo della mia vita e trascorrerò intere giornate da solo in un letto comodo, ma questa prospettiva non mi spaventa affatto e me ne sono reso conto pienamente mentre ero disteso con un ago nel braccio e una flebo sulla testa. Adoro la vita, ma anche la morte non deve essere male a patto che non sopraggiunga troppo presto o con un’irruenza eccessiva.

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