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Cronaca di uno scudetto annunciato

Pubblicato martedì 18 Maggio 2010 alle 21:07 da Francesco

Domenica sono andato allo stadio Artemio Franchi di Siena per assistere allo scontro tra la squadra toscana e l’Inter. A me piacciono le belle partite e non tifo per nessuno, ma nel corso del match ho intonato qualche coro per mimetizzarmi nella marea nerazzurra da cui ero circondato nella curva Santa Caterina. In città e nello stadio ho visto diverse bandiere della Lazio che sostenevano l’undici meneghino affinché non perdesse lo scudetto con i rivali capitolini. Devo ringraziare il grande M. per avermi procurato un biglietto a soli venticinque euro. L’Inter ha giocato una bella partita mentre il Siena ha cercato di abbassare il ritmo per preservare il pareggio. Maccarone mi è sembrato tremendamente svogliato. Il portiere del Siena, Curci, nel secondo tempo è stato bombardato dagli sberleffi di alcuni interisti del Lazio che oltre a invocarne la madre lo hanno deriso più volte con battute di ogni genere: “Oh Curci, girate e tira”, “Curci, so’ libero, passa” eccetera. Il dispiegamento di carabinieri e polizia ha impedito a noi spettatori di fare l’invasione di campo. Al momento dell’ingresso nello stadio un furbone dietro di me ha provato ad aggirare i tornelli, ma è stato beccato da uno steward che poi lo ha ceduto a un carabiniere. Ci sono stati alcuni scontri vicino alla curva Robur, ma nulla di serio. Prima della partita io e i miei compagni d’avventura siamo andati di fronte all’hotel Excelsior, a poche centinaia di metri dallo stadio, e abbiamo visto sfilare la rosa nerazzurra, Mourinho compreso. Mi è piaciuta la festa che ha seguito la fine della partita. Javier Zanetti ha passato il trofeo ai capi ultrà per mostrarlo a tutta la curva dall’alto dei cancelli sui quali i coordinatori della tifoseria erano in equilibrio precario. Marco Materazzi ha indossato una t-shirt su cui c’era scritto “nun è successo”, concludendo così il tormentone romanista. Insomma, è stata una bella giornata e al ritorno mi sono divertito a battere ripetutamente il palmo destro sul clacson.

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