31
Gen

Corsi di studio e percorsi di guerra

Inviato sabato 31 Gennaio 2009 alle 17:09 da Francesco

Talvolta penso che alcune persone investano cinque anni della loro vita in un ateneo per conseguire il diritto a lamentarsi. Una volta una ragazza ha discusso con me per questioni condominiali e mi ha fatto notare più volte i suoi titoli di studio: “Io mi sono laureata due volte”. Porco dio, complimenti, ma non me ne frega un cazzo. Avere un pezzo di carta può essere bello e appagante, ma credo che risulti inutile qualora venga utilizzato esclusivamente per pulire le vie rettali o per sbandierare una cultura fatta di nozioni accademiche. Questa tizia era (e immagino sia ancora) la classica idiota che si sente un personaggio picaresco poiché malgrado la sua estrazione sociale è riuscita a ottenere un riconoscimento da quello Stato che lei contesta puntualmente per partito preso. Ovviamente nel mondo delle università gravitano anche laureandi e neolaureati che sono spinti verso lo studio da una vera passione; persone che sacrificano una buona parte del loro tempo per fare ricerca in condizioni precarie e che a mio avviso rappresentano lo strato migliore di una nazione a cui non vengono versati mai abbastanza tributi (in tutti i sensi). A distanza di quasi sei anni sono felice di non essere andato all’università, tuttavia ho un lieve rammarico perché se a quel tempo le mie condizioni psicofisiche fossero state simili a quelle attuali avrei tentato di entrare nella Legione Straniera e questa non è la prima volta che lo appunto qua sopra. La ferma minima della Légion Étrangère è di cinque anni, più o meno quanto occorre per ottenere una laurea, ma in compenso si tratta di un’esperienza formativa molto più esclusiva di quella universitaria, inoltre è anche remunerativa e dopo un lustro permette di rimpatriare con un bel gruzzolo in tasca. Io conservo ancora il rimpianto tollerabile di non avere provato una simile avventura, ma se oggi, in un tempo di crisi globale, mi affacciassi alla maggiore età senza alcun talento (come per altro ho dimostrato ampiamente) proverei senz’altro a svoltare in questa maniera. A me piace essere pragmatico, perciò non mi affido molto al modo in cui le cose dovrebbero andare e cerco di attenermi al modo in cui le cose vanno effettivamente. Ho quasi venticinque anni e ho impostato la mia esistenza in un modo che si confà alle mie modeste esigenze, perciò mi tengo stretto il titolo di “bamboccione” che a suo tempo Padoa-Schioppa dette giustamente ai ragazzi come me: comunque l’ex ministro non si riferiva indiscriminatamente a tutti i giovani italiani come riportarono alcuni organi di informazione che innescarono le solite polemiche pregne di sterilità. C’è sempre qualcuno che pensa di saperla più lunga dei suoi simili in termini oggettivi e secondo me questa convinzione mina qualsiasi bagaglio culturale. Ho l’impressione che le necessità assiomatiche impartiscano lezioni controproducenti. Non voglio imparare a credermi più furbo del mio prossimo perché non ho bisogno di questa forma perversa di agonismo per sentirmi bene, però talvolta devo deflettere con ironia le stupidaggini che provengono da chiunque gareggi con l’idiozia solipsistica per raggiungere le proprie ambizioni egocentriche.

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26
Gen

Premesse de “La Masturbazione Salvifica”

Inviato lunedì 26 Gennaio 2009 alle 15:42 da Francesco

Finalmente ho deciso di dare una forma cartacea e digitale a una cosa che ho scritto un po’ di tempo fa: “La Masturbazione Salvifica: Diario Agiografico Di Un Onanista”. Devo premettere che ormai il testo è datato poiché ha già espletato la sua funzione introspettiva, infatti si tratta di un caso di scrittura terapeutica che ho sfruttato per conoscermi meglio. Alcune parti del libro possono risultare imbarazzanti e io stesso le riterrei tali se avessi fallito miseramente il processo di introspezione. Sono uno scrittore mediocre e il mio stile è semplice, tuttavia non ho bisogno di grandi capacità letterarie per lavorare sulla mia interiorità con l’ausilio di penna e calamaio. Sono soddisfatto del risultato che ho conseguito e il carattere obsoleto del contenuto (lo ritengo tale perché dalla prima stesura a oggi il mio insight è aumentato ulteriormente) e la mia mediocrità umanistica non pregiudicano l’importanza che questo libercolo ha avuto per lo studio di me stesso, tuttavia è un aspetto positivo (forse è meglio definirlo “costruttivo”) che a mio avviso, malgrado le prodezze dell’idenfiticazione, non può essere fruibile da qualcun altro a causa del suo tratto intimista e personale. Devo riportare due dati tecnici per chiunque fosse tanto scriteriato da procurarsi una copia cartacea di quanto ho bistrattato presentato finora. Primo: il testo è giustificato e privo di rientri. Secondo: la numerazione delle pagine è interna, mentre di solito è centrata o esterna. Mi auguro che il testo sia scevro di refusi e spero che le mie riletture abbiano estirpato ogni errore. La copia cartacea può essere acquistata a questo indirizzo mentre l’e-book può essere scaricato da qui: le due versioni sono identiche.  Sulla copertina sono riportati dei kanji che si pronunciano “dousatsuryoku”, ovvero “insight” in giapponese. Lascerò per un po’ questo appunto in primo piano per evitare di doverlo rivangare successivamente.

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24
Gen

Divagazione due punto zero

Inviato sabato 24 Gennaio 2009 alle 21:45 da Francesco

I media tradizionali si sono accorti del successo di Facebook con gli stessi tempi biblici che talvolta intercorrono tra un’operazione chirurgica e la successiva scoperta di una garza o di altro materiale estraneo all’interno di un paziente operato. Anch’io faccio parte di qualche social network, ma non ne sfrutto pienamente le funzioni per conoscere gente nuova. Dedico un po’ di tempo soltanto a MySpace perché mi ha dato e continua a darmi la possibilità di scoprire musicisti emergenti o veterani dell’underground, ma devo ammettere che mi piace collezionare i contatti ufficiali dei miei artisti preferiti a mo’ di album della Panini e di conseguenza condivido l’impressione di chi ha usato prima di me questo paragone per definire l’investimeno di Rupert Murdoch. Certi siti sembrano dei mezzi di schedatura volontaria, ma personalmente non mi preoccupo di questo aspetto dato che sono a favore di un controllo maggiore della società. Anch’io ho un account su Facebook, ma finora l’ho usato solamente per rifiutare amicizie virtuali. Concordo con l’opinione di Livia Iacolare secondo la quale buona parte dell’ UGC (i contenuti generati dagli utenti) è scadente perché le masse tendono a creare più che altro mediocrità e in questa mediocrità ovviamente annovero anche le mie cose, tranne quelle che riguardano l’introspezione poiché mi hanno dato molto a livello personale. Sono parecchi anni che percorro le strade impervie di Internet (web e Usenet in particolare) come un lurker e penso di avere acquisto più spunti di quanti ne avrei mai potuti ottenere con interventi inutili. Anch’io ho utilizzato Facebook per scoprire come sono diventate alcune persone che hanno lambito il mio passato e la mia curiosità mi ha confermato ulteriormente quanto io sia stato lungimirante a non concedere mai troppa confidenza. Forse non è giusto giudicare un libro da una copertina, ma cosa pensare quando sotto quest’ultima pare che non ci sia nient’altro? Non voglio mettermi su un piedistallo, ma non sono neanche disposto a scendere in un sottoscala, per Diana! Talvolta penso che anche la solitudine sia diventata due punto zero come il web e suppongo che i portali da me citati (oltre a molti altri di natura analoga o completamente diversa) riescano a dare l’illusione di ridimensionare l’isolamento che mette a disagio un numero indefinito di persone. Non vedo nulla di nuovo in tutto questo, dato che in Italia a suo tempo la SIP forniva un servizio analogo (con i limiti dell’epoca) attraverso il suo Videotel alla velocità “stellare” di milleduecento baud e già allora lungo le reti telefoniche spopolava la ricerca di un contatto con il prossimo che probabilmente è insita nell’animo umano, ma anche questa breve parentesi ha avuto i suoi lati oscuri e uno dei più eclatanti vive ancora nell’enigma del delitto di Via Poma. Personalmente dubito che possano nascere legami solidi in una rete virtuale, ma non lo escludo a priori. Per fortuna non devo creare un profilo alla mia mano sinistra per contattarla ogniqualvolta decida di spendere un paio di minuti con lei. Credo che da qualche anno a questa parte Internet rifletta la società molto più fedelmente di quanto sappiano fare i vecchi media e un esempio può essere rappresentato da un forum o da un newsgroup che se seguiti per un po’ di tempo consentono di capire molte cose sui loro frequentatori, a mo’ di antropologia de’ noantri. Devo ammettere che la mia introspezione è stata aiutata in minima parte anche dalla lettura delle discussioni di alcune comunità virtuali che ho seguito per diverso tempo senza mai partecipare.

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23
Gen

Ritorsione a domicilio

Inviato venerdì 23 Gennaio 2009 alle 19:49 da Francesco

Una sera invernale il signor Tommasini perse improvvisamente ogni motivo per vivere. Si trovava nell’abitazione che aveva acquistato quindici anni prima grazie a un mutuo trentennale, ma ormai non aveva più intenzione di onorare il suo impegno con la banca ed era in procinto di pagare un prezzo più alto per qualcosa di intangibile. La sua esistenza non era stata scossa da un avvenimento particolare, ma durante un pomeriggio assolato si era fermato a riflettere sulla sua vita e allo stesso tempo aveva finto di prestare attenzione ai progetti per le vacanze che un suo collega gli aveva esposto con entusiasmo; in quel momento di distensione apparente egli aveva iniziato ad approfondire la conoscenza dei suoi fantasmi. Il protagonista di questa breve storia era uno stronzo qualunque, uno di quei tipi che cercano una moglie insofferente per calarsi nei panni del martire sposato. Non era mai salito agli onori della cronaca e durante tutta la sua vita non aveva mai mostrato doti straordinarie in qualsivoglia campo, ma sfoggiava sempre banconote di grosso taglio quando voleva abbassare i pantaloni ai figli dei suoi vicini indigenti e le famiglie dei prostituti imberbi chiudevano sempre un occhio per aprire la mano a quel compenso torbido. Ormai anche le peggiori nefandezze non riuscivano più ad appagare la coscienza arida dell’uomo succitato. Il signor Tommasini si sentiva stanco e non riusciva più a placare i sensi di colpa che battevano forte contro le barriere omertose della sua interiorità, perciò era intenzionato a porre fine alla sua vita prima che il peso morale lo schiacciasse. La forza derivante dalla spinta suicida aveva indotto l’uomo a regolare i conti con alcune persone. Prima di togliersi la vita egli voleva uccidere coloro verso cui nutriva un odio profondo e ponderava la strage mentre affettava una mela davanti a un televisore spento. Non aveva bisogno di un’arma poiché possedeva già una pistola di piccolo calibro con la quale di tanto in tanto si dilettava a sparare presso un appezzamento di terra che uno zio gli aveva lasciato in eredità. La notte si era quasi esaurita nella sua oscurità e per il signor Tommasini stavano sorgendo le ultime luci. Nei piani dell’aspirante omicida era prevista una prima tappa a una scuola elementare in cui avrebbe ucciso i figli dei suoi nemici e poi si sarebbe introdotto negli uffici del comune per ferire i veri bersagli del suo risentimento e instillare traumi insanabili nelle loro menti. Costui sapeva bene come agire, ma aveva trascorso tutta la notte ad appuntare più volte le sue intenzioni sopra un vecchio quaderno a quadretti e ormai la punta della sua matita si era consumata come l’ultimo baluardo del suo raziocinio. Tutti i preparativi erano stati fatti e mancavano poche ore prima che un nuovo fatto di cronaca nera sconvolgesse per qualche giorno l’opinione pubblica e rimpinguasse i giornali. Tommasini uscì di casa con la pistola in tasca e la chiave dell’auto in mano, ma sul pianerottolo venne fermato da un giovane carabiniere dall’accento meridionale che gli chiese se si ricordasse di lui. Prima che Tommasini potesse rispondere il ragazzo del sud estrasse una nove millimetri che aveva sequestrato a un pregiudicato e sparò nell’orbita destra all’uomo che era andato a cercare. Il pubblico ufficiale gettò la pistola sul corpo esanime del suo obiettivo e poi si tolse il guanto in lattice con cui aveva impugnato l’arma, infine si voltò e uscì tranquillamente dal condominio come se non fosse accaduto nulla. Nelle settimane seguenti le indagini degli inquirenti non portarono a nulla e dopo alcuni anni il caso venne archiviato. Il carabiniere che aveva commesso l’omicidio era stato vittima degli abusi di Tommasini e senza saperlo, oltre a vendicarsi, aveva impedito che quest’ultimo compisse una strage, tuttavia era ugualmente in pace con sé stesso e quel gesto non gli pesava affatto.

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21
Gen

Ramen a pranzo

Inviato mercoledì 21 Gennaio 2009 alle 19:27 da Francesco

Qualche settimana fa ho ripreso in mano degli appunti di giapponese che non toccavo da un anno e mezzo. Nel giro di sei giorni ho rimparato a memoria l’hiragana e il katakana. Da circa due settimane sono nuovamente alle prese con i kanji: per ora ne so scrivere circa quaranta e ne conosco sia il significato che le pronunce on e kun. I kanji mi piacciono e da quando ne ho rincominciato lo studio mi sono reso conto della logica (a tratti un po’ contorta) che accomuna certi ideogrammi. Ovviamente non sarò in grado di sostenere una conversazione per il mio secondo viaggio nel Sol Levante, ma almeno questa volta le insegne e i cartelli non mi risulteranno del tutto sconosciuti. Per un italiano è semplice la pronuncia giapponese e, al contrario, non oso immaginare quanto possa essere difficile per un anglofono. Adesso il mio interesse per la lingua giapponese è più vivo e spero di mantenerlo tale poiché mi sono reso conto che le sue difficoltà non sono insormontabili, inoltre credo che lo studio dei kanji sia un ottimo esercizio per la memoria. Ovviamente affronto la lingua da autodidatta e mi avvalgo del materiale italiano e inglese che trovo e seleziono in giro per il web. Non sono un appassionato di manga (gli unici fumetti che abbia mai letto e seguito seriamente appartengono alla serie di Jiraishin), non seguo gli anime né gli hentai sebbene come molti della mia età io sia cresciuto con i cartoni animati made in Japan che un tempo andavano in onda sulle emittenti regionali, inoltre anche la mia passione adolescenziale per i videogiochi nipponici è scemata con l’età. Non sono neanche uno di quegli occidentali che idealizza il Giappone e non credo affatto che sia un’isola felice benché io non possa negare che sotto molti aspetti sia migliore della mia nazione. Sono già stato due settimane a Tokyo e credo che non mi piacerebbe viverci tutto l’anno, ma le sue strade mi entusiasmano e mi riferisco tanto a quelle trafficate quanto alle vie più silenziose che si trovano alle porte della città. Non voglio appropriarmi di una cultura che non mi appartiene e per questo non sono mai stato contagiato dall’entusiasmo che infiamma chiunque veda (a mio avviso erroneamente) nel Giappone una società da imitare. Nel bene e specialmente nel male io sono un italiano.

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20
Gen

Trompe-l’oeil

Inviato martedì 20 Gennaio 2009 alle 00:36 da Francesco

Nei giorni di maggiore entusiasmo sento pulsare nella mia ghiandola pineale le sensazioni di vicende che non ho mai vissuto e di età che non ho ancora raggiunto. Cosa potrà mai provare un marito innocente che trovi le braccia del suo migliore amico attorno al corpo condiscendente della moglie? Forse se quest’uomo amasse più l’ironia di se stesso potrebbe dire qualcosa del genere: “Ed è nel vostro atto fedifrago che finalmente comprendo come possano fondersi amore e amicizia”. Chi può giustificare un cadavere maleducato che nel giorno della sepoltura si rifiuti di rispondere agli ultimi saluti dei suoi conoscenti? Le barriere emotive veicolano echi mesti e deprimenti perché la tristezza produce rumore mentre la gioia si manifesta attraverso un silenzio solenne. Quanto tempo può restare inginocchiato un uomo anziano sulla tomba del figlio? A quale velocità viaggiano le pulsioni che concedono una parvenza di eternità alla giovinezza? Non è condannabile chiunque agisca contro la propria lingua madre per strappare quel cordone logico che spesso viene usato come indice della sanità mentale. Esiste un’unità di misura con cui quantificare il sollievo di un paziente che riceva un responso favorevole da un esame istologico? Mi piace il suono delle domande, ma non cerco risposte né in terra né in cielo così come non cerco l’oro nei fiumi. Il momento presente non si riferisce all’atto del mio scrivere né al tempo verbale che potrei utilizzare per indicarlo, ma si ripete a ogni lettura di queste parole e ha un carattere totalmente diverso dal concetto di finitezza temporale che occorre per renderlo meno astruso. Apprezzo le cavalcate lessicali che lasciano tracce criptiche o arzigogolate perché non avverto il bisogno di farmi capire: è la musica pop che deve essere accessibile per vendere e io non ne sono certo un detrattore, almeno non completamente. Le date di scadenza sono attendibili quanto i pentimenti di criminali recidivi? Non penso che sia grave scambiare il giorno per la notte, d’altronde non è raro che accada altrettanto con il bianco e il nero, il maschile e il femminile, il bene e il male e qualunque altra cosa che ruoti o venga gettata impropriamente nella circonferenza taoista.

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17
Gen

Linearità

Inviato sabato 17 Gennaio 2009 alle 19:22 da Francesco

In questo periodo ritengo che le parole siano più superflue del solito e non le considero adatte per omaggiare la quiete delle mie giornate. Tendo a ripetermi perché la mia vita è abbastanza lineare, tuttavia non mi lascio mai stringere dalla morsa apatica della noia e trovo sempre un modo per eluderla. Sono contento di vivere e non ho bisogno di qualcosa in più sebbene la mia esistenza possa sembrare piuttosto spoglia. Non riesco a trovare un motivo per rattristarmi seriamente, tuttavia sono ancora in grado di incazzarmi ogniqualvolta io lo reputi necessario. Non posso ringraziare le coincidenze perché dubito che la natura delle loro manifestazioni sia intenzionale, ma devo molto a una serie di circostanze casuali che mi hanno permesso di risparmiare tempo al cospetto di problemi comuni e illusori. Ho iniziato a provare sensazioni meravigliose nel momento in cui la mia solitudine è diventata una condizione fantastica. Non oso immaginare in quali condizioni psicofisiche verserei oggi se l’isolamento non mi avesse preso sotto la sua ala. Per me l’equilibrio non è una questione meditativa e riesco a trasporla meglio nei palleggi che eseguo spesso durante il pomeriggio. Non mi piacciono le discussioni profonde, non mi interessano le ricerche collettive, non mi occorrono le pratiche ascetiche e disprezzo ogni atteggiamento intellettuale che pretenda di diventare paradigmatico per trovare una conferma delle sue premesse. Non penso che il valore di una persona sia quantificabile attraverso la sua collezione di consensi e suppongo che in qualsiasi contesto la popolarità non coincida necessariamente con qualcosa di positivo, tuttavia sono molti i comportamenti che hanno come fine l’ottenimento della considerazione altrui e di conseguenza la mia estraneità a questa corsa di cavallette impazzite mi fa sentire fortunato. Non riuscirò mai a levare etichette asociali e misantropiche dalla mia nomea, ma non voglio nemmeno provarci perché non ne sono infastidito e poi sono ben altri gli errori di valutazione che mi preoccupano.

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14
Gen

L’entusiasmo allarmistico

Inviato mercoledì 14 Gennaio 2009 alle 14:36 da Francesco

Ho letto le opinioni colme di livore che accompagnano puntualmente ogni edizione della versione italiana di “Big Brother”. Credo che il format in questione ormai puzzi di vecchio, ma se dirigessi qualche emittente anch’io continuerei a proporlo per ottenere audience senza compiere troppi sforzi. Non estirperei mai il lato trash della televisione, ma lo ridimensionerei per non appiattire l’offerta dei palinsesti. Soltanto la contestazione esagerata e ridondante di un reality show può risultare più noiosa di quest’ultimo. In Italia è presente uno star system abbastanza provinciale, ma non scorgo ragioni valide per stigmatizzarlo. Spesso ho l’impressione che una certa pochezza accomuni le “qualità” di qualche personaggio pubblico e le critiche che queste ricevono da una parte della gente comune, tuttavia nel caso di un vip (o presunto tale) perlomeno vi è un tornaconto tangibile mentre a molti altri resta soltanto una soddisfazione intellettuale che non può essere convertita in moneta corrente. Dubito che in questa epoca i media siano così potenti da deviare le menti delle persone, ma capisco che taluni sfruttino ogni occasione per citare il big brother di Orwell e sentirsi il Winston Smith della situazione. Mi rendo conto che il catastrofismo, la dietrologia e il complottismo hanno la medesima radice, inoltre mi chiedo se l’insistenza di queste interpretazioni possa edulcorare alcune questioni insolute che in un clima più disteso potrebbero prestarsi a letture del genere senza risultare grottesche. In altre parole credo che la ricerca ossessiva di trame machiavelliche talvolta rischi di rendere alcune vicende simili a leggende o favole. Non nego che esistano macchinazioni e segreti, ma trovo risibile chiunque cerchi di portare alla luce determinati eventi con il semplice ausilio dell’immaginazione. La storia recente dell’Italia è maculata perché presenta macchie scure, tuttavia so che molti misteri della mia patria rimarranno tali per molto tempo e continueranno a dare da vivere a chiunque ne ripercorrerà le tappe durante qualche programma in seconda serata.

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9
Gen

Sakura

Inviato venerdì 9 Gennaio 2009 alle 16:39 da Francesco

Mi sento bene in tutte le stagioni. Il mio umore non viene influenzato delle condizioni climatiche e trovo che le giornate invernali siano un ottimo sfondo per il silenzio rurale in cui vivo attualmente. Il freddo non mi punge, ma quando vado a correre indosso i guanti perché la natura mi ha donato mani piccole e delicate che forse starebbero meglio sul corpo di un pianista. Ogni volta che i media parlano della striscia di Gaza mi viene in mente la tossicodipendenza di Paul Gascoigne. La Palestina è uno scannatoio e la sua situazione smuove le coscienze quando per il conteggio dei morti occorre un abaco. Seguo sempre le vicende internazionali tramite testate e fonti diverse, ma non mi lascio coinvolgere dagli accadimenti del globo perché non ho la facoltà di incidere sul loro (de)corso. Cerco di non esprimere opinioni politiche perché le reputo inutili. L’unico parere che conta è quello di chi detiene il potere e il resto per me è soltanto rumore che serve per sostenere la confusione delle democrazie. In certi momenti mi sembra che la libertà di parola sia un male necessario. Non voglio insistere su questo punto e preferisco proseguire con i preparativi per la mia partenza. Ho impiegato un po’ a comprare il mio biglietto aereo per Tokyo, ma ne è valsa la pena e puntualmente la mia pazienza è stata ripagata. Come al solito ho acquistato il mio titolo di viaggio via Internet. Ho trovato un volo che coinvolge Finnair e British Airways per cinquecentosettanta euro (c’è chi paga il doppio per raggiungere il Sol Levante!). All’andata dovrò fare uno scalo di un paio d’ore a Helsinki mentre durante il ritorno atterrerò prima a Londra e poi dovrò raggiungere un altro aeroporto della capitale britannica per rimpatriare. Non cerco le comodità in viaggio e mi piace salire su più aerei, perciò sono contento della soluzione che ho trovato. Amo la stanchezza cosmopolita. Ho trovato un alloggio conveniente in quel di Ueno e si trova abbastanza vicino al luogo in cui ho soggiornato la prima volta che mi sono recato in Giappone. Partirò alcuni giorni dopo l’avvento della primavera nell’emisfero nord e probabilmente vedrò i ciliegi in fiore lungo le strade di Tokyo. Spero di vivere abbastanza per ripetere questo viaggio in futuro.

Fotografia di y-cart
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3
Gen

Requie e Thaumazein

Inviato sabato 3 Gennaio 2009 alle 12:42 da Francesco

Ogni tanto provo a stendere un testo su qualunque base sconosciuta che mi piaccia parecchio, ma spesso il risultato mi delude e di conseguenza cancello i miei tentativi. Ho già fatto qualche video di questo genere e taluni hanno persino apprezzato, ma io preferirei avere le capacità per suonare power metal e lanciare acuti fino alla troposfera. La qualità del video non è delle migliori e il missaggio della traccia audio sarebbe venuto meglio in mezzo al traffico di Ho Chi Minh City, perciò trovo opportuno affermare che uno fa quello che può. Come sempre mi sono divertito ad abbinare suoni e immagini, ma la musica è un’altra cosa e dato che non c’è bisogno di precisarlo quest’ultima frase è solo il frutto della mia pedanteria.

Requie e Thaumazein

Ricordi recenti di mattine invernali
Lontano da scuola lungo strade provinciali
Cercavo la rivincita e due guanciali
Fantasie ideali che sono rimaste tali
Incontri surreali e ore solitarie
Frasi banali e situazioni ordinarie
Effetti collaterali della collera
Pensieri stretti da una mente che non li tollera
Talvolta i giorni sono incomprensibili
Privi di perdono o di scuse plausibili
Parole mai udite
Notti mai accudite
Accuse che si alzano come una stalagmite
È inutile che il limite sia raggiungibile
Gioia e sofferenza superano lo scibile
Tutto è distorto dalle percezioni
Credo che Cristo sia risorto contro le sue intenzioni
I tramonti cremisi
I passi lungo i Campi Elisi
Corpi in simbiosi che risultano divisi
I respiri intrecciati di cosa sono intrisi?
Lo chiesi a un cane randagio imitando Francesco D’Assisi
Non corro pericoli come Tiblisi
Significati impliciti dentro ogni crisi
I riflessi di un prisma
Non conosco l’unione né lo scisma
Impero su me stesso come Bismarck
Così il tempo e la polvere avvolgono i mobili
Le colpe conducono verso una necropoli
Non ho proposte
Non occorre che io protesti
Non ho risposte
Mi mancano i pretesti
Digressioni di ordine filosofico
Un quesito cosmogonico è un male cronico
Entusiasmo e delirio
Pena e martirio
Ho finito le parole e mi ritiro

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