26
Set

Carmelo Bene ’94

Inviato venerdì 26 Settembre 2008 alle 02:55 da Francesco

Voglio enfatizzare questo periodo di silenzio con un appunto fantastico. Diversi anni fa passai una nottata magnifica di fronte al televisore e restai incantato a guardare due repliche del Maurizio Costanzo Show che avevano come protagonista Carmelo Bene. Non ho il retroterra culturale per comprendere Bene e me ne rendo conto ogni volta che lo ascolto e lo vedo. Ci sono citazioni che non colgo e concetti che non afferro, ma non escludo che sia fuorviante ed erroneo il proposito di capire ciò che non esiste. Non sono mai stato attratto dal teatro e per questo motivo mi interessa ciò che Bene ha detto al di fuori di quest’ultimo (ammesso che sia possibile una divisione di questo tipo). Non voglio cadere nell’idolatria perché sarebbe ingiustificata e irriguardosa, infatti ho premesso di non avere i mezzi per comprendere né per non comprendere Bene. Mi limito a ricordare quella notte di diversi anni fa con un video che a sua volta replica una parte della replica a cui ho assistito, ma prima annoto alcuni passaggi di questo estratto dato che i video posso scomparire da un giorno all’altro. In questo caso credo che decontestualizzare le frasi che seguono sia un atto di vandalismo, ma non me ne pento.

“Il non capire non è prerogativa degli scemi, non è il privilegio dell’idiota, è l’abbandono”

“Essere nell’abbandono non significa essere deficienti, significa non esserci, smarrire, non essere più in casa, maledette le case, le famiglie, le mogli, i padri, i figli, lo Stato, l’anima”

“Facciamola finita con questa fine perché la fine e il principio sono la medesima cosa, siamo sempre nell’origine, siamo sempre nel senso di colpa, siamo sempre nella parola”

“Bisogna fare di sé dei capolavori”.

“L’istruzione obbligatoria? Ma cos’è la Siberia, ma perché bisogna istruirsi?”

“Quando la minchia diventa tanta non c’è più perché non c’è culo che la ospiti”.

“Lei deve parlare ancora? Ha parlato?”

“Non sono dei calembours questi, sono schiaffi alla vita puttana e mediocre”

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11
Set

Home sweet home

Inviato giovedì 11 Settembre 2008 alle 21:32 da Francesco

La mia trasferta a Montepulciano è andata bene, ma ho riportato qualche conseguenza. Sono montato in sella attorno alle 8:45 e sono giunto a destinazione verso le 18:10. Questa volta sono partito da Ansedonia e ho raggiunto Orbetello per immettermi sull’Aurelia, ma ho abbandonato quest’ultima in località “La Parrina” per dirigermi verso Magliano In Toscana e successivamente: Pereta, Scansano, Poggioferro. Ho fatto la prima sosta vicino a un bivio che si trova dopo Murci. Ho proseguito fino a Roccalbegna dove mi sono fermato nuovamente per comprare un po’ di cibo che ho consumato qualche chilometro dopo in uno spiazzo ombreggiato. In seguito ho attraversato diversi comuni e le relative frazioni con qualche pausa di tanto in tanto per bere. Le mie gambe sono entrate in crisi sulla salita di Vivo D’Orcia, ma tra una bestemmia mentale e l’altra sono arrivato fino a Campiglia D’Orcia e da quest’ultima mi sono goduto la lunga discesa che mi ha portato sulla Cassia. Questa volta non sono passato per Chianciano come nella precedente occasione, ma ho affrontato la salita che porta a Pienza e questo tratto per le mie gambe è stato un calvario. Quando ho raggiunto Montepulciano mi sono sentito sollevato e ho terminato il mio itinerario a Gracciano. Un’amica di mia madre e sua figlia mi hanno ospitato per due giorni e oggi ho deciso di tornare a casa, ma ho preso il treno dato che per recuperare le forze necessarie per compiere il percorso inverso sarei dovuto restare un po’ di più in quel paesino dell’entroterra toscano. La mia mountain bike si è comportata egregiamente e mi ha facilitato la vita rispetto alla volta precedente, ma il caldo non mi ha dato tregua. Ho qualche scottatura in testa, sulle braccia e sulle cosce. Prima di partire ho dimenticato di cospargere sul mio corpo una crema protettiva e adesso la mia carne è bicolore: bianco e rosso. Se fossi un tifoso del Grosseto potrei andare allo stadio senza bandiera. Sono soddisfatto di me stesso e seppur di poco ho stabilito il mio nuovo record personale per quanto riguarda la distanza percorsa in mountain bike in un solo giorno. Qualcuno mi ha detto che dovrei usare una bici da corsa, ma io adoro la mountain bike e la uso su percorsi asfaltati per compiere un atto di arroganza nei confronti della fatica. Un amico di mia madre mi ha parlato di una strada alternativa attraverso la quale avrei potuto raggiungere Montepulciano senza passare in prossimità del Monte Amiata; forse la farò in futuro. Probabilmente non ripeterò mai più il percorso amiatino perché mi porta pericolosamente al limite delle mie capacità fisiche. In queste circostanze io ottengo sensazioni estatiche sotto una cascata di endorfina. I pensieri che mi hanno accompagnato, la fatica che ho provato e gli scenari che ho visto sono una parte di me. Io non ho semplicemente pedalato, ma ho inciso nella mia storia personale un altro momento splendido e questo vale più di ogni parola. Sono contento e penso che su queste pagine possa ricominciare il turno del silenzio.

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9
Set

On the road

Inviato martedì 9 Settembre 2008 alle 08:43 da Francesco

Se fossi un credente direi: “Che Dio me la mandi buona”. Non sono un individuo superstizioso e confido soltanto nelle mie capacità. Mi appresto ad affrontare questo percorso per la seconda volta dopo dieci mesi: in questo arco di tempo le mie prestazioni sono migliorate e dispongo di una mountain bike più efficiente di quella che ho utilizzato la prima volta. La solitudine aumenta a dismisura il fascino di questa sfida. A mio avviso si tratta di un confronto tra l’uomo e la natura: un’occasione per avvicinarsi concretamente al titanismo romantico senza raggiungere la disfatta. Spero di non lasciare questa valle di lacrime perché non riesco a immaginare un posto migliore nel quale ridere.

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