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Mestizia Incipiente (Armonia Seguente)

Pubblicato martedì 31 Luglio 2007 alle 15:28 da Francesco

Ho ripetuto l’esperimento di qualche giorno fa per catalizzare una nuova catarsi e per impiegare le mie energie notturne in qualcosa di inabituale. Come al solito in questo ammasso di suoni, immagini e parole non sono presenti le regole basilari della metrica né quelle della regia per una scelta stilistica della mia ignoranza. Comunque il prodotto della mia noia ha svolto in modo impeccabile la sua mansione principale e in più ha ricevuto la sufficienza dal mio gusto, perciò ho deciso di appuntarlo su queste pagine.

Mestizia Incipiente (Armonia Seguente)

Lascio che i ricordi crepino durante il crepuscolo
Buttati in un crepaccio e scrollati da ogni muscolo
Offusco ogni problema che sia grande o minuscolo
Diminuisco la grandezza di ogni dramma maiuscolo
Getto nel pulviscolo ogni nostalgia che ho dipinto
Incendio un’opera di Foscolo intitolata “A Zacinto”
Traino uno zaino nelle zone più remote del demanio
Mi allontano mentre emano amore e poi mi estranio
Nel cranio la mia intimità mi intima un’attesa
Senza illusioni o pretese ma senza dare una resa
Obbedisco mentre un disco mi scuote lo scheletro
Amo la realtà ed è con ogni scelta che la penetro
Può essere perpetua la storia con una silfide
Lei sfilerà le vesti e le sue parole più infide
Poi mi punterà l’indice per rendermi più vicino
Nei Giardini Pensili leggeremo il nostro vaticinio
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione
Non uso soluzioni solubili per i dilemmi indelebili
Pago i debiti dei mie sbagli senza lamenti flebili
Ho pensieri e desideri illibati che producono attrito
Nei cantieri edili mi sento tutt’uno con ogni detrito
Straccio poesie che turbano la corteccia cerebrale
Un’ancella invece cancella un desiderio ancestrale
Non conosco una strategia per mantenere tutto intatto
Non serve la magia per toccare ciò che è astratto
Sto a stretto contatto con una voce che mi tortura
Si tratta di ogni mio errore che vaga nella natura
Nonostante tutto c’è ancora qualcosa che mi cattura
Il resto è tempo perso perciò ne faccio un’abiura
Non abbasso il capo e non lo alzo oltre il dovuto
Cammino scalzo se la mia vita scorre sul velluto
Sono venuto al mondo per un errore eiaculatorio
Per me è stato un aiuto contro ogni muro inibitorio
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione
Un giudizio arbitrario mi vede fuori dall’ordinario
Non me ne curo perché io sono l’esatto contrario
Un altro giudizio crede che io voglia essere solitario
Non me ne curo perché io sono l’esatto contrario
Un terzo giudizio sostiene che io sia fuori posto
Non me ne preoccupo perché io sono proprio l’opposto
Un ultimo giudizio ritiene che io non sia accorto
Sono a corto di parole e chiudo senza essere d’accordo
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione
Qualcuno tace e dà voce alla mestizia incipiente
Quanti presagi che istigano un altro incidente
La gioia incita quando ne sparisce la percezione
Si ostina a convincere come Demostene nell’orazione

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