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La fusione di agape ed eros

Pubblicato lunedì 30 Luglio 2007 alle 02:44 da Francesco

In una zona di penombra qualcuno brucia la sua gioventù per accendere un incenso passionale. I gesti delle mani e le espressioni facciali seguono diligentemente le indicazioni della spontaneità. Due menti e due corpi si allacciano con i fili scoperti delle loro sofferenze per creare un entusiasmo erotico che non attinge nulla dalle mode millenarie del meretricio. Ogni rappresentazione cuoriforme dell’innamoramento è erronea e può funzionare solo per evocare un po’ di romanticismo melenso tramite la cellulosa e la celluloide. Il sentimento più elevato del genere umano è amorfo, ma spesso il suo significato inesplicabile viene stravolto per essere adattato squallidamente a un credo, a un principio, a una causa persa o agli obblighi dell’imprinting. Si tratta di un’esperienza prettamente empirica che indossa un cardigan trascendentale perché è casual (nel suo significato anglico). L’amore è una manifestazione della natura a cui l’abitudine e l’ignoranza attribuiscono dei caratteri eccessivamente antropomorfi per consentire alle vite umane di giustificarne la negazione o la banalizzazione, ma un punto di vista, per quanto sia diffuso e accettato, non può scalfire le fondamenta di un noumeno ed è per questo motivo che i veri amanti sfoggiano tutta la loro atarassia di fronte ai sofismi che lavorano per le comodità nocive della pigrizia emotiva. Queste parole sono pleonastiche perché l’amore nasce in seno alla conoscenza e chi sa non ha bisogno di sapere, a meno che non commetta uno sbaglio più grande di tutte le sue cognizioni.

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