31
Mar

Da Grosseto a Orbetello: manometri esistenziali

Inviato sabato 31 Marzo 2007 alle 19:52 da Francesco

Oggi sono andato a Grosseto in treno e come sempre ho portato la bicicletta con me, ma questa volta l’ho usata per tornare a Orbetello. Ho percorso tutta la Scansanese e sono passato attraverso posti di cui ignoravo l’esistenza: in particolare Bivio Montorgiali, Pancole e Pereta. Ho impiegato tre ore per percorrere tutti i settantacinque chilometri che mi sono lasciato alle spalle. Ho pensato molto tra le pedalate e i cambi di marcia. Mi sono sentito solo, più solo del solito in mezzo a paesaggi silenziosi e indifferenti. Ho quasi saturato i limiti di sopportazione della noia e dello sforzo fisico. Con questa selvaggia pedalata i manometri della mia inquietudine e del mio stress hanno sfiorato i livelli massimi. Sono devastato dalla fatica e da tutti i pensieri che mi hanno accompagnato nella mia folle corsa verso casa. All’altezza di Scansano sarei voluto crepare. Mi sono spinto fino al confine dei miei limiti e durante la discesa che da Scansano porta a Pereta ho passato in rassegna alcuni momenti della mia vita e non ne sono rimasto entusiasta. La mia mente non ha accolto solo episodi del passato, ma ha messo in evidenza anche alcune ipotesi sul mio futuro e delle considerazioni tanto severe quanto inquietanti sul mio presente. Sono passato anche per Magliano e non ho potuto fare a meno di pensare a J. e al cameo fugace che ha fatto nella mia esistenza. Sono esausto, affranto e questa notte spero di andare in coma per tanti anni e svegliarmi da morto. Calco l’onda del parossismo. Sono un cavaliere del nulla nel regno dell’autismo. Il mio sguardo scrive “stress” in maiuscolo. La lontananza da ciò di cui necessito mi tiene costantemente sotto pressione e mi procura scompensi esistenziali che curo da solo. Questa lunghissima traversata è stata nociva perché ha sottolineato gli aspetti più cupi della mia vita. Forse un giorno le mie imprese estemporanee mi porteranno alla morte, ma cercherò di continuare a resistere alla natura e spero di spuntarla prima che il tempo spazzi via le mie molecole. Non sono nemmeno le nove di sera, ma sono stremato e tra poco mi metterò sotto le lenzuola. Non scriverò nulla per una settimana. Voglio che queste parole, lasciate di getto su queste pagine virtuali, campeggino per un po’ come il vessillo della mia vita atipica. Mi chiamo Francesco e nell’anno corrente sono anche questo.

Manometri esistenziali

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29
Mar

Un evergreen

Inviato giovedì 29 Marzo 2007 alle 23:58 da Francesco

Dopo qualche anno non ho ancora capito se siano state rinvenute solo nelle versioni irachene di “Command & Conquer” o se gli addetti all’export della democrazia le abbiano trovate anche altrove.

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29
Mar

Pamphlet innocuo

Inviato giovedì 29 Marzo 2007 alle 15:08 da Francesco

Non è facile abbattere le certezze erette dai deliri abituali. La frustrazione contagia molti movimenti e si amalgama perfettamente con la controfigura del buonsenso. Ci sono infatuazioni camuffate da passioni inestinguibili e c’è sempre una liaison particolare con una fissazione casuale, ma anch’essa non è destinata a guardare il tempo da fuori. I fucili sono più simpatici di quanto si possa credere, ma frequentano brutte compagnie insieme alle quali imbrattano muri, chilometri quadrati e abiti di corpi silenziosi. La morte dà vita alle grandi discussioni che cullano l’impeto sedentario di chi è consumato da ciò che consuma. È tutto un gioco. Quando uno ha voglia di partecipazione collettiva preme “on” sulla coscienza e risponde all’appello dell’indignazione. Le stanze vuote si allargano con il passare del tempo e con i riconoscimenti di vario genere, ma c’è anche qualcuno che riesce a riempire le tre dimensioni senza l’ausilio di un dado a sei facce e facendo a meno di una doppia personalità. L’autolesionismo è dissimulato dai sofismi. Parecchie vite contraggono obbligazioni con i loro sogni con lo scopo di non realizzarli: insolvenza dolosa di stampo esistenziale. La ricerca del bene spesso è una scusa per celebrare il male e venerarlo o per perdersi in fantasiose lotte morali che consentono un allontanamento nocivo dalla precarietà della realtà. Un approccio analitico non porta sempre risposte e in queste pagine risulta anche fallimentare. Immagino che nomi sconosciuti abbiano già inciso nei dimenticatoi i concetti che tento di esprimere: prima di me e prima del mio alfabeto. Oltre ai cinque sensi possiedo un senso di imbarazzo di fronte alle cose che vorrei sapere.

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28
Mar

Sintesi catartica

Inviato mercoledì 28 Marzo 2007 alle 07:54 da Francesco

Alcune volte non riesco ad accettare l’evenienza che la mia vita possa trascorrere al di fuori della fisica sentimentale e mi stanco inutilmente con la contemplazione di visioni funeree. Mi sono accorto che certi pensieri riescono a farsi strada in me solo quando viene meno la mia capacità di rimanere aggrappato alla realtà. Ogni tanto mi sembra di vivere ai confini dell’autismo e più di una volta ho temuto di essere affetto da una patologia mentale. Il vuoto della mia esistenza è un materiale malleabile, ma non posseggo ancora la maestria per modellarlo a mio piacere. Mi aggrada perdermi in parole ampollose e in frasi criptiche, ma fortunatamente la realtà è molto più semplice ed efficace. Tra le lettere asettiche di queste pagine noto delle venature di malinconia vanesia. Nella mia esistenza latitano elementi importanti, ma mi chiedo se io ne abbia davvero bisogno o se la mia serenità necessiti solo della loro mancanza per nutrirsi con il carico melenso di una giovinezza strappata alla passione o a chi per lei. L’unico banco di prova è la realtà e tra queste righe posso unicamente spargere vocaboli e unire congetture che hanno una valenza prettamente estetica. Forse anche il pensiero ricorrente della morte incide sulla tonalità della mia vita. Per me la finitezza umana non ha sembianze meste e non affermo ciò sulla base di consolazioni religiose che non mi appartengono. Il mio tempo è laico e dilatato. Di tanto in tanto mi chiedo come saranno le mie rughe. I ritmi della parte del mondo in cui vivo falsano le mie preoccupazioni e contribuiscono a farmi sentire il fiato sul collo di una felicità succinta e veloce. Ancora una volta devo riconoscere le proprietà catartiche a questo coacervo di locuzioni. Mi congedo per fare il terzo grado ai miei ventidue anni e mi auguro che oggi non piova.

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27
Mar

Quarta puntata

Inviato martedì 27 Marzo 2007 alle 06:24 da Francesco

Un altro delirio di fronte all’obiettivo della mia MiniDV. In questi sei minuti faccio di nuovo il punto sulla mia visione della masturbazione e ne approfitto per criticare una recente decisione dell’Agcom.

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25
Mar

Itinerari maremmani

Inviato domenica 25 Marzo 2007 alle 06:25 da Francesco

Ieri mattina sono andato a Grosseto in treno e anche questa volta ho portato con me la mia bicicletta. Ho pedalato lungo la Scansanese fino a Istia. Ho visto Casalecci, Stiacciole e sono rimasto un po’ perplesso di fronte alle loro brutture cementificate, ma fortunatamente il paesaggio ondulato della Maremma ha consolato le mie retine. Dopo un’ora ho fatto ritorno a Grosseto e ho percorso tutta la pista ciclabile che porta fino a Marina di Grosseto. Ho affaticato parecchio le gambe e dato che indossavo una maglietta a maniche corte mi sono beccato più di una ventata, ma almeno sono stato in compagnia di qualche piccola intemperia. Ogni volta che vado a Grosseto i cessi della stazione sono una tappa obbligatoria per il mio apparato urinario, ma sono sempre pieni di merda, piscio, carta igienica bagnata e qualche volta ho intravisto anche delle macchie di sangue. La pulizia nei cessi di una stazione di provincia è una contraddizione in termini e sono felice che anche Grosseto non contraddica il celebre lerciume del sistema ferroviario italiano. Mi fa sorridere la foga con cui la città sostiene la sua squadra di calcio e per la gioia naif della gente spero che i cosiddetti “grifoni” riescano ad andare in serie B. È stata una mattinata piacevole e l’ho trascorsa con me stesso su strade che ormai mi sono familiari. Sono felice che il mio fisico e la mia psiche riescano a reggere le mie esplosioni di irrazionalità.

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24
Mar

Stato d’essere

Inviato sabato 24 Marzo 2007 alle 04:34 da Francesco

Sono nato più di ottomila giorni fa e inizio a sentirmi un po’ vecchio nonostante la mia età sia l’emblema anagrafico della giovinezza. Certe volte mi dispiace che il caso non mi abbia assunto nel mondo degli aborti e se potessi tornare nell’utero di mia madre forse insisterei con fermezza per aderire alla congrega della morte prenatale. Sono stato un feto inascoltato e ora che ho quasi ventitré anni sono contento di appartenere a questo mondo biologico, ma immagino che talvolta il mio piacere di vivere sia il frutto della mia abitudine di respirare. Ogni tanto la mia serenità intermittente lascia il posto all’ipocondria e quest’ultima non dimentica mai di ricordarmi la precarietà della vita, ma ormai sono cresciuto abbastanza per lasciarmi intimorire dall’ipotetico avvento di patologie devastanti. Certi giorni cammino nudo sotto grandinate di stress inspiegabile. Conosco l’origine del mio malessere saltuario e mi sto adoperando da anni per diminuirne l’azione corrosiva, ma in tutto questo tempo non ho notato progressi sensibili. Gli attacchi improvvisi e apparentemente ingiustificati di entusiasmo esistenziale rappresentano l’aspetto che più mi esalta della vita, ma non escludo che in futuro io possa imbattermi in fenomeni di maggiore intensità. Non conosco l’esistenza, ma solo ciò che ho vissuto e penso che questo limite gnoseologico mi accomuni a tanti altri individui e ai loro errori. A volte credo che riflettere sulla cosiddetta “realtà” sia tanto bello quanto melenso e che le proprie considerazioni trovino il tempo che una persona non riesce a rubare ai suoi vizi intellettivi.

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23
Mar

Una bengalese britannica a Mestre

Inviato venerdì 23 Marzo 2007 alle 07:39 da Francesco

Due sere fa ho ricevuto una telefonata inaspettata da Karimun, l’ortopedica venticinquenne che ho conosciuto durante il viaggio di ritorno dal Giappone. È venuta in Italia per trascorrere qualche giorno di vacanza e oggi ripartirà per l’Inghilterra. Mi avrebbe fatto piacere incontrarla durante la sua breve permanenza a Mestre per scambiare qualche parola con lei e farle pesare il fatto che non è bionda, ma non ho ricevuto abbastanza ispirazione dal mio lato folle per partire alla volta del Triveneto. Avrò un’altra occasione per incontrare Karimun e la sua indole multietnica. È carina, piuttosto intelligente e indipendente, ma non provo nulla per lei e solo il mio bisogno di affetto la desidera. Mi gioverebbe una relazione con lei, ma non ho alcuna intenzione di instaurarla perché non ne sono attratto e come ho già scritto solo il mio bisogno di affetto ne è affascinato. Continuerò a privarmi di qualsiasi gioia carnale e platonica fino a quando non incontrerò una ragazza in grado di evocare la parte più profonda e sconosciuta della mia personalità. Corro un rischio abbastanza grande, infatti è possibile che in futuro io non abbia altre occasioni sentimentali, ma preferisco convivere con il nulla che mentire a me stesso e ai sentimenti di un’altra persona. La sofferenza che genera questa mia rinuncia è salutare e penso che mi faccia bene. Non critico chi usa il cazzo al posto del cuore, ma ho visto troppe vite rovinate dall’incapacità di soffrire e attendere in solitudine. Non è ancora il tempo per il mio primo bacio, non è ancora il tempo per il mio primo contatto con le ovaie di una ragazza, ma è decisamente l’ora per ascoltare un singolo di Mark Knopfler che risale al 2000: “What It Is”.

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22
Mar

Kana

Inviato giovedì 22 Marzo 2007 alle 11:54 da Francesco

Finalmente ho terminato lo studio mnemonico dei sillabari. Adesso mi attendono le prime regole grammaticali e circa duemila kanji. Lo studio del giapponese è appagante e consente di dilatare la mente grazie a un approccio linguistico distaccato dal ramo indoeuropeo.

Kana

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21
Mar

Escamotage onanistico

Inviato mercoledì 21 Marzo 2007 alle 07:07 da Francesco

Stanotte mi sono masturbato tre volte. Che fatica! Era da molto tempo che non orchestravo un terzetto di seghe e per fortuna non ho perso il mio tocco magistrale. A parte le stronzate, ho sborrato allegramente tre volte per divellere una depressione incipiente. Odio gli stati d’animo malinconici e spesso la masturbazione per me è l’arma più veloce ed efficace con cui fronteggiarli. Adesso mi sento molto meglio fisicamente e il mio umore è tornato sui binari della consuetudine. Mi piacerebbe trovare un’alternativa alla masturbazione per sedare le tristezze passeggere, ma finora né la meditazione né il conteggio delle note suonate da Eddie Van Halen si sono rivelati dei buoni espedienti. Le mie seghe sono brevissime e meccaniche, assomigliano molto di più a uno starnuto che ad un atto di piacere. Parlo e scrivo continuamente di masturbazione perché essa rappresenta il migliore strumento di sollievo che io conosca. Evito accuratamente che la mia masturbazione assuma una forma cronica e ossessiva poiché suppongo che praticarla morbosamente sia deleterio. Mi rendo conto di apparire ridicolo, idiota e, gergalmente, piuttosto sfigato, ma non posso ritrarmi dall’esposizione della verità e non mi curo degli insulti che io stesso formulo e con i quali, io per primo, mi derido violentemente. L’unica cosa che mi infastidisce è la mia tendenza a ripetere gli stessi concetti. Mi dispiace essere un po’ monocorde e mi annoia tornare puntualmente su questo argomento che ormai non è più nemmeno caro, ma per adesso non posso farne a meno. Per usare un francesismo: c’est la vie, che cazzo.

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