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23
Ott

Sesto alla Lucca Marathon 2017

Pubblicato lunedì 23 ottobre 2017 alle 15:34 da Francesco

Ieri, a distanza di una settimana dalla maratona di Parma, ho partecipato a quella di Lucca dove sono arrivato sesto assoluto e terzo italiano in 2h45’26”, il mio secondo miglior tempo di sempre.
Non avrei mai corso due maratone in sette giorni se avessi dato rilievo alle opinabili e infondate convinzioni di taluni, ma grazie al cielo la mia mente è una no fly zone per i voli pindarici degli altri.
Ho trovato il percorso nient’affatto veloce, difatti presentava numerosi cambi di direzione, vari strappi e un fondo stradale dissestato in più punti; le condizioni climatiche sono risultate avverse, con folate di vento e acqua piovana raccolta in ogni avvallamento lasciato all’uopo dall’incuria manutentiva, inoltre ho corso con un fastidio alla gola di cui, a onor del vero, in gara non ho risentito poi tanto.
Anche questa volta sono riuscito a fare negative split e con la mia progressione ho ripreso verso la fine diversi atleti da cui ero stato superato nella prima parte di gara.
Ho lasciato il mio premio a una sgarbata tizia dell’organizzazione, nella viva speranza che potesse giovare alla sua secchezza vaginale, e subito dopo non ho fatto mistero né a lei né agli altri presenti della mia ferma intenzione di non tornare mai più a alla Lucca Marathon: poi mi sono levato dal cazzo. Adieu!
Il mio prossimo obiettivo è quello di fare un’altra maratona sotto le 2h45’ su un percorso che valga come qualificazione di semi-elite (non alla francese con l’accento acuto) per Tokyo 2019, ma non pretendo di centrarlo d’emblée.
È opportuno un breve resoconto. Da maggio a ottobre ho corso quattordici gare sulle distanze più disparate e sono sempre riuscito ad arrivare tra i primi nove: cinque terzi posti, di cui due sulla distanza regina nell’arco di un mese, e, per quanto modesta, anche una vittoria.
Ormai sono giunto a un punto in cui ulteriori ed eventuali progressi richiedono delle modifiche al mio allenamento, tuttavia non intendo sottoporre quest’ultimo a una rivoluzione copernicana.
Per me una mezza utopia a lungo termine è quella di scendere sotto il muro delle 2h40’, ma anche solo per provarci sono costretto a mettere in conto dei tempi sulle distanze più brevi che non rientrano ancora nelle mie corde. Chissà come andrà a finire. Boh.
Non considero la corsa quale sorgente di un’illusoria identità, ma come mezzo di annullamento di cui i vari dati e aneddoti servono ad ammazzare il tempo mentre esso uccide me.

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17
Ott

La mia Parma Marathon 2017

Pubblicato martedì 17 ottobre 2017 alle 10:45 da Francesco

Sabato mi sono recato a Parma, in provincia di Lagos, dove ancora risiede una piccola comunità italiana che organizza la maratona cittadina. In gara mi sono classificato terzo assoluto su novecentoventotto arrivati e ho migliorato di nuovo il mio record personale: 2h44’22", ovvero un passo di 3’53" al chilometro.
Alla partenza sono stato accolto da un clima ideale che ha corroborato le mie già buone sensazioni.
All’inizio mi sono imposto un ritmo prudente che ho dovuto correggere più volte e così ho raggiunto il passaggio della mezza maratona in 1h23’39", quindi a una velocità media di 3’57" al chilometro, proprio come mi ero ripromesso.
Ai ventiduemila metri ero dodicesimo assoluto e ho deciso di attendere ancora un po’ prima di cambiare passo.
Per un tratto di gara ho corso accanto a uno staffettista che era seguito da un signore in bicicletta e quest’ultimo mi ha preso in simpatia appena il primo ha terminato la sua frazione, perciò ha continuato a spronarmi fino al quarantunesimo chilometro, descrivendomi il percorso in dialetto e bestemmiando: anch’io per educazione ho bestemmiato più volte e gli ho dimostrato con molteplici espressioni la mia gratitudine per il suo incitamento.
Al venticinquesimo chilometro ho ritenuto che fosse giunto il momento di cominciare la mia progressione e così ho iniziato a scalare la classifica. Nell’arco di dodici chilometri ho recuperato otto posizioni mantenendo una certa brillantezza muscolare di cui sono state testimoni l’ampiezza della falcata e la cattiveria in corpo.
Non ho assunto solidi né gel e ad alcuni ristori non sono riuscito neanche a prendere l’acqua perché c’era troppa calca, in particolare al quarantesimo chilometro, ma questa circostanza non ha fatto altro che incattivirmi ancora di più.
Ho guadagnato il terzo posto a meno di duemila metri dalla fine, coronando una rimonta epica che mi è valsa il gradino più basso del podio, inoltre i miei chilometri più veloci sono stati proprio gli ultimi due, entrambi corsi a 3’42".
Sono soddisfatto di me come atleta ma ancora una volta anche come tecnico di me stesso.
Non potrei mai allenare qualcun altro (troncamento e non elisione), però neanche ci tengo: mi piace studiare, provare ed eventualmente ripetere le mie teorie fino a quando non ne fuoriesca la quadratura del cerchio.
In un mese ho migliorato il mio personale sulla distanza regina di tre minuti esatti benché su percorsi diversi. La maratona di Parma è stata la gara migliore della mia carriera e il suo negative split ne è la sintesi perfetta.
Non ho fatto alcun periodo di scarico e questo lo sanno più persone per esperienza diretta.

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30
Set

Archivio onirico: sogno n° 29

Pubblicato sabato 30 settembre 2017 alle 21:01 da Francesco

La scorsa notte ho sognato il suicidio di una ragazza con cui in passato ho parlato a lungo: Sheila. Costei era piegata in terra, io la vedevo di spalle e tentavo di farla desistere dal gesto estremo, ma ogni mia parola non faceva altro che peggiorare la situazione e anche gli appelli di altre persone là presenti non sortivano effetto alcuno.
A un certo punto Sheila ha premuto il grilletto della pistola e si è sparata alla tempia sinistra: si è accasciata subito a terra, alla sua destra, ma io non l’ho più scorta poiché la sua figura è scomparsa dalla mia vista appena è caduta. A quel punto lo scenario del sogno è cambiato improvvisamente e mi sono ritrovato in una sorta di commissariato dove nutrivo un forte senso di colpa, ma nessuno mi aveva accusato di nulla ed ero libero di andarmene.

Nel mio caso questo sogno può avere molteplici interpretazioni, ma in ognuna di esse il suicidio ha solamente un valore simbolico. Se non avessi riconosciuto la suicida avrei finito per ritenere quest’esperienza onirica come un monito contro il mio eventuale coinvolgimento nel fallimento di terzi, tuttavia devo considerare un’altra spiegazione in quanto l’identità della protagonista mi è risultata nota sin dall’inizio.
Quella ragazza, Sheila, è stata per un arco di tempo la depositaria di un mio investimento emotivo che ha rispettato ancora una volta i facili pronostici dell’inconcludenza, ma a quanto pare gli echi del suo distacco si sono protratti e suppongo che l’inconscio se ne sia avvalso per protestare contro l’assenza di relazioni sentimentali nella vita del sottoscritto.
Ormai mi sono reso conto che almeno un paio di volte all’anno l’inconscio mi tira simili scherzi benché le sue rimostranze cambino sempre modalità e contenuti: il mio inconscio ha il disco rotto e vorrebbe che attribuissi al mio cuore lo stesso guasto.

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28
Set

Il codice cosmico

Pubblicato giovedì 28 settembre 2017 alle 12:27 da Francesco

Ormai sono del tutto avulso dalla fruizione di romanzi, perciò risultano appannaggio della saggistica di vario tipo le quote di tempo che riservo quasi ogni dì alla lettura.
Ho cercato a più riprese uno scritto divulgativo che mi permettesse un approccio indolore alla storia della fisica classica e della teoria quantistica, ovvero una trattazione nella quale le formule fossero ridotte al minimo indispensabile; purtroppo io non dispongo dei mezzi intellettuali per comprendere quanto e come dovrei l’eleganza descrittiva della matematica.
Alla fine la mia scelta è caduta su “Il codice cosmico” di Heinz R. Pagels. Si tratta di un libro il cui contenuto appare un po’ datato in quanto si arresta ai progressi degli anni ottanta, ma lo reputo comunque propedeutico per l’ottenimento di una visione d’insieme sul tema anzidetto che passi attraverso l’integrazione di testi più recenti.
Già dai ringraziamenti iniziali Pagels sottolinea quale sia la vocazione della sua opera, infatti egli ne riporta la causa prima nell’aneddoto di un simposio in cui Isidor Isaac Rabi fece notare ai colleghi come essi non si fossero mai “preoccupati di trasmettere l’emozione della loro ricerca a un pubblico più vasto”, aggiungendo che persino gli autori di fantascienza avevano fornito maggiori contributi in tal senso.
Della teoria quantistica a me interessano particolarmente le implicazioni filosofiche, esistenziali e quindi metafisiche; a tal proposito Pagels avverte il lettore di come taluni provino a tirare per i capelli certe scoperte con lo scopo di produrre degli improbabili parallelismi con un retaggio sapienziale dai contorni esoterici. È davvero buffo il sincretismo d’accatto, quasi quanto il terrore che lo ingenera. Oltre alle nozioni storiche, agli incidenti di percorso dovuti alla naturale ritrosia verso nuove idee, oltre alla lapide posta sul determinismo e all’innalzamento del simulacro probabilistico, oltre a ciò in cui per molto tempo la scienza non ha visto oltre, tra cui la riduzione in quark degli adroni; ecco, al di là di tutto questo ci sono tre punti che mi sono rimasti impressi: la non-località e quindi la violazione del principio di località con il ripensamento dello scibile che ne consegue, l’idea che l’universo derivi dalla rottura d’una simmetria originaria e infine l’impossibilità (che per me invero è un sollievo) di concepire attraverso il senso comune quanto presuppone la teoria quantistica.
A corredo di questo testo ne ho già trovato un altro, sempre edito da Bollati Boringhieri, che è più incentrato sulla cosmologia: “L’esplorazione dell’universo”, di Priyamvada Natarajan, anch’esso fruibile da chi come me non ha un certo retroterra culturale.
C’è una nota di colore scuro ne “Il codice cosmico”, difatti nelle ultime due pagine del libro Pagels riporta un suo sogno ricorrente e qualche anno più tardi egli morirà davvero nel modo anticipatogli dalle esperienze oniriche.

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19
Set

Terzo assoluto alla Maratona dell’Alzheimer 2017

Pubblicato martedì 19 settembre 2017 alle 18:32 da Francesco

Nel weekend mi sono recato in Emilia Romagna perché domenica dovevo prendere parte alla Maratona dell’Alzheimer. Il pomeriggio di sabato l’ho trascorso a Cesena: una città davvero graziosa e ben curata. Ho anche fatto delle immancabili capatine in certi posti: anzitutto in una libreria, dove ho acquistato un saggio di Priyamvada Nataraja sull’esplorazione dell’universo; poi mi sono diretto alla volta di un negozio di dischi dove ho comprato tre vinili usati di mio gradimento, in particolare “Modern Times” degli Steps Ahead.
L’indomani mi sono svegliato di buona lena per recarmi alla partenza della gara in quel di Mercato Saraceno. Avevo intenzione di compiere un avvio prudente, ma i miei buoni propositi sono andati in frantumi in 3’36”, ovvero il tempo che ho impiegato a percorrere i primi mille metri. Ho lasciato andare i primi due perché erano di un’altra caratura e così mi sono mantenuto in terza posizione a cercare la regolarità del passo su un percorso ondulato. Le gambe giravano bene, fin troppo, il clima era ottimo e le motivazioni giuste.
Al diciassettesimo chilometro sono stato raggiunto dal quarto, ma non sono riuscito subito a capire se egli fosse in progressione od osasse più del dovuto: l’ho intuito in seguito dal suo respiro. A un certo punto un signore in bici ha comunicato a me e al mio compagno d’avventura che il quinto era scoppiato nel tentativo di farsi sotto e io ho commentato la notizia così: “La maratona è anche questo!”.
Al ventisettesimo chilometro mi sono staccato dal quarto e ho proseguito verso una fresca clemenza eolica che mi ha infuso ulteriore vigore. Sono passato alla mezza maratona in 1h23’22”, poi ho perso qualcosa ma la frazione degli ultimi sedici chilometri l’ho corsa alla notevole andatura di 3’52”! Ho tagliato il traguardo in 2h47’22”, terzo assoluto! Anche questa volta non ho assunto solidi, ma soltanto due bicchieri d’acqua e uno di sali: metà d’ogni razione l’ho bevuta e l’altra me la sono gettata in faccia. Non ho preso nessuno dei due gel di cui disponevo, infatti ipotizzavo che la loro assunzione in quei frangenti potesse procurarmi dei disturbi intestinali. Alla fine sono rimasto molto soddisfatto della mia prestazione per varie ragioni. Questa è stata la mia decima maratona e l’ho festeggiata con un nuovo record personale, per me il più importante perché lo cercavo da tempo sulla distanza regina, e poi con un podio difficilmente ripetibile: non potevo davvero chiedere di meglio. Ci tengo sempre a sottolineare quanto io mi consideri appagato anche sotto l’aspetto tecnico, difatti sono il mio allenatore e negli ultimi quattro mesi ho avuto soltanto riscontri positivi alle teorie che ho applicato su di me! Sono stato davvero contento di salire sul podio con degli atleti molto più forti del sottoscritto. Rinnovo i miei complimenti all’organizzazione: impeccabile!

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15
Set

Tra damnatio memoriae e iconoclastia

Pubblicato venerdì 15 settembre 2017 alle 17:52 da Francesco

La cancellazione del passato non è una vocazione recente, ma già nella Roma repubblicana era una pratica tutt’altro che inconsueta. Dell’iconoclastia invece i bizantini non hanno scritto grandi pagine, tutt’al più hanno distrutto quelle che contenevano immagini sacre, però ne hanno fornito esempi straordinari.
In quest’epoca di stucchevole buonismo vi sono certi gaglioffi che vorrebbero modificare il retaggio architettonico del ventennio fascista, tuttavia presumo che costoro caldeggino simili proposte con l’unico scopo di rimediare un po’ di facile visibilità per la loro carriera politica in netto declino. Non mi sorprendono mai le vette di stoltezza a cui riescono ad assurgere certuni, difatti credo che non vi sia modo di mettere un freno all’idiozia così come non lo si può porre alla provvidenza. Per illustrare cotanta pochezza non vedo la necessità di scomodare un iperbolico e risibile paragone con l’opera di distruzione che ha compiuto Daesh nel Medio Oriente, ma i vili di casa mia, miei connazionali sulla carta ancorché de facto stranieri (e giammai profeti) in patria, meritano anche siffatte canzonature.
Mi fa sorridere l’idea che qualche sincero democratico (o presunto tale) voglia vietare certi gesti e determinati simboli, equiparandone l’esibizione sotto il profilo penale a reati di ben altro spessore; proposte del genere avallano vieppiù il mio convincimento secondo cui la vera uguaglianza degli esseri umani si trovi nella reciproca tendenza alla sopraffazione.
Talvolta alcune proibizioni instillano un ulteriore vigore in ciò che viene proibito e così ne incrementano la forza, ma non mi sorprende che a certi somari una simile idea non passi neanche per l’anticamera del cervello. I divieti risultano strumenti efficaci soltanto in precise circostanze e vi sono invece dei casi in cui questi sortiscono effetti contrari ai loro intenti, perciò il loro savio ricorso spetta a intelletti che sappiano discernerne l’opportunità.

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7
Set

Il riassunto delle puntate precedenti

Pubblicato giovedì 7 settembre 2017 alle 19:08 da Francesco

Se sul punto di morte la vita mi passasse davanti io probabilmente non vedrei facce conosciute, ma tutt’al più delle figure confuse a cui chiederei la cortesia di non disturbare la replica delle puntate precedenti. Non ho bisogno di un senso per guarnire l’esistenza e non cerco la cura di una malattia immaginaria, ma capisco come taluni vedano nella reciproca comprensione la panacea di tutti i mali. Coltivo le mie abitudini e i miei interessi sul giardino pensile di una torre eburnea poiché là nient’altro vi cresce, tuttavia non escludo che un domani possa provare a piantarci l’albero della conoscenza.
Nel mio bucato non ci sono mai bandiere bianche né tappeti rossi, ma d’altro canto non ho rese da segnalare né ingressi trionfali da esibire. Non so cosa dire ed è per questa ragione che faccio scena muta, però non proferirei parola neanche se facessi la comparsa in un film di Chaplin. Se qualcuno mi leggesse potrebbe ravvisare in me una certa predilezione per le sequenze di negazioni, come se talora volessi semplificare ulteriormente un valore booleano. Sono a digiuno di certe esperienze perché non seguo una dieta basata sul cianuro, eppure non sento i morsi della fame. Anche gli uragani hanno nomi attraenti e portano distruzione, tuttavia non temo nulla per la mia isola che non c’è. Esisto a prescindere dalle conferme altrui ed è su questa premessa capitale che svetta il simulacro della mia libertà interiore. Forse appaio scontato persino alla mia ghiandola pineale, ma non posso essere originale a tutti i costi per dare più sapore a una minestra riscaldata, manco avessi dodici apostoli più uno a cena: c’è chi vuole una prova di dio (uno qualunque) e chi guarda la prova del cuoco. Di vaghezza si muore perché di vaghezza si vive, o forse no. In Oriente è cominciata un’offerta lampo per una bomba all’idrogeno in forma convenienza e mi chiedo a chi verrà consegnata.

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27
Ago

Sesto a Roma, terzo a Sorano e quarto a Travale

Pubblicato domenica 27 agosto 2017 alle 13:40 da Francesco

Ultime dai campi. Se volessi potrei scrivere di molte altre cose invece di fornire sterili resoconti del mio agonismo, ma al momento non avverto la necessità di spiccare qualche volo pindarico. Le parole si trascinano da sole, talora strisciando nell’inutilità che defecano esse stesse.
Venerdì mi sono recato nella capitale d'Italia per partecipare alla quarta edizione della Roma by Night Run, una mezza maratona che parte alle dieci di sera e si snoda in buona parte tra i quartieri Flaminio e Parioli. La mia prestazione è stata buona, ho conseguito il mio record personale sulla distanza con un'ora, diciassette minuti e trenta secondi, mi sono classificato sesto assoluto e primo di categoria, ma non sono stato premiato perché non appartengo a una società FIDAL: l'importante è che io mi sia imposto sulla strada. Malgrado la buona prova, la mia gara è stata viziata da due errori di percorso che hanno coinvolto anche altri atleti, tanto che a un certo punto ho pensato di ritirarmi, ma poi uno del gruppo di testa ha fatto prevalere la ragione sulla rabbia e ha convinto noi altri a continuare: non ricordo chi fosse costui, ma devo ammettere che in quel momento mi ha dato una bella lezione di vita. Chapeau. Non parteciperò mai più questa gara benché offra l'insolita e attraente possibilità di correre nottetempo a Roma per ventuno chilometri: vi trovo troppo pressapochismo di cui è conseguenza anche la scarsa illuminazione in certi punti del percorso.

Il sedici agosto ho preso parte alla gara più antica della Maremma, ovvero la quarantottesima edizione della Sovana Sorano in cui mi sono classificato al terzo posto. Ho corso la discesa dell’ottavo chilometro in appena tre minuti e due secondi prima di affrontare la salita finale, perciò sono rimasto molto soddisfatto della mia performance.
Il cinque agosto mi sono presentato alla partenza della gara de La Guaita in quel di Travale, un borgo piccolissimo in cui sembra che il tempo si sia fermato e dove la lingua volgare affonda le sue radici. Il percorso presentava discese ripide e salite dalle pendenze altrettanto importanti. Alla fine, malgrado il caldo asfissiante, mi sono classificato al quarto posto e primo di categoria.

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17
Ago

Evidenze autoptiche

Pubblicato giovedì 17 agosto 2017 alle 22:31 da Francesco

Non faccio di cognome Voltaire e non sento mie le citazioni sulla tolleranza che gli vengono attribuite, perciò sono del tutto disinteressato all’altrui diritto di esprimere opinioni che non siano affini alle mie. L’unico confronto che abbia senso è quello armato, il resto è puro vaniloquio come questo mio trascurabile scritto.
A me piace il rigore con cui la realtà dei fatti (non quella quantica) si impone sulle erronee interpretazioni che di quest’ultima dànno uomini e donne privi di acume.
Non so ancora quantificare l’idiozia di chiunque postuli come ogni etnia e qualsiasi culto religioso possano convivere in un pacifico melting pot, magari adorno di arcobaleni, gessetti colorati e unicorni al pascolo.
Una società forte non ha paura degli stranieri né dell’Islam, ma fa in modo che i primi e il secondo temano lei. Le storture garantistiche del cosiddetto stato di diritto sono il risultato di un indebolimento dell’Occidente, flemma che tra l’altro fu profetizzata con largo anticipo da giganti del pensiero come Nietzsche e Cioran.
Non credo molto nella pena di morte come deterrente o giusto castigo, bensì nutro una fede smisurata nel ricorso alla tortura.
Lo scrivo in termini junghiani: in Europa lo spirito del tempo è improntato all’inettitudine e alla debolezza, in evidente contraddizione con lo spirito del profondo: questa sperequazione concede a fazioni allogene degli spazi per colpire gli occidentali e gli attentati terroristici sono soltanto il culmine di altre, quotidiane e spesso sottaciute angherie.
Soltanto la violenza può contenere la violenza, perciò intravedo una resistenza freudiana in ogni negazione di questa verità capitale di cui la storia è ancor oggi testimone.
Le utopistiche visioni di una pacifica convivenza dei popoli vanno in frantumi al cospetto della natura umana, scricchiolano e si sbriciolano come le ossa di chi finisce sotto i furgoni degli attentatori. Non ci si può liberare del retaggio atavico per decreto ed è bene che qualcuno se lo metta in testa, almeno fino a quando gli sarà concesso il lusso di averla attaccata al collo.

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10
Ago

Prima delle piogge

Pubblicato giovedì 10 agosto 2017 alle 01:23 da Francesco

In questo torrido agosto non mi sciolgo al Sole, ma affronto la fotonica presenza della nostra stella col petto in fuori e il furore dei giorni migliori, difatti non mi risparmio con gli allenamenti e mi trovo dunque in piena sintonia col mio coach, che sono sempre io.
Ogni tanto mi riparo all’ombra del mio buonumore e riesco a godermi i posti a cui appartengo senza la minima gelosia per le fiumane di turisti che in questi giorni vi si riversano in maniera più o meno ordinata. Ancora rammento i foschi presagi che minacciavano la mia estate quand’io immaginavo quest’ultima dalle tiepide giornate di primavera, ma alla fine gli eventi hanno preso una buona piega e ho potuto girare pagina senza che sorgesse in me il bisogno irrefrenabile di strapparla. Non mi sovviene nulla di più piacevole del contrasto che si crea quando raccolgo la fatica alla fine di un allenamento e la getto nel refrigerio di cui sono capaci le acque cristalline dell’Argentario. Non amo contemplare il mare come chi vi ricerchi un po’ d’infinito, ma preferisco esserne un salmastro partecipe. Rimango a galla osservando come tutto il resto sprofondi e il buonsenso affoghi tra i vortici del buonismo.
Io mi godo un po’ di maestrale mentre nella penisola coreana spirano venti di guerra che non escludono la prospettiva di un inverno nucleare. Mi auguro che gli Stati Uniti tornino a fare gli sceriffi del mondo meglio di quanto abbiano fatto dall’inizio del millennio corrente.
A quest’ora taluni dormono già da un pezzo, qualcun altro sta morendo e per altri sta suonando la sveglia; qualcuno invece è appena nato sotto il segno del leone e forse quando sarà grande deciderà se dargli peso o meno rispetto alla precessione degli equinozi. Intanto io non aspetto Godot e non inseguo il treno su cui non sono riuscito a salire in tempo, ma attendo dei salvifici rovesci: secondo la citazione di un film dozzinale “non può piovere per sempre” e difatti a me basterebbe che un modesto temporale durasse un paio di giorni.

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