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16
Apr

Cento Chilometri di Seregno

Pubblicato lunedì 16 aprile 2018 alle 14:06 da Francesco

Ieri, a una settimana dalla maratona di Roma, ho corso la Cento Chilometri di Seregno e ho stabilito il mio nuovo record personale sulla distanza: 8h35’38”, ovvero una media di 5’09” al chilometro. Lunga vita a Bashar al-Assad e che Vladimir Putin lo sostenga.
Mi sono iscritto alla gara il dodici aprile con l’obiettivo di correrla in funzione del Passatore e dunque la mia partecipazione è stata tanto improvvisa quanto improvvisata, un po’ come il multiculturalismo esasperato e i suoi effetti collaterali.
Sono contento del risultato per la prossimità con il 2h46’ capitolino e per l’assenza totale di una preparazione specifica, difatti era da maggio 2016 che non correvo più di quarantadue chilometri senza soluzione di continuità.
Mi sono anche preso la rivincita sul ritiro a cui fui costretto proprio a Seregno quattro anni fa, quando gettai la spugna poco dopo il settantesimo chilometro, dunque ho colto l’occasione per immedesimarmi in quanto disse il generale MacArthur durante la guerra del Pacifico: "I came out of Bataan and I shall return".
Le condizioni climatiche si sono rivelate perfette e onestamente non ne avrei potuto chiedere di migliori. Il livello della gara era alto poiché valeva come campionato italiano FIDAL e assicurava la convocazione in nazionale ai vincitori, quindi sono contento del mio sedicesimo posto in qualità di outsider.
Ho patito molto gli ultimi quindici chilometri, in particolare i settemila metri finali, ma a meno di mezza versta dal traguardo ho fatto un allungo per evitare che sul mio tempo scattasse il sei nelle unità dei minuti. Ho coronato una stagione stupenda, in cui per il mio livello ho fatto coesistere quantità e qualità, smentendo facilmente certe cassandre che hanno una visione ristretta della corsa.
A fine maggio cercherò di scendere sotto le nove ore al Passatore poiché questo prevedono i miei tempi sulla maratona, però mi sento già appagato e mi proietto verso la gara con la tranquillità mentale di chi può permettersi di sbagliare: io ci proverò.
Per affrontare distanze del genere mi occorrono allenamenti lunghi e lenti, sessioni di corsa in cui io stia almeno quattro ore sulle gambe, insomma, una pazienza infinita come quella che ho avuto ieri dalle otto del mattino alle quattro e trentacinque del pomeriggio.
Quella di Seregno è stata la mia quarta gara da cento chilometri: la prima (la quale fu anche la mia prima gara in assoluto) fu il Passatore del 2013 che chiusi in 9h40′.

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12
Apr

Breve storia di chiunque sia mai vissuto

Pubblicato giovedì 12 aprile 2018 alle 16:52 da Francesco

Qualche settimana fa ho terminato la lettura di “Breve storia di chiunque sia mai vissuto”, un saggio di Adam Rutherford sulla storia della genomica il cui taglio divulgativo è venato da un’apprezzabile ironia. Prima di leggere questo libro covavo l’intenzione di sottoporre un campione del mio DNA a un’analisi che mi desse più informazioni sulle mie origini e una panoramica delle patologie verso cui i miei geni mi conferiscano un’eventuale predisposizione, ma le pagine di Rutherford dedicate a tale strumento mi hanno fatto cambiare idea poiché ne mettono in luce l’inattendibilità.
Ho incontrato anche in quest’occasione un ulteriore esempio di quanto certe risposte siano destinate ad aprire nuovi interrogativi, ossia il caso del Progetto Genoma Umano che innanzitutto consentì agli scienziati di comprendere quanto fossero limitate le loro conoscenze in tale ambito.  
Sono stato pervaso da una sensazione di déjà-vu quando ho letto della sovrapposizione in Europa dell’Homo Sapiens sull’Homo Neanderthalensis, a discapito di quest’ultimo e in ragione delle migrazioni del primo dall’Africa e dal Medio Oriente; se fossi politicamente scorretto e intellettualmente disonesto, ma al contempo benevolo verso un certo e pragmatico razzismo, allora supporrei che tutto sommato le differenze sostanziali siano ancor oggi le stesse, rifiutando così un uguaglianza di specie e accettando solo quella di genere tassonomico.
Per quanto banale v’è una frase che mi ha colpito, una di quelle da silloge aforistica: “Le uniche forme di vita che non cambiano sono quelle già morte”.
Nel ripercorrere la storia della genomica, disciplina piuttosto giovane, ho trovato un parallelismo con la lettura di riepiloghi analoghi, ossia quello in cui la fantasia superi l’apparente limite dell’attualità, quasi esso fosse il termine ultimo dell’evoluzione, e si risolva a immaginare come sarà la normalità tra milioni di anni: quali i tratti somatici, quali le capacità cognitive, quale il grado di differenziazione dagli esseri umani del presente (un presente che è già passato).

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9
Apr

Maratona di Roma 2018

Pubblicato lunedì 9 aprile 2018 alle 20:27 da Francesco

Talora l’eterogenesi dei fini mi offre esiti tanto imprevedibili quanto ineludibili, perciò alle suadenti bestemmie contro il Motore Immobile alterno un’atarassica accettazione degli eventi.
Ieri mi sono presentato alla Maratona di Roma col numero 77 e ho tagliato il traguardo come 52° assoluto in 2h46’26”. All’inizio ho dichiarato guerra al mio record personale, difatti sono partito con la ferma intenzione di ritoccarlo, ma i passaggi ai diecimila metri in 38’13” e alla mezza in 1h21’07” hanno fatto rientrare le mie velleità belligeranti: intertempi troppo lenti affinché potessi tentare di scendere nuovamente sotto le due ore e quaranta minuti. Le condizioni atmosferiche erano pressoché perfette, tuttavia chi è stato più di me sulle gambe ha incontrato un caldo crescente.
Invece di forzare il ritmo ho controllato il calo di quest’ultimo nella seconda parte e sono riuscito ad arrivare al traguardo senza essere stremato: savia condotta, questa, che fino a un anno fa non sapevo adottare.
Per me il fascino di Roma è tutto nelle sue rovine e la considero alla stregua di una donna che viva di ricordi, avvinta dal passato e verso la quale io preferisco coltivare una lontananza incolmabile.
Alla fine di questo ciclo confermo ancora una volta la soddisfazione per la mia duplice veste di atleta e allenatore di me stesso.
Dal 17 settembre 2017 ho corso 11 maratone, ovvero una ogni 18 giorni e mezzo: la più lenta è stata quella dell’Alzheimer, in 2h47’22”, la più veloce quella di Pisa in 2h39’54”, quest’ultima corsa due settimane dopo quella di Latina in 2h40’22”, a riprova di come quattordici giorni possano bastarmi per lambire i limiti correnti. A Roma ho corso la mia ventesima maratona (e nel novero non conto sei ultramaratone): tutte sotto le tre ore, undici sotto le 2h50’, otto sotto le 2h45’.
Fino al prossimo autunno non mi cimenterò più con la distanza regina. Parteciperò alla mezza maratona di Orbetello senza un obiettivo specifico poiché non è una distanza di cui mi curo granché.
Concluderò la mia stagione alla cento chilometri del Passatore dove mi riconosco l’obbligo atletico di scendere sotto le nove ore, ma anche se non dovessi farcela penso che chioserei il tutto con un proverbiale “e ’sti cazzi”.
Non sono schiavo dei tempi, però non posso neanche negare come su determinate distanze io abbia certe proiezioni in base a cui m’è dato di valutare lo sforzo finale: se non tenessi in giusto conto tali dinamiche peccherei d’obiettività.

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26
Mar

Treviso Marathon 2018

Pubblicato lunedì 26 marzo 2018 alle 10:54 da Francesco

Sabato sono andato a Treviso per correre l’indomani la quindicesima edizione della maratona cittadina e durante le cinque ore di guida ho avuto anche il tempo di formulare un’accusa precisa alla deriva dei continenti: quest’ultima è stata negligente perché non ha prodotto un oceano tra la l’Italia e l’Africa, ma soltanto un modesto mare in cui sguazzano le bagnarole di squallide ONG e dove l’amor patrio si sente un pesce fuor d’acqua.
Ho chiuso la gara in 2h40’0” e novanta centesimi, un risultato tondo tondo, la mia seconda migliore prestazione di sempre sulla distanza regina. Sono partito con il coltello fra i denti per attentare al mio primato personale e l’ho mancato di otto secondi.
Non ho idea di come fosse il percorso nelle edizioni precedenti, ma quello di quest’anno non mi è parso affatto veloce: ho trovato alcuni strappi in salita lungo dei cavalcavia, parti di strada bianca e tratti pavimentati con i sampietrini. Non ho avuto granché il vento in poppa né la grazia di una sua trascurabile presenza, ma per buona parte della gara Eolo mi ha spirato contro: maledetto, pagherai tutto, pagherai caro.
Questi i miei intertempi: sono passato al decimo chilometro in 37’29”, alla mezza maratona in 1h19’25” e al trentesimo chilometro in 1h52”53”. Decima maratona in sei mesi e nove giorni.
Di solito competo in solitudine, ma alla partenza ho ritrovato un grande atleta con cui a ottobre ho condiviso il podio della maratona di Parma (lui secondo, io terzo), Filippo Bovanini, e insieme abbiamo affrontato buona parte del viaggio; ci siamo divisi verso il trentatreesimo chilometro più o meno, infatti lui è riuscito a compiere una progressione magistrale e ha tagliato il traguardo quasi un minuto prima di me.
La sua compagnia mi ha fatto davvero piacere e se non ci fossimo aiutati a vicenda io avrei fatto registrare un tempo finale più alto: di questo sono pressoché certo. Ci troveremo ancora sulle strade d’Italia ad aiutarci o a duellare, entrambi consapevoli di come le nostre pagine migliori non siano ancora state scritte!
Proverò a scendere una seconda volta sotto le due ore e quaranta minuti tra due settimane, alla maratona di Roma, dove avrò il pettorale numero 77 e partirò nella griglia dei top runners, difatti il mio record personale mi ha consentito di accederci per appena sei secondi.
Devo ancora migliorare il mio rapporto tra altezza e peso, ma non posso aumentare la prima e dunque non mi resta che ritoccare il secondo. Sono pesante per essere un maratoneta e quindi apprezzo ancor di più i miei risultati, però è opportuno che riveda la mia alimentazione e smetta di mangiare troppa merda.

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9
Mar

Verso un nuovo equinozio

Pubblicato venerdì 9 marzo 2018 alle 01:00 da Francesco

Assisto senza stupore all'ascesa e alla caduta di molteplici enti che si avvicendano lungo un certo divenire di cui io sono un caduco testimone. Talora formulo persino qualche trascurabile opinione in merito a questioni d'apparente importanza, ma esse in realtà non contano nulla da una prospettiva cosmologica. Il tempo passa con tutti i suoi carichi di novità e sfocia puntualmente nell'obsolescenza affinché un altro corso delle cose si snodi tra le stesse anse.
Non v'è nessuno che mi attenda sull'uscio del futuro e io non aspetto Godot, perciò non corro il pericolo di perdere una coincidenza e quest'ultima non rischia di mancarmi. L'assenza di un appuntamento comporta l'impossibilità di un ritardo. Ripeto da anni le stesse cose mentre da anni le stesse cose si ripetono, ma questo è l'eterno ritorno di tutto e non posso negare quanto sia comodo avere un cerchio che si chiuda da sé. L'inutilità di una lingua madre è rumorosa e soltanto nel braille ravviso una granitica creanza. Mi chiedo cosa manchi in modo tale che tutto manchi: nel gioco delle coppie è insito quello degli opposti. Mi trovo al di fuori di sfide alle quali non ho mai preso parte, perciò non ho alcuna ansia da prestazione e non ho una tifoseria a cui rendere conto. Non mi basta puntare in alto poiché tendo a una realtà che non sia relegata alla miseria di tre dimensioni, anche al costo di precipitare laddove non ne esistano proprio. Intanto aumenta la già siderale distanza dai miei consimili e navigo in regioni così remote dell'esistenza da dove mi godo una grande visione d'insieme. I fotoni riescono a raggiungermi, ma l'interesse altrui si disperde nello spazio interstellare durante il suo vano viaggio: il mio, invece, neanche parte poiché mi precede e forma la mia coda come se fossi una cometa.
È davvero esile il filo logico a cui sono appese tutte queste frasi, perciò anche se qualcuno dovesse inciamparci sono certo che neanche se ne accorgerebbe. Continuano a risuonare in me alcune parole che ho sentito di recente, ma sospetto che esse già albergassero al mio interno nell'informe presenza del loro significato: "Il tempo non ci definisce e lo spazio non ci colloca".

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7
Mar

Elezioni politiche italiane

Pubblicato mercoledì 7 marzo 2018 alle 21:29 da Francesco

Alle ultime elezioni ho accordato la mia preferenza alla Lega sia alla Camera che al Senato, ma il mio voto è stato un plauso disilluso per tutte quelle buone intenzioni sulla cui realizzazione dubito in sommo grado. Non mi aspetto l’applicazione della flat tax, l’immediata espulsione di molti clandestini che infestano le città italiane, l’abolizione del reato di tortura e altre sacrosante misure. So quali promesse elettorali disattenderebbe la colazione di centrodestra se ottenesse l’incarico di governo, ma temerei di più quelle che potrebbe realizzare un’eventuale unione di centrosinistra se ricevesse lo stesso mandato. Per me le sigle della galassia sinistroide non presentano divergenze sostanziali, difatti mi pare che provengano tutte dallo stesso stampo, ovvero quello di un cranio da cui trabocchi merda.
Non mi preoccupa il grande successo del Movimento Cinque Stelle e in parte sarei curioso di vederlo all’opera a livello nazionale, difatti io stesso in altre occasioni l’ho votato convintamente, ma credo che ormai abbia esaurito la sua funzione di rottura e dunque non lo lo guardo più con interesse. Invero non mi considero un sincero democratico e preferirei una dittatura illuminata piuttosto che una repubblica parlamentare in cui la mediocrità trovi larga rappresentanza.
A mio modesto avviso le leve del potere devono essere appannaggio dell’aristocrazia e non intendo quest’ultima nel modo in cui l’immaginario comune la dipinge, bensì nella sua etimologia greca, ovvero il governo dei migliori.
Attendo con interesse i postumi di quest’incerta tornata elettorale e mi diverto ad ascoltare talune disquisizioni mentre il globo terracqueo continua a girare così com’è tenuto a fare da leggi, quelle sì, inviolabili.

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1
Mar

Compiacimento autoreferenziale

Pubblicato giovedì 1 marzo 2018 alle 01:26 da Francesco

Mi viene da ridere nei momenti meno indicati e per i motivi più inopportuni, ma d’altro canto non provo mai a trattenermi di fronte a certe pretese di serietà e quindi mi domando se ci riuscirei davvero qualora mi applicassi: mistero, come ripeteva Enrico Ruggeri negli anni novanta.
Posso vantare un alto grado di libertà perché sono abituato a stare bene da solo, perciò non temo che qualcuno si allontani da me, mi eviti o mi conceda così tanta importanza da farmi oggetto della sue antipatie. Non ho alcuna giurisdizione sulle opinioni altrui e anche se l’avessi non saprei quale vantaggio trarne. Non conosco la pressione di terzi, ma la mia è buona, tanto la minima quanto la massima. A volte nutro il dubbio che in questa mia tarda gioventù io mi stia perdendo qualcosa, ma puntualmente mi viene in mente la fila per l’ingresso di un cinema chiuso; e comunque non voglio vedere il film di qualcun altro, ma preferisco essere il regista di quello in cui recito. Lascio passare il tempo perché mi considero piuttosto educato, però non mi abbasso a riverirlo e neanche lo prego di portare i miei saluti a qualche conoscente comune.
Conduco una vita anomala a cui manca qualcosa, però mi chiedo quale esistenza possa dirsi completa fino a quando non chiuda i propri conti col divenire. Non mi preoccupo troppo di farmi comprendere quando scrivo o parlo, inoltre mi piace portare le mie rare conversazioni a un punto morto per non discriminarle da quelle che le hanno precedute. Gli interessi e le passioni individuali mi permettono di coltivare piante rigogliose da cui traggo frutti nutrienti per il mio spirito, perciò sto attento alle spine e tolgo le erbacce.
Non avverso i rapporti umani e di tanto in tanto m’intrattengo a parlare con taluni, ma non ho mai ragioni valide per allungare il brodo. Non ho granché in comune con i miei conoscenti e vivo in una realtà troppo piccola per attendermi che qualcuno o qualcosa mi folgori sulla via del supermercato, ma al contempo le dimensioni ridotte del mio contesto mi risparmiano la lotta con una certa alienazione contro cui mi troverei di certo a combattere se vivessi in una metropoli.
Rivendico la mia individualità perché ne sono affascinato e non la riduco a mero narcisismo, bensì la incenso quale appagante certezza secondo cui nessuno possa volermi più bene di quanto io ne voglia a me stesso. L’amor proprio è la mia opera maggiore e negli ultimi tempi le ho apportato ulteriori migliorie, difatti non mi sono mai sentito tanto in sintonia con me stesso quanto lo sono da alcuni mesi a questa parte. Seggo da solo sul trono, ma può darsi che un domani me ne faccia fare uno a due posti per stare ancora più largo.

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21
Feb

White Marble Marathon e Maratona di San Valentino: 4°e 6°

Pubblicato mercoledì 21 febbraio 2018 alle 22:51 da Francesco

Ho corso due maratone in una settimana. La prima a Marina di Carrara, ossia la seconda edizione della White Marble Marathon. Con un ritmo di 3’49” al chilometro mi sono classificato al quarto posto in 2h41’26” e sono stato il primo bianco caucasico all’arrivo.
Non ho potuto ricevere l’astronomica cifra di settantacinque euro perché non faccio parte di alcuna squadra e la FIDAL, forse ispirata dal codice di Hammurabi, non consente il ritiro dei premi in denaro ai lupi solitari come me, ma forse le cose andrebbero diversamente se mi presentassi alla partenza in qualità di foreign fighter: non conosco le vere ragioni di siffatte regole e immagino che vadano cercate in qualche testo alchemico del Basso Medioevo. Lascio volentieri ai sepolcri imbiancati l’aurum vulgi, tanto io cerco altro che non posso trovare al di fuori di me.
Mi sono iscritto all’evento pochi giorni prima dello stesso e non avevo aspettative così come non ne nutro verso l’esistenza in generale.
Ho assecondato le mie buone sensazioni e sono partito con un ritmo di circa 3’53” al chilometro, passo che ho mantenuto per buona parte della gara con variazioni minime. Ho raggiunto la mezza maratona in 1h22’ e quindi ho corso più velocemente la seconda parte con conseguente negative split, ma è all’altezza del venticinquesimo chilometro che mi sono esaltato, poco dopo l’inizio della salita verso Massa, difatti là ho azzardato un bel cambio di passo e ho staccato un atleta per inseguirne un altro.
La scorsa domenica invece ho varcato i confini umbri per prendere parte alla maratona di San Valentino in quel di Terni, a una settimana esatta da quella di cui ho già dato conto. Sono giunto al traguardo in 2h42’43” (real time) e mi sono classificato al sesto posto, secondo di categoria, riuscendo di nuovo ad aumentare l’andatura nella seconda parte: un altro negative split!
Anche a ottobre corsi due maratone in una settimana (Parma in 2h44’22” e Lucca in 2h45’26”), ma questa volta ho fatto registrare dei tempi migliori su percorsi più difficili, difatti i primi ventiquattro chilometri della maratona di San Valentino sono contraddistinti da continui tratti in salita. Non sono arrivato al traguardo particolarmente provato e due giorni dopo la gara, ovvero ieri, ho corso 27 chilometri a 4’25” di media!
Mi diverto e non pianifico nulla, non ho ossessioni cronometriche, però mi piace analizzare i dati che produco. Se prendessi sul serio l’atletica leggera probabilmente mi cercherei un allenatore, seguirei una certa dieta e soprattutto non mi presenterei alla partenza di due maratone nell’arco di sette giorni, ma io me ne frego e faccio quello che più mi piace.
Con le due gare succitate ho portato a nove le maratone corse negli ultimi cinque mesi e mezzo: la più lenta conclusa in 2h47’22”, la più veloce in 2h39’54”. Niente male per me.

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8
Feb

Lo stato attuale

Pubblicato giovedì 8 febbraio 2018 alle 19:46 da Francesco

Converto ogni giornata in autostima così come le stelle fondono l’idrogeno in elio e mi espongo a determinate influenze per eludere le forze contrarie della mediocrità, ma prendo atto di tutto questo in virtù di riscontri concreti e non sulla mendace base di uno stolto convincimento.
Avverto dentro di me una grande forza, ne sono pervaso e già ne posso prevedere gli ulteriori accrescimenti: rasento vette a cui non ero mai assurto prima. 
Forse non faccio altro che raccogliere quanto ho seminato in anni di fruttuosa solitudine e intanto semino gli altrui fantasmi perché essi non riescono a tenere il mio passo, infatti si perdono nella scia altrettanto evanescente delle mie progressioni. Posso rovesciare gli eventi che mi riguardano, ma non tutte le tartarughe che si capovolgono lungo la mia strada: ognuno deve imparare a badare a se stesso. Da solo valgo moltissimo, mi sento una legione e al contempo non m’illudo che la mia condizione solipsistica sia la migliore possibile, tuttavia usufruisco dei suoi vantaggi strategici e sostanziali.
A distanza di tempo riesco a dare un senso compiuto al passato e unendone i frammenti posso ricavarne un utile mosaico. Non ho una sola virgola da cambiare in ciò che il fato ha scritto per me finora e spero che anche il mio DNA non abbia mai bisogno di correzione alcuna né di altri aggiustamenti. Il mio equilibrio si è attestato da quasi un anno su una linea avanzata e tutto procede come avevo previsto. Guardo l’orizzonte solo per intimidirlo e invito gli eventi a farsi avanti, ma d’altro canto essi non possono fare altrimenti. Non ho energie da recuperare e ormai posso soltanto espanderle, perciò non temo eventuali contrazioni delle medesime in un futuro che sia prossimo o remoto. Devo fare tesoro della nuova età dell’oro che ho cercato al mio interno, verso zone insondabili. Gli sforzi da me profusi sono stati ripagati lautamente e ne godo i risultati in un pacifico isolamento, dunque non ho pendenze con il divenire e non ho nulla di cui lamentarmi.

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1
Feb

Ricordi, sogni, riflessioni di Carl Gustav Jung

Pubblicato giovedì 1 febbraio 2018 alle 23:52 da Francesco

Durante gli ultimi anni ho letto più parti della produzione saggistica di Carl Gustav Jung ed era dunque una mera questione di tempo prima che approdassi alle pagine della sua autobiografia.
In realtà ”Ricordi, sogni, riflessioni” travalica gli angusti confini di una silloge aneddotica e fornisce una parziale sintesi dei concetti di cui il pensiero junghiano è portatore, difatti alcuni di essi emergono dal testo tramite la rievocazione degli eventi che portarono al loro sviluppo.
Sotto l’aspetto nozionistico non vi ho trovato quasi nulla che già non conoscessi, tuttavia si è rivelata comunque una lettura interessante e l’occasione per un utile ripasso, inoltre vi ho respirato la tensione interiore (non mediata da un linguaggio simbolico, come ne “Il libro rosso”) che accompagnò Jung per l’intero corso delle sue ineludibili ricerche.
A questo proposito sono incorso nuovamente in un paragone che già mi rimase impresso quando lo lessi per la prima volta altrove, ossia quello tra Jung e Nietzsche: il primo riuscì a controbilanciare l’impeto della sua vita interiore grazie all’esercizio della sua professione medica e alla presenza della propria famiglia, a differenza del secondo che nella propria vita ebbe soltanto i suoi pensieri e di questi finì per essere l’insana vittima.  
Gli appunti che ho vergato a mano su un mio caro quaderno hanno tirato fuori elementi per me nient’affatto inediti e in particolare i seguenti: l’importanza degli archetipi, il ruolo di anima e animus come mediatori con l’inconscio a seconda del genere sessuale, le posizioni sui sogni e la libido di Jung in contrasto con quelle di Freud, il Sé quale scopo dello sviluppo psichico e il carattere non lineare della sua (possibile) evoluzione, la definizione di psichiatria come una “espressione articolata della reazione biologica di cui lo spirito cosiddetto sano fa esperienza alla vista della malattia mentale”, le forti variabilità di psicoterapia e analisi che sono pari alle variabilità degli individui, l’importanza della storia quale ausilio della psicologia dell’inconscio affinché essa riesca ad aggirarsi tra gli archetipi e, inoltre, le proiezioni di cui soffrono i legami affettivi che ostacolano la realizzazione di sé e di una certa oggettività.  
C’è tuttavia una prospettiva che non ho còlto in altri testi di Jung  o di cui forse, colpevolmente, non ho serbato memoria, ovvero l’ipotesi secondo la quale sia lecito supporre che uno sviluppo della coscienza possa agire sull’inconscio così come quest’ultimo agisce sulla prima.

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