29
mar

Una settimana di concerti

Inviato domenica 29 marzo 2015 alle 15:09 da Francesco

Nell’arco di sei giorni ho assistito a tre concerti piuttosto diversi tra loro, tutti a Roma e con la piacevole compagnia di me stesso. Trentasei ore dopo la maratona capitolina ho fatto ritorno nella Città Eterna per vedere Alice dal vivo: una rara occasione che ho còlto senza indugi.
Nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, dove regna un’acustica eccezionale, sono stato estasiato dalla voce e dal carisma della signora Bissi, nonché dalla scaletta proposta.
Per me i momenti migliori del live sono stati l’esordio con “Nel resto del tempo”, eseguita solo con voce e tastiera; alcuni brani dell’ultimo album: “Veleni”, che ascolto spesso, “Tante belle cose”, ovvero un’intensa cover di Françoise Hardy, la sua interpretazione de “La realtà non esiste” di Claudio Rocchi; poi pezzi meno recenti ma non troppo datati, quali “Il contatto”, “Orientamento”, “Morire d’amore” (che malgrado il titolo è tutto fuorché una canzone melensa), “Nomadi” e “L’era del mito”.  Ho apprezzato anche il lato pop, comunque sempre ricercato.
Per me non ci sono mai stati momenti bassi, solo picchi altissimi, e alcuni inconvenienti tecnici non hanno inficiato per nulla quella che ho vissuto come un’esibizione superba.
Il ventisette marzo mi sono recato al Jailbreak per vedere i grandi Vision Divine e pure questo live è stato eccezionale! Sono rimasto tutto il tempo sotto il palco e mi sono goduto quasi due ore di power metal che ormai conosco a menadito. Questo è davvero un grande gruppo che sa come coinvolgere il pubblico e secondo me meriterebbe platee molto più ampie. Alla voce c’era Fabio Lione, che tecnicamente non è all’altezza di Michele Luppi ma io lo preferisco in quanto ad interpretazione. I duelli tra tastiere e chitarre si sono sprecati, sfoggiati come se fossero facili da comporre ed eseguire, ma pure le parti ritmiche (o forse soprattutto queste) hanno fatto le cosiddette buche per terra. La scaletta è stata corposa e se la memoria non mi fa difetto credo che abbia chiamato in causa quasi tutta la discografia della band.
Ieri, infine, ho ripreso la mia auto e  mi sono fermato un po’ prima di Roma (sebbene sempre nel suo territorio) per raggiungere il Crossroads. È stato il turno di Neil Zaza, un chitarrista che ha parecchio gusto e asservisce la sua immensa tecnica a quest’ultimo. Mi sono seduto al tavolo per uno che avevo prenotato e ho mangiato qualcosa durante il live. Anche in quest’occasione è andato tutto bene e ho passato una bella serata: sapevo cosa aspettarmi da Zaza e ne sono rimasto soddisfatto, inoltre ha suonato due pezzi nuovi che mi sono piaciuti parecchio.

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23
mar

Maratona di Roma 2015

Inviato lunedì 23 marzo 2015 alle 16:18 da Francesco

Scrivo qualcosa su quel passatempo con cui mi illudo di allungare i telomeri, ma sarebbe meglio che spendessi delle parole su qualcos’altro. Ieri alla Maratona di Roma ho corso di proposito senza orologio e con appena ventitré chilometri di allenamento nelle ultime tre settimane (di cui cinque in una staffetta e diciotto veloci qualche giorno prima della gara).
Sono partito forte, troppo forte, e per quasi venti chilometri ho seguito una kazaka che poi ha chiuso in due ore e quarantatré minuti: un tempo irrealistico per me.
Ho corso la prima metà in un’ora e ventuno minuti, la seconda in un’ora e trentacinque minuti: porco dio! La crisi è cominciata al ventottesimo chilometro, bella prematura come i mali incurabili che falcidiano i più sfortunati alla grande lotteria della genetica.
Ho pensato al ritiro fino al quarantesimo chilometro, ma a forza di ripetermelo come un mantra quel comprensibile intento ha perso di significato. Solo al mio secondo Passatore ho sofferto più di ieri mattina. Il paradosso è che in una gara gestita malissimo ho chiuso con un tempo per me soddisfacente, ovvero due ore, cinquantasei minuti e ventiquattro secondi: si tratta del mio secondo miglior risultato di sempre in maratona!
Non ho mai accusato così tanto le asperità dei sanpietrini: ottimi come armi improprie per gli scontri di piazza, un po’ meno per correrci. Alla fine ho chiuso 158° su 11486 e sulla via del ritorno, in una piccola libreria, ho anche trovato una buona versione dell’Eneide a sette euro.
Ho deciso di mettere a piè di pagina le foto impietose che mi ritraggono in prossimità dell’arrivo perché in quei quarantadue chilometri ho alzato ancora una volta la soglia di sopportazione del dolore: ieri la vera prestazione è stata caratteriale, non atletica.

Foto di Romacorre.it
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19
mar

Archivio onirico: sogno n. 16

Inviato giovedì 19 marzo 2015 alle 17:52 da Francesco

La scorsa notte ho fatto un sogno ricorrente che ha avuto una conclusione diversa rispetto a quella deli casi precedenti. Il cambiamento del finale mi ha lasciato una sensazione positiva e inaspettata. Per la prima volta ho sognato di sopravvivere ad un incidente aereo e non mi sono svegliato di colpo. Purtroppo non rammento i dettagli dell’esperienza onirica e quindi non posso tentare un’interpretazione accurata, ma in quest’occasione mi faccio bastare l’epilogo inedito.
È come se dall’inconscio mi fosse giunta la prova di quella forza alla quale ho fatto cenno a più riprese nell’ultimo periodo: quasi una conferma per l’avvenuta consegna di un nuovo vigore.
Per quanto mi riguarda alcune ambizioni sepolte (di sicura matrice sentimentale) e gli spettri di certi fallimenti hanno la loro rappresentazione onirica nell’aereo che precipita, tuttavia tendo a supporre che tali disagi non abbiano più un grande potere su di me perché alla fine esco illeso dal disastro. Mi domando se io sia troppo benevolo nel giudizio di questo sogno o se invece lo inquadri correttamente; saranno le settimane venture a dirimere la questione e trovo del tutto normale che l’immediato futuro getti luci sulle recenti incrostazioni di un lungo passato.

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13
mar

Cattive notizie, buone reazioni

Inviato venerdì 13 marzo 2015 alle 08:42 da Francesco

Sono di nuovo messo alla prova da circostanze improvvise sulle quali non posso fornire ulteriori dettagli, ma per quanto siano avverse ai miei occhi non costituiscono nulla d’insormontabile.
Ho passato momenti peggiori per questioni più semplici di quelle che adesso invece fronteggio con la dovuta calma. Ho tratto il giusto insegnamento dal passato, persino recente, e tanto inopinate quanto funeste ora si scatenano le condizioni per metterlo in pratica. Tutto si risolve. Nessuno al mio fianco, perciò sono solo al comando del mio destino. Non ho neanche bisogno di farmi forza perché io la incarno. Quasi mi piace l’idea di affrontare dei nuovi ostacoli per mettere alla prova la mia tenuta psicofisica in un ambito che non sia quello sportivo.
Non voglio avere paura di niente e spero così di raggiungere serenamente quella che mi auguro sia la tarda fine dei miei giorni. Per me è già una conquista che in un momento di difficoltà non domini lo sconforto e trovi spazio una ricerca dell’esaltazione per l’eventuale superamento delle forze contrarie. Più passano gli anni e meno mi attendo certe cose dal futuro, tuttavia a questa diminuzione di aspettative corrisponde un aumento della capacità di resistere agli imprevisti.
Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire questa volta. La mia mentalità sta subendo dei cambiamenti la cui reversibilità è proporzionale al passaggio del tempo al quale è soggetta. Non sono un fatalista e rivendico una certa possibilità di manovra sul mio fato, perciò farò il possibile (o quasi) affinché certi ingranaggi funzionino correttamente o siano sabotati all’uopo.  Omnia mea mecum porto.

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11
mar

Questione di metodo

Inviato mercoledì 11 marzo 2015 alle 16:43 da Francesco

Talvolta l’introspezione è considerata un segno di debolezza, come se certe cose dovessero restare taciute, prigioniere di una pudica reticenza o dei propri imbarazzi, ma secondo me tale pratica richiede una forte autodisciplina e non credo che sia alla portata di tutti.
In più occasioni ho notato come l’analisi di sé stessi ricordi a certuni uno di quei libri che alcune scuole superiori hanno la colpa (o il merito, chissà) d’inglobare nei loro programmi: mi riferisco in particolare a “La coscienza di Zeno”. Ho riscontrato quest’associazione d’idee in soggetti con un certo grado di scolarizzazione, a riprova di quanto cultura e intelligenza siano differenti, con la prima sempre subalterna della seconda: forse l’accumulo di nozioni può servire in un quiz, nella seduzione intellettuale o in attività forensi; meno in altri campi, secondo me più importanti.
Quei lettori di Svevo equiparano l’analisi alla natura del soggetto analizzato, perciò ai loro occhi l’inettitudine di Cosini qualifica inetta l’introspezione in quanto tale. Ogni tanto anche Goethe è scomodato per paragoni tanto incauti, quindi “I dolori del giovane Werther” risulta l’opzione un po’ più sofisticata per il medesimo errore di valutazione. Per me non esiste visione più ristretta di quella che s’illude di poggiare su una presunta erudizione e un’apparente elasticità mentale. Io stesso sono un candidato perfetto per cadere in uno sbaglio del genere, ma non in questo ambito. Porsi certe domande e mettersi in discussione da soli è tutt’altro che piacevole, perciò denigrare quanto induce a farlo è un escamotage per sottrarvicisi con meno resistenze.
A me non fotte un cazzo dell’introspezione altrui, ma non voglio sforzarmi di trovare dei punti di contatto (dunque non escludo che possano comunque esserci) con chi sia cristallizzato in certi preconcetti. In me coesiste una parte estroversa che non ha ancora trovato terreno fertile in chicchessia, ma non considero l’assenza di rapporti stretti un vanto né un’ignominia.

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9
mar

Nuove frontiere

Inviato lunedì 9 marzo 2015 alle 19:32 da Francesco

Mi trovo in uno stato d’inquieta esuberanza, come se dopo un lungo sonno la mia introspezione avesse ripreso la sua attività vulcanica. Respiro l’aria di rivelazioni incombenti e sono pervaso da una sorta di spirito pionieristico. Ancora una volta mi ritrovo a tu per tu con me stesso.
Non ho paura di guardare in profondità, ma forse la mia audacia scaturisce dalla mancanza di qualsiasi alternativa. Avverto prossima la fine di un’epoca e intravedo altrettanto imminente un collasso di certezze, ma sussiste una netta differenza tra un disastro imprevedibile e un crollo controllato: mi riferisco al mio mondo interiore. Riesco a vedere con maggiore chiarezza dentro di me in quanto sono sempre più slegato dai miei aneliti, come se fossero in via d’estinzione o si stessero riducendo a delle semplici leggende, ma non escludo che le catene possano stringersi all’improvviso o spezzarsi definitivamente. Sono in preda ad un’estrema lucidità e mi avvalgo di quest’espressione per indicare che anche lo stato di coscienza più vigile è sempre sottoposto a qualcos’altro. Intendo esplorare nuove regioni del mio inconscio senza troppe precauzioni, ma questa volta vorrei che i miei voli radenti fossero onirici. In altre parole non mi preme poi tanto allargare i confini della mia coscienza, ma procedere a quest’espansione con modalità per me inedite. Sono quasi pronto per mettere in pratica certe nozioni che ho appreso e lo sono anche per abbandonarle all’uopo. Insisto ancora nel perseguimento dei sogni lucidi sebbene i ripetuti fallimenti mi abbiano fatto comprendere la mia scarsa predisposizione: comunque non desisto.

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3
mar

Roma Ostia 2015: record personale di mezza maratona

Inviato martedì 3 marzo 2015 alle 23:43 da Francesco

Da alcune settimane una siccità di parole e pensieri ha desertificato queste pagine, però sono certo che prima o poi tornerà la stagione delle piogge. Intanto mi diletto a spendere qualche frase nient’affatto nuova per descrivere un’altra galoppata che mi ha gratificato oltremodo.
Domenica mattina mi sono alzato alle cinque e venti per raggiungere in orario la partenza della mezza maratona più partecipata d’Italia, ovvero la Roma Ostia. Mi sono diretto alla volta della capitale con poche ore di sonno e scarsa convinzione poiché non mi aspettavo molto da questa gara, ma allo start, dentro la mia griglia, un certo entusiasmo s’è impadronito di me.
Sono partito forte, di certo con un’andatura inferiore ai 3’40” al chilometro: non avevo l’orologio né altri riferimenti e ho fatto affidamento sulle mie intuizioni che qui raggrupperei sotto il nome d’istinto se volessi scomodare un’espressione inappropriata.
Le lievi salite del percorso non mi hanno dato fastidio e ho mantenuto un passo costante senza soffrire troppo. Ancora una volta mi sono trovato in una giornata di grazia e ho migliorato il mio record sulla mezza maratona di oltre tre minuti: ho chiuso con un sprint finale in 1h 18m 14s e così ho abbattuto anche il muro psicologico dell’ora e venti sui 21097 metri. Non che ne avessi bisogno, ma ho avuto un’ulteriore conferma del mio stato psicofisico; forse in passato sotto certi aspetti sono stato meglio, ma di sicuro non sono mai stato così forte fisicamente e giorno dopo giorno inseguo il primato anche sull’altro fronte.
163° su 10690 arrivati, perciò sono rientrato nelle premiazioni dei primi duecento e ho portato a casa un borsone della gara che un domani potrebbe tornarmi utile per cominciare a fare concorrenza ai venditori ambulanti della mia zona. Back on my trail, fo’ shizzle.

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19
feb

Maratona di San Valentino 2015: una grande soddisfazione

Inviato giovedì 19 febbraio 2015 alle 19:03 da Francesco

Domenica mi sono recato a Terni per correre la maratona di San Valentino. Lungo il tragitto ho tratto fiducia da lontani nembi che minacciavano tempesta, difatti le mie gare migliori sono state tutte sovrastate da cieli plumbei. L’oracolo atmosferico ha trovato pieno compimento lungo i quarantadue chilometri del percorso e la mia prestazione è stata superba: non c’è appello per le sentenze di Kronos e della corsa amo proprio il suo tratto categorico in relazione al tempo.
Ho alzato la cresta e ho abbassato di quasi otto minuti il mio record personale di maratona: ho tagliato il traguardo in 2h 50m 34s, ventesimo assoluto e quinto di categoria. Per metà gara ho tallonato la prima donna, la croata Vrajic, poi l’ho staccata e ho mantenuto un’andatura media di 4’03”. Ho aspettato una crisi che non è mai arrivata e questa volta l’azzardo è andato bene. A ridosso del trentottesimo chilometro ho iniziato ad avvertire delle fitte alla milza che sono riuscito a gestire e non ho avuto altri disagi. Ho anche fatto negative split, ovvero ho corso la prima metà più lenta, in 1h e 26m, e la seconda più veloce, in 1h e 24m.
Il mio unico rifornimento è stato una bottiglietta d’acqua che ho preso verso il trentacinquesimo chilometro: l’ho bevuta metà (più per prevenire un eventuale caso di ematuria che per sete) e l’ho gettata. Non ho assunto solidi perché non ne ho sentito il bisogno ed è stato meglio così.
Mi ha ripagato in toto il cambio di allenamento che mi sono imposto e che ho ricamato sulle mie esigenze. Non sono alla ricerca ossessiva di miglioramenti e non mi lamenterei affatto se il tempo di questa maratona rimanesse per sempre la mia prestazione migliore sulla distanza classica: la mia esistenza non ruota attorno alla corsa, ma ne trae beneficio.
Questa accozzaglia di numeri e impressioni ha anche un’altra matrice che fa riferimento al già citato salto d’ottava e di fatto ne è una conferma trascurabile
Solo qualche mese fa, in quell’autunno così nefasto e tormentato, ho pensato che non avrei più fatto una gara per parecchio tempo e invece sono tornato a correre più forte di prima. Quando non c’era nessuno accanto a me, proprio come non c’è ora e non c’è mai stato prima, ho cercato di risvegliare lo spirito dei miei avi perché sono sicuro che tra uno di loro c’è stato un grande uomo. Ormai indosso sempre una hachimaki, una bandana giapponese, che a qualcuno può sembrare soltanto un vezzo, ma per me simboleggia l’odissea degli ultimi mesi e la forza che ho ritrovato dall’altra parte del mondo. Chissà domani cosa fileranno le Parche.

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12
feb

Secondo natura

Inviato giovedì 12 febbraio 2015 alle 14:31 da Francesco

È una stupenda giornata di febbraio. Ho la sensazione che la primavera si aggiri in incognito ed è come se qualcosa nell’aria trami per rendermi felice. C’è un sensazione piacevole da cui sono pervaso e ho il sospetto che sia destinata a crescere: io comunque me lo auguro di cuore.
Alcuni strascichi interiori sono in piena evanescenza, ma immagino che ci voglia ancora un po’ di tempo affinché la loro estinzione sia completa. La mancanza di un attracco sicuro per me non si fa sentire quando il mare è piatto o, per saltare fuori dall’allegoria come se fossi un pesce fuor d’acqua, certi stati d’animo non hanno presa su di me quando la mia esistenza si snoda in una certa linearità. Non ho il controllo completo degli eventi e non posso darmi un buffetto la cuore per risolvere magicamente certe cose come se fossi Fonzie alle prese con un jukebox, però mi è dato di cogliere il momento giusto per accompagnare cambiamenti spontanei: kairos!
Conosco a menadito i miei desideri coscienti, i loro limiti forse invalicabili e gli argini con i quali prevenirne le esondazioni: non affogo né navigo su fondali troppi bassi e di tanto in tanto vedo qualche cadavere che il fiume trascina chissà dove.
Quest’oggi è il soul di Charles Bradley che mi accompagna in faccende trascurabili, di cui forse rimarrà soltanto una flebile traccia nei dettagli secondari di qualche sogno da interpretare.

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8
feb

Trentasei minuti e quarantaquattro secondi

Inviato domenica 8 febbraio 2015 alle 18:42 da Francesco

Mi ritrovo a scrivere di corsa (non nel senso che ho fretta) perché stamane ho partecipato per la prima volta ad una gara di dieci chilometri. Il mezzofondo prolungato non è la mia specialità e di solito prediligo distanze maggiori, però ho colto l’occasione per capire quale sia il mio valore su diecimila metri piatti. Ho corso a 3’40” al chilometro e ho concluso al decimo posto in 36’44”.
Non mi aspettavo di essere così veloce e mi ritengo soddisfatto poiché non è un tempo da tutti sebbene in una gara media occorrano quasi tre minuti di meno per una prestazione da podio.
Bene, ora che ho constatato i numeri posso anche fottermene delle statistiche poiché di certo non è da queste che posso trarre la gioia di cui ho bisogno. Qualche mese fa pensavo che forse non sarei mai tornato a disputare una gara, ma ci sono stato riportato a forza da una serie di cosiddette circostanze che si sono verificate prima e durante la mia permanenza alle Hawaii.
Gestisco i miei allenamenti solitari in modo tale che non intralcino quei nuovi interessi ai quali ho cominciato a dedicarmi da un paio di mesi. In realtà vorrei rivedere totalmente l’ordine delle mie priorità per mettere in cima qualcosa che ora come tanti anni fa mi sembra lontanissimo.

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