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Dic

La riforma della costituzione

Pubblicato giovedì 1 dicembre 2016 alle 23:49 da Francesco

In ogni contrapposizione vedo una forma d’intrattenimento, perciò la trovo anche in quella dove l’ilare sussiego di un’opinione ricava la sua ragione d’essere da ciò che nega.
Più che una riforma costituzionale vorrei l’abolizione di ogni costituzione, in ogni suo significato, da quello legislativo a quello biologico. Peccato che simili propositi siano materia esclusiva del tempo. La perentorietà di due avverbi olofrastici, a ciò si riduce tutto, almeno fino a quando non cesserà il silenzio dei vivi e non resterà che quello dei morti.
Già che ci sono (ahimè) anch’io svolgo il mio ruolo in quel teatro dell’assurdo che è l’esistenza umana in seno a una società organizzata, ma lo faccio più per gioco che per senso civico e per altro non escludo che il secondo sia un perno del primo. Voto no perché i pochi punti buoni della riforma non inducono il mio senso critico a mostrarsi di diverso avviso. Non credo agli eventuali pericoli di derive autoritarie perché tutt’al più queste otterrebbero così un loro riconoscimento scritto. Sono ragguardevoli e pittoreschi i fenomeni di dissociazione che scompigliano le priorità di un organismo cagionevole come una nazione, ma questo è il grande spettacolo al quale ogni madre consegna la propria prole. Per quanto in questo caso sia convinto del mio no, credo che a una costituzione fatta col sangue non possano nuocere poi tanto delle modifiche di merda.

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23
Nov

Maratona di Verona 2016

Pubblicato mercoledì 23 novembre 2016 alle 20:55 da Francesco

Domenica ho partecipato alla maratona di Verona, anche se al mio arrivo in città ho temuto che il navigatore mi avesse condotto per sbaglio a Johannesburg. Ora so come si sentono i boeri in Sudafrica. Ovviamente ho cancellato la e-mail di reclamo alla TomTom appena ho capito che non ero giunto in uno di quei posti da cui il Sahel sembra l’Iperborea.
Insomma, mi sono presentato alla partenza scaligera con l’intenzione di abbattere il muro delle due ore e cinquanta minuti. Ho impostato il mio ritmo di poco al di sotto dei quattro minuti al chilometro e per trentacinquemila metri non ho avuto grossi problemi, però negli ultimi sette chilometri ho accusato un calo notevole che si è acuito a duemila metri dall’arrivo.
Sono comunque soddisfatto perché malgrado la crisi ho tagliato il traguardo in 2h56’35": sotto le tre ore mi va sempre bene e questa è l’ottava volta su otto che chiudo così. Il percorso mi è piaciuto e l’ho trovato piuttosto veloce, il pubblico presente è stato partecipe e l’organizzazione mi è parsa ottima. In poco più di un mese e mezzo ho corso tre maratone e una mezza su cui ho stabilito il mio nuovo primato, ma ancora non escludo che possa chiudere l’anno con un’altra gara sulla distanza regina. Sono stato bene in questo periodo d’intensa attività agonistica e non mi hanno pesato né le molte ore di guida né la beata solitudine.

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17
Nov

Mezza maratona di Montalto di Castro 2016

Pubblicato giovedì 17 novembre 2016 alle 19:06 da Francesco

In questo timido accenno d’un inverno che è ancora lungi dall’arrivare io corro e mi diverto, ma non nego che senta forte il richiamo delle strade anche perché, altrettanto forte, è il silenzio di alcuni aspetti della mia esistenza: taciti anni, mutevoli e muti, ancora si avvicendano a ridosso di prospettive cangianti. Mai una certezza, eccetto la morte!
Assodata la premessa di cui sopra, posso spendere qualche parola sulla mia prestazione senza la paura di altre digressioni. Per me è stata una gara facile e in progressione. Mi sono sorpreso della freschezza muscolare e, sebbene di soli quattro secondi, sono riuscito a migliorare il mio record personale sulla distanza. Ho chiuso al sesto posto su 144 arrivati con 1h18’10” e così ho anche vinto la mia categoria, la B. Ho persino corso centocinquanta metri in più perché, presso un incrocio, ho sbagliato strada, ma fortunatamente me ne sono accorto subito e la mia gara non ne ha risentito affatto; anzi, incazzato per l’errore ho spinto ancora di più e sono riuscito a mantenere un passo medio di 3’42” al chilometro. Il mio è stato un bell’andare!
Credo che questo risultato sia stato figlio delle due maratone sotto le tre ore che ho corso nell’arco di due settimane ottobrine, dunque mi auguro che a sua volta sia propedeutico per un’imminente maratona in cui spero di correre bene e senza troppa fatica. Sono felice quando raccolgo i frutti del mio allenamento e siccome sono il mio allenatore la mia contentezza in casi del genere è sempre doppia. La mia attitudine mischia atletica leggera e solipsismo.

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16
Nov

Una faccia sconosciuta

Pubblicato mercoledì 16 novembre 2016 alle 19:58 da Francesco

Un paio di settimane fa mi sono recato nel capoluogo della mia provincia per esplorare i già noti antri di un nuovo centro commerciale. Non ho nulla contro il consumismo né contro le cattedrali nel deserto che sono erette in suo nome, difatti io stesso non ne risparmio occasionali visite.
Al contempo deluso e soddisfatto per le asettiche certezze ivi presenti, mi aggiravo solitario e rilassato tra tanti individui ubiqui come me perché, oltre che là, erano anche al centro dei loro microcosmi. A un certo momento del mio vagare ho deciso di unire l’utile al dilettevole, perciò sono entrato nell’ipermercato del posto per fare un po’ di spesa. L’imbarazzo della scelta non mi ha messo a disagio perché là come altrove sapevo cosa volevo e quindi non ci ho messo poi tanto a orientarmi. Verso la fine delle mie compere sono entrato in una delle ultime corsie per afferrare poche cose da uno scaffale, ma appena ho girato l’angolo mi sono trovato a fissare la nuca di un altro cliente e quando questi si è voltato ho distolto lo sguardo da lui perché aveva il viso sfigurato, come se fosse rimasto vittima di un grave incidente.
Non so per quale dannata ragione la mia vista sia andata a posarsi sulla nuca di quel tizio, ma quando lui si è girato può avere avuto l’impressione che io stessi osservando la sua faccia con disgusto: me ne sono dispiaciuto sùbito e avrei tanto voluto fargli sapere che non era così. Purtroppo ci sono delle circostanze in cui non si può proferire parola poiché il solo fatto di dire qualcosa ha un’alta probabilità che sembri una giustificazione: excusatio non petita accusatio manifesta! Insomma, avrei peggiorato le cose se avessi provato a discolparmi di qualcosa che forse, alla fine, ha turbato solamente il sottoscritto.
Ho pensato a quante volte quell’uomo abbia dovuto affrontare gli sguardi tutt’altro che teneri delle persone e mi sono chiesto se avesse incluso anche il mio in quella mesta somma. Questa circostanza mi ha fatto sentire impotente perché non sono rare le situazioni in cui le parole non possono sobbarcarsi il peso della verità, ovvero occasioni nelle quali le parole dimostrano tutta la loro inettitudine, ma d’altronde quali valide alternative esistono? L’incomunicabilità è davvero frustrante e frequente. Non mi preoccupo granché delle opinioni altrui, però non mi va giù che qualcuno possa sentirsi offeso da me senza che io abbia inteso farlo deliberatamente. Non so chi fosse quell’uomo e, ormai, spero di non rivederlo mai più, ma solo per non ripetere lo stesso errore! Gli auguro tutto il bene del mondo.

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9
Nov

Election day

Pubblicato mercoledì 9 novembre 2016 alle 08:06 da Francesco

Repubblicani di tutto il mondo, unitevi! Make America Great Again!
Mi reputo filoamericano da sempre e per me gli Stati Uniti sono un modello da imitare, perciò speravo in una vittoria di Donald Trump ancorché questa alla vigilia delle elezioni fosse alquanto improbabile. Il commento più bello che ho letto è il seguente: “Brexit carbon copy”. 
Stanotte ho iniziato a seguire le dirette televisive con una forte disillusione, ma tutt’a un tratto i miei occhi hanno cominciato a colmarsi di gioia. Appena le nobili terre dell’Ohio e della Florida si sono fatte repubblicane mi sono chiesto se stessi sognando o se fossi desto. Stentavo davvero a credere ai dati che calmi e placidi passavano sovrimpressione, perciò ho cercato di capire se invece di una proiezione elettorale io non stessi assistendo a una proiezione onirica.
Per assicurami del mio stato di veglia ho tirato fuori “Alchemy Live” dei Dire Straits e ho messo in repeat “Sultans Of Swing”, poi ho cominciato a muovermi scompostamente per la stanza come se fossi stato in preda al tarantismo; mi sono anche fatto una sega che comunque mi sarei fatto a prescindere dallo stato di eccitazione, poi ho continuato a ballare fuori tempo come farebbe un epilettico se avesse una crisi a un concerto degli Earth, Wind & Fire.
Già avevo deciso nella mia vita di non avere figli, ma ora ne sono ancor più convinto perché mi chiedo come la paternità possa anche solo accennare una gioia più grande di questa.
Non so quale cazzo di direzione prenderà il mondo, ma questo voto dimostra che l’Occidente è ancora fedele a se stesso e mi auguro che tutto ciò echeggi anche nella Vecchia Europa.
Sembra che le favolette del razzismo e del sessismo non abbiano avuto presa su una parte dell’elettorato, difatti Trump ha ricevuto preferenze anche dalle minoranze etniche: strano eh? Voglio che governino uomini con le palle di acciaio, che non abbiano paura di dire parole fuori posto e i cui errori non siano dettati dalla malafede, ma da quella condanna alla perfettibilità che è propria della gente comune. Affermare le identità nazionali e salvaguardarne l’eredità non sono propositi che scadono necessariamente nella xenofobia o nella becera ignoranza di cui tanti illuminati del cazzo tacciano chiunque la pensi diversamente da loro, bensì costituiscono un diverso modus operandi per dettare quei cambiamenti da cui la storia non si può esimere.
Un caro pensiero a forma di dito medio per tutti i sondaggisti del cazzo, per i socialisti che vogliono affossare il sogno americano e per ogni altezzoso figlio di puttana che è sordo alle istanze del volgo, senza che per una volta questo termine abbia una sfumatura negativa.

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4
Nov

Un ricominciamento come un altro

Pubblicato venerdì 4 novembre 2016 alle 11:16 da Francesco

Ci sono aspetti della mia esistenza che sono del tutto immutati, come se non fossero passibili di cambiamento, ma d’altronde accade anche che non accada nulla: è nell’ordine delle cose.
Mi trovo a distanze siderali da chiunque e non so neppure come mi sia allontanato così tanto da miriadi di possibilità, tuttavia non escludo che la spinta necessaria mi sia pervenuta dalla forza dell’abitudine. Alla stasi d’una parte di me corrisponde l’indefesso incedere in avanti di un’altra ed è dunque del tutto normale che io, di quando in quando, avverta le sporadiche lacerazioni di queste tendenze opposte, però cerco di fare il possibile affinché la mia sola volontà ricucia ogni strappo. Da una certa prospettiva il mio futuro presenta l’esatta forma e gli stessi colori del mio passato, tuttavia ci sono anche dei tratti che posso ridisegnare a mano libera ed è proprio per questi che voglio trarre il meglio dal mio arbitrio. Non ho alleati né nemici, non posso contare su dei testimoni né su dita accusatorie che non siano quelle della mia coscienza, ma difficilmente darò a quest’ultima ragioni di riprovazione.
Mi sento alla vigilia di un’ulteriore evoluzione, come se dopo anni in rada fossi di nuovo pronto per imbarcarmi in un’odissea introspettiva, tuttavia sono certo che questa fase di transizione mi condurrà a un isolamento ancora maggiore. Devo ripartire dal punto in cui sono arrivato, ovvero dove non vi sono stati altri attracchi e soggiorni che non fossero i miei. Non ho idea di quale sia lo scopo ultimo di tutto ciò né tanto meno se ne abbia davvero uno, ma ho bisogno di viaggiare con la mente e intendo farlo con delle tecniche di meditazione. Nel mio vago, incerto e disunito solipsismo trovo comunque sufficienti elementi per imbastire il minimo indispensabile di quanto mi occorre al momento. È con vivo entusiasmo che lascio gli ormeggi e le speranze per salpare a vele spiegate ma senza altre spiegazioni.

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30
Ott

Vittorie e sconfitte

Pubblicato domenica 30 ottobre 2016 alle 19:30 da Francesco

Non cerco di guardarmi da fuori per il solo gusto di ricavarne un autoritratto contemplativo, ma compio un tale sforzo per capire i miei processi interiori da una posizione che si dimostri quanto più possibile terza. Questo mio modus operandi va avanti da anni e malgrado i naturali incidenti di percorso devo ammettere che la mia vocazione introspettiva mi ha giovato sommamente.
Nell’ultimo periodo mi s’è ripresentata la ciclica questione dell’affettività, ma d’altro canto so che si tratta di un problema con cui devo convivere. Anche in me sussiste l’esigenza di reciprocità e mutua intesa, però questa a intervalli più o meno regolari si scontra con l’impossibilità della sua concretizzazione nella realtà e l’impatto che ne segue provoca immancabilmente delle scosse telluriche di cui i sismografi non dànno conto. In un modo o nell’altro ho sempre avuto ragione della malinconia e i rapidi passaggi di quest’ultima sulla mia esistenza non mi hanno mai ridotto in schiavitù, tuttavia alcuni momenti sono più difficili da superare rispetto ad altri.
C’è una sfida allettante nelle ombre più dense di certi frangenti dell’esistenza ed è come se un lontano richiamo destasse degli archetipi sì assopiti, ma sempre presenti. La parte più difficile di una sfida del genere è il riconoscimento di questa come tale, ma io posso squarciare il velo di Maya a sciabolate perché l’ho già fatto in passato. Mi basta scrivere queste parole per darmi il coraggio e l’incitamento che altrimenti non potrei ricevere da niente né da nessuno. Anche se il tempo passa io proprio come lui non posso tirarmi indietro. Devo chiudermi ancora un po’ di più in me stesso per poi ritornare ad aprirmi o, almeno, per rendere le mie aperture un’opzione percorribile in eventuali circostanze di un avvenire altrettanto incerto.
Sono sicuro che il mio sarà un inverno rigidissimo, al di là di quello che diranno i termometri o la clemenza di una stagione che non è più quella che fu. Anch’io non sono più quello che ero e chissà se un domani tornerò a essere ciò che ora sono. Non so come si chiudano i cerchi né se il tempo abbia la loro forma.

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27
Ott

Un po’ di comprensibile e incomodo sconforto

Pubblicato giovedì 27 ottobre 2016 alle 03:28 da Francesco

È tarda notte e piove a dirotto come prevede la più scontata delle sceneggiature. Sono un po’  giù di morale e a ragion veduta, perciò ascolto un vecchio disco di Shawn Phillips che si chiama “Second Contribution” e intanto scrivo per medicare le mie ferite interiori.
Talvolta mi sento del tutto disarmato dinanzi al ciclico ripresentarsi di certe dinamiche, come se io scadessi davvero nella coazione a ripetere, ma non capisco mai quando e come avrei potuto imprimere un altro corso agli eventi. Altrove la terra trema e gli edifici crollano, invece dentro di me non sento scossa alcuna e non c’è nulla da abbattere perché nulla vi ho mai costruito, però la vita è fatta anche di silenzi e solitudini imperiture così come i deserti hanno il loro spazio su questo pianeta. Ormai ho sviluppato gli anticorpi per delle malattie a cui sono immune, tuttavia ancor mi beo d’un po’ di malinconia che in questa notte minacciosa e ferale scorre a fiumi.
Provo una sensazione agrodolce che in parte mi piace, ma questa non dipende affatto da quello che ho mangiato ieri sera in una bettola cinese ed è invece qualcosa che ho già esperito prima. Dieci anni fa uscivo spesso la notte per lunghe e solitarie camminate tra strade vuote che per me sono sempre rimaste tali anche di giorno. A un certo punto ho smesso di camminare e così ho cominciato a correre, ma alla fine ho superato anche le mie ombre e così, al posto delle strade già vuote, mi sono ritrovato al cospetto della desolazione.
Credo che sia sottovalutata la valenza sociale dei propri fantasmi, però è giusto che anch’essi godano di uno spettrale e meritato trattamento pensionistico. Non me la passo male e non mi posso lamentare di nulla, ma sarei disonesto se non ammettessi come anche in me ancora viva l’intramontabile desiderio di sentirmi al primo posto per una donna, e di sicuro non per la corona d’alloro ancorché questa abbia un suo fascino. Ogni tanto mi stupisco di come certe speranze sopravvivano al tempo e alla volontà di sradicarle, ma forse aveva ragione Battiato in un suo successo di parecchi anni fa: “I desideri non invecchiano quasi mai con l’età”.
Non mi resta altro che avanzare nel tempo mentre quest’ultimo procede contro di me presso il tribunale delle possibilità. Di certo non mi faccio trascinare dagli eventi e non mi reco alla deriva per conto di altri, ma è giusto che io dia voce (benché scritta) a questo mio umore passeggero.

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23
Ott

Greg Howe e Stu Hamm a Roma

Pubblicato domenica 23 ottobre 2016 alle 15:59 da Francesco

Venerdì mi sono recato nella capitale per un grande concerto fusion di Greg Howe con Stuart Hamm! Il secondo lo avevo già visto alcuni anni fa con Frank Gambale sempre nei dintorni della città eterna. Quest’evento è stata anche una buona occasione per condividere il tragitto con un altro appassionato di virtuosi: era da molto tempo che non andavo a un concerto con qualcuno. L’esibizione è stata fortissima e Stu Hamm è davvero un bassista fenomenale, ma anche Greg Howe è un chitarrista fuori dal comune e insieme all’ex batterista dei Flower Kings hanno dato sfoggio tanto di tecnica quanto di gusto. Prima di questo fantastico trio ha suonato un bel duo che tuttavia non mi ha rapito particolarmente e poi un chitarrista acustico, Jeff Aug, che invece mi è piaciuto molto. Ho visto tanti chitarristi superlativi negli ultimi dieci anni e adesso posso aggiungere Greg Howe alla mia scuderia che è composta da Allan Holdsworth, John McLaughlin, Mike Stern, Andy Timmons, Frank Gambale, Ralph Towner, Kiko Loureiro, Guthrie Govan, Neil Zaza e Vinnie Moore, ma suppongo che me ne sia dimenticato qualcuno e di certo qualcun altro manca ancora all’appello. D’altro canto il tempo passa, i concerti si accavallano e così il bagaglio di buone vibrazioni s’incrementa nella perenne positività della sua indefessa eco.

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18
Ott

Parma Marathon, prima edizione

Pubblicato martedì 18 ottobre 2016 alle 13:27 da Francesco

Sabato ho attraversato per l’ennesima volta una parte d’Italia da solo e con la mia auto sono arrivato in quel di Parma per prendere parte l’indomani alla prima edizione della maratona cittadina, una gara organizzata bene che ho completato in 2h55’11”, il mio secondo miglior tempo di sempre sulla distanza regina. Mi sono classificato undicesimo assoluto su novecento arrivati e secondo di categoria: un ottimo piazzamento che non avevo mai conseguito prima.
Le gambe non hanno girato a pieno regime, tuttavia i primi ventiseimila metri se ne sono andati tranquillamente. Ho bevuto mezzo bicchiere d’acqua al ristoro del trentesimo chilometro e un altro mezzo al ristoro del trentacinquesimo.
Avevo con me due gel che non ho usato perché ho avvertito un disturbo allo stomaco e quindi, per non rischiare una crisi, ho corso senza altra integrazione che la suddetta H²O.
Ho affrontato interi tratti della gara da solo, più distante dal gruppo degli inseguitori che da quello di cui vedevo le schiene, però la tenuta mentale è stata buona e l’ultimo sorpasso l’ho effettuato a metà del quarantesimo chilometro.
Sono soddisfatto perché nell’arco di due settimane sono riuscito a correre due maratone sotto le tre ore e la seconda meglio della prima. Ho preparato entrambe le gare senza lavori specifici per la velocità, ma solo con degli allenamenti medi e lunghi.
Sono l’allenatore di me stesso e ho dei metodi poco ortodossi, ma per come sono fatto non conosco un altro approccio possibile da parte mia a questa disciplina.
Da una libreria del centro di Parma ho acquistato "L’essere e il nulla" di Sartre che sarà oggetto di mie future, doverose ed esistenzialistiche letture.

Questi i miei intertempi:
10KM: 41’29"
Mezza maratona: 1h27’20"
30KM: 2h01’56"

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